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Eroica Fenice

Frozen 2

Frozen 2: un viaggio alla scoperta di se stessi

Dopo aver visto questo film, siamo pronti a svelarvi qualcosa del segreto di Arendelle. Pronti per la recensione di Frozen 2? Prendete guanti e sciarpa, si parte!

Quando l’inverno è ormai alle porte (no, stavolta non si tratta di Game of Thrones), ecco che un’ondata di ghiaccio si prepara a ricoprire buona parte del Pianeta, e no, non stiamo parlando – almeno in questo caso – dei cambiamenti climatici, ma facciamo riferimento all’uscita di Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle.

Dal 27 novembre Frozen 2 è nelle sale italiane, produzione con un “peso” sulle spalle non indifferente dato il successo planetario del primo film uscito ormai sei anni fa. 2 premi Oscar, il maggior incasso della storia del cinema nella categoria animazione, un merchandising che ha fatto impallidire qualsiasi altra produzione animata degli ultimi dieci anni, un successo di pubblico che dal 2013 a oggi non ha mai subito una flessione: Frozen, dalle mani di Chris Buck e Jennifer Lee, è diventato un simbolo di Walt Disney Animation Studios, una storia che, liberamente ispirata dalla fiaba di Hans Christian Andersen La regina delle nevi, è diventata un caposaldo delle generazioni più giovani, figlia del suo tempo.
Non attendersi un sequel era da poco furbi, ma il rischio di realizzare qualcosa di vacuo e di altrettanto inutile c’era.

Com’è andata? Bene, possiamo dire.

Partendo da un set up convincente, la produzione si è prodigata ad immaginare i problemi in cui sarebbero potute incorrere le due sorelle protagoniste dopo l’happy end del primo capitolo, rispondendo all‘irrefrenabile voglia del pubblico di sapere di più.

Il ritorno di Elsa, Anna e tutta la compagnia

Il nuovo film ci riporta nel passato di Arendelle. Nell’apertura troviamo infatti una scena di vita familiare tra le piccole Elsa e Anna e i genitori, che raccontano loro la storia di una foresta magica ai confini del regno. Un posto che, dopo uno scontro tra la popolazione che vi abitava (i Northuldi) e quella di Arendelle, è rimasto completamente isolato, avvolto da una terribile nebbia impossibile da penetrare. La storia di Frozen 2 prende il via tre anni dopo quella del primo film: Elsa (voce italiana di Serena Autieri) e Anna (voce italiana di Serena Rossi), come ben sappiamo anche dai due corti spin-off visti in questi anni, vivono felici e in pace ad Arendelle, in compagnia di Kristoff, Sven e ovviamente dell’immancabile pupazzo di neve Olaf (voce italiana di Enrico Brignano). Una sera però Elsa (ormai regina) sembra sentire una voce misteriosa e angelica che proviene da lontano e, contemporaneamente, si risvegliano delle antiche magie legate ai quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) che mettono in pericolo il destino del suo regno. Toccherà a lei, ad Anna e ai loro amici viaggiare verso la foresta per salvare Arendelle e scoprire cosa si nasconde dietro quella nebbia e cosa è veramente accaduto in quei posti incantati prima ancora della loro nascita, quando loro padre era appena un ragazzo.

Se Frozen aveva affrontato la difficoltà di gestire i propri poteri da parte di Elsa, in Frozen 2 la consapevolezza di avere qualcosa di più si trasforma nella domanda del perché la regina di Arendelle abbia la magia dentro sé. Qui qualcuno potrebbe avere dei dubbi sulla volontà di voler spiegare quello che a conti fatti era il motore scatenante del primo film. Del resto molta magia vista nelle fiabe più classiche ha origini misteriose. Fate e maghi sono così e basta, idem alcune peculiarità dei protagonisti. Nessuno si è mai chiesto perché sull’Isola che non c’è il tempo fosse fermo, ad esempio. Ma il lavoro delle sceneggiatrici Jennifer Lee (anche regista assieme a Chris Buck) e Allison Schroeder è convincente e non c’è mai la sensazione di assistere a qualcosa di forzato o non necessario.

Frozen 2: temi e caratteristiche

Il tema forte di Frozen 2 – Il segreto di Arendelle diventa il viaggio e la scoperta di se stessi, ma anche il mutamento. Il “vissero felici e contenti” ha sempre dato luogo a dibattiti scherzosi in cui ci si chiedeva se effettivamente principi e principesse non si stancassero della monotonia che sembrava nascere irrimediabilmente alla fine delle fiabe. Arendelle è perfetta così com’é, meglio non fare nulla per cambiarne gli equilibri, a costo di ignorare un richiamo che Elsa sente risuonare nella sua testa. O forse no? Forse la vita ti apre sentieri nuovi e alcuni cambiamenti arrivano senza poterli evitare, e imparare ad abbracciarli fa parte del gioco.

Il viaggio interiore di Elsa, il suo percorso di accettazione di sé e di scoperta della propria missione, diventa spettacolare. Quello che ogni giovane donna (e uomo) deve affrontare nel passaggio delicato verso l’età adulta è rappresentato come un’avventura ricca di magia e colpi di scena.

Frozen, ancora una volta, rilancia il girl power e la figura della donna capace di realizzarsi senza il bisogno di un principe azzurro che accorre a salvarla: alla fine il vero amore assume un’altra forma, divenendo quello che intercorre tra due sorelle, pronte a rischiare la vita l’una per l’altra.

