Un Riccardo III decisamente fuori dall’ordinario è quello in scena al Teatro Argentina fino al 15 marzo. Non tanto per l’adattamento, firmato da Angela Dematté e rispettoso dell’opera originale, né per la regia elegante e rigorosa di Andrea Chiodi.
Quando e dove vedere lo spettacolo Riccardo III a Roma?
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Date | Dal 3 al 15 marzo 2026 |
| Luogo | Teatro Argentina, Roma |
| Protagonista | Maria Paiato |
| Regia | Andrea Chiodi |
| Durata | 2 ore e 50 minuti (compreso intervallo) |
Indice dei contenuti
L’elemento davvero dirompente è la scelta del protagonista: il terribile re Riccardo prende vita attraverso l’energia scenica e la profondità interpretativa di Maria Paiato.
L’interpretazione della Paiato

La sovversione dei ruoli è immediata e potente: se al tempo di Shakespeare alle donne era vietato recitare e gli uomini interpretavano anche i personaggi femminili, qui accade l’opposto. Una donna dà corpo e voce al più spietato degli usurpatori. Un desiderio dichiarato della Paiato, che da anni ambiva a misurarsi con questa figura oscura del teatro elisabettiano.
La sua interpretazione è incentrata sulla parola: una postura appena accennata è sufficiente a suggerire la menomazione del duca di Gloucester; il resto è affidato al linguaggio, al ritmo, alla potenza vocale. Le frasi, scolpite e taglienti, si diffondono nel teatro cariche di un pathos che avvolge lo spettatore fin dalle prime battute.
A sostenere e incorniciare il racconto, la scenografia di Guido Buganza: semplice, funzionale, costruita attorno a un grande tavolo con dodici sedie, simbolo potente delle dodici vite sacrificate nel gioco di potere di Riccardo. Un dispositivo scenico essenziale ma eloquente, che dialoga perfettamente con i ricchi e curati costumi d’epoca di Ilaria Ariemme, capaci di restituire l’aura storica della vicenda senza appesantire la messa in scena.
La vicenda è quella nota: Riccardo III racconta l’ascesa e la caduta del deforme duca che, attraverso intrighi, tradimenti ed eliminazioni mirate — dai Clarence a Edoardo IV fino ai nipoti — conquista il trono d’Inghilterra. Riccardo III è una figura disturbante: un uomo senza limiti, senza scrupoli, che considera ogni vita una pedina sacrificabile nel gioco del potere. Non conosce amore, amicizia, timor di Dio o lealtà: è un concentrato di cattiveria, manipolazione e ferocia. Perfino la madre lo definisce un essere spregevole, degno solo di morire.
Il ruolo delle donne al tempo di Shakespeare
In questo percorso di ascesa sanguinosa, lo spettacolo evidenzia un aspetto centrale dell’opera shakespeariana: la presenza e la funzione delle figure femminili. Donne spesso ridotte, nel contesto storico, a strumenti di alleanza e meri veicoli dinastici, prive di potere formale e tuttavia costrette a vivere al centro delle tempeste politiche.
Sono numerose le donne in questa tragedia: Margherita, Elisabetta, Anna e la Duchessa di York. Sono tutte figure che subiscono la violenza di Riccardo III, ma la loro voce diventa la coscienza morale dell’opera: maledizioni, lamenti, invettive che smascherano la tirannia di Riccardo e ne preannunciano la rovina. La loro è una presenza femminile che non è debolezza passiva, ma resistenza e memoria, e che prova ad incidere sulla vicenda anche senza il potere delle armi.
La caduta attesa di Riccardo III
Quando finalmente, durante la battaglia di Bosworth, Riccardo sussurra la celebre frase «Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!», il pubblico trattiene il fiato. E mentre il tiranno esala l’ultimo respiro, la sensazione è quella di una liberazione collettiva: la violenza è finita, la maledizione si scioglie, la storia può ricominciare.
Informazioni pratiche
Riccardo III dal 3 al 15 marzo 2026 al teatro Argentina di Roma durata 2 ore e 50′ compreso intervallo
- di William Shakespeare
- riduzione e adattamento Angela Dematté
- regia Andrea Chiodi
- con Maria Paiato
- e con Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo
- scene Guido Buganza
- costumi Ilaria Ariemme
- musiche Daniele D’Angelo
- luci Cesare Agoni
- trucco e parrucco Bruna Calvaresi
- produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Fonte immagini: Ufficio Stampa (foto di Laila Pozzo)

