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Eroica Fenice

Culturalmente

Il favoloso mondo di Lim Zhi Wei, in arte Love Limzy

Lim Zhi Wei, in arte Love Limzy, è l’artista floreale più famosa al mondo. Scopriamo insieme il suo mondo. «Qualunque fiore tu sia, quando verrà il tuo tempo sboccerai, prima di allora una lunga e fredda notte potrà passare, anche dei sogni della notte trarrai forza e nutrimento, perciò sii paziente verso quanto ti accade e curati e amati, senza paragonarti a voler esser un altro fiore, poiché non esiste un fiore migliore di quello che si apre alla pienezza di ciò che è. E quando ti avverrà potrai scoprire che andavi sognando Di essere un fiore che aveva da fiorire». (Daisaku Ikeda) Siamo quasi certamente sicuri che molti dei nostri lettori avranno visto, almeno una volta sul web, una delle splendide creazioni dell’artista floreale di origini malesi, Lim Zhi Wei, in arte Love Limzy. Infatti è impossibile non aver ammirato o condiviso sui social le sue flowergirls (collezione in ingrandimento dal 2014), leggiadre figure femminili con gli abiti o le fattezze realizzate con autentici petali di fiori e foglie dalle molteplici forme. Non confondetela, però, con un’altra artista malese, Grace Ciao, illustratrice di moda conosciuta per i suoi disegni unici e sofisticati disegnati a mano, molti dei quali richiestissimi da brand di moda come Chanel, Dior, Fendi e Elie Saab. La flower artist Ciao, infatti, aggiunge agli abiti delle sue mannequin, delicatezza e fluidità con petali di fiori e altri materiali naturali, divenendo a tutti gli effetti una stilista floreale. Lim Zhi Wei, invece, nata a Kota Kinabalu, capitale di Sabah, uno stato della Malesia, e trasferitasi a Singapore per studiare arte a soli 16 anni, ha conseguito il diploma al Nanyang Academy of Fine Art Singapore (NAFA) nel 2011, con una specializzazione nella pittura occidentale. Divenuta insegnante di arte e flower designer, Lim Zhi Wei crea piccoli capolavori con acquerelli delicati, accostando la morbidezza dei petali di rose, orchidee, ortensie, garofani, narcisi e campanule alla delicatezza di corpi femminili appena accennati e realizzati con sottili pennelli, secondo un’arte tipicamente orientale. L’idea di vestire, letteralmente, immaginarie e sottili figure è nata non solo da un esperimento effettuato dall’artista con la flower press per realizzare un segnalibro di rose essiccate in occasione del compleanno della nonna, ma anche dalla sua professionalità. Love Limzy, come è nata la sua passione «Ho premuto un po’ di petali di rosa e ho creato un segnalibro per la nonna (…). Dopo il lavoro come insegnante d’arte, non avevo mai molta energia per dipingere su grandi tele, neanche la luce era quella giusta; così ho iniziato a ritrarre piccoli soggetti con le cose che si trovavano dentro la mia stanza». Ed è proprio da questa intuizione che Love Limzy ha cominciato ad arricchire i propri schizzi con altri materiali vegetali: non limitandosi, infatti, solo alla mescolanza di più tecniche, ha composto anche opere interamente di legumi, cereali, semi, spezie e perfino verdure. E così un po’ di cacao o di pepe se modellati con le dita mostrano i contorni di un aeroplano, una rosa rossa costituisce il corpo di […]

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Cinema & Serie tv

The Clock: la meravigliosa opera di Christian Marclay a Londra

Dal 14 settembre 2018 al 20 gennaio 2019 sarà possibile assistere alla video-installazione The Clock di Christian Marclay all’interno della Tate Gallery di Londra Era dal 2012 che la Tate Gallery di Londra aveva nei suoi archivi una delle sei versioni di The Clock di Christian Marclay, ma è solo dal 14 settembre 2018 che i visitatori possono ammirarla nella capitale inglese e gratuitamente. Fino al 20 gennaio 2019, infatti, la video-istallazione dell’artista statunitense, premiato come miglior artista alla Biennale Arte di Venezia con il premio Leone d’Oro nel 2011, sarà visibile presso la prestigiosa galleria, dopo aver affascinato il pubblico mondiale di Mosca, New York e Parigi. Ma i visitatori dovranno mettersi comodi e magari portare con sé un cuscino. Sia chiaro: non per schiacciare un pisolino durante la proiezione di oltre 12.000 piani-sequenza di filmati incentrati sul tema del tempo e del suo inesorabile trascorrere. Bensì per la notevole durata del video di ben 24 ore. Ideato nel 2005 quando l’artista ha dichiarato di aver avuto l’idea (che conservò per sé per circa 2 anni quando ricevette finanziamenti di 100mila dollari dalla White Cube Gallery di Londra e dalla Paula Cooper Gallery di New York), e realizzato grazie alla collaborazione di sei tecnici in tre anni di lavoro, il video prodotto da Marclay, ricercatore di sound e remix, è un vero e proprio orologio multimediale. Quando, infatti, lo spettatore vede comparire sullo schermo un orario in orologi di vecchia data, in campanili, sulle sveglie o segnato dallo scoccare di una lancetta, ebbene questo orario corrisponde allo stesso segnato sull’orologio dello spettatore stesso. Christian Marclay è visibile anche in speciali proiezioni «A volte la sera vengo qui anche se non devo regolare gli orologi, solo per guardare la città. Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu». (Da “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret” di Brian Selznick) Acquistato anche dal Centre Pompidou di Parigi e all’Israel Museum di Gerusalemme, l’opera d’arte contemporanea è visionabile non solo durante gli orari della Tate Gallery, ma anche in speciali proiezioni notturne della durata di 24 ore previste per il 6 ottobre, il 3 novembre e il 1 dicembre. Il fascino di questa video- istallazione risiede proprio nella durata e nella straordinaria passeggiata nel tempo (letteralmente) nella storia della cinematografia internazionale. Tratti da un numero imprecisato di film, di spot pubblicitari e immagini televisive, gli spezzoni, contenenti numerosi riferimenti orari o in cui sono visibili orologi che indicano ore precise, in centinaia di inquadrature e sequenze, contribuiscono a creare un racconto che dura un’intera giornata e, nonostante la provenienza diversa per genere (si va dai western ai thriller e alle saghe di fantascienza), epoca, stile, regia, recitazione, ambientazione e luci plasmano un prodotto unitario e certamente accattivante. Non solo per […]

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Culturalmente

Mostre d’arte in corso, 10 da non perdere assolutamente!

