Ugly cool: il brutto che fa tendenza

Ugly cool: il brutto che fa tendenza

Ugly cool è la nuova estetica prediletta. «Se sono riuscita in qualcosa, è stato rendere il brutto attraente» asserisce Miuccia Prada. Se a dirlo è la voce influente della stilista italiana, ogni parola è legge. Il brutto è davvero ciò che di più cool puoi indossare oggi.

Evoluzione ed elementi chiave dell’Ugly cool

Periodo / Contesto Elementi distintivi
Anni ’80 – ’90 Contrapposizione al perfezionismo estetico, cultura grunge, estetica anti-moda
Anni 2000 Balenciaga, tessuti poveri (pile, nylon, plastica) in alta moda
2017 – 2018 Esplosione Triple S Sneakers, viralità di Crocs e Birkenstock
2023 – 2025 Sfilate nel fango, giacche logore, fenomeno Labubu

L’origine dell’estetica ugly cool

La moda per il brutto non può che nascere in contrapposizione con il bello. Dopo la faticosa moda degli anni Ottanta che puntava al perfezionismo estetico attraverso corpi scolpiti dall’aerobica, cotonatura per chiome voluminose e le scultoree spalline sarebbe presto arrivata una corrente di reazione che avrebbe cambiato per sempre l’immaginario di ciò che è visivamente bello. Dal «more is more» si arriva fino alla normcore, che addirittura rafforza l’ugly cool per passività attraverso la valorizzazione del privilegio del potersi vestire in modo banale e neutro. Negli anni 90 la cultura grunge e l’estetica anti-moda iniziano a mettere in risalto la bellezza del brutto con:

  • capi oversize;
  • t-shirt sdrucite;
  • maglioni larghi;
  • jeans strappati e baggy.

Questo mood trasandato non abbraccia solo la moda ma anche il design e l’arte. Ad esempio, il kitsch ricerca volutamente il cattivo gusto e diventa portavoce dell’identità di alcune sottoculture come la drag culture che utilizza questo concetto in segno di ribellione ma anche per ironizzare. Il risultato è qualcosa di caricaturale ma di potente, tant’è che anche personalità importanti come quelle di Madonna e Prince ne approfittano per veicolare i loro messaggi rivoluzionari.

Evoluzione del trend: da ribellione a linguaggio di stile

Dagli anni 2000 brand come Balenciaga iniziano a proporre giacche oversize, pantaloni sformati e scarpe chunky. Anche l’uso di tessuti “poveri” come pile, nylon, jeans slavati e plastica in capi di alta moda è una novità. Nel 2017 esplodono le Triple S Sneakers, scarpe da centinaia di euro volutamente goffe. La parola d’ordine per le scarpe è: bruttezza funzionale. L’apice di questa estetica disastrosamente brutta arriva con la sfilata primavera/estate 2023 dello stesso brand: i modelli sfilano nel fango indossando giacche di pelle logore e scarpe rotte. Possiamo dire che tra gli anni 2010 e 2020 vi è una vera e propria diffusione pop di look del genere. Sui social emergono outfit grotteschi, accostamenti di colori che stonano e accessori bizzarri. Diventano virali:

  • le Birkenstock;
  • le Ugg;
  • le Crocs.

Kanye West tweetta nel 2018 «I think Crocs are the future», così come la prestigiosa rivista The Guardian scrive «Ugly is the new chic- and nothing says that better than Birkenstocks». Ad accompagnarsi alla moda è la nuova tendenza dell’accettazione di modelli imperfetti e dunque di corpi reali e genderless. L’ugly cool è anche un atto politico, oltre che autenticità, consapevolezza e autoironia. Nel 2025 sono i Labubu a conquistare il grande pubblico. Questi mostriciattoli vengono mostrati ovunque su TikTok. Nonostante i loro occhi storti, i denti sporgenti e il look buffo la gente li ama. Tutto ciò che è brutto diventa quindi iconico, unico e desiderabile.

Fonte immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 9 Gennaio 2026

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A proposito di Fabiola Toma

Giovane articolista in formazione, appassionata di scrittura e comunicazione. Mi occupo di cultura, attualità e territorio. Credo nel potere della scrittura per connettere storie, luoghi e persone.

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