Scuola online: come scegliere quella giusta

Quando si parla di formazione, scegliere il corso giusto non è mai semplice, rivelandosi allo stesso tempo qualcosa capace di fare la differenza sotto più punti di vista.

Alla luce degli sviluppi registrati dalle ultime tecnologie del digitale, non mancano le piattaforme online in cui effettuare dei percorsi efficaci e persino in grado di far risparmiare tempo e denaro preziosi, garantendo un modello di apprendimento innovativo ed efficace.

Orientarsi nella scelta della scuola online tende allo stesso tempo a rivelarsi tutt’altro che semplice, complice l’ampio ventaglio di soluzioni disponibili. In questo articolo vi proponiamo alcuni consigli che potranno tornarvi utili per fare delle valutazioni ancora più in linea con le vostre necessità.

L’importanza di affidarsi a una realtà qualificata

La prima cosa da fare quando si effettua la scelta della piattaforma è fondamentale accertarsi che si tratti di una realtà qualificata, un aspetto che è possibile verificare attraverso le recensioni degli utenti e non solo. Pertanto, tra le migliori scuole online troviamo Nuove Scuole 2.0, la quale si distingue per l’esperienza pluridecennale maturata dai suoi amministratori, pur essendo nata in via ufficiale soltanto nel 2007.

È infatti il frutto dell’unione di oltre 30 scuole paritarie diffuse lungo tutto il territorio nazionale che operano da minimo 30 anni nell’ambito dell’istruzione. I servizi sono rivolti sia alle persone in età scolare che agli adulti che per ragioni lavorative, sportive o di altro genere non hanno modo di frequentare dei corsi in presenza.

Valutazione dell’offerta formativa

Il secondo aspetto da considerare di pari passo alla reputazione della piattaforma è l’offerta formativa che è in grado di mettere a disposizione, in maniera tale da essere effettivamente certi che corrisponda alle proprie competenze ed esigenze.

I corsi dovranno risultare in linea con le competenze richieste nel mondo del lavoro, multimediali e capaci di catturare l’attenzione: qualcosa che si ottiene soltanto grazie all’adozione delle tecnologie più innovative e di insegnanti che a loro volta si sono formati in maniera specifica.

Da non prendere alla leggera i costi, sia in termini di preventivo che condizioni esplicitate nello stesso (ricordiamo che si tratta a tutti gli effetti di un contratto). Alcune piattaforme consentono inoltre di rateizzare la cifra finale senza il pagamento di interessi e dando modo di accedere a sconti dedicati ad alcune categorie di lavoratori.

L’insegnante fa ancora la differenza

Lo abbiamo già accennato ma ci torniamo sù volentieri. Non diversamente dall’apprendimento in presenza, anche quello online necessita di insegnanti con un buon livello di esperienza: la passione, le competenze tecniche, l’empatia stessa del docente non smetteranno mai di fare la differenza, anzi. La selezione di un gruppo docenti di alto livello è l’aspetto che più di ogni altro rende vincente un servizio di e-learning.

Un servizio di assistenza scolastica a 360°

Studiare, soprattutto per coloro che si trovano a riprendere il percorso formativo in età adulta, tende a non essere semplice. Questo perché mentre da giovani la mente è più “elastica” e più predisposta ad apprendere, da grandi ci vuole spesso un po’ più di tempo per riprendere il ritmo ed entrare nuovamente “nell’ingranaggio”.

Una piattaforma di e-learning è sotto questo punto di vista l’ideale, in quanto consente di approntare un percorso in linea con le proprie necessità, offrendo un servizio di assistenza scolastica a 360°.

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Partite Iva, i regimi agevolati conquistano sempre più professionisti
Il dipartimento delle Finanze ha diffuso i dati sulla diffusione dei regimi agevolati scelti dalle persone fisiche nel corso del 2017, da cui si nota un forte incremento di aperture di regime forfettario al posto di quello ordinario. Il "popolo" delle partite Iva in Italia ha deciso: il regime forfettario è il sistema migliore per la gestione delle propria (piccola) attività. È questo il messaggio più chiaro che arriva dal puntuale aggiornamento realizzato dall’Osservatorio insediato presso il dipartimento delle Finanze, che ha diffuso un report con le informazioni definitive sulle decisioni assunte nel corso dello scorso anno. Le adesioni al regime forfettario I numeri parlano chiaro: più di 182 mila soggetti, su un totale di 512 mila nuove aperture in proprio sia a livello imprenditoriale che professionale registrate nel Paese, hanno optato per il sistema "forfettario", vale a dire più del 35 per cento del totale, a conferma di come il metodo abbia un appeal crescente. Per fare un paragone, nel 2016 questa tipologia rappresentava "solo" il 27 per cento delle nuove posizioni, con un dato quantitativo stimato in 165 mila soggetti. I requisiti L'analisi si sposta dal piano quantitativo a quello qualitativo quando prova a chiarire le motivazioni del successo di questo regime, individuate innanzitutto nelle imposte ridotte di cui beneficia chi è in possesso dei requisiti per beneficiare del sistema agevolato. Come spiega anche l'approfondimento del blog di Danea, tra i requisiti per il regime forfettario 2018, validi dunque anche per questo anno fiscale, c'è innanzitutto il vincolo dei ricavi e compensi, che a seconda della attività esercitata può andare da una soglia di 25 mila fino ai 50 mila euro. Vantaggi e semplificazione In termini pratici, poi, il grande vantaggio principale che funge da calamita per accedere al regime agevolato sono le imposte ridotte, ma non bisogna trascurare gli aspetti legati alla semplificazione degli adempimenti fiscali e burocratici: giusto come citazione veloce, si deve ricordare che i professionisti rientranti in minimi e forfettari non devono compilare gli studi di settore né inviare lo spesometro, né tanto meno sono soggetti allo split payment. Niente obbligo di fatturazione elettronica Proprio nelle ultime settimane, inoltre, durante l'evento Telefisco (organizzato dal Gruppo 24 Ore) è stato possibile appurare che i sistemi agevolati saranno esclusi anche dall’obbligo di fatturazione elettronica tra privati che prende il via nel 2019, anche se invece sono sottoposti regolarmente alle norme che regolano l’e-fattura verso le Pa (e, allo stesso modo, sono obbligati a ricevere il documento digitale in scambi tra privati in qualità di fornitori). Una flat tax Insomma, il sistema si poggia su leve che attraggono i soggetti con Partita Iva, al punto che nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore si è spinto a parlare di "flat tax sui redditi delle persone fisiche", descrivendo i risultati del regime forfettario e, soprattutto, mettendo in relazione il sistema con la sua caratteristica di base, ovvero la presenza di un’imposta sostitutiva del 15 per cento. Un appeal crescente Sempre nello stesso articolo, poi, si invita a non misurare l’appeal del regime forfettario soltanto con le nuove aperture, segnalando le distinzioni con il vecchio regime dei minimi (in quest'ultima tipologia la flat tax è ancora più bassa, fissata al 5 per cento, ma le adesioni sono terminate nel 2016): con il forfettario è infatti possibile anche il "cambio in corsa", ovvero il passaggio durante l'anno da un regime ordinario e semplificato, "in cui comunque si applica l’Irpef ad aliquota progressiva con tanto di addizionali locali, ma anche l’Irap (se c’è il requisito dell’autonoma organizzazione) e l’Iva".

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