Da Marc Chagall a Pablo Picasso, da Escher alla celebrazione del mito di Ercole, da Tintoretto  a Pollock: nell’autunno- inverno 2018-2019, c’è davvero l’imbarazzo della scelta per gli amanti dell’arte non solo moderna e contemporanea. Ecco, dunque, una selezione delle 10 mostre d’arte in corso da non perdere assolutamente negli ultimi mesi di quest’anno. Mostre d’arte in corso, quali non perdere in questo piovoso autunno Tintoretto 500 Nella splendida cornice del Palazzo Ducale e presso le Gallerie dell’Accademia a Venezia, dal 7 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 i visitatori potranno ammirare una grandissima esposizione dedicata al pittore cinquecentesco di origine veneziana in occasione dei 500 anni dalla sua nascita. Organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dalla National Gallery of Art di Washington fin dal 2015 nei luoghi più prestigiosi della città veneta, la mostra si immette in un più grande evento cittadino comprendente anche le chiese veneziane (dove Save Venice Inc.ha sostenuto il restauro di ben 18 dipinti e la tomba del Maestro), che conservano capolavori di Tintoretto (Tintoretto 1519-2019) dagli anni della formazione (“il giovane Tintoretto” nelle Gallerie) alla definitiva affermazione in Europa negli anni ’40 del 1500 (nel Palazzo Tintoretto 1519-1594). Dove e quando: Palazzo Ducale- Gallerie dell’Accademia, Venezia. 7 settembre 2018-6 gennaio 2019 Info: http://mostratintoretto.it/progetto-tintoretto-500 Warhol&Friends. New York negli anni ’80 Chi non conosce l’artista americano, noto per la sua opera ispirata alla produzione industriale e alla società non solo statunitense? Chi non ricorda il noto volto di Marilyn Monroe dai colori accesi o la riproduzione in serie della latta Campbell’s Soup? A Bologna sono esposte circa 150 opere che portano alle luci della ribalta la New York degli anni ’80 raccontando Warhol, ma anche Jean-Michel Basquiat (quest’anno ricorre il trentennale della sua morte), Francesco Clemente, Keith Haring, Julian Schnabel e Jeff Koons. Dove e quando: Palazzo Albergati, Bologna. 29 settembre 2018- 24 febbraio 2019 Info:http://www.palazzoalbergati.com/warhol-friends/ Per chi volesse conoscere ancora più approfonditamente la vita e le opere straordinarie di Andy Warhol segnaliamo anche un’altra esposizione di oltre 170 opere dell’artista, dal 3 ottobre nel Complesso del Vittoriano a Roma. Realizzata in occasione del 90esimo anniversario della sua nascita, parte dalle origini artistiche della Pop Art, dal 1962 quando Warhol inizia a creare serie usando la serigrafia. Qui al Vittoriano, dal 10 ottobre 2018 trovate anche “Pollock e la Scuola di New York” nell’Ala Brasini che accoglie opere della collezione del Whitney Museum di New York, anche di Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e degli altri ‘irascibili’. Picasso e il mito Protagonista assoluto delle mostre d’arte in corso è sicuramente lo spagnolo Pablo Picasso tanto che sia  nel Palazzo Reale di Milano, dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019, sia a Genova sono allestite due interessantissime e ricchissime esposizioni dedicate all’artista. A Milano, è celebrato lo studio delle forme (comparate a quelle rispondenti ai canoni classici), della bestialità e della scomposizione delle figure in un percorso museale che segue la rappresentazione compulsiva di esseri mostruosi, che affonda le proprie radici nella mitologia e […]

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Libri

Aimee Bender e L’inconfondibile tristezza della torta al limone

L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender, edito per la prima volta nel 2012 e ristampato nel 2018 dalla casa editrice minimum fax, è uno di quei romanzi che, una volta terminato, lascia al lettore l’impressione di aver appena salutato un amico che non si sa quando si rivedrà. O meglio, un’amica, Rose Edelstein, narratrice della sua infanzia e adolescenza. La tristezza della torta al limone di Aimee Bender Rose è una timidissima e golosa bambina di nove anni, molto legata alla mamma con la quale siede in cucina mentre svolge esercizi di calligrafia, assistendo alle sue “sedute di allenamento” in grembiule a fantasia ciliegie. Proprio dopo un pomeriggio trascorso a fare i compiti  in cucina, mentre la mamma preparava la sua torta di compleanno al limone e glassata al cioccolato, a Rose viene la curiosità di assaggiare, in assenza dalla mamma, il dolce perché- si sa- “i dolci sono al massimo appena usciti dal forno”. Dopo aver staccato un pezzetto spugnoso di torta e averlo intinto nella glassa al cioccolato, la bambina prova uno strano senso di “vuoto”. Nella sua bocca e poi nella sua gola comincia a crearsi un groppo, un’inevitabile e inconfondibile tristezza. A cena il pollo con i fagiolini e il riso hanno lo stesso sapore di delusione e di solitudine. «Quindi ogni cibo ha un sentimento riassunse George quando provai a spiegargli del rancore acido nella gelatina d’uva. Mi sa di sì, dissi. Un sacco di sentimenti, precisai». Il “dono” di Rose, come lo definisce l’amico del fratello Joseph  unico e prediletto confidente, si trasforma ben presto in una maledizione, diventando sempre più perfetto, immancabilmente perfetto, per cui «il sensore non sembrava essere limitato al cibo preparato da mia madre, e c’era talmente tanto da analizzare, un torrente di informazioni». Assaggiando sandwich, bibite gassate, patatine, toast con il burro, latte e cacao durante un ‘test’ proposto dall’amico George, per Rose è «tutto sospeso sullo sfondo, e in primo piano le condizioni di chi aveva preparato il cibo». E così la panna sa di inconsistenza, il latte è stanco, il pasticcio di tonno vuoto, i biscotti con le gocce di cioccolato arrabbiati, le minestre della mensa scolastica sono annoiati e frustrati… Dopo una fetta di crostata alle pesche e mirtilli della madre, Rose è disperata: presa da un attacco di panico, vorrebbe staccare la lingua e non sentire più nulla… Costretta suo malgrado a convivere con questa sua misteriosa dote, la ragazzina, sola e incompresa dalla sua famiglia dovrà tenere per sé questa sua capacità: prediligendo i prodotti confezionati dei distributori automatici (di cui riesce pian piano a distinguere perfino provenienza e contesto di produzione), nelle sue preghiere ringrazia «per il cibo che è finito» e impara che dietro alla vita perfetta delle persone che la circondano, si nascondono segreti, paure, gelosie (come quelle dell’amica Eliza), sensi di colpa (come quelli che prevalgono poi nelle cene della mamma che tradisce il marito) e frustrazioni, ma soprattutto che ognuno di noi, in fondo, conserva nel […]

