Le linee guida internazionali per le imprese sono di fondamentale importanza, poiché tracciano un sentiero etico e normativo da seguire in materia di responsabilità sociale, sostenibilità e ambiente, nonostante molto spesso non abbiano un carattere strettamente vincolante.
Quali sono le principali linee guida internazionali per le imprese?
| Iniziativa / Organizzazione | Obiettivo principale e anno di adozione |
|---|---|
| ONU – Global Compact | Promuovere un’economia sostenibile basata su 10 principi (diritti umani, ambiente, anticorruzione). Creato nel 1999. |
| ILO – Dichiarazione Tripartita | Garantire diritti e condizioni di lavoro e salari equi, specialmente nei Paesi in via di sviluppo. Adottata nel 1997. |
| Guiding Principles (ONU) | Definire le responsabilità delle imprese sui diritti umani tramite la due diligence. Pubblicati nel 2011. |
| OCSE – Linee guida imprese | Raccomandazioni per la condotta aziendale etica supportate dai Punti di Contatto Nazionali. Adottate nel 1976. |
| ISO 26000 | Standard internazionale per l’integrazione della Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR). Creato nel 2010. |
Indice dei contenuti
ONU – Global Compact
Il Global Compact nasce dall’iniziativa del 1999 promossa dall’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che invitò apertamente i leaders dell’economia mondiale a cooperare attivamente per mitigare gli aspetti più critici della globalizzazione, come la profonda divisione economica tra nord e sud del mondo. La finalità principale è quella di promuovere un’economia sostenibile, rispettosa dei diritti umani, dell’ambiente e totalmente contraria alla corruzione. L’idea alla base è che le imprese private collaborino stabilmente con i governi, la società civile e i sindacati, dialogando costruttivamente sulle politiche da adottare all’interno di forum, progetti condivisi e networks. Il Global Compact dell’ONU enuclea 10 principi fondamentali appartenenti a 4 aree tematiche: diritti umani, diritti inalienabili dei lavoratori, ambiente e lotta alla corruzione. In particolare, afferma che le imprese debbano rispettare i diritti umani universali, vietare categoricamente il lavoro forzato, vietare il lavoro minorile, permettere la libertà di associazione sindacale, non effettuare discriminazioni, avere un approccio preventivo e precauzionale alle stringenti tematiche ambientali, utilizzare e investire in tecnologie pulite e lottare quotidianamente contro la corruzione.

ILO – Dichiarazione Tripartita
Nel 1997, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) pubblica delle importanti linee guida internazionali per le imprese, suggerendo comportamenti etici da mettere in atto nell’ambito dei diritti dei lavoratori. Ad esempio, l’articolo 34 afferma chiaramente che le grandi multinazionali dovrebbero fornire salari equi e condizioni di lavoro migliori possibili all’interno di Paesi in via di sviluppo. Inoltre, tra gli articoli 41 e 59, si assicura la libertà di associazione, di rappresentazione di organizzazione, ma anche e soprattutto di contrattazione collettiva. Inoltre, nel documento si denuncia aspramente il fatto che spesso siano proprio le stesse governance dei Paesi in via di sviluppo a tenere artificialmente basso il costo del lavoro locale per attrarre i redditizi investimenti stranieri. Infine, queste specifiche linee guida definiscono il salario minimo basandosi equamente sulle necessità del lavoratore e della sua famiglia, tenendo debito conto dei salari e del reale costo della vita del Paese, ma anche della produttività generale e dello sviluppo economico. Questa linea guida vitale è stata aggiornata più volte nel corso del tempo, segnatamente nel 2000, nel 2006 e nel 2017.
Guiding Principles on Business and Human Rights
Nel 2005, il Segretario Generale delle Nazioni Unite nomina formalmente un rappresentante speciale per studiare e analizzare il ruolo e la responsabilità oggettiva delle multinazionali e di altri attori economici privati nel mondo. Il delicato ruolo fu affidato al professor John Ruggie, che all’epoca insegnava relazioni internazionali presso l’università di Harvard. Gli obiettivi di queste nuove linee guida internazionali, pubblicate nel 2011, sono diversi: identificare le responsabilità concrete in materia di diritti umani delle imprese internazionali, chiarire il ruolo regolatore dello Stato per disciplinare tale materia, sviluppare un metodo per valutare l’impatto effettivo sui diritti umani derivante dall’attività del settore privato e redigere una preziosa raccolta di metodologie e buone pratiche attivamente adottate da Stati ed imprese virtuose.
