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Eroica Fenice

La categoria Notizie curiose contiene 134 articoli

Notizie curiose

Criptozoologia: animali nascosti e dove trovarli

La criptozoologia è una branca della zoologia curiosa quanto il suo nome. Si tratta di una pseudoscienza che si interessa dello studio di animali la cui esistenza è solo ipotizzata, non certa. La criptozoologia si basa dunque sulle evidenze empiriche, in epoca passata e presente, della presenza di animali descritti da tradizioni orali e testimonianze oculari. Yeti, Chupacabra, Mostro di Loch Ness, Kraken ma molto altro ancora! Il mondo degli animali nascosti ha spesso dimostrato la presenza di molte specie animali che in seguito sono state universalmente riconosciute dalla comunità scientifica. Come e quando è nata la criptozoologia? Questo termine poco noto esiste in realtà da tempo. Nel 1959 apparve per la prima volta in letteratura ma fu nel 1965 che il termine venne utilizzato per indicare una vera e propria sottodisciplina e ciò avvenne ad opera dello zoologo franco belga Bernard Heuvelmans che si aggiudicò il titolo di padre di questi studi. Un’altra figura importante che coniò nello stesso periodo e in maniera indipendente il termine di criptozoologia fu il naturalista americano di origini scozzesi Ivan T. Sanderson (1911-1973), famoso per i suoi programmi radio e televisivi e per i suoi articoli che spaziavano dalla zoologia più tradizionale ai fenomeni paranormali. Per una differenza di interpretazione del termine, i primi dissidi nacquero proprio nella definizione del range di azione della sottodisciplina; Heuvelmans propose di separare la criptozoologia come da lui intesa, ossia la scienza degli animali nascosti, dalla cripto-zoologia, che non aveva nulla a che fare con gli animali in carne ed ossa ma che sfociava nel campo del paranormale. Nacquero le prime pubblicazioni e i primi volumi che, tradotti in varie lingue, diffusero questa branca della zoologia in tutto il mondo. Pian piano il mondo degli animali nascosti si diffuse dall’ambiente accademico all’ambiente quotidiano. Nel 1982 fu fondata la Società Internazionale di Criptozoologia (ISC). Animali nascosti e dove trovarli. Ecco di cosa si occupa questa disciplina La vera ed originale disciplina si basa dunque sugli animali nascosti la cui esistenza è sconosciuta alla scienza, ma non alle popolazioni locali che condividono con essi il territorio. Le prove dell’esistenza di un animale per la scienza non sono mai abbastanza fin quando non si dispone di un cadavere della sua specie. Al contrario nella criptozoologia le prove dell’esistenza di una specie animale “nascosta” sono fonti indirette come leggende, avvistamenti, impronte e così via. Il metodo criptozoologico consiste nell’ottenere il maggior numero possibile di informazioni attingendo alle fonti più svariate. In primis si traggono informazioni da mitologia, folklore, storia, archeologia; si raccolgono poi informazioni come testimonianze, impronte, frammenti di pelle o ciuffi di pelo, fotografie e filmati di cui è certa l’autenticità. Ecco che nasce così l’identikit dell’animale nascosto. È così che gli studi criptozoologici hanno condotto alla scoperta di specie poi riconosciute dalla comunità scientifiche. Il panda gigante, ufficialmente scoperto nel 1890, era descritto con il nome di bei-shung (orso bianco) in manoscritti cinesi risalenti al 621 d.C. Il celacanto africano, ufficialmente scoperto nel 1938, era già ben conosciuto con […]

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Ernesto a Foria: la geniale comicità di Peppe Maiulli