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Cucina & Salute

Potassio: quali alimenti ne sono ricchi e perché fa così bene

Potassio: in che modo aiuta l’organismo a star bene e a reintegrare i liquidi persi a causa del caldo torrido In estate ci si sente spossati e privi di energie fin dal mattino e spesso integratori alimentari e un frequente e abbondante uso di acqua non bastano a ricaricare l’organismo – soprattutto se si soffre di pressione. Già a colazione si consiglia di fare il pieno di potassio, un minerale fondamentale, da assumersi quotidianamente (anche se già presente nell’organismo in quantità elevate: circa 180 grammi negli adulti) e in quantità sufficienti (se ne raccomanda, per gli individui adulti sani, un livello di assunzione pari a 3,9 g al giorno) anche in stagioni diverse da quelle estive, in quanto il nostro organismo non è in grado di sintetizzarlo. Oligoelemento essenziale, il potassio è implicato in diversi processi fisiologici  quali lo scambio idro-salino a livello cellulare (previene dunque la ritenzione idrica causata dallo squilibrio tra la quantità di potassio nelle cellule e quella del sodio fuori dalle cellule, presente in quantità maggiori e che porta l’organismo a trattenere più acqua per una normale diluizione) e la regolazione della pressione arteriosa. Infatti, secondo un recente studio il potassio è fondamentale per il benessere cardiaco: consumare cibi ricchi di potassio preverrebbe e ridurrebbe la pressione sanguigna nelle persone che soffrono di ipertensione che, oltre a praticare regolare attività fisica e a seguire una dieta priva di alcol e sale, assumendo maggiori quantità di questo minerale vedrebbero un sostanziale miglioramento della propria salute cardiaca. Già appena svegli, debilitati dal caldo delle ore notturne e da un sonno spesso disturbato, assumere alimenti che contengono potassio può costituire un’importante soluzione per affrontare le torride giornate estive, sentendosi rinvigoriti. Infatti il potassio partecipa alla contrazione muscolare (inclusa, come già anticipato, quella del muscolo cardiaco), regolarizzando il cambio intestinale e riducendo e la possibile perdita di tessuto osseo che si verifica durante l’invecchiamento e anche il rischio di calcoli renali. Tuttavia, assumerne in quantità eccessiva – così come la mancanza di potassio – può comportare alcuni rischi proprio per i reni: infatti, in caso di malfunzionamento renale e assumendo alcuni farmaci è possibile andare incontro a ipercalemia, cioè ad un eccesso di potassio nel sangue, che comporta debolezza, rallentamento del battito cardiaco e pericolose aritmie. La regolare e quotidiana dieta fornisce, comunque, adeguate quantità di potassio in quanto tutti gli alimenti (tranne i grassi dei condimenti, lo zucchero e gli alcolici) contengono questo oligoelemento, in particolare gli alimenti di origine vegetale (frutta, verdura, legumi, erbe aromatiche e spezie) e le carni fresche o il pesce (come salmone e merluzzo): pertanto è improbabile presentare carenze di potassio nel sangue. Idee di colazione estiva con cibi ricchi di potassio Iniziare, però, fin dalla prima colazione ad assumere cibi ricchi di potassio è auspicabile soprattutto per affrontare energeticamente la giornata al solleone o in città. Ecco dunque alcune proposte estive di colazione per ricaricare l’organismo: 1 – Colazione “tradizionale”: macedonia di uva ben matura, kiwi e banana (350 mg di potassio ogni 100 gr), succo di […]

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Culturalmente

Mama Chat: “Per ogni donna che chatta c’è sempre una persona che ascolta”

A tutte le donne e ragazze è sicuramente capitato di avere bisogno di sfogarsi con un’amica o con un familiare, per cercare di trovare forza nel confronto e nella condivisione dei propri malesseri e dubbi. La vita frenetica di tutti – ma soprattutto delle donne, che cercano di orientarsi nella quotidianità dai ritmi serrati di lavoro e famiglia – però spesso costringe la maggior parte delle persone a preferire il ripiegamento su sé stesse, piuttosto che provare a trovare conforto in una semplice telefonata o in una passeggiata in compagnia. Un po’ per timore di risultare invadenti e insistenti nel “costringere” il proprio interlocutore ad ascoltare, un po’ nella consapevolezza (fondata o meno) che poco potrebbe fare per aiutarci. È proprio dall’esperienza “maturata in realtà dove i canali di comunicazione sono spesso limitati” che nasce il servizio digitale Mama Chat. Nata nel 2016, da un’idea della giovane psicologa Margherita Fioruzzi (che ha anche un master a Dublino in “disuguaglianze sociali”) e di Marco Menconi, ex ingegnere in Google Dublino e consulente esperto digitale, cerca di rispondere alle esigenze di tutte quelle donne con gravi problemi psicologici e sociali che preferiscono chiedere aiuto protette dall’anonimato, senza rinunciare alla professionalità e all’esperienza, e sfruttando uno strumento più moderno e alla portata di tutte come una chat gratuita. Infatti, se sono sempre meno le donne che conoscono i propri diritti e chiedono consiglio presso figure esperte nel privato, sono tantissime quelle che ricercano in rete la risposta ai propri problemi, da quelli di natura legale a quelli di salute, da quelli di madri a quelli di donne. Tuttavia, spesso in internet trovare consulenze professionali è difficile, soprattutto gratuitamente, e affidarsi ai post su blog o forum diventa per molte la soluzione più immediata e semplice. Con un grave rischio: quello di non trovare una soluzione, o peggio, di perseverare nello stare male. Mama Chat: da donna a donna, da donna ad esperta Mama Chat è uno spazio digitale protetto e gratuito, pensato quindi per tutte le donne, che offre loro un supporto psico – sociale, garantendo alle utenti non solo l’anonimato e la privacy, ma anche la possibilità di confronto con figure professionali di grande esperienza e umanità. Infatti dietro Mama Chat c’è un’associazione composta per ora da 14 persone di cui 10 volontarie ed esperte di psicologia e psicoterapia femminile, di diritto familiare, e educatrici e operatrici sociali, pronta ad aiutare ogni utente. Usare questa chat è facilissimo: basta collegarsi al sito (dove sono forniti orari giornalieri) e creare un contatto cui risponde, dall’altra parte, un consulente che offre il proprio servizio gratuitamente, proprio come su chat più note come WhatsApp o Messenger (ma se non c’è nessun esperta online basta scrivere un’email). Chatta che… ti aiutiamo! «Siamo online, ma è come se fossimo un’help-line, una sorta di telefono rosa. Abbiamo uno staff di psicologhe che non fanno terapia, ma informano sui servizi cui rivolgersi. La prima fase di ascolto serve per individuare quale sia il problema della donna che ci ha contattato e che invitiamo a rivolgersi […]

