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5 invenzioni create da giovanissimi

Per giorni il web è stato invaso da un nuovo termine coniato da un bambino di 8 anni con l’aiuto della sua maestra, “petaloso“. Tra sostenitori di questa insolita lezione di grammatica e detrattori invece stanchi delle momentanee ossessioni mediatiche per invenzioni che dilagano per poi svanire senza più neanche il ricordo di come siano nate, la battaglia è aperta (o forse già conclusa). Il popolo di internet è volubile e si infervora, così come dimentica, molto in fretta.
È dolce e allo stesso tempo didattica la storia di un bambino che ha voluto inventare un nuovo termine, e così la storia di una maestra che ha sostenuto la creatività e non censurato la fantasia.

5 invenzioni realizzate da giovanissimi che hanno cambiato il mondo (o quasi)

Ma Matteo non ha inventato una nuova parola, ha solo offerto la possibilità di una lezione di grammatica all’Italia intera. Mentre nel mondo e nei secoli ci sono stati molti bambini e ragazzi giovanissimi che di invenzioni ne hanno realizzate e brevettate. Cose che usiamo tutti i giorni o che sono fondamentali per alcuni gruppi di persone e che non avremmo mai immaginato fossero nate da mani tanto piccole e menti così geniali. Vediamone alcune.

Il trampolino elastico 

George Nissen nel 1930 era un ginnasta sedicenne dell’Iowa. Osservando i trapezisti che al circo, dopo le loro evoluzioni, atterrano su reti elastiche effettuando altri salti, ebbe un’idea geniale.
Nel garage di casa sua, con l’aiuto del suo mister, realizzò il prototipo del primo trampolino. Gli diede poi questo nome solo anni dopo quando partì per un viaggio con alcuni amici in Messico e sentì la parola spagnola trampolìn, che si riferiva al trampolino di cui sono dotate le piscine, ritenendolo adatto alla propria invenzione.

L’alfabeto Braille 

Questo particolare alfabeto prende nome dal suo inventore. Louise Braille aveva tre anni quando si infortunò ad un occhio nell’officina paterna e presto l’infezione si estese ad entrambi gli occhi rendendolo cieco. Ma il giovanissimo Louise era molto intelligente e questo permise alla sua vita di fiorire, nonostante gli ostacoli. All’età di 10 anni vinse una borsa di studio a Parigi, in uno dei primi istituti specializzati per non vedenti. Qui gli venne insegnato a leggere caratteri neri in rilievo, ma non vi era ancora un sistema che permettesse alle persone cieche di scrivere.
L’idea per la sua invenzione venne al dodicenne Louise due anni dopo, nel 1821, con la visita di un militare che spiegò ai ragazzi un sistema di codificazione di messaggi notturni con un alfabeto basato su dodici punti. Braille realizzò quindi l’alfabeto, basato su sei punti, che da allora porta il suo nome e permette ai non vedenti di leggere e scrivere. Una tra le invenzioni più rivoluzionarie mai realizzate.

I paraorecchie

I paraorecchie termici furono inventati nel 1873 dal quindicenne Chester Greenwood, originario del Maine. L’idea venne al ragazzo un giorno in cui pattinava sul ghiaccio con la famiglia. Per proteggere le orecchie dal freddo inventò delle protezioni rivestite di velluto e pelliccia di castoro.
Qualche anno dopo, quando Chester era ormai maggiorenne, l’idea fu brevettata e il giovane Greenwood fondò presto una fabbrica che diede lavoro agli abitanti di Farmington, sua città natale, per quasi sessant’anni.
Da allora ogni anno, la prima domenica di dicembre viene dedicata a Chester Greenwood con attività e festeggiamenti che celebrano il Chester Greenwood Day.

Il ghiacciolo

L’invenzione del ghiacciolo risale ad un evento casuale, accaduto nel 1905 all’undicenne Frank Epperson, originario di Oakland, in California. In una notte di freddo intenso, Frank lasciò sul davanzale un bicchiere di acqua e soda, e all’interno il bastoncino con cui le aveva mescolate. Al mattino staccò il blocco di ghiaccio sul bastoncino dal bicchiere con dell’acqua calda e gustò il primo ghiacciolo della storia.
Frank brevettò la sua invenzione solo nel 1923, chiamandolo popsicle, mentre i ghiaccioli giunsero in Italia con lo sbarco degli americani nel secondo dopoguerra.

Lo sci nautico 

Nel 1922 il diciottenne Ralph Samuelson pensò che se era possibile sciare sulla neve, sarebbe stato possibile anche sciare sull’acqua. Dopo alcuni tentativi fallimentari, gli sci da neve erano troppo sottili per quell’uso, Samuelson raggiunse il risultato sperato.
Creò degli sci con la punta ricurva e negli anni Venti si esercitò in acrobazie pubbliche sempre più pericolose, finché una frattura alla schiena lo costrinse a interrompere la sua attività. Il suo sprezzo del pericolo e la sua invenzione diedero il via a una serie di emulatori e allo sviluppo di questa disciplina, che si perfezionò negli anni Trenta fino a interrompersi con gli eventi bellici della seconda guerra mondiale.

Martina Salvai

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