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Eroica Fenice

Bambini autistici e tecnologia, una speranza c'è!

Bambini autistici e tecnologia, una speranza per il futuro c’è!

In passato bastava poco per essere considerati diversi e quindi essere esclusi. I progressi della medicina, della tecnologia, e di tanti altri ambiti, non camminavano parallelamente con le esigenze più differenti, come quelle delle persone affette da autismo. Le cose sono però cambiate con i tempi più moderni. Finalmente, possiamo affermare che anche le persone considerate diverse possono ricavare benefici dalle più avanzate invenzioni.

La gabbia invisibile per i bambini autistici

L’autismo è un disturbo neurologico che colpisce tale sviluppo e si presenta variabile, compromettendo diversi aspetti della vita. La comunicazione, il rapportarsi con gli altri, cose che possono sembrare basilari per la maggior parte delle persone, per i portatori di autismo, sono un ostacolo nel vero senso della parola e, spesso, è complicato rendersi conto della presenza di questo problema, perché in un primo tempo confondibile con una semplice inclinazione personale. Le cause di questa disfunzione dello sviluppo neurologico sono ancora sconosciute, ma le ricerche fortunatamente vanno instancabilmente avanti.

I robot in soccorso dell’autismo

Kevin Pelphrey è un rinomato neuroscienziato americano, genitore di una ragazza affetta da autismo. Operativo all’interno della George Washington University, Pelphrey ha recentemente affermato su Scientific American (una delle riviste americane più prestigiose, che si occupa di divulgazione scientifica) che la tecnologia è ormai in grado di aiutare soggetti autistici, soprattutto se giovani o particolarmente giovani. App e robot hi-tech sono adesso messi a disposizione dei ragazzi affetti da autismo per aiutarli nelle loro problematiche quotidiane. Attualmente sono circa una dozzina, afferma Pelphrey, i bambini autistici che lui e il suo team incoraggiano a comunicare con questi avanzatissimi robot. Questi miracolosi umanoidi sono in grado di adattarsi alle persone che hanno di fronte, registrano i loro gesti e le loro reazioni, conformandosi così al mondo che esse costruiscono intorno a loro e aiutandole a rapportarsi in maniera serena con chi e cosa percepiscono come estraneo\a.

Ma non sono solo le reazioni ad essere registrate da queste macchine. I robot possono anche proporre diversi esercizi, ripetitivi come nelle tecniche classiche in modo da ricoprire così il vero e proprio ruolo di insegnanti, restando ovviamente congruenti al loro modo di vedere e percepire il mondo. Tutte queste meravigliose possibilità nascono dai continui studi di persone come Kevin Pelphrey sulle funzioni del cervello. Cercare perché da questo organo nascano determinate difficoltà, aiuta di conseguenza a cercare anche soluzioni per i problemi più disparati. Soluzioni che, soprattutto per bambini autistici, risultano essere determinanti e prioritarie.

Potrebbe davvero essere arrivata l’era della tecnologia che non si ferma ai videogiochi e agli smartphone.
Potrebbe davvero essere arrivata l’era della tecnologia che aiuta il prossimo.