Un merito storico e importantissimo di queste linee guida è quello di aver richiamato forte attenzione sul fatto che esista un reale problema di rispetto dei diritti umani da parte delle multinazionali, poiché le aziende operano spesso secondo una fredda logica di vantaggio comparato od opportunistico, tendendo fisiologicamente ad aprire stabilimenti in luoghi del mondo in cui vi è una normativa debole e costi di produzione bassi. Tuttavia, si tratta pur sempre di un documento a carattere non vincolante. Questo è uno dei primi e veri rapporti in cui si parla diffusamente di due diligence, cioè il tentativo strategico di dare soluzioni all’impatto negativo delle attività delle imprese prima ancora che si verifichi una lesione dei diritti umani, capendo in anticipo dove sono localizzati i rischi e come intervenire tempestivamente per evitare che si manifestino o per ridurre la loro insorgenza. Gli strumenti tecnici da adottare possono ovviamente avere una complessità diversa in base alla dimensione e alle risorse dell’impresa.
OCSE – Linee guida internazionali per le imprese multinazionali
L’OCSE, nel 1976, pubblica delle fondamentali linee guida internazionali per le imprese, caratterizzate da raccomandazioni per quelle organizzazioni che vogliono adottare e promuovere condotte virtuose di responsabilità sociale: si tratta di linee guida prettamente volontarie e giuridicamente non vincolanti. Tuttavia, queste linee guida prevedono la formale istituzione di Punti di Contatto Nazionali all’interno dei governi firmatari: sono speciali uffici di consulenza che supportano le imprese nell’adozione pratica delle linee guida, con procedure di consultazione e revisione periodica. Le tematiche principali che trattano e sviscerano queste linee guida sono: diritti umani e due diligence, occupazione e relazioni nelle filiere, ambiente, lotta alla corruzione, interessi e tutela del consumatore, scienza e tecnologie, concorrenza leale e fiscalità. La revisione più grande e importante di queste linee guida OCSE è avvenuta nel 2011.
ISO 26000 e la responsabilità sociale
L’International Standard Organization, nel 2010, crea delle dettagliate linee guida internazionali per le imprese grazie al lavoro congiunto di 500 esperti internazionali provenienti da ben 40 Paesi diversi. L’obiettivo primario è quello di «aiutare l’organizzazione a contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile, di incoraggiarle al di là del mero rispetto formale delle leggi, di promuovere la responsabilità sociale, integrando strumenti operativi ed iniziative». Non offre semplici soluzioni pratiche e sbrigative, ma piuttosto profondi spunti di riflessione per costruire in azienda una vera cultura di CSR (Corporate Social Responsibility). Gli elementi chiave trattati sono: la governance, i diritti umani, le pratiche elette di lavoro, l’ambiente, le pratiche corrette e leali di gestione, il rispetto per il consumatore e lo sviluppo solidale delle comunità in cui l’azienda opera.
OCSE – Due Diligence sui minerali nelle aree di conflitto
Tra le varie linee guida internazionali per le imprese multinazionali, la “Due Diligence Guidance for Responsible Supply Chains of Minerals from Conflict-Affected and High-Risk Areas” è stata di fortissima ispirazione legislativa negli Stati Uniti per creare una legge nazionale che obbligasse severamente le società quotate in borsa a verificare se utilizzassero minerali provenienti da insanguinate aree di conflitto, richiedendo di fatto stringenti forme di due diligence sulla supply chain (catena di approvvigionamento). Essendo purtroppo possibile che le imprese occidentali, nell’estrazione e nell’acquisto di preziosi minerali utili nel settore della high-tech, si rendano involontariamente complici di gravissime violazioni dei diritti umani, l’OCSE ha creato una linea guida mirata per sensibilizzare le aziende sulla gestione della fornitura, suggerendo precise e rigorose pratiche di due diligence.
Gli effetti negativi e disastrosi possibili possono comprendere danni irreparabili alle persone (e quindi danni esterni), o anche solo danni di reputazione o di responsabilità legale per l’impresa stessa (quindi delle conseguenze interne gravissime per il brand). Gli steps operativi che le imprese dovrebbero svolgere nel delicato processo di due diligence sono diversi e strutturati: innanzitutto, andrebbe mappata minuziosamente l’intera filiera produttiva, dall’estrazione in miniera al trasporto, fino alla manipolazione e vendita; successivamente, bisognerebbe individuare e valutare i rischi reali o potenziali e prevenirli alla radice; poi, andrebbe controllata attivamente l’attività dei fornitori locali; infine, è necessario garantire per tutta la catena il rispetto assoluto del diritto internazionale e delle leggi nazionali del Paese.

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