 “Song allergico e fravole/nun me pozz magnà/ questo amore è impossibile/ chill mo stev cà “, chi non ha intonato almeno una volta questi versi della celebre “E ffravole”, surreale e divertente canzone del “maestro” Ernesto a Foria, alias Peppe Maiulli? Era la fine degli anni Novanta quando il geniale personaggio ideato da Maiulli faceva la sua comparsa nelle telelibere campane con le sue canzoni no-sense che rallegravano grandi e piccini. Parrucca e baffi biondi, occhiali da sole e giacca, Ernesto a Foria era tra i volti più conosciuti di trasmissioni di successo quali “Telegaribaldi” e “Funikulì Funikulà”, nel periodo d’oro del varietà napoletano. Lo scorso maggio, a distanza di vent’anni dalla prima volta, Maiulli è tornato a vestire i panni di Ernesto per un’iniziativa benefica, ma andiamo con ordine: come nasce questo personaggio? Scopriamolo insieme! Chi è Peppe Maiulli e come nasce Ernesto a Foria Attore comico, musicista e cantante, Giuseppe Maiulli, detto Peppe, è tra gli iniziatori del cabaret napoletano. Rappresentante di una comicità semplice ma sagace e mai volgare, Maiulli raggiunge la popolarità sul finire degli anni Novanta. Nel 1997 fonda i “Gipsy Fint”, versione partenopea del gruppo latino “Gipsy Kings”, con i quali si fa conoscere durante la trasmissione televisiva Mavacao – a sua volta parodia del famoso programma di Gianni Boncompagni “Macao” -, in onda sull’emittente privata campana Napoli Tv. L’anno seguente il gruppo è nel cast del programma Funikulì funikulà, scritto e condotto da Antonio D’Ausilio e Michele Caputo, trasmesso dall’emittente campana Teleoggi–Canale 9. Peppe Maiulli, oltre a prendere parte al programma come componente del gruppo dei Gipsy Fint, ne cura anche le musiche e gli arrangiamenti, ma, soprattutto, nel corso della trasmissione introduce al pubblico il suo nuovo personaggio: Ernesto a Foria, un esilarante ed improbabile cantante napoletano che scimmiotta i tanti artisti-non artisti della scena partenopea. La scelta del nome del personaggio, come spiegato più volte dallo stesso Maiulli, è stata ispirata da una leggenda popolare che narra di un uomo di nome Ernesto che ricopriva il ruolo, non particolarmente impegnativo, di guardiano delle latrine pubbliche di via Foria. Pare infatti, stando a testimonianze popolari, che a via Foria – la strada che collega il Museo Archeologico Nazionale al Real Albergo dei Poveri – nei pressi del Real Orto Botanico, in un tempo non ben determinato, fosse stato collocato un bagno pubblico. Da qui anche il modo di dire napoletano, non molto conosciuto oggi, “Me pare Ernesto a Foria”, con riferimento ironico a quanti lasciano intendere di essere particolarmente indaffarati e di ricoprire un ruolo impegnativo, ma che in realtà svolgono un compito umile e per nulla gravoso proprio come l’Ernesto che a via Foria custodiva i bagni pubblici. Perché allora l’idea di dar vita ad un personaggio con questo nome? Come dichiarato dallo stesso Maiulli, Ernesto, il suo personaggio, “è il nuovo guardiano delle nuove latrine napoletane che non sono più quelle fisiche, ma quelle che hanno sporcato la canzone napoletana”. Il riferimento è a tutti quegli artisti che credono di essere […]

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Rompicapo: i giochi enigmatici più famosi

Qual è il rompicapo più famoso al mondo? Impossibile dare questa risposta. Rompicapi e problemi matematici esistono fin dall’antichità e se ne trovano vari esempi in culture di ogni tipo. Sono enigmi che mettono alla prova l’ingegno attivando diverse forme di ragionamento e attitudini diverse per la loro risoluzione. La prima testimonianza di rompicapo si trova nel Papiro di Rhind che risale al 1850 a.C. «Sette case contengono sette gatti. Ogni gatto uccide sette topi. Ogni topo avrebbe mangiato sette spighe di grano. Ogni spiga di grano avrebbe prodotto sette misure di farina. Qual è il totale?» Indovinelli, paradossi, problemi logici di ogni tipo che vanno dai campi dell’enigmistica agli enigmi concretati sotto forma di giocattolo. Il mondo dei rompicapi è tanto vasto quanto intrigante. Enigmistica: i problemi di lettere, numeri e segni Il ragionamento deduttivo alla base della soluzione dei problemi verbali caratterizza anagrammi, rebus e parole crociate. Un anagramma è il risultato della commutazione delle lettere di una parola o di una frase che genera la formulazione di altre parole o frasi di senso compiuto. L’esperto di enigmistica Enrico Parodi – alias Snoopy – ha definito il gioco dell’anagramma come «Lo determini mercé l’esatto / rimescolamento di lettere», una frase di cui la prima metà è proprio l’anagramma della seconda. Ma il gioco più famoso di tutti in campo di enigmistica è senza dubbio quello delle parole crociate! Nella sua versione base, il gioco si svolge su una griglia quadrata o rettangolare di caselle bianche e nere da riempire con l’inserimento delle parole in orizzontale e verticale. Così come esistono parole crociate a diversi livelli di difficoltà, esistono anche sviluppi successivi al gioco tradizionale che prevedono schemi molto più complessi. Attribuiamo le prime parole crociate all’enigmista e giornalista italiano Giuseppe Airoldi che nel 1890 pubblicò sulla rivista Il Secolo Illustrato della Domenica uno schema 4 per 4 che chiamò Parole incrociate. Il nome di “cruciverba” gli fu attribuito circa trent’anni dopo.  Un altro celeberrimo gioco enigmistico che consiste nella risoluzione di parole e immagini è il rebus. Alternando lettere e parole costruire una frase può essere tanto divertente quanto difficile. La chiave di risoluzione è il diagramma numerico che indica la lunghezza delle parole. Il rebus è uno dei più antichi rompicapi; Leonardo Da Vinci ne ideò molti. Dall’enigma alfanumerico ai giocattoli-rompicapo 1 cubo, 6 facce, 43.252.003.274.489.856.000 combinazioni possibili, 1 soluzione. Senza dubbio il Cubo di Rubik è il rompicapo più famoso di sempre. Il cosiddetto Cubo Magico è stato inventato nel 1974 dal docente di architettura Ernö Rubik, nella città di Budapest. Il suo prototipo, pensato per scopi didattici, era monocolore, in legno e con gli angoli smussati. I matematici ungheresi se ne innamorarono subito! Ed ecco che il cubo fu trasformato in giocattolo. Oggi il Cubo di Rubik è il gioco più venduto al mondo. Di esso sono state ideate tantissime versioni: dal modello 2×2 fino a quello con 17 tasselli per lato! Come si risolve il Cubo di Rubik? Il più intuitivo metodo risolutivo è […]

