Malèna (film) | Recensione

Malèna (film) | Recensione

Malèna è un film scritto e diretto dal pluripremiato regista Giuseppe Tornatore.
La pellicola, che è uscita nelle sale cinematografiche nel 2000, ha anche decretato il successo internazionale come attrice di Monica Bellucci, fino ad allora principalmente conosciuta per la sua carriera da modella.
Il regista decise di dedicare Malèna a suo padre e alle sue radici, rivolgendogli il messaggio presente in fase d’apertura e girando il film in diverse zone della Sicilia, tra cui Catania, Siracusa e Noto.

La trama

Monica Bellucci veste i panni di un’affascinante vedova di guerra di nome Malèna, desiderata da tutti gli uomini e costante oggetto dei pettegolezzi delle donne di Castelcutò, un paesino immaginario situato in Sicilia.
La donna, inoltre, risveglierà indirettamente le prime fantasie erotiche di un ragazzino suo compaesano, Renato Amoroso, interpretato da un giovanissimo Giuseppe Sulfaro. La pellicola, ambientata durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, tratta di pregiudizio, passionescoperta della sessualità.
La narrazione del film parte a ritroso, con un Renato adulto che ricorda, malinconico, la bellissima Malèna. Lo vediamo, a bordo della sua bicicletta, insieme ad alcuni amici, mentre segue la vedova in lungo e in largo nel paese. La brama e la idealizza al punto tale da arrivare a renderla una presenza costante nei suoi sogni.
Tuttavia, le condizioni di questo paesino in tempi di guerra iniziano a deteriorare dal momento in cui gli americani decidono di invadere le sue caratteristiche stradine. Malèna si trova costretta a diventare una prostituta al servizio dei militari.
In seguito, il marito, che si credeva caduto al fronte, tornerà in paese per ricongiungersi con la sua amata.

Malèna: un simbolo di perdizione

Il regista riesce magistralmente a raccontarci la naturale scoperta della sessualità di un ragazzino durante gli anni ’40 nel meridione italiano. Con la sua pellicola, offre allo spettatore notevoli spunti di riflessione riguardo al desiderio erotico e l’oggettificazione sessuale, ulteriormente inasprita a causa dei continui pettegolezzi delle donne invidiose di Castelcuttò, che contribuiscono a diffondere la cattiva reputazione della timida Malèna. L’occhio maschile è il più propenso a cadere nel peccato, come dimostrato dalle numerose scene del film in cui la ragazza è oggetto di desiderio comune. Nonostante sia profondamente devota a suo marito e si mantenga lontana da qualsiasi sorta d’interazione sociale che possa essere definita maliziosa, non riesce a sfuggire neanche all’indiretta, e di natura ben diversa, oggettificazione messa in gioco dallo sguardo femminile, che inquadra la sua incredibile bellezza come un problema, una tragica disgrazia, tramutandola in una vera e propria martire della perdizione.

Fonte immagine: Mymovies.it

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