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Eroica Fenice

Cristo tra i muratori

Cristo tra i muratori. Il passato del nostro presente

Spesso è fondamentale riportare alla luce opere che narrano così bene di epoche che hanno caratterizzato la nostra storia e che hanno inciso fortemente nel processo storico che porta al nostro presente.

Lo stato di cose passate non è sicuramente un mondo parallelo al nostro, ma un processo in divenire che, se viene studiato, permette di capire il nostro Oggi. Modo migliore per capirlo è l’arte, che oltre ogni manuale storico o saggio, arriva a toccare note che altrimenti rimarrebbero abbandonate.

Una delle sue rappresentazioni può essere individuata in Cristo tra i muratori, pellicola del 1949 diretta da Edward Dmytryk.

Il panorama storico del film

Siamo negli USA nel periodo subito dopo la I Guerra Mondiale. L’America ne esce vittoriosissima: è la principale fonte di credito dei paesi Europei. Il capitalismo americano sembra aver raggiunto il suo più alto culmine; il corollario della dottrina Monroe, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero dovuto dominare l’intero continente Americano e intervenire ovunque ve ne fosse bisogno, è al suo apice. Una pioggia di soldi casca dal cielo, e però atterra sempre ove altri soldi si trovano già accoccolati.  È la legge del più forte, è la legge del libero mercato.

Il Taylorismo è ormai affermato nelle fabbriche americane, il sistema a catena di montaggio, nel quale ogni operaio, trasformandosi in un automa (Chaplin docet), si limita a lavorare solo su una parte del lavoro-tutto; l’altra parte è affidata al suo collega mentre l’altra ancora all’altro compagno-operaio e così via, fino a che ne viene fuori il lavoro finito. Il lavoro si scompone in pezzetti piccolissimi cosicché si renda superflua la capacità individuale dell’operaio. Il primo a porre in essere questo sistema scientifico di distribuzione del lavoro fu Ford, il padre dell’omonima azienda automobilistica, che ideò anche il sistema di acquisto rateale affinché tutti potessero permettersi un auto.

In quegli anni le banche non fanno fatica a concedere prestiti; l’economia va a gonfie vele. Le azioni salgono, diventano allettanti e vengono acquistate con grande ansia di profitto. Quando però poi gli azionisti iniziano a vendere le azioni comprate, si genera un inversione di tendenza e i prezzi crollano: più le azioni vengono vendute, più il prezzo scende. Il sistema si inceppa. Le azioni crollano e inizia la crisi di Wall Street. Si presenta la Grande Depressione e con la conseguente distruzione del risparmio venne a mancare il sostegno alle attività economiche; di conseguenza la produzione industriale si dimezza e la disoccupazione cresce esponenzialmente.

La trama

Geremia è un immigrato italiano di origine abruzzese che lavora come muratore a New York. E lì, nella tempesta della grande crisi economica del ’29, fa di tutto per restare vivo. E ancora sogna!

Verrebbe da dire che sogna il sogno di una cosa. Perché, nonostante le umili condizioni, egli cerca la felicità e, essendo avulso dall’ansia piccolo-borghese, cerca una felicità diversa, semplice. Cerca l’amore e un tetto, ma come cantava De André, «il sistema migliore è pigliarti per fame».

Sarà risucchiato dal sistema capitalistico che impone all’individuo la concorrenza e sarà disposto a fare lo sgambetto al prossimo pur di sopravvivere. A tal proposito è emblematica una scena nella quale viene annunciato agli operai del cantiere dove lavora Geremia che colui il quale lavorerà di più e più velocemente vincerà un premio di 100 dollari. Ma celere è la risposta di uno degli italo-americani: «E ti sembra una cosa giusta? Ognuno lavorerà credendo di essere lui il vincitore. Ma sarà solo uno ad intascarsi il premio. E gli altri che hanno faticato tanto, cosa ne ricaveranno in tasca?!».

E anche l’idea di un amore antico che si muove in un mondo moderno nel quale il “sogno di una cosa”, espresso nell’acquisto di una casa propria, costringerà Geremia a scendere a patti con la propria coscienza.

Cristo tra i muratori di Pietro Di Donato

Cristo tra i muratori fu girato in Inghilterra, non essendo visto “di buon occhio” negli USA perché rompeva con la “retorica della ripresa dalla crisi economica”. Tratto dal romanzo dello scrittore italo-americano Pietro di Donato, un operaio-scrittore, il film porta in scena la vera storia dello stesso scrittore. 

Il romanzo di Di Donato ebbe grande successo diventando in poco tempo un bestseller. Marxista e cristiano, scrittore e operaio, il suo pensiero si fonde nell’opera dando un risultato di egual valore al neo-realismo italiano di Rosi e Fellini.

Come ebbe a dire Umberto Eco «l’arte ci insegna il paradigma della verità». Cristo tra i Muratori ci fa penetrare in quel tempo storico mettendone a nudo le contraddizioni; allo stesso tempo però denuncia un mondo di povera gente dimenticato, che è non solo la maggioranza della popolazione, ma quella parte che più di ogni altra soffre ed ama, subendo gli effetti negativi del sistema economico delle upper-class.