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Culturalmente

Tatsuo Horiuchi e l’arte di dipingere senza pennelli

Nel film “Mona Lisa smile” (2003) alcune studentesse di Wellesley, un severo college femminile del New England degli anni ’50, guidate dalla prof.ssa Katherine Watson (Julia Roberts), riproducono il noto quadro “I Girasoli” di Van Gogh grazie ad una preziosa scatola-guida seguendo semplicemente dei numeri. Le loro personali interpretazioni del pittore olandese divengono con poco sforzo, ma con una buona dose di creatività, il prodotto finale di un’ “arte”  che non solo “le persone giuste” possono giudicare tale. “Cos’è l’arte? Cosa la rende buona o non buona e chi lo decide?(…)L’arte non è arte finché qualcuno non dice che lo è! È arte!”: durante una lezione, il ping pong fra allieve e docente cerca risposte nell’osservazione di dipinti ‘grotteschi’ e perfino di fotografie. L’arte 2.0 di Tatsuo Horiuchi L’arte di Tatsuo Horiuchi sembra riaccendere il dibattito della fittizia aula nella clip del film: può definirsi ‘arte’ una serie di “dipinti” realizzati grazie al programma Excel? È buona o cattiva arte e chi lo decide? Tatsuo Horiuchi è un dolce vecchietto giapponese di 77 anni, ma il web lo ha già ribattezzato “il Michelangelo di Excel”. Originario di Nagano, nel 2000 Tatsuo va in pensione: dopo qualche settimana decide di iniziare a impiegare il proprio tempo libero dipingendo: “sono pazzo, ma penso che se non hai talento per il disegno, puoi dipingere grazie ad Excel”. Dati i costi di pennelli, colori, tele e corsi di avviamento al disegno (“Non hai bisogno di spendere soldi in tele o colori e di preparare l’acqua e così via”), questo talentuoso signore giapponese, appassionato di pittura, comincia ad usare il programma Excel, già istallato sul suo PC personale, per dipingere.  “All’inizio mi sono chiesto: come posso dipingere con il mio PC? I software grafici sono costosi, ma Excel è preinstallato nella maggior parte dei computer” ha spiegato il pensionato, “ha più funzioni ed è più facile da usare rispetto a [Microsoft] Paint. Uso semplice strumenti di disegno vettoriale sviluppati principalmente per grafici e forme semplici”. Il programma, considerato dai più un complesso e utile strumento per la realizzazione di sole tabelle di calcolo, diviene ben presto per Tatsuo, che non aveva mai usato prima questo software (“A lavoro non ho mai usato Excel, ma ho visto altre persone realizzare delle bellissime tabelle. Quindi mi sono detto, forse ci posso fare dei disegni?” ha dichiarato in un’intervista), né aveva mai dipinto (nonostante il suo amore innato per l’arte del proprio paese natale) una preziosa guida nella riproduzione di splendide immagini. Autoshape e Smart art: così nasce l’arte di Horiuchi Creando, infatti, dei grafici può poi colorarli come vuole e combinandone con altri, ne crea di originali, ispirandosi allo stile classico tipicamente giapponese. I suoi principali soggetti sono paesaggi rurali (ma anche lacustri e marini), sciatori, geishe,fiori, alberi di ciliegio, montagne innevate, pesci coloratissimi, eleganti cigni bianchi su sfondi monocolori, vulcani in eruzione, tramonti e fitte foreste di un verde intenso. Horiuchi, sfruttando le diverse funzionalità in dotazione nel programma Excel come Smart Art e AutoShape, la funzionalità del foglio […]

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Culturalmente

Le Royelles: le bambole super-eroine e diverse

Circa un anno fa alcune mamme inglesi avevano lanciato l’hashtag #toyslikeme sui social network dando vita ad una campagna virale di solidarietà e umanità avente lo scopo di creare giocattoli e bambole che avessero menomazioni e evidenti difetti fisici simili a quelli dei loro bambini. Giocattoli, quindi, in cui i bambini potessero ritrovare sé stessi, con tutte le loro imperfezioni: i genitori di bambini con disabilità erano poi stati invitati a postare idee per giochi e giocattoli con difficoltà fisiche. Le foto postate erano state tante e commoventi tanto che le ideatrici del progetto avevano chiesto alle aziende produttrici di giocattoli di realizzare questi progetti artigianali e originali di molti volontari e genitori o almeno di ispirarvisi per immettere sul mercato prodotti più vicini alle esigenze di tanti bambini “diversi” ma non per questo meno importanti. Le Royelles: un progetto di Mùkami Kinoti Kimotho Il progetto delle bambole Royelles sembra voler percorrere una strada affine a quella non solo di Toy like me, ma anche quella di Mighty Dolls dell’artista canadese Wendy Tsao (che aveva dato alle note bambole Bratz il volto di donne famose per la loro cultura, professionalità e importanza nel mondo scientifico e letterario) e di Tree Change Dolls di Sonia Sigh (che aveva struccato le stesse bambole ridisegnando volti e realizzando vestitini così da renderle più simili alle bambine che vi giocavano). Ideate dalla fashion designer e imprenditrice sociale Mùkami Kinoti Kimotho (nonché mamma della piccola Zara), le Royelles sono 13 bambole interamente realizzate a mano (dai disegni ai modelli stampati in 3D) dalle fisicità e vestiario diversi, ispirate a donne vere come nonne o atlete. Secondo la Kimotho le mamme americane spendono ogni anno circa 5 miliardi di dollari in bambole, mentre le mamme afroamericane spendono circa 300 milioni di dollari e più per le stesse bambole che però, secondo alcune statistiche, hanno un impatto negativo sulla loro immagine. «Mia figlia  Zara a soli 4 anni mi disse di non sentirsi bella come i suoi amici». Proprio notando (dopo 2 anni di lavoro e tante ricerche e incontri con tantissime mamme) che si trattava di un problema esistente non solo nella comunità di colore, Mùkami ha pensato di realizzare questi “avatar” come lei stessa ama definire le Royelles, bambole diverse dagli standard in commercio, modelli che riflettessero le diversità di colore, cultura, fisico e abilità. Avatar perché  ognuna ha una propria personalità, storia e missione. Come Teti, mamma single di 3 bambini e scrittrice di successo,  che non rinuncia alla sua famiglia ma che persevera nel mettere il suo talento al servizio della comunità, un omaggio alla mamma dell’artista. O Tanni, ballerina classica con due protesi alle gambe: i suoi limiti fisici non le impediscono di portare avanti i suoi sogni. O come Mara donna guerriera che affronta la vita con fierezza e coraggio, cui sarà ispirata la prima libea di bambole progettata dalla Kimotho. #MillionRoyellesMillionGirls: una delle Royelles per tutte le bambine Dalla vendita di queste bambole (lo del costo di 99 dollari), l’imprenditrice, […]

