Children of Hiroshima di Kaneto Shindō (film) | Recensione

children of hiroshima

Nonostante l’inizio incerto e la libertà di pensiero minata dalla pesante censura imposta dalle Forze d’Occupazione statunitensi, non ci volle molto prima che la tragedia di Hiroshima trovasse spazio anche sul grande schermo. Il 1952 segna non solo la fine dell’occupazione americana, ma anche l’uscita nelle sale giapponesi di Children of Hiroshima (原爆の子, Genbaku no ko, I bambini della bomba atomica) di Kaneto Shindō (新藤 兼人, 1912-2012), su commissione della Japan Teachers Union (日本教職員組合, Nihon Kyōshokuin Kumiai) e basato sulle testimonianze di prima mano raccolte dal pedagogista Osada Arata (長田新, 1887-1961), nativo di Nagano ma morto a Hiroshima. L’educatore giapponese si trovava lì il 6 agosto 1945, e in seguito divenne anche rettore dell’università cittadina. L’omonimo romanzo venne pubblicato nel 1951.

La devastazione

Il film si apre con una carrellata sulle macerie che sembrano non finire mai, riprese da varie angolazioni: dall’alto verso il basso, da destra a sinistra, quasi a voler dimostrare l’immensità del danno subito da Hiroshima, una devastazione che non può certo essere racchiusa in una singola inquadratura. Un taglio porta il pubblico alla scena di un gruppo di bambini intenti a fare ginnastica nel cortile di una scuola. La telecamera segue la donna che li stava dirigendo, nel tragitto che la porta dall’istituto fino a casa sua. Si tratta della protagonista, Ishikawa Takako, impiegata come insegnante su un’isola del mare interno di Seto (瀬戸内海, Seto naikai), il braccio di mare che separa Honshū, Shikoku e Kyūshū, tre delle quattro principali isole dell’arcipelago e punto d’incontro tra l’oceano Pacifico e il Mar del Giappone. La ragazza vive lì nella casa degli zii e, durante le vacanze estive, decide di prendere un traghetto per tornare nella sua città natale, Hiroshima, allo scopo di andare a far visita alle tombe dei suoi genitori e della sua sorella minore, morti durante il bombardamento. Prima di partire, lo zio, nativo dell’isola, le dice: «Che bello avere una città natale». Questa frase nasconde una sottile e amara ironia, poiché la città di cui parla non esiste più.

La nuova Hiroshima

La scena si sposta su una città apparentemente rinata, come la definisce la voce narrante: nonostante le evidenti macerie e alcune zone ancora in fase di ricostruzione, il sole brilla sulle strade, gli abitanti di Hiroshima pedalano sereni e nuovi bambini, sopravvissuti al disastro, giocano e corrono come se il 6 agosto fosse solo un incubo sbiadito. L’accompagnamento musicale, dalle sonorità speranzose, rafforza ulteriormente l’idea di rifioritura. La spensieratezza di questo momento, però, è interrotta da Takako, che si dirige verso la piccola tomba dei suoi genitori e di Haru, la sorella che ha perso durante il bombardamento. Là, dove un tempo sorgeva la loro casa, lascia un fiore e prega in silenzio. In questo momento di reminiscenze, la mente si affolla di ricordi, e un flashback la riporta al giorno della devastazione. La sequenza diventa sempre più angosciosa e disturbante, con immagini di animali morenti e bambini straziati sui corpi senza vita delle madri, accompagnate, stavolta, da una sottofondo musicale grave interrotto dai pianti disperati dei sopravvissuti.
Tornati nel presente, Hiroshima appare quasi come un parco tematico della tragedia. Il Genbaku Dome viene inquadrato insieme a un cartello in inglese con la scritta Atomic Center e frecce che lo segnalano, trasformando il luogo della catastrofe in una sorta di attrazione per i visitatori.
Il tema della memoria è onnipresente in Children of Hiroshima, saldamente intrecciato con quello dell’eredità che essa lascia. Dopo aver visitato insieme il sito in cui un tempo c’era il loro asilo, Takako decide di andare a trovare i soli tre bambini che erano sopravvissuti al 6 agosto.

Il tema della memoria in Children of Hiroshima

Negli ultimi minuti della pellicola, Takako e il piccolo Tarō, il nipote dell’anziano Iwakichi, che prima della catastrofe lavorava per il padre della protagonista, si imbarcano per tornare sull’isola dove la giovane donna insegna. Il boato di un aereo che sorvola i cieli di Hiroshima infrange la pace. Il bambino alza lo sguardo, colmo di sorpresa e di un’ingenuità ancora intatta, nonostante l’esperienza della guerra. Takako lo osserva con un’espressione visibilmente più preoccupata. Mentre si allontanano, mano nella mano, incarnano il ritratto della generazione di mezzo che cerca di guidare la successiva lontana dal trauma. Una ferita che, tuttavia, resta viva e ineludibile: in un aereo che squarcia il cielo, in una nuvola che richiama la forma del fungo atomico che si alzò sulla città il 6 agosto o in un incendio che divampa nell’oscurità della notte.

Fonte immagine e video: IMDB (https://www.imdb.com/title/tt0044497/mediaviewer/rm2570470912/?ref_=tt_ov_i), YouTube

 

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A proposito di Christian Landolfi

Studente al III anno di Lingue e Culture Comparate (inglese e giapponese) presso "L'Orientale" di Napoli e al I anno di magistrale in Chitarra Jazz presso il Conservatorio "Martucci" di Salerno. Mi nutro di cultura orientale in tutte le sue forme sin da quando ero piccino e, grazie alla mia passione per i viaggi, ho visitato numerose volte Thailandia e Giappone, oltre a una bella fetta di Europa e la totalità del Regno Unito. "Mangia, vivi, viaggia!"

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