Bias del Pavone: cos’è e come gestirlo nell’era dei social media

Bias del Pavone: cos'è e perché è così diffuso

Il Bias del Pavone, noto anche come Self-Enhancing Transmission Bias, è uno dei bias cognitivi più comuni e diffusi nel nostro tempo. Si tratta di una distorsione che spinge a condividere quasi esclusivamente i propri successi, evitando di mostrare i fallimenti o gli aspetti negativi della propria vita.

Un bias, in generale, è una tendenza che porta le persone ad agire in un determinato modo. Nel caso del Bias del Pavone, si ha un’inclinazione a ostentare soltanto le cose positive che accadono (o che sembrano accadere) e, soprattutto, a nascondere tutto ciò che può dare ombra o screditare la propria persona.

Perché si chiama Bias del Pavone? L’origine del nome

Perché associare la figura del pavone a questo disturbo cognitivo? Si utilizza l’immagine di questo animale perché, nel regno animale, il pavone simboleggia la vanità, grazie al suo particolare modo di ostentare il piumaggio durante il corteggiamento. Inoltre, il pavone maschio è un animale associato anche all’inganno: durante l’accoppiamento è in grado di fingere versi per farsi credere più esperto degli altri maschi. La metafora è quindi perfetta per descrivere la tendenza umana a mostrare una versione idealizzata di sé.

Il ruolo dei social media e le cause psicologiche

Oggigiorno, il Bias del Pavone è ampiamente diffuso, soprattutto a causa dei social network che permettono di mostrare un livello di perfezione fortemente scollegato dalla realtà. Mostrare i propri difetti non è concesso a molti, poiché si instaura un meccanismo cognitivo che impone di rafforzare la propria immagine. Infatti, su social come Instagram, è difficile trovare foto o video di persone tristi o che vivono brutte esperienze.

Questa tendenza a mostrare soltanto foto di viaggi, momenti felici e ritratti attraenti è, per la maggior parte dei casi, sinonimo di forti insicurezze. Le persone più insicure e facilmente influenzabili sono le più affette da questo Bias. Ciò è dovuto a bassa autostima, a un senso di inadeguatezza e a preoccupazioni che possono colpire chiunque. Si cerca di lenire queste insicurezze attraverso una forma di “conforto sociale” basata sull’approvazione esterna.

Le conseguenze: dalla disconnessione alla patologia

Il Bias del Pavone, a lungo andare, conduce le persone a divenire incapaci di relazionarsi dal vivo e a vivere una vita “normale”. Nella maggior parte dei casi, spinge a sviluppare una vera ossessione verso il proprio modo di apparire. Nella vita di tutti i giorni è impossibile essere perfetti. Si finisce, dunque, nel crogiolarsi sempre di più in un mondo fittizio, che corrisponde spesso al mondo virtuale dei social network, perdendo inevitabilmente ogni contatto con la realtà e con gli altri. È in questi casi che bisogna correre ai ripari, perché il Bias del Pavone potrebbe trasformarsi in seguito in una vera e propria patologia.

Come riconoscere e gestire il Bias del Pavone

Riconoscere questa tendenza in sé stessi e negli altri è il primo passo per mitigarne gli effetti negativi e promuovere un rapporto più sano con la propria immagine e con i social media.

Strategie di consapevolezza Azioni 
Riconosci la pressione a conformarsi: Sii consapevole che la tendenza a mostrare solo il meglio è una norma sociale, non un obbligo personale. Cura il tuo feed: Segui account che promuovono l’autenticità e mostrano anche le imperfezioni. Smetti di seguire chi ti fa sentire inadeguato.
Focalizzati sull’autostima interna: Lavora per costruire una fiducia in te stesso che non dipenda dall’approvazione esterna o dai “like”. Pratica la condivisione consapevole: Prima di postare, chiediti “Perché lo sto condividendo?”. Se la risposta è solo per cercare validazione, prenditi una pausa.
Accetta l’imperfezione: Ricorda che fallimenti e difficoltà sono parte normale e fondamentale della vita e della crescita personale. Limita il tempo sui social: Dedica più tempo ad attività offline che ti danno gioia e soddisfazione reale, rafforzando i legami interpersonali faccia a faccia.

Articolo aggiornato il: 02/09/2025

Fonte immagine: Pixabay

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