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Cucina & Salute

L’originale insalata greca con Salsa tzatziki: ricetta, ingredienti e curiosità

Insalata greca con salsa greca, le nostre ricette «Fa’ che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo». Così scriveva Ippocrate, padre della medicina, vissuto tra il V e il IV secolo a. C. Chissà se, quando pensava al “cibo come medicina”, avrebbe mai immaginato che, proprio nella sua terra d’origine sarebbe stata creata la meravigliosa χωριάτικη σαλάτα, ovvero l’insalata greca (detta anche “estiva“, perché consumata nella bella stagione). La ricetta originale della greek salad, facilissima da preparare e molto gustosa, prevede ingredienti tipicamente mediterranei quali pomodori, cetrioli, cipolla, olive, senza dimenticare l’olio d’oliva e l’immancabile formaggio greco, la Feta. Le lisce olive, nello specifico della varietà Kalamata, prodotta nell’omonima città peloponnesiaca, di solito conservate nell’aceto di vino o in olio d’oliva, sono di colore viola e di consistenza carnosa. Insieme alla cipolla (che si rende meno piccante grazie alla strizzatura con il sale e al bagno in aceto) conferiscono un gusto acre all’insalata, mentre i pomodori, ricchi di antiossidanti, e i cetrioli, ricchi di sali minerali e di vitamina C, rendono l’insalata un ottimo piatto estivo, rigenerante e dai forti effetti depurativi, ideale anche nelle diete prive di tossine. Ma a farla “da padrona” in questo piatto è sicuramente la bianca Feta, prodotto DOP, ottenuta con latte di pecora e caglio: dalla consistenza pastosa (è a pasta semidura), è un formaggio molto saporito a causa della sua lavorazione che prevede una permanenza nella salamoia per un periodo che varia dai due ai tre mesi. Nelle isole, oltre alle erbe aromatiche quali l’origano, spesso vengono aggiunte anche le foglie della pianta di cappero e, a volte, anche i capperi sottaceto, mentre nella Grecia continentale settentrionale, si aggiungono anche i peperoni tagliati crudi oltre ai pomodori. Tuttavia sono molteplici le varianti dell’insalata khoriatiki e molto spesso, invece del solito condimento costituito dall’olio d’oliva, sale e origano, si preferisce usare la salsa greca tzatziki, usata anche come accompagnamento di antipasto in Turchia e in Albania. Questa salsa a base di yogurt di pecora, bianca, si presenta schizzata di verde per la presenza di cetrioli spezzettati o aggiunti dopo averli frullati, ed ha un gusto molto aromatizzato a causa dell’abbondante aglio aggiunto. Anche questa salsa presenta numerose varianti e, a sostituzione dell’aglio o del cetriolo, in alcune regioni della Grecia continentale si preferisce usare erbe aromatiche quali la menta, l’erba cipollina, il coriandolo, l’aneto o altre spezie, magari aggiunte insieme ad un abbondante cucchiaio di aceto. L’insalata khoriatiki si serve dopo aver apparecchiato la tavola per stimolare l’appetito dei commensali nell’attesa dell’arrivo dei piatti principali, in un’unica insalatiera dalla quale tutti gli invitati attingono in una vera e propria celebrazione della condivisione del cibo ordinato e del tempo da trascorrere, fra un trancio di pita con il quale si accompagna il boccone di pomodori e Feta alla bocca e uno sguardo al mare e al cielo greci dello stesso colore azzurro intenso. Dopo aver letto la descrizione dettagliata di uno dei piatti cardine della cucina greca, mediterranea e internazionale, è […]

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Cucina & Salute

Barefooting: camminare a piedi nudi (non solo nel parco!)

«Paul, sei addormentato? Solo le mani e i piedi». I cinefili più nostalgici sicuramente ricorderanno questa battuta tratta dal film A piedi nudi nel parco scambiata tra la solare sposina Corie e lo scontroso neo-marito Paul che, dopo essere stato cacciato di casa dalla moglie, cammina a piedi nudi nel parco, abbandonandosi per la prima volta alla spontaneità e semplicità della vita, e ritrovando il senso di radicamento al suolo e contatto con la natura. Di recente sembra che la libertà, inaspettatamente scoperta dal giovane Robert Redford, protagonista del film, sia divenuta uno dei motivi principali della diffusione del nuovissimo barefooting, ovvero il “camminare a piedi nudi”. Questa tendenza, sicuramente recente e molto praticata in America, rientra in un’attività che – non tutti sanno – apporta molteplici benefici all’organismo. Primi tra tutti il senso di benessere e di serenità, che nasce dal senso di libertà del camminare senza scarpe, calze, sandali, calzini, tacchi alti. Inoltre la scarpa impedisce il normale e corretto movimento dei piedi, ne indebolisce la muscolatura, e il carico del corpo non si distribuisce, gravando solo sull’avanpiede. I benefici del barefooting (a piedi nudi) non solo del corpo, ma anche della psicologia Al contrario, camminare scalzi, oltre ad esercitare correttamente la muscolatura del piede e favorire una distribuzione corretta dei carichi, migliora la traspirazione, dal momento che sotto la pianta dei piedi si concentra la maggior parte della ghiandole sudorifere. Infatti poggiare la pianta dei piedi a terra non solo migliorerebbe la circolazione del sangue e il senso di pesantezza alle gambe (e questo, soprattutto per le donne, anche in gravidanza, diminuirebbe il rischio di vene varicose e di trombosi), ma favorirebbe anche il ruolo degli elettroni che riducono l’effetto dei radicali liberi sui tessuti sani.  Riattivando la circolazione, si contribuisce a migliorare i dolori cronici e, in alcuni casi, anche i disturbi del sonno. Camminare correttamente aiuta a correggere anche la postura (soprattutto per gli adolescenti che tendono all’atteggiamento scoliotico e cifotico), prevenire dolori alla schiena e i tanti e fastidiosi problemi dei piedi, come calli o bollicine. Ma questa pratica è sconsigliata nel caso si soffre di particolari patologie del piede come la fascite plantare, la tallonite o la spina calcaneare. Non è solo l’organismo a beneficiare del barefooting: camminare a piedi scalzi, magari immersi nella natura, favorisce non solo l’aumento dell’autostima, ma accresce anche la concentrazione e la memoria, soprattutto se si unisce la presenza di aria pura e del verde che aiuta nel rilassamento e nella generazione di pensieri positivi (ritrovando anche il contatto con la natura-earthing). Questa pratica oggi è in voga anche nelle grandi metropoli e perfino nei locali pubblici o per le strade molti neofiti del barefooting si lanciano nella “falcata delle Valchirie”, dimenticandosi dei possibili e, spesso, frequenti inconvenienti di questo “hobby“: ad esempio, la scarsa igiene derivante dalla sporcizia di strade e pavimenti e quindi la possibilità di incorrere in funghi e verruche o la presenza di pezzi di vetro. Ecco perché, è sempre preferibile seguire percorsi guidati (non […]

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Cucina & Salute

Torta Foresta Nera: ricetta originale, ingredienti e curiosità

Torta Foresta Nera: la regina del bosco Osservate questa immagine. Una foresta nera, scura, fitta di alberi che creano giochi di ombre. Una piccola casetta di legno in lontananza col caminetto acceso. Immaginate un cestino di piccoli e perfetti frutti rossi sul davanzale e l’acqua sul fuoco che ribolle. Piccole fatine preparano una torta a base di cioccolato e ciliegie per la merenda nel caldo ambiente casalingo fra odore di frutti di bosco e aromi invernali. Guanti caldi di lana e un vento freddo che bussa sui vetri vecchi coi fondi di bottiglia del salotto. La torta Foresta Nera, all’anagrafe Schwarzwälder Kirschtorte (ovvero torta alle ciliegie della Foresta Nera), è un dolce a base di panna montata, cioccolato e ciliegie (il cappello del costume tradizionale, il bollenhut, ha caratteristici pompon che assomigliano molto alle ciliegie),  originario del noto polmone verde nel cuore della Germania. Proprio qui, da questo luogo incantato, immerso nella montuosa area situata nel Land tedesco del Baden-Württemberg, sarebbe nato questo dolce. Il peso della torta, preparata secondo la ricetta originale, equivarrebbe, a detta degli abitanti del luogo, al peso del cappello del costume tedesco, il bianco delle maniche della camicetta ricorderebbe la panna che a ciuffetti ricopre la torta, mentre i riccioli di cioccolato, il colore brunito degli alberi della Foresta Nera. Secondo un’antica tradizione il dolce Foresta Nera sarebbe stato creato nel 1915 da Josef Keller, titolare del café Agner di Bad Godesberg. Anche se la prima ricetta della torta compare in un testo di cucina risalente agli anni 1930, e a partire dagli anni ’30 e dai ruggenti anni ’40, avrebbe fatto la sua comparsa nelle pasticcerie e sale da the non solo tedesche ma europee. Oggi, come allora, si può assaggiare nelle pasticcerie svizzere, tedesche, austriache e dell’Italia settentrionale. Formata da più strati di pan di Spagna al cacao, bagnati con Kirschwasser (in altre tradizioni il liquore usato per la bagna è il Brandy o il rum come in Austria) e farciti con panna montata e ciliegie (nella variante più moderna sono usate le amarene), la torta Foresta Nera è decorata sulla circonferenza da altra panna e scaglie di cioccolato e sulla superficie presenta una corona di ciliegie su un letto di panna e cioccolato fondente. Nota anche per i suoi ciliegi, da cui si ricava un liquore alle ciliegie distillato due volte, e che in passato venivano piantati dalle coppie di sposi appena unite in matrimonio, la Foresta Nera è, infatti, anche zona di produzione del cioccolato fondente e degli orologi a cucù. Sedetevi in poltrona davanti al caminetto. Uscito l’uccellino dalla casettina ad annunciare le ore 17, si fa una pausa. A S. Valentino, accanto allo scambio dei tradizionali bigliettini di tradizione medioevale francese e inglese (le cosiddette “valentine“), o come dessert di una serata a due, prepariamo una versione nuova, veloce e golosissima della torta tedesca. Per ricreare un’atmosfera romantica, fra il dolce rosso delle ciliegie e l’amaro pungente del cioccolato. Fra gli aromi invernali e il profumo di agrifogli. Ecco a […]

