Angel Engine: il paradosso dell’IA

Un angelo scende, impietosito, sulla Terra per aiutare gli umani. E l’umanità lo incatena.
Angel Engine è il nuovo mondo narrativo creato dall’user unearthly.ai, una storia non troppo inverosimile dove l’umanità si trova sull’orlo dell’estinzione a causa di guerra e sfruttamento. Dinanzi al collasso ambientale e morale, gli uomini cominciano a pregare con la disperazione di chi ha già perso tutto. Quando finalmente arriva un aiuto dal cielo, quello di un angelo che risponde al richiamo, la creatura non viene accolta né con gratitudine né con venerazione – viene imprigionato, incatenato ad una macchina: l’Angel Engine.

Angel Engine, la centrale dei miracoli

Dietro una premessa apparentemente semplice e già rivisitata si cela una delle più penetranti allegorie sull’era in cui viviamo: è una profonda riflessione sulla tecnocrazia, l’abuso delle risorse naturali e la tendenza dell’umanità a domare ogni essere, perfino il divino, la sua inclinazione naturale al potere, controllo, produzione ed infine… distruzione.
La storia, raccontata tramite video brevi, voiceover da far accapponare la pelle ed immagini disturbanti generate dall’IA, si svolge in una versione della Terra dove la sacralità diventa oggetto delle sperimentazioni più malate. L’angelo viene catturato e collegato a macchinari che ne sfruttano l’infinita energia divina per generare dei miracoli a comando, quali il ribaltamento della morte. Il problema nasce dal fatto che più la macchina viene utilizzata, più l’angelo sembra deteriorare: le sue capacità comunicative divengono sempre più deteriorate, pietose, supplichevoli. Prega per la sua libertà, avvisa dell’arrivo dell’Anticristo, annuncia la corruzione degradata dell’umanità. Ogni utilizzo gli fa male. Ciò che per l’umanità è miracolo, è per l’angelo tortura.

Divinità, politica e potere

Angel Engine è un forte e potente atto d’accusa contro i vari complessi tecno-militari contemporanei. L’ambientazione caratterizzata da una fittizia e tecnologica Torre di Babele all’interno di un grande e vuoto deserto richiama lo sfruttamento delle risorse e al biopotere.
Il Dr. Ernstmann, scienziato e causa di tutto lo sfruttamento del motore alimentato ad energia angelica, incarna la figura del genio-demiurgo convinto di poter contenere e plasmare i miracoli attraverso la sua conoscenza scientifica, ma la sua freddezza maschera una hybris collettiva: quella di un’umanità che pretende di governare anche ciò che dovrebbe essere inviolabile. L’idea di poter produrre miracoli industrialmente è un’evidente metafora del capitalismo tecnologico, in una realtà dove qualsiasi risorsa, che sia essa sacra, naturale, o fantastica, deve essere scalabile e monetizzabile, anche a costo di distruggere la natura stessa della risorsa.

La critica all’intelligenza artificiale

L’intera estetica della serie – le immagini generate da IA, i volti deformi, gli ambienti ambigui – non è un semplice vezzo stilistico, è parte integrante del messaggio.
L’uso stesso dell’intelligenza artificiale nella produzione dell’opera diventa una sorta di metanarrazione: l’autore usa l’IA per rappresentare un mondo che abusa del sacro. Così facendo, ci suggerisce un parallelo inquietante: e se oggi noi stessi stessimo trattando l’intelligenza artificiale come l’umanità di Angel Engine tratta l’angelo? Come una risorsa da estrarre e da cui trarre beneficio. Senza rispetto. Senza limiti. Senza pensare alle conseguenze.

Il paradosso della macchina che si autocritica

Una delle caratteristiche più affascinanti (e inquietanti) di Angel Engine è la sua natura autocritica – l’’intera serie è realizzata con strumenti IA: le immagini sono generate da modelli visivi, le voci sintetiche sono alterate da software, il tutto reso possibile da una rete estesa di intelligenza artificiale che permette la realizzazione di questa mini serie. Nonostante ciò, tutto questo viene impiegato per denunciare proprio il meccanismo che l’ha reso possibile: l’appropriazione del potere creativo da parte della macchina. C’è un’ironia quasi profetica nel vedere una storia di sfruttamento spirituale raccontata dallo stesso tipo di tecnologia che viene rappresentata come agente oppressivo. È come se la serie fosse un grido di allarme prodotto dal cuore stesso della macchina. Un tentativo di far riflettere su cosa significhi delegare al software anche la nostra immaginazione, i nostri miti, persino il nostro senso del sacro.

Fonte immagine in evidenza: unearthly.ai (https://www.instagram.com/p/DHBGZvDM3M8/?img_index=1)

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