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Diatomea: costituzione, ambiente, classificazione

La diatomea è una microalga acquatica che prolifera sia in acqua dolce che in acqua salata e in ambienti salmastri, su terreni umidi e nei climi rigidi e rappresenta una fra le più importanti fonti di ossigeno della Terra. Appartenenti al regno protista (divisione Bacillariophyte e classe delle Bacillariophyceae), le diatomee sono alghe brune unicellulari eucariotiche ed autotrofi che vivono tanto isolate quanto in colonie numerose. Diatomee: generi e specie A seconda dell’ambiente acquatico in cui si trovano e a seconda delle caratteristiche chimiche, fisiche, idrologiche e geografiche in cui vivono e proliferano, le diatomee possono essere catalogate in diverse specie e generi. Per l’identificazione di una diatomea, e per la sottoclassificazione in genere e specie, bisogna innanzitutto procedere con l’osservazione al microscopio al fine di valutare la dimensione, la forma e la disposizione di alcuni elementi fondamentali: si parte dall’osservazione del frustulo, ossia la parete cellulare delle diatomee (composta in prevalenza da silice amorfa idrata), e si osservano le sue placche valvari (il frustulo è costituito da un’epivalva, ossia la valva superiore, e da un’ipovalva, ossia una valva inferiore) sulla cui superficie si ritrovano delle strie, diversificate in coste, pori e alveoli; l’osservazione – e la valutazione – di questi elementi dà la possibilità di comprendere di fronte a quale specie e genere di diatomea ci troviamo. Diatomee: la struttura cellulare Si è detto che le diatomee sono costituite da una parete cellulare detta frustulo che presenta placche valvari superficiali a loro volta “ornate” da strie (coste, pori, alveoli); osservando al microscopio una diatomea possiamo studiare tanto la vista valvare (una prospettiva visiva in cui osserviamo al contempo superficie superiore e superficie inferiore del frustulo) quanto la vista connettivale (una prospettiva “laterale” in cui del frustulo sono visibili, sovrapposte, entrambe le valve); alcune specie di diatomee presentano, inoltre, sul loro proprio frustulo una fenditura di struttura complessa – denominata rafe – che forma noduli centrali ala struttura principale e le cui forme e dimensioni, variando in base al genere e alla specie delle diatomee, forniscono informazioni ulteriori al fine della classificazione delle stesse. Diatomea: classificazioni d’ordine e specie A seconda di simmetria e morfologia del frustulo e a seconda degli elementi superficiali delle strie, è possibile suddividere le diatomee nell’ordine delle Biddulphiales (detto anche ordine delle Centralis) e nell’ordine delle Bacillariales (detto anche ordine delle Pennales): del primo fanno ordine parte le diatomee centriche, che sono costituite da simmetria raggiata, mancano di rafe e sono principalmente alghe di ambiente marino, mentre del secondo ordine fanno parte le diatomee pennate, che presentano valve a simmetria bilaterale rispetto alla struttura longitudinale, possono presentare rafe o meno – classificate in arafidee (se mancano di rafe), monorafidee (presenza di rafe su di una sola valva), birafidee (presenza di rafe su entrambe le valve) – e sono caratterizzate da un frustulo ellittico, bastoncellare o a “navetta” e proliferano in ambienti acquatici di varia natura; fra le diatomee pennate bentoniche, inoltre – sottoclassificabili in epilitiche, epifitiche, epipeliche, epipsammiche ed epizoiche – molte vengono ad essere […]

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Giornata mondiale del bