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romanzo criminale

5 motivi per vedere Romanzo Criminale – La serie

In occasione del decennale della prima tv trasmessa il 10 novembre del 2008 su Sky, parliamo di uno dei telefilm italiani di maggior successo: Romanzo Criminale – La serie. Basata sull’omonima opera di Giancarlo De Cataldo e diretta da Stefano Sollima, la fiction narra la nascita e le vicissitudini della famigerata banda della Magliana, che dalla fine degli anni ’70 fino agli inizi degli anni ’90 prende il controllo della capitale gestendone il traffico di droga, il giro della prostituzione e qualsiasi affare illegale. Ma cos’è che rende questa serie un vero e proprio cult del genere?

Romanzo Criminale – La serie: i segreti del suo successo

1) La ricostruzione storica

Nonostante Romanzo Criminale – la serie si basi su di un’opera che per volontà dello stesso autore non deve essere considerato una raccolta di documenti bensì un’elaborata reinterpretazione di ciò che è accaduto, tramite lo svolgimento della trama lo spettatore ha l’opportunità di ampliare le proprie conoscenze su molti dei fatti di cronaca nera che segnano l’Italia dei cosiddetti “anni di piombo”.  Se per alcune vicende il nome dei protagonisti viene modificato (basti pensare al sequestro del barone Grazioli del 1977, il cui nome nella serie si tramuta in Rosellini) per altri invece vi è una fedele ricostruzione storica: come per il rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro nel 1978 imputato alle Brigate Rosse o l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980 ad opera di gruppi appartenenti all’estrema destra. Questi eventi vengono minuziosamente trattati nella serie sia per il coinvolgimento dei personaggi in determinate vicende, che per l’uso di filmati dell’epoca quali telegiornali o trasmissioni radio. I personaggi si muovono quindi all’ombra della storia nazionale, talvolta consapevoli di farne parte, il più delle volte ignari dei grandi avvenimenti in cui si immischiano.

2) La struttura narrativa

Naturalmente solo la ricostruzione storica non sarebbe stata sufficiente a trasformare Romanzo Criminale – La serie in cult,  è ciò è stato possibile anche grazie all’abilità degli sceneggiatori, che sono riusciti a intrecciare gli avvenimenti storici alle vicende personali dei protagonisti. Con il proseguire della vicenda risulta impossibile non avvicinarsi ai personaggi che vengono mostrati dall’occhio di Sollima in primis come esseri umani carichi di desideri, speranze, vizi e, piuttosto raramente, virtù, e solo dopo come dei criminali colpevoli di sanguinosi delitti ed efferate rapine. Il Libanese, il Freddo, il Dandi e tutti i componenti della banda vengono delineati in maniera precisa e ragionata, proprio come se fosse uno dei loro “colpi”, permettendo di osservare la crescita di ognuno di loro da ladruncolo di periferia a parte del mito. Non è raro infatti che la cultura popolare accosti questi criminali a figure di grande importanza, tanto da portare alcuni a definirli gli ultimi re di Roma. È lecito quindi domandarsi se ciò è frutto del successo che la serie ha guadagnato nel corso del tempo, oppure sia il lascito della banda della Magliana.

3) La regia di Stefano Sollima

È risaputo che la buona riuscita di una serie TV dipende da molteplici fattori quali il budget a disposizione, la bravura degli attori e degli altri membri dello staff, ma un ruolo di rilievo viene sicuramente ricoperto dal regista. Egli non solo ha il dovere di far funzionare assieme l’intero gruppo preposto alla riuscita del telefilm, ma deve anche riuscire nel complicato intento di tradurre le immagini nella sua mente in immagini su pellicola. In Romanzo Criminale Sollima (Soldado, Gomorra – La serie) dà prova di essere un regista degno di tale nome: la cura per le inquadrature, che tramite la loro composizione riescono a comunicare con lo spettatore, fanno intuire fin dalla prima sequenza che non ci si trova d’innanzi ad una semplice storia di malavita. Tutta la serie è impregnata da forti emozioni, che vanno dalla struggente nostalgia per “bei tempi andati” o l’innocenza perduta, all’azione violenta contro chiunque si frapponga fra i protagonisti e i loro obiettivi. La macchina da presa, attraverso studiate composizioni, diviene un ulteriore elemento chiarificatore che aiuta lo spettatore a comprendere meglio le diverse gerarchie e i vari stati d’animo di chi è inquadrato in quel momento. Persino la sigla di testa non è lasciata al caso: i primi piani dei protagonisti che si stagliano in sovrapposizione su mucchi di banconote alternati da una stecca da biliardo che colpisce le palle sul panno verde sono la metafora non solo della smodata ricerca di potere dei protagonisti, ma anche di come tutti i personaggi, nessuno escluso, non siano altro che pedine coinvolte in un gioco ben più grande di loro.

