L’opera nasce dall’adattamento di un webtoon di successo, e in breve tempo ha conquistato un pubblico trasversale, attratto soprattutto dalle storie che vi vengono raccontate. La serie parte da un’idea stravagante, un taxi capace di offrire molto più di una corsa: la vendetta che non hanno potuto ottenere dalla giustizia. La Rainbow taxi company si presenta come una semplice compagnia di trasporti, ma in realtà si cela un’organizzazione segreta. Chi sale su quel taxi non è un cliente qualunque, ma una vittima che ha perso fiducia nella giustizia, e al centro di questa rete c’è Kim Do gi, interpretato da Lee Je hoon, ex ufficiale delle forze speciali. La sua vita è stata spezzata dalla perdita della madre, uccisa in modo brutale, quel trauma lo ha allontanato dalla speranza di trovare giustizia nelle istituzioni, portandolo a diventare la mano armata di un sistema parallelo. Ogni episodio segue casi differenti, tra bullismo scolastico, truffe aziendali, violenze domestiche e abusi di potere, sono storie che rispecchiano problemi concreti della società coreana, spesso ispirati a fatti di cronaca. Il meccanismo narrativo è chiaro: la vittima contatta la compagnia, racconta il proprio dolore e la squadra entra in azione. Ma ciò che rende il racconto di Taxi driver significativo, è il viaggio emotivo che si compie insieme alle vittime, insomma un kdrama che cerca di rendere partecipe i spettatori. Parallelamente, per le prime stagioni, si sviluppa un conflitto più ampio: la presenza della procuratrice Kang Ha na, donna determinata e idealista, che inizia a indagare sulle misteriose sparizioni dei criminali. La sua figura introduce un contrasto costante, da un lato, la legittimità della legge e dall’altro, la necessità di un giustiziere.
Analisi dei personaggi in Taxi driver
Kim Do gi, personaggio principale del kdrama Taxi driver, vive sospeso tra disciplina militare, che gli ha lasciato riflessi pronti e forza fisica, e dolore personale, che lo ha reso vulnerabile sotto la superficie. È l’immagine del figlio che non ha mai avuto giustizia per la madre, e che ora si trasforma in strumento di vendetta per altri. La sua umanità emerge soprattutto nel modo in cui ascolta le vittime, perché dietro lo sguardo duro, c’è sempre una comprensione profonda per chi soffre.
Jang Sungchul fondatore e mente dell’organizzazione, è un uomo che conosce bene i limiti della legge. Il suo carisma e la sua esperienza gli permettono di guidare la squadra con fermezza, ma anche con un senso quasi paterno di protezione: è lui a mantenere il fragile equilibrio tra l’ideale di giustizia e la necessità di azioni spesso discutibili.
Go Eun, la giovane hacker del gruppo, rappresenta una figura luminosa seppur segnata dal dolore. Si cela una ragazza che ha perso la sorella per criminali mai puniti, ed è questa ferita che la spinge a mettere il proprio talento al servizio del team. La sua presenza bilancia la durezza generale del kdrama, mostrando come persino un animo segnato riesca a trovare forza nell’aiutare altri.
Choi Kyung goo e Park Jineon, la coppia di meccanici che dà sostanza alla missione: riparano, inventano soluzioni creative per rendere il taxi e le attrezzature sempre pronte. La loro energia e i loro momenti di leggerezza permettono di staccare la spina da una serie spesso carica di tensione. Nonostante i toni più leggeri, anche loro custodiscono un passato che li lega alla causa.
Kang Hana, il così detto volto della giustizia: giovane, determinata e ostinata, la procuratrice crede nella forza della legge e considera la Rainbow taxi un pericolo. Eppure, osservando i casi e toccando con mano il dolore delle vittime, finisce per percepire le sfumature della situazione, insomma è un personaggio che non arretra dalle proprie convinzioni, ma che si trova costretto a fare i conti con un sistema che non sempre funziona come dovrebbe.
Narrativa e stile
Taxi driver è kdrama thriller che riesce a distinguersi soprattutto per il modo in cui racconta le sue storie: l’approccio non è mai didascalico o eccessivamente lineare. L’azione e i momenti di tensione convivono con spazi più intimi, in cui la sofferenza delle vittime o le esitazioni dei protagonisti sono ben percepibili. Questa alternanza evita la monotonia. Le scene di vendetta non hanno valore se non sono precedute da un racconto che dia peso al dolore di chi ha subito l’ingiustizia, e la scrittura ne è pienamente consapevole. Ogni missione diventa un piccolo specchio della società, dal bullismo scolastico al lavoro precario, dalle truffe aziendali agli abusi psicologici. Dal punto di vista stilistico, la città notturna di Seoul, illuminata dai fari delle auto diventa lo scenario di un’umanità che si muove tra luci e ombre, e in questo contesto, il taxi non è soltanto un mezzo di trasporto ma un simbolo di cambiamento da una condizione di impotenza a un possibile riscatto. Un elemento significativo è anche la scelta di non cadere mai nel moralismo, infatti la serie mostra con durezza i crimini e la crudeltà dei colpevoli, ma evita di dare risposte semplici. La narrativa di Taxi driver non impone un giudizio netto, ma lascia che sia lo spettatore a colmare gli spazi vuoti, portandolo a riflettere sulle proprie idee di giustizia. E proprio in questo equilibrio risiede la sua originalità.
Il rapporto tra Do gi e la Rainbow taxi
Ciò che dà profondità Taxi driver come kdrama, è il legame che unisce Kim Do gi e gli altri membri della Rainbow taxi company. Kim Do gi porta dentro di sé una sofferenza che lo ha trasformato in un uomo determinato ma isolato, capace di dedicarsi solo alla missione, e proprio per questo, l’incontro con la Rainbow taxi company non è soltanto l’inizio di una collaborazione, ma la nascita di una nuova appartenenza: per la prima volta dopo anni, Do gi non è più solo. In Jang Sungchul, il presidente dell’organizzazione, trova una guida e una figura paterna, capace di ricordargli che dietro ogni azione c’è soprattutto la volontà di proteggere le persone più fragili. Accanto a lui c’è Go Eun, la brillante hacker del gruppo, la connessione tra i due non nasce da grandi dichiarazioni, ma da una comprensione reciproca: entrambi hanno perso persone amate e portano cicatrici che non si potranno rimargineranno mai del tutto. Questo dolore comune si trasforma in intesa e sostegno. Il rapporto con i due meccanici è quasi fraterno, sono i compagni che sanno stemperare la tensione con una battuta, e ancora più importante è il calore che portano nel gruppo. Insomma la Rainbow taxi company non è soltanto un’organizzazione, ma una casa, dove anche le ferite più profonde trovano sollievo: ognuno conosce le fragilità degli altri e le accetta senza giudizio.
Fonte immagine: Netflix