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Culturalmente

Domus Aurea Experience: la casa di Nerone in 3D

«Nerone, approfittando delle macerie della sua patria, si costruì un palazzo dove non destavano meraviglia solo l’oro e le pietre preziose, che costituivano ormai un lusso consueto, ma campi, laghi, distese di boschi, spazi aperti e panorami: ne furono architetti Severo e Celere, che ebbero il talento di arrischiare con l’arte quello che la natura aveva negato, scherzando con le ricchezze dell’imperatore». (Tac., Ann. XV 42- traduzione di A. Paduano) Lo storico romano Tacito descriveva così lo sfarzo della nuova straordinaria dimora dell’imperatore Nerone (54-68 d.C.), la Domus Aurea (la “casa d’oro“), mettendone in rilievo l’innovazione consistente nella convivenza di spazi interni dettagliatamente curati (come le sale riccamente affrescate con motivi architettonici e mitologici) ed esterni (come portici, cortili e fontane). Realizzata in soli quattro anni dopo l’incendio del 64 d.C. (provocato secondo la tradizione dallo stesso Nerone che avrebbe osservato il propagarsi delle fiamme suonando la lira dal suo palazzo) su un vasto territorio compreso fra i colli Esquilino e Palatino nell’ambizioso progetto di rinnovamento urbanistico cittadino voluto dall’imperatore “artista e poeta”, la Domus Aurea fu distrutta dopo la morte di Nerone. La Domus Aurea, sfarzoso palazzo dell’imperatore Nerone, dal 4 febbraio rivive splendida negli occhi dei visitatori In parte coperta successivamente da edifici di epoca posteriore, come il palazzo di Domiziano e le terme di Traiano, la dimora dell’imperatore Nerone dal 4 febbraio è protagonista di un incredibile spettacolo ricreato su un percorso multimediale e in 3D, presentato dal Soprintendente per l’area centrale di Roma Francesco Prosperetti, dall’archeologo responsabile della Domus Aurea Alessandro D’Alessio e dall’architetto Stefano Borghini della Katatexilux, la società di Amelia (Umbria), con uno staff di 10 persone che ha firmato le installazioni multimediali. Il percorso della durata di circa 1 ora e 15 minuti e articolato in 12 tappe mira a «ritrovare la vera luce della Domus Aurea e a liberare il monumento dalla memoria collettiva di una grotta» come afferma Borghini. Esso inizia con la galleria all’ingresso del palazzo dove sulla parete romana di laterizi e alcuni frammenti di intonaco rosso e beige viene proiettata (in circa 7 minuti) la storia della Domus Aurea dal grandioso progetto del “padrone di casa” Nerone all’epoca moderna con immagini ricostruite in 3D del formato di 19m x 3,3m. I gruppi di visitatori (di massimo 25 persone) proseguono verso il Ninfeo di Ulisse e Polifemo, gli ambienti interrati in epoca traianea, la “sala della volta dorata” (ancora oggetto di restauro) dove, sedendo su postazioni computerizzate e indossando appositi visori bioculari (una sorta di “occhiali 3D”), potranno rivivere per 6 minuti nella Roma del I secolo d.C. e passeggiare nell’ambiente orientale del palazzo godendo, ammirando, spaziando con lo sguardo lungo le pareti, che si rivestono – grazie al videomapping – di stucchi, superfici purpuree, dettagli in oro, volti a botte, potendo anche “camminare” verso il soffitto della sala fino ad arrivare ad osservare da vicino dettagli decorativi posti a circa 12 m di altezza. Proseguendo nella passeggiata temporale ogni visitatore vedrà aprirsi dinanzi a sé nel grande criptoportico splendidi colonnati circondanti giardini, fontane, piscine […]

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Culturalmente

Faith Herbert, l’eroina XXL che amano tutte le ragazze

Dimenticate Catwoman, dimenticate Wonderwoman, dimenticate la Donna Invisibile e quella di fuoco. Dimenticate quelle super-eroine bellissime, magre e dal fisico perfetto.  Oggi a combattere il crimine è stata creata una nuova super donna. Si chiama Faith Herbert, di giorno è una blogger di gossip, di notte si trasforma in una paladina della giustizia che difende i cittadini di Los Angeles dai criminali e dagli attacchi alieni. Segni particolari? È una super eroina tutta curve e porta la taglia XXL. Nata dalla matita di due disegnatrici americane, Francis Portela e Marguerite Sauvage, con la sceneggiatura dell’autrice Jody Houser (che vanta anche collaborazioni con la Marvel – “Max Ride: Ultimate Flight”, “Avengers: No More Bullying”), Faith è l’eroina “della porta accanto”, quella che ciascun lettore inviterebbe in pasticceria o magari a cena. Protagonista di un fumetto che sarà pubblicato in Italia il 16 novembre (con ben 10 varianti) dalla casa editrice perugina Star Comics nota per le sue numerose collane di manga e supereroi, Faith è già amata da tutti gli appassionati di strisce a colori che in America, dopo la pubblicazione della miniserie che la vede protagonista a cura della newyorchese Valiant Comics nel luglio scorso (nell’ambito del progetto “The Future of Valiant”, teso a raccontare eroi diversi da quelli tradizionali, eroi moderni e futuristici), l’hanno premiata con cinque ristampe, un vero record di rapidità di ristampa nella storia del fumetto. Il primo numero presentato in occasione del Lucca Comics&Games (28 ottobre – 1 novembre) da “mamma” Portela e disponibile in tutte le librerie e fumetterie (oltre che su Amazon) da metà novembre, è costituito da 128 pagine a colori e contiene la storia dal titolo “Hollywood e la vigna”, nella quale il lettore scopre in che modo Faith Herbert è diventata Zephyr (anche se ai lettori è nota con il nome di Faith, sua identità segreta, e non con quello da super eroina). Faith Herbert, un’eroina “cicciottella” che non parla di diete e vola avvolta in una maxi tutona  Alta, bionda, “cicciottella”, ha gli occhi azzurri e non ama le diete. Dopo la perdita di entrambi i genitori in un incidente stradale, aveva sempre desiderato essere un super eroe e avere super poteri, esattamente come quegli eroi delle cui avventure è appassionata e protagonisti dei racconti amati dalla madre e dal padre, fino al momento in cui scopre di essere dotata di poteri telecinetici. E così inizia la sua vita da super eroina fra un post per il suo blog Zipline (dove scrive con lo pseudonimo di Summer Smith), scritto in sospensione sui fili del telefono e il salvataggio di qualche cittadino, fra la squadra di supereroi “The Renegades” di cui fa parte e la lettura dei libri di Tolkien, autore da lei tanto amato, fra i dubbi sulla sua tutona bianca e azzurra e la visione a loop della saga di Star Wars, di cui conosce ogni battuta. Ironica, positiva, solare e molto modaiola, ha un certo successo con gli uomini (Chris Chriswell, l’attore di cinecomics hollywoodiani più quotato del momento, vuole […]