4)  Il dettaglio che crea l’atmosfera

Come detto in precedenza, la buona riuscita di Romanzo Criminale – La serie è dovuta non solo al regista e agli attori, ma soprattutto all’intera troupe coinvolta nel progetto che riesce in maniera magistrale nel proprio intento. In ogni puntata sono numerose le scene ambientate all’esterno che danno la possibilità allo spettatore di poter osservare uno spaccato di vita quotidiana di quel periodo: dalle insegne dei negozi ai pantaloni a zampa d’elefante, per finire alle auto d’epoca e ai segnali stradali, l’intera città di Roma è stata totalmente ricostruita, permettendo così alla capitale di mostrarsi in tutto il suo decadente splendore. Anche gli interni sono stati ricostruiti secondo la moda dell’epoca, con ampi spazi aperti e luminosi (l’abitazione del Freddo o di Scrocchiazeppe) che si contrappongono ad ambienti chiusi e con la forte presenza di disegni geometrici (il Bar Franco, iconico covo della banda). Ciliegina sulla torta è la colonna sonora a cura di Pasquale Cataleno (Napoli velata, L’uomo in più) che tramite un sapiente uso di strumenti ad arco e la splendida fotografia di Paolo Carnera (A.C.A.B, Suburra)  riesce a trasmettere allo spettatore tutto il carico emotivo che i protagonisti affrontano nel corso della vicenda. Ma non sono solo le composizioni originali a rendere il comparto musicale di Romanzo Criminale così incisivo: l’uso di canzoni dell’epoca quali Tutto il resto è noia di Franco Califano o Pazza idea di Patty Pravo scandiscono momenti narrativi fondamentali, assieme ad altri pezzi iconici di quegli anni quali The passenger di Iggy Pop o Figli delle stelle di Alan Sorrenti, che contribuiscono a far percepire l’inconfondibile atmosfera di quegli anni.

5) La serializzazione della fiction

Romanzo Criminale – La serie segna un punto di svolta nella produzione della cosiddetta “fiction all’italiana”, abbandonando una narrazione che nasce e termina in ogni puntata in favore di una di più ampio respiro, che si sviluppa nel corso dei diversi episodi e dove gli eventi hanno una forte correlazione fra di loro. Concepita da Sollima come un film a puntate, la serie (assieme a Lost e Breaking Bad) si erge quindi a capostipite di un modo di raccontare che negli anni successivi verrà utilizzato da altri titoli di grande successo arrivando infine ad essere la norma. Questo è anche il motivo per cui Romanzo Criminale al momento della sua uscita non ebbe il successo che merita, dimostrando quindi di essere in anticipo con i tempi e guadagnandosi la meritata fama solo in seguito.  La serie vanta inoltre un primato di tutto rispetto, che dimostra l’alto livello tecnico raggiunto sotto ogni aspetto: il primo piano sequenza incentrato sull’esplosione di un’autovettura al cui interno vi è realmente presente un attore.

In conclusione questi non sono che i motivi principali per cui Romanzo Criminale – La serie resta tutt’oggi un telefilm che deve essere visto, e il voler evitare di fare spoiler impedisce di dilungarsi su di un prodotto il cui messaggio principale risulta controverso e sconcertante.

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