Nell’inconfondibile e suggestivo scenario della Capitale prende forma una delle opere più importanti di Gabriele Mainetti. “Lo chiamavano Jeeg Robot” compie 10 anni e, per l’occasione, nelle giornate del 2, 3 e 4 marzo 2026 si è celebrato il ritorno al cinema dell’opera rimasterizzata in 4K.
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Film | Lo chiamavano Jeeg Robot |
| Regia | Gabriele Mainetti |
| Cast principale | Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli |
| Evento speciale | 10° anniversario dall’uscita |
| Date ritorno al cinema | 2, 3 e 4 marzo 2026 (Versione 4K) |
Indice dei contenuti
La trama di Lo chiamavano Jeeg Robot
Enzo Ceccotti, interpretato da Claudio Santamaria, è un piccolo criminale di periferia residente a Tor Bella Monaca. Caduto accidentalmente nel Tevere entra a contatto con una sostanza radioattiva, la quale gli conferisce poteri sovrannaturali. Inizialmente il protagonista utilizza queste abilità per scopi personali ma con lo sviluppo della vicenda cresce il personaggio e la consapevolezza degli effetti benefici che i suoi nuovi poteri possono apportare. Specie quando si registra un avvicinamento ad Alessia, ragazza fragile e dal vissuto travagliato, fortemente condizionato dalla morte della madre e da un padre violento e poco presente, immischiato nella criminalità della Capitale.
A partire dalla morte di quest’ultimo cresce gradualmente il legame di Enzo con Alessia, che vede in lui l’immagine dell’eroe capace di salvarla, la personificazione di quell’Hiroshi Shiba (Jeeg Robot) che per anni ha rappresentato la via di fuga dalla sua realtà quotidiana. Nel frattempo, emerge la figura dello Zingaro, interpretato da Luca Marinelli, criminale spietato e dai forti tratti narcisistici che vuole imporsi nella malavita romana. Spinto da questa sete di potere fa di tutto per acquisire anche lui le abilità sovrannaturali giunte ad Enzo. Una volta acquisite inizia la classica lotta tra il bene e il male che alla fine vede il protagonista sventare l’esplosione di una bomba allo Stadio Olimpico, pianificata dallo Zingaro. Nasce così un autentico supereroe dei nostri tempi, grande simbolo di redenzione, lo chiamavano Jeeg Robot.
Curiosità della regia
Si tratta del primo lungometraggio di Gabriele Mainetti, che traccia la strada per le sue due pellicole successive, “Freaks Out” (2021) e “La città proibita” (2025), nei quali vengono riprese tematiche legate alla criminalità e al sovrannaturale. I film di Mainetti traggono ispirazione da generi tipici del cinema internazionale, adattati al contesto romano. Ad esempio, è da segnalare il fantasy di “Freaks Out” che è ambientato nella Seconda Guerra Mondiale. Lo stesso vale per le scene d’azione e di giallo che in “La città proibita” prendono vita nella Roma contemporanea. Si crea così un contrasto tra il realismo urbano, con cui Mainetti illustra le zone degradate della città, e il mito del supereroe, che cerca di superare le prove e riportare l’ordine sconvolto dal villain, il tutto in maniera pop e moderna.
Il ruolo della musica pop
A connotare le pellicole di Mainetti sono proprio i numerosi riferimenti alla cultura pop, che in “Lo chiamavano Jeeg Robot” sono riscontrabili nelle scelte musicali. “Un’emozione da poco” di Anna Oxa, “Non sono una signora” di Loredana Bertè, “Latin Lover” di Gianna Nannini sono alcune delle canzoni selezionate dal regista per abbracciare la cultura musicale italiana degli anni ’80. Attraverso l’interpretazione di questi pezzi emergono le capacità canore dello Zingaro (Luca Marinelli) che non perde l’occasione per mettersi in mostra, palesando il suo desiderio di apparire e di stare sopra un palcoscenico. Vengono fuori così alcune peculiarità del carattere dell’antieroe, pieno di sé e narcisista, disposto a raggiungere la popolarità a qualunque costo.
Fonte immagine copertina: PRIME VIDEO