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Culturalmente

Priyanka Paul: il potere delle donne

Priyanka Paul è una ragazza diciassettenne indiana di Mumbai, studentessa di mass media al St. Xavier College di Mumbai e aspirante artista e poetessa. Appassionata di temi quali il femminismo, il razzismo e i diritti LGBT, Priyanka Paul ha iniziato da giovanissima a disegnare, prendendo sul serio la possibilità di illustrare con tavole e vignette digitali solo quando era alla scuola superiore, approfondendo discipline quali la sociologia e le scienze politiche.   Ha così creato un account Instagram sul quale pubblica i suoi lavori: fra i più recenti, la serie che ha come topic il femminismo, Goddess Serie, dedicata alle dee di tutte le religioni del mondo e basata sul poema “Pantheon” di Harnidh Kaur. La poesia, che racconta di dee di culture diverse liberandole dai cliché imposti dagli uomini, ha ispirato tale raccolta di disegni ma, se le dee sono percepite tradizionalmente come esempi femminili da seguire, coronate e con altri ornamenti regali, nella serie della giovane artista diventano il principale modello di liberazione femminista. La Goddess Serie di Priyanka Paul: una spregiudicata denuncia alla società patriarcale indiana Ogni disegno è accompagnato da un’arguta didascalia esplicativa. La dea giapponese del sole, Amaterasu, ad esempio, è rappresentata con un kimono fantasia sushi, e sul seno nudo c’è scritto “free the nipple” (“liberate il capezzolo”), con una chiara allusione sonora anche al termine “nipponico” (con cui di solito si indicano gli asiatici). La dea egiziana Iside è una fashion blogger con iphone e cover rossa come la decorazione del suo copricapo, tradizionalmente interpretato (anche da Plutarco) come il disco lunare. La conterranea dea Kalì, invece, ama i piercing e i tatuaggi che mostra anche tirando fuori la lingua e le t-shirt (sulla sua, di colore arancione, c’è la rappresentazione tradizionale nella religione indiana). Altre dee si fanno selfie, hanno meta testa rasata (come quelle dell’antica Grecia), ma soprattutto sono supporters della liberazione femminista, come Eva, la prima donna della religione cristiana che, inoltre, “ama le torte di mele e il giardinaggio”. In una società, fortemente patriarcale come quella indiana in cui, come afferma Priyanka Paul “the female sexuality has always been a hushed up topic across cultures“, i lavori dell’artista, provocatori e fortemente crudi, cercano di richiamare l’attenzione su certe definizioni, pregiudizi e insulti. In una recente intervista Priyanka Paul ha denunciato la mancanza di educazione sessuale per le donne nelle scuole: in India le donne, che non sono oggetti sessuali alla stessa stregua degli uomini, devono essere tenute in casa, come ha affermato l’avvocato di un violentatore in un recente processo per stupro, che ha difeso il suo cliente dicendo che una ragazza è come un fiore da conservare in casa e, se lo si porta in strada, provoca stupri e violenze. Forse per questo motivo l’artista ha scelto come proprio nickname artwhoring, “puttaneggiare con arte”: infatti il termine “whore” viene usato per appellare tutte le donne che si vestono secondo i propri gusti o frequentano uomini in modo trasparente. E allora se quasi tutte le donne si comportano in questo modo, per gli uomini […]

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Cucina & Salute

Il gelato al fico bianco del Cilento… ed è subito estate!

Il Cilento, luogo splendido, è parte, insieme al Vallo di Diano, della Lucania occidentale: questo territorio è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità dal 1998, con i siti archeologici di Paestum e Velia. Dal 1997, inoltre, era stato inserito nella rete delle Riserve della biosfera del Mab-UNESCO (“Man and biosphere- UNESCO”) e insieme a Soria (Spagna), Koroni (Grecia) e Chefchaouen in Marocco è sede della Dieta Mediterranea, iscritto nelle liste del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dal novembre 2010 (a Pollica nel castello dei principi Capano risiede il Centro studi sulla Dieta Mediterranea, dedicato ad Angelo Vassallo, sindaco di Acciaroli ucciso nel 2010). Ed è nel cuore di questo territorio, sferzato dalla brezza proveniente dal mare e dai profumi esalati dai pini delle montagne, barriera contro le fredde correnti invernali provenienti da nord-est posta dalla catena degli Appennini che spalleggiano i piccoli paesini di pescatori, che si coltiva un prodotto DOP dal 10 marzo 2006: il fico cultivar Dottato che, una volta essiccato, diviene il fico Bianco del Cilento. La zona di produzione del “Fico Bianco del Cilento DOP” comprende ben 68 comuni dalle colline litoranee di Agropoli fino al corso del Bussento, per lo più inclusi nell’area del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (700 ad ettaro è il numero massimo di piante coltivate in un impianto). Noto già a Marco Porcio Catone e poi a Marco Terenzio Varrone in età romana, che parlavano del fico essiccato nel Cilento e nella Lucania come base alimentare della manodopera impiegata nei lavori dei campi; questo prodotto ortofrutticolo è appartenente alla specie Ficus carica domestica L. Il fico bianco del Cilento: raccolta, lavorazione e usi Più piccolo del fico comune rosso, ha una buccia di colore giallo chiaro che non cambia di colore e l’interno, dalla consistenza pastosa, è marroncino tendente al bianco. Ricco di fibre e zuccheri, viene lavorato in loco dai contadini dopo la raccolta (con buccia quando i fichi sono stramaturi, quelli da destinare all’essiccazione senza buccia a non completa maturazione- rigorosamente a mano) che inizia a fine luglio e prosegue fino a settembre: si cerca di conservare, con la classica essiccazione “a stecco” (ponendo sempre attenzione a che la buccia del fico non si danneggi), i principi nutritivi del prodotto, maturato in un territorio fertile e ben soleggiato. Un tempo la raccolta era affidata alle donne (dette ficaiole) che si occupavano anche del loro confezionamento: le incollettatrici nascondevano nei fichi bigliettini con nome e indirizzo nella speranza di trovare un marito. Dopo essere stati sterilizzati, i fichi vengono pressati a mano con la tecnica detta dell’ “impaccare” in dialetto cilentano e l’usanza di impaccare i fichi era tramandata di madre in figlia. I frutti, dall’interno di colore ambrato, vengono posti sul un piano costituito da canne intrecciate e, dopo una settimana di essiccazione naturale e bagnatura di acqua e sale, esalano profumi e aromi caratteristici e sono pronti per essere lavorati e adoperati per fresche e autunnali preparazioni: con buccia, cotti o solo essiccati dal colore ambrato o senza buccia, […]

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Love is…di Puuung: chiediamoci cos’è l’amore

Love is… sembra l’inizio della nota canzone da discoteca del 1978 “Love is in the air” di John Paul Young (noto ai fan con il nome di JPY o Squeak). E invece è il titolo di un progetto artistico molto interessante dell’illustratrice coreana Puuung. Un nome impronunciabile, dietro il quale si nasconde un talento ancora in parte ignoto alla stampa internazionale. L’artista coreana Puuung ha ideato questa serie di tavole pubblicate ogni martedì e ogni venerdì non solo sulla sua pagina Facebook (che conta ormai più di 200.000 fan), ma anche sul suo sito personale per cercare di continuare questa definizione, per cercare di riempire il vuoto di quei puntini sospensivi che lasciano a chiunque un dubbio. Un dubbio legato al tentativo di non cadere nella scelta di parole che rendano la definizione del sentimento universale, troppo banale, troppo semplice. Eppure Puuung ha cercato di sfatare ogni dubbio e nei suoi disegni così delicati, così romantici sembra abbia inserito dopo l’espressione Love is… l’espressione simply things. L’amore è nelle cose semplici. Nei piccoli (e apparentemente insignificanti) gesti quotidiani. «Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». Antoine de Saint Exupéry In un periodo storico in cui sono trasmessi dati sorprendenti sulle vittime femminili della violenza di uomini che dichiarano di amare le loro partner dopo averle uccise o picchiate, in un periodo storico in cui ci si chiede se si debba permettere che Persone, al di là del sesso, della razza e della religione, si amino, in un periodo storico in cui i valori fondamentali, i legami indissolubili dovrebbero rappresentare la priorità, proprio per azzerare le distanze create dalla tecnologia e dalla smania di guadagno, ebbene, proprio ora, Puuung crede che l’amore risieda nelle small things. Appuntamento settimanale per gli affezionati fan dell’artista coreana, che vedono i due protagonisti delle tavole (che non hanno nome, ma hanno i nomi di chi si immedesima in loro) dormire abbracciati in una stanza tappezzata di foto attaccate al muro con lo scotch, giocare sotto un lenzuolo adibito a tenda da campeggio, mangiare un gelato mentre si guardano intensamente, coprirsi a vicenda con il lenzuolo, fotografarsi reciprocamente su un balconcino, ballare un lento, baciarsi, consolarsi, piangere, guardare le stelle, ridere, cucinare insieme, osservare il mare, leggere, guardare un film mangiando pop corn… «L’amore è una cosa che tutti possono vedere ma a volte arriva silenzioso in modi facilmente trascurabili nella nostra vita quotidiana, quindi cerco di trovare il significato dell’amore in una giornata normale e di farne un’opera d’arte», scrive Puuung sulla sua pagina ufficiale Una vita semplice. Una vita quotidiana che procede per inerzia. Una storia, tante storie troppo sdolcinate. Così, probabilmente commenterebbe chi non si è mai interrogato sull’amore, chi non ha mai esplorato la bellezza delle piccole cose, chi non ha mai provato il desiderio di creare e di curare un nido di pascoliana memoria. Chi non ha mai sentito il bisogno di osservare, ritratti con la delicatezza che contraddistingue i disegni di Puuung, gli inconfessabili segreti di un […]

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Culturalmente

Zari: un muppet per i diritti delle donne afghane

Zari, la cultura, la scuola e i diritti femminili Zari è il nome di una nuova muppet afghana che ha debuttato il 7 aprile insieme agli altri Muppets nella quinta stagione del programma televisivo “Baghch-e-Simsim”, versione locale, di recente trasmissione, del programma americano Sesame Street andato in onda per la prima volta il 10 novembre del 1969 sulla National Educational Television e trasmesso poi sulla Pbs, finanziato dal Dipartimento di stato americano. Il nome Zari significa “luccicante” in lingua dari e pashto e in Afghanistan è già amata da tutti i bambini che seguono il noto programma educativo rivolto ai piccoli di età prescolare, e sono affascinati da tutti i buffi Muppets, colorati pupazzi dalle facce strane. Zari ha sei anni, la pelle viola e colorati capelli lanosi, indossa gli abiti tipici afghani (i produttori hanno promesso che gli abiti tradizionali -come un hijab color crema richiesto a tutte le studentesse in Afghanistan- si alterneranno a quelli più casual) e tanti bracciali bangles. Ma soprattutto è la prima muppet nella storia del programma televisivo dedicato ai Muppets. Tutte le bambine potranno avere modo di apprezzarne la simpatia nei 26 episodi nuovi di 25 minuti ognuno ogni giovedì, che saranno trasmessi dalla Tolo e Lemar Tv, del gruppo Moby Group, finanziati in tutte e cinque le stagioni dal Dipartimento di stato statunitense, una co-produzione di Sesame Workshop a New York e di una società di produzione locale in Afghanistan. Salaam, Zari: i diritti delle donne afghane  Zari, però, non è solo una nuova muppet, simpatica e dall’aspetto naif. «Zari è stata pensata per incoraggiare le bambine che amano studiare e andare a scuola, e far loro capire che è giusto che pensino di costruirsi una carriera in futuro», ha commentato la vice presidente esecutivo della Global Impact and Philanthropy e produttrice del programma, Sherrie Westin, presentando la nuova arrivata e sottolineando l’importanza che il primo muppet nella storia afghana sia di sesso femminile. Zari, la cui voce in pashto è della burattinaia Mansoora Sherzadha, ha uno zainetto, legge libri, ama scrivere e andare a scuola. Attraverso il suo amore per la cultura e l’istruzione si intende offrire un modello positivo con un forte ruolo educativo attribuito alla muppet. Zari in ogni episodio, interagendo con il pubblico e intervistando esperti locali, affronta temi caldi in Afghanistan quali il ruolo della donna nella famiglia, l’importanza delle tradizioni culturali locali, dei diritti delle donne e della trasmissione di idee innovative. È proprio questo trattare contenuti così delicati, affidato a Zari, che ha convinto il Ministero della Cultura afghano a supervisionare comportamenti e dialoghi dei singoli episodi, trasmessi in un paese in cui l’85 % delle donne non ha alcuna istruzione formale e il tasso di alfabetizzazione femminile è pari al 24 %, uno dei più bassi al mondo. Tuttavia, la speranza dei produttori è che Zari, diventi un modello importante per le future donne afghane in un paese nel quale soprattutto attraverso strumenti culturali possano arrivare precisi messaggi educativi ai genitori e agli uomini […]

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