San Martino: Il rosa e il grigio

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Rosa come la bicicletta appoggiata ad un muro che affonda le sue crepe nel bianco.
Grigio come la panchina che attende, all’ombra di balconi fioriti, “gnora” Titina che nel punto più caldo del meriggio sfrega con forza i panni al lavatoio.
Rosa e grigio. Grigio e rosa.
San Martino è l’odore di mille contrasti, l’apostrofo in neretto tra vecchio e nuovo.
Lo vedi per le strade con gli edifici che non si affiancano. “Si tozzano”. Color pastello i più, gli altri, scavati nella roccia, non si vergognano a mostrare rughe e cartelli “affittasi” fin troppo polverosi.
Lo intuisci in quella religiosità eccessiva che con un sospiro in più è quasi eresia.
Lo accarezzi nelle parole di abitanti sempre con la valigia in mano, ma con le radici troppo salde per andare via.
Lo respiri osservando l’anfiteatro in cui la storia della canzone italiana ha concesso più e più volte il bis, usato ormai solo come rifugio da giovani amanti clandestini.
Ma questo contrasto, questo apostrofo è così armonioso e insolito nel suo insieme da lasciare il segno.
Un segno silenzioso che si fa sentire quando torni a casa e vieni accolto dal caos della città.
E ti manca inevitabilmente il rosa.
E ti manca dannatamente il grigio.

– San Martino: Il rosa e il grigio –

A proposito di Marcello Affuso

Direttore - Docente - Coautore del romanzo "A un passo da te" - Laureato in Filologia Moderna

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