Bodies (2023) | Recensione

Bodies (2023) | Recensione

Bodies è una miniserie britannica distribuita da Netflix nell’ottobre 2023. Prodotta da Moonage Pictures e ideata da Paul Tomalin, prende ispirazione dalla graphic novel omonima firmata da Si Spencer, pubblicata da DC Comics nel 2014. L’opera originale si compone di otto numeri e si distingue per una scelta stilistica particolare: ogni epoca in cui si svolge la storia è disegnata da un artista diverso, una decisione che arricchisce il racconto con stili visivi distinti e coerenti con i diversi contesti temporali.

Trama e analisi di Bodies

Bodies si fa notare per una narrativa che osa parecchio, pur mantenendo una freschezza invidiabile. Al centro del racconto c’è un enigma decisamente strano: lo stesso identico corpo senza vita viene ritrovato in un vicolo di Londra, ma in ben quattro momenti storici differenti. In ciascuno di questi periodi, un detective si ritrova a investigare su ciò che appare essere la stessa identica vicenda. Ad ogni epoca vengono aggiungente nuovi dettagli, evidenziando come le decisioni che prendiamo abbiano un peso e delle conseguenze di grande portata. Gli attori contribuiscono in maniera notevole alla qualità del racconto, mentre le regie, affidate a Marco Kreuzpaintner e Haolu Wang, gestiscono con equilibrio i continui salti temporali, evitando confusione e mantenendo un ritmo coinvolgente. Bodies si presenta quindi come un prodotto ben strutturato, capace di esplorare temi complessi come il libero arbitrio, la ciclicità degli eventi e l’eredità delle azioni umane nel tempo. Un’opera che sicuramente si inserisce nel panorama delle produzioni originali Netflix con una proposta stilisticamente curata nei minimi dettagli e concettualmente stimolante.

La narrativa del tempo

Qui il tempo è una vera forza viva, mutevole, che struttura l’intero racconto. Quattro epoche — 1890, 1941, 2023 e 2053 — fanno da cornice a quattro indagini diverse ma con lo stesso cadavere. Ma ciò che all’inizio sembra una semplice coincidenza si trasforma in una riflessione profonda sul significato stesso del tempo e sul legame invisibile che unisce passato, presente e futuro. Il tempo non scorre in modo lineare ma viene descritto come una rete intrecciata, in cui anche la più piccola azione può avere risultati inaspettati su epoche lontane. Questo modo di costruire la storia non segue la classica linea retta, ma spinge a riflettere su ciò che diamo per scontato sul passato, sul presente e sul futuro. La serie amalgama le epoche con scorrevolezza e coerenza, ogni salto temporale viene accompagnato da dettagli visivi, simboli e scelte letterarie che, per quanto si possa essere immersi nella confusione, si riesce a orientare; tutto è connesso. È proprio questo intreccio a rendere Bodies affascinante: la sensazione costante che nulla sia lasciato al caso e che ogni elemento, gesto o parola possa trovare un’eco altrove, in un’altra epoca o in un’altra vita. La serie non si limita a giocare con il tempo, ma lo usa per raccontare il legame invisibile tra le scelte individuali e le conseguenze collettive. In fondo, la serie ci spinge a guardare il tempo non come una linea retta, ma come una mappa fatta di svolte, ritorni e soprattutto incroci. Bodies non si accontenta di raccontare una storia misteriosa, quasi vi costringe a riflettere su come il tempo vi definisce, su quanto il presente sia il prodotto di ciò che è stato e anche di ciò che sarà.

Il lato oscuro della giustizia in Bodies

In Bodies, il concetto di giustizia non è mai lineare, né certamente rassicurante. Episodio dopo episodio, la serie ci accompagna in una riflessione sempre più inquietante ma realistica: cosa succede quando la giustizia diventa un mezzo per esercitare potere? Il misterioso cadavere che compare identico in quattro epoche diverse è solo il punto di partenza di un’indagine ben più profonda: quella sulle contraddizioni dei sistemi giudiziari nel tempo. Ogni detective, nel proprio contesto storico, si ritrova a fare i conti con una realtà scomoda: dalla brutalità della polizia vittoriana, dalle tensioni sociali del presente, al controllo autoritario del futuro, la giustizia appare come qualcosa di manipolabile. Le istituzioni, che dovrebbero proteggere, finiscono per nascondere, insabbiare o deviare le indagini per coprire i piani alti. Eppure, nonostante tutto, c’è chi continua a cercare la verità. È in questa tensione che Bodies trova la sua forza; la serie ci mostra quanto sia facile, in qualsiasi epoca, perdere di vista il senso autentico di giustizia, confonderla con la vendetta, con il potere o con l’ideologia dominante. La serie invita a restare vigili, critici e soprattutto consapevoli, perché il confine tra ciò che è giusto e ciò che è utile può diventare pericolosamente sottile.

Perché guardare Bodies

Un racconto stratificato che parte da una semplice indagine, si costruisce in realtà attorno a una riflessione su tempo, identità, potere e verità. Ciò che colpisce fin dai primi episodi è la capacità della serie di tenere insieme intrattenimento e profondità: ogni linea temporale ha la sua atmosfera, il suo ritmo, i suoi conflitti. La narrazione è intelligente, sofisticata in alcuni scenari, ma accessibile, fatta di colpi di scena, rivelazioni e momenti di tensione ben calibrati. Non è difficile restare incollati allo schermo, riflettere su cosa significhi davvero giustizia e se sia possibile cambiare il proprio destino. Anche sul piano visivo offre molto: le scenografie sono visibilmente dettagliate e le epoche sono ricostruite con attenzione e coerenza. Bodies è sicuramente consigliata a chi cerca una serie che stimoli la mente e non tratti lo spettatore passivamente. È un viaggio tra epoche, ideali e verità nascoste, che lascia il segno anche dopo i titoli di coda.

Fonte immagine: Netflix 

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