Il film esplora anche la paura del diverso, il pregiudizio, la lotta fra popoli, il passato e i suoi lati oscuri. E un altro ancora è il legame con l’ambiente: vediamo infatti come i quattro elementi si ribellino all’ingratitudine dell’essere umano, divenendo praticamente dei nemici per Arendelle. Questi stessi elementi si trasformano invece in complici e punti di forza per chi dimostra loro rispetto e riconoscenza. Saranno sempre loro a richiamare l’attenzione di Elsa e condurla lì dove potrà scoprire la verità su un passato “sporcato” da troppi misteri e menzogne. Senza dimenticare la devozione assoluta per l’acqua che – viene ripetuto tantissime volte – “ha memoria”. In un periodo storico nel quale si alzano sempre più muri, Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle ci mostra quante opportunità ci offrirebbe la vita se queste barriere fossero invece abbattute.

Le criticità e i personaggi

Per gran parte della sequenza iniziale, siamo portati in un sequel che sembra avere un approccio decisamente meno fiabesco, quasi più cupo, alla storia. Si parla di guerra, di battaglie e anche di sacrificio e, pur restando un film per ragazzi, ci viene mostrata una maturità maggiore rispetto al precedente capitolo.

Questo filo conduttore permane per gran parte della pellicola, ma si intreccia anche con sequenze estremamente leggere e infantili che creano, però, discontinuità. Ciò non solo per l’accresciuta presenza del personaggio di Olaf, ma per una non sufficiente integrazione tra il tono delle sue apparizioni e quello del resto del film.
Sebbene un po’ di varietà sia positiva, il rischio è quello di far perdere la coesione dell’opera. Questo, unito al fatto che troppo spesso gli stacchi musicali nel film non hanno una vera e propria giustificazione narrativa, porta a un ritmo che viene troppo spesso spezzato, disorientandoci.
A portare sulle spalle tutto Frozen 2, ancora più che nel film precedente, sono le due protagoniste Anna ed Elsa, che accolgono il compito con convinzione e riescono a portare a casa il risultato. E questo perché sono davvero protagoniste: tutti i problemi di incostanza scompaiono nella narrazione delle avventure delle due sorelle. I loro archi narrativi si uniscono, separano, riuniscono in un flusso continuo, mescolandosi, ma mantenendo la propria individualità. Entrambe le figure hanno uno sviluppo eccezionale lungo il film, senza che una prevarichi davvero l’altra. Quello che lo spettatore ottiene sono due eroine affascinanti, fresche, coraggiose. Il film stupisce e abbaglia anche per lo stile minimal di pura eleganza alla Grace Kelly per la regina e più pratico ma non meno glam per la principessa. Comunque le si guardi, le protagoniste del secondo capitolo restano indiscusse icone fashion e questo è un altro punto forte a loro favore.

A smorzare un po’ i toni – come abbiamo già detto – è il buon Olaf, beniamino dei più piccini ma in realtà protagonista dei momenti più genuinamente divertenti di tutto Frozen 2, quali alcune battute al limite del nonsense o il suo personalissimo, buffo e irresistibile racconto degli avvenimenti del primo film ad ignari ascoltatori. Sempre Olaf è al centro anche di una delle scene più intense della pellicola, quella che farà “sciogliere” in lacrime molti bambini (e non solo). Molto meno riuscita, invece, la sottostoria che riguarda Kristoff (e il suo fedele Sven): l’unico protagonista maschile del film recupera colpi solo grazie ad una autoironica ballata stile anni ’80 (e, per questo, indirizzata agli adulti), ma è evidente che, mai come in questo film, lo spazio è tutto per le donne.

Dal punto di vista musicale, manca una Let it Go, un pezzo che travalichi il suo film di origine diventando una hit mondiale. Ma è probabile che la Disney sapesse che era impossibile bissare un successo tale, e abbia deciso quindi di puntare a momenti cantati più profondi e meno orecchiabili. Non c’è, infatti, in questo secondo film una canzone altrettanto indimenticabile. Di certo, il pezzo forte dell’opera è Into the Unknown, brano interpretato anche in questo caso da Idina Menzel e riproposto durante i titoli di coda dai Panic! at the Disco (Serena Autieri e Giuliano Sangiorgi nella versione italiana). La sensazione però è che, pur rimanendo una canzone molto bella e destinata a conquistare gran parte degli spettatori, abbia un potenziale decisamente inferiore al singolo sopracitato e risalente a sei anni fa.

Nel corso del lungometraggio, ogni protagonista di Frozen 2 può contare su un proprio assolo musicale, tra cui spiccano quello di Olaf (Da grande) e Qualche cosa non cambia mai, cantato in gruppo da Anna e Kristoff con Olaf e Elsa.

A colpire poi, sono ancora una volta gli effetti visivi. I colori sono eccezionali (i paesaggi autunnali rendono benissimo). La natura prende vita più e più volte durante il lungometraggio e lo fa in maniera magnifica, così come tutte le animazioni facciali dei protagonisti raggiungono dei livelli da realismo puro. Frozen 2 – Il segreto di Arendelle è uno spettacolo per gli occhi, qualcosa di ancora mai visto nell’animazione, che si esalta soprattutto nella gestione dell’acqua, uno degli elementi sempre più ostici da riportare in digitale: Elsa si ritroverà a cavalcare un cavallo d’acqua e galoppare a tutta velocità per anticipare un’onda quasi anomala ed è anche lì che ritroverete la magia Disney, la capacità di riprodurre qualcosa di reale e renderlo fantastico.

Il film, dunque, è un viaggio alla ricerca di se stessi, un percorso interiore e di accettazione che apre la finestra su un mondo nuovo, perché solo con la consapevolezza del proprio essere si riesce a costruire il proprio futuro. Si tratta di un monito di crescita destinato alle nuove generazioni. Perché è così, tutti noi abbiamo bisogno di trovare il nostro posto nel mondo e per farlo, spesso, è necessario perderci… nell’ignoto.

Ascolta il richiamo e fai ciò che è giusto.

Nunzia Serino

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