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Eroica Fenice

Hans Werner Henze: la musica, l’amicizia, il gioco

Hans Werner Henze: la musica, l’amicizia, il gioco

Hans Werner Henze: la musica, l’amicizia, il gioco è un film documentario per la regia di Nina Di Majo, riproposto in proiezione il 30 settembre al cinema Hart di Napoli, nell’ambito della XIX edizione del Napoli Film Festival. La pellicola ripercorre la vita e l’opera di Hans Werner Henze, compositore, autore di partiture per teatro e cinema e grande musicista.

L’approccio con il quale la regista lavora sulla pellicola è un approccio documentaristico, montando interventi di studiosi di storia e di musica e di conoscenti e amici dello stesso compositore al materiale fornito da riprese d’epoca

Hans Werner Henze: la musica, l’amicizia, il gioco 

La pellicola ripercorre le fasi legate alla vita del compositore, il suo allontanamento dalla Germania ed il suo arrivo in Italia. Si sono ripercorsi, così, i momenti trascorsi a Roma, ad Ischia, a Napoli e a Montepulciano. Momenti sempre scanditi fra vita personale e lavoro fatto sempre di musica.

Hans Werner Henze: la musica, l’amicizia, il gioco è un film forte, intenso, nel quale i vari elementi sono montati fra di loro con un armonia propria della musica, e il tutto diretto da uno spirito che sembra aver colto in pieno ciò che la musica regala: un universo armonico che si astrae con fierezza nobile al caotico delle violenze e dell’odio.

La regia di Nina Di Majo si sofferma soprattutto sul lato umano del compositore, ripercorrendo la rete di conoscenze e di amicizie attorno al compositore, e mescola a questo il profondo amore per la musica.

La storia c’è, come è chiaro che sia per questo tipo di lavoro documentaristico, e la ricostruzione storica è precisa, dettagliata, con l’intercalazione di documenti storici a interviste brevi ma dense.

Ma ciò che c’è, ancora più forte, e che sposta pian piano i fatti e gli eventi sullo sfondo, un rumoroso sfondo tristemente fatto di guerre, odio, violenze, è la forza che la musica è capace di dare ad un uomo, la forza di non far arrendere gli spiriti, la forza di dare sollievo a cuori affranti, provati, stanchi da ingiustizie insensate, da dolori che si sarebbero potuti evitare e potrebbero evitarsi ancora tutt’oggi.

Mi si conceda una parentesi tutta personale: la storia racconta, fra gli altri temi, un legame di particolare amicizia che lega un musicista ad una poetessa; musica e poesia, figlie di una stessa arte, della passione che rinfocola l’anima. Senza la passione l’uomo è poca cosa, compie i più desolanti errori, i più tremendi crimini, e si lascia pervadere dalle più insensate distrazioni e dalle più sconfortanti miserie dell’animo. Ma l’arte, in questo caso la musica e la poesia, ci permettono di vivere, di rinascere continuamente. E questa storia sembra davvero comunicarci anche tutto questo.