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Eroica Fenice

Stonewall: la storia del pride

Stonewall, film del 2015 diretto da Roland Emmerich, con protagonisti jeremi Irvine e Jonathan Rhis Meyers, è arrivato nelle sale cinematografiche italiane il 5 Maggio. La pellicola narra le vicenda dei moti di Stonewell, il fatto storico avvenuto nell’arco del 1969 che è simbolicamente considerato come il momento di nascita del movimento di liberazione omosessuale.

Per comprendere in modo corretto, l’effettiva importanza rappresentata dai moti di Stonewall per la comunità lgbt, è necessario calarsi nel contesto culturale dell’America degli anni ’60. L’omosessualità era considerata una malattia, ed assumere atteggiamenti gay in pubblico poteva comportare l’arresto. In quest’ottica di profonda discriminazione l’essere omosessuale poteva rappresentare una vera e propria condanna. Coloro che non riuscivano a celare la propria diversità divenivano motivo di vergogna, e molto spesso, abbandonati dalle famiglie, finivano per strada costretti a prostituirsi per sopravvivere. La legislazione del epoca non attribuiva nessun diritto agli omosessuali. L’essere gay era causa di licenziamento, indossare indumenti dell’altro sesso era reato ed ovviamente segni d’affetto in pubblico erano considerati come un oltraggio al pudore. Addirittura la polizia, con la tecnica dell entrapment, utilizzava agenti in borghese come adescatori per gli omosessuali, vere e proprie trappole per arrestarli. In questo clima di insostenibile odio e disprezzo gli omosessuali furono costretti a ghettizzarsi, nacquero quindi quartieri friendly in cui potessero vivere e riunirsi. Tra questi a New York, assume fondamentale importanza Cristhoper Street nel Greenwich Village, sede del famoso bar gay Stonewall.

Lo stonewall non era però un posto sicuro per i gay. La legislazione del tempo proibiva di vendere alcool a gruppi di omosessuali, ciò comportava che i bar gay erano tutti necessariamente gestiti dalla criminalità organizzata. All’interno di questi luoghi la mafia conduceva i propri loschi traffici. Droga, prostituzione e ricatti erano all’ordine del giorno e ciò contribuiva a degradare la vita di coloro che cercavano solo un posto dove poter essere se stessi.

Dati i legami con la malavita e la manifesta omofobia dell’epoca, i bar omo erano spesso sede di incursioni della polizia. Molti omosessuali venivano arrestati solo perché indossavano abiti dell’altro sesso, ed i loro nomi, talvolta, erano pubblicati sui quotidiani, così da irrogare nei confronti degli sfortunati una vera e propria condanna sociale.

La situazione divenne col tempo insostenibile ed il 27 giugno 1969 il popolo gay decise di reagire all’ennesima incursione allo Stonewall, scatenando una rivolta contro la polizia che resterà per sempre nella storia della lotta per i diritti lgbt. Per la prima volta gli omosessuali decisero di reagire uniti e compatti contro i soprusi di cui erano da troppo vittime. Centinaia di persone, uomini e donne si ribellarono alla polizia, costringendola a ricorrere alle forze speciali. 

Mentre la polizia caricava i manifestanti, un cordone di transessuali unito e compatto decise di non indietreggiare, e venne intonato in modo orgoglioso, un canto di scherno che resterà negli annali:

“Siamo le ragazze dello Stonewall

abbiamo i capelli a boccoli

non indossiamo le mutande

mostriamo il pelo pubico

e portiamo i nostri jeans

sopra i nostri ginocchi da checche! “

L’insurrezione del 27 fu sedata, ma altre ve ne furono nei giorni seguenti. I moti dello Stonewall furono la scintilla che fece divampare il fuoco della rivolta omosessuale. Nei mesi successivi nacquero in tutta l’America centinaia di organizzazioni volte a lottare per i diritti lgbt. L’anno seguente, il Gay Liberation Front organizzò una marcia per commemorare i moti. Grazie alla rivolta dello Stonewell, nel 1970 venne organizzato a New York il primo Gay pride della storia, ed ogni anno in tutto il mondo la tradizione e la lotta continua.

Questa pellicola intensa e riflessiva non va però colta come una mera ricostruzione storica. Tutt’oggi in molte parti del mondo la comunità lgbt è costretta a subire indicibili soprusi. In alcuni paesi vige un sistema repressivo simile a quello dell’America degli anni 60 ed in altri addirittura gli omosessuali sono condannati a morte. Nel 2015 la lotta contro la discriminazione è ancora in corso, storie come questa devono fungere da esempio e spronare a combattere affinché un giorno l’omofobia possa essere finalmente sconfitta.

La pellicola diretta da Emmerich racconta egregiamente il disagio e la sofferenza che aleggiava sulla comunità gay del tempo. La vicenda dello Stonewell si inteccia con quella di Dean, un giovane ragazzo di provincia, cacciato dalla famiglia perché omosessuale. Il protagonista troverà una nuova casa a Cristhoper Street cuore gay della città. Qui Dean sarà costretto a fare i conti con la squallida e spaventosa realtà che lo circonda. Fortunatamente incontrerà dei nuovi amici, giovani ragazzi rifiutati dalla società e costretti a  vendersi per sopravvivere. In questo contesto di disperazione Dean cercherà di reagire, combattendo per i propri diritti e per la propria dignità.

Stonewall si pone come un film inteso e riflessivo, un omaggio agli eroi senza volto di Cristhoper Street.

 

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