Sì, chef! La Brigade | Recensione

Sì, chef! La Brigade

Sì, chef! La Brigade è un film del 2022 che è stato anche candidato ai Premi César, scritto e diretto da Louis-Julien Petit (assistente alla regia in film come Inception e Bastardi senza gloria), da sempre impegnato nella rappresentazione cinematografica di temi sociali (nel 2015, ad esempio, ha diretto Discount sullo spreco alimentare e nel 2019 Le invisibili sulla lotta di alcuni assistenti sociali per la riabilitazione di donne clochard).

Sì, chef! La Brigade: la trama

Cathy Marie (Audrey Lamy, Audrey Scapio in Le invisibili) è una sous- chef quarantenne in un noto ristorante stellato al centro dei riflettori del noto show culinario The cook. Dopo una discussione con la chef conduttrice del programma, Cathy Marie si licenzia credendo di poter presto trovare un impiego e finalmente aprire il suo ristorante di lusso. Anche grazie all’aiuto della sua amica Fatou (Fatou Kaba) che sogna di diventare famosa, Cathy sostiene un colloquio di lavoro per lavorare in un “ristorante pieno di charme” rivolto ad una “clientela esigente”. Tuttavia, il ‘ristorante’ che dovrebbe riscattare la chef è in un centro di accoglienza diretto da Lorenzo Cardi (François Cluzet, Philippe in Quasi amici, 2011) per migranti minorenni non accompagnati in attesa di permesso di soggiorno e a rischio di essere espulsi dal paese se non intraprendono un percorso di formazione professionale entro i 18 anni.

Inizialmente riluttante ad accettare e non entusiasta di questo lavoro alla mensa, né invogliata da una propensione solidaristica bensì solo da una momentanea prospettiva di guadagno, Cathy Marie si trova presto in difficoltà. Dopo aver servito un pasto delizioso ma gourmet alle 14 a pochissimi e affamati ospiti senza utensili adatti e aiuto nella pulizia, Cathy decide di accettare l’offerta di Cardi e di coinvolgere i ragazzi insieme a Sabine (Chantal Neuwirth), una simpaticissima insegnante di lingua del centro, fan sfegata dello show culinario The cook.

I ragazzi, apparentemente interessati solo al calcio, sembrano invece molto motivati ad imparare a cucinare e Cathy trasforma alcuni di questi nei componenti di una sua brigata, la sua Brigade. Con la risposta “Sì, chef” ad ogni richiesta di Cathy, i ragazzi imparano che in una brigata, come in una squadra di calcio, ognuno ha un compito, che a raggiungere ogni risultato si contribuisce insieme e che, sfruttando il talento di ognuno, è possibile vincere e ottenere successo, prima di tutto essendo orgogliosi di sé stessi.

Il percorso può essere arduo («chef, cosa significa arduo?», «arduo significa difficile, lungo») e non sempre si possono coronare i sogni di ognuno: Djibril (Mamadou Koita), pur essendo “l’unico che ha fatto goal”, non è preso in nessun club e alla maggiore età viene rimpatriato; e lo stesso destino tocca ad Alpha (Alpha Barry) che nei tre mesi che precedono il suo 18° compleanno non trova alcun impiego.

Cathy Marie conosce bene quanto possa essere complesso integrarsi e veder riconosciuto il proprio valore, soprattutto con un passato ingombrante e se si è vittima di pregiudizi («nella mia cucina non c’è spazio per differenze di sesso, religione, nazionalità»): cresciuta in un orfanotrofio in cui le hanno assegnato il primo nome e formata in cucina da Marie da cui ha tratto il secondo nome, Cathy ha lavorato a lungo per diventare sous- chef. La sua «madeleine di Proust», un organo di verdure con polvere di ibisco, diventa il simbolo di ricordi e tradizioni: ogni ragazzo, invitato a preparare la propria ‘madeleine’, racconta di viaggi, di speranze, di spezie e paesi lontani.

Il film Sì, chef! La Brigade – ispirato ad un’idea della sceneggiatrice e documentarista Sophie Bensadoun- è tuttavia lontano dal buonismo che si potrebbe immaginare, anzi invita a riflettere in modo profondo sulle politiche spesso ingiuste della migrazione e dell’accoglienza (toccante la scena in cui i ragazzi devono sottoporsi ad un test osseo per dimostrare di essere minorenni) ma anche sui legami che possono aprire varchi, scandendo importanti cambiamenti ed evoluzioni inaspettate. La protagonista, personaggio ispirato ad una chef reale di centri di accoglienza per migranti,  comprende quindi che la vera realizzazione personale passa anche dall’aprirsi all’altro, dal confronto e dalla condivisione delle piccole grandi scoperte. Cathy Marie, gradualmente divenuta una guida e un’ispirazione per i ragazzi (40 attori tutti scelti in casting di associazioni parigine), pur di accendere un riflettore sul problema, accetta perfino di partecipare al tanto disprezzato reality show culinario The cook per poi offrire al pubblico televisivo uno spettacolo davvero insolito in cui è evidente il numero 07 49 79 49 61 di un’associazione attiva in Francia che fa da tramite per formatori e datori di lavoro per migranti minorenni non accompagnati.

Il film Sì, chef! La Brigade, premiato al Festival Alpe d’Huez nel 2022, non è incentrato solo su importanti temi sociali, ma anche sulla necessità di mettere continuamente in discussione sé stessi al fine di migliorarsi, e di rivedere il proprio sguardo sulla società e sugli altri, anche se questo significa scavare sottoterra. D’altronde, è solo sporcandosi le mani di terriccio che si trovano gustosi cavolfiori, proprio come capita ai sorpresi ragazzi della brigata di Cathy Marie.

Eleonora Vitale

Fonte immagine in evidenza: Mymovies

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A proposito di Eleonora Vitale

Nata a Napoli il 29 luglio 1988, conduce studi classici fino alla laurea in Filologia, Letterature e Civiltà del Mondo Antico. Da sempre impegnata nella formazione di bambini e ragazzi, adora la carta riciclata e le foto vintage, ama viaggiare, scrivere racconti, preparare dolci, dipingere e leggere, soprattutto testi della letteratura classica e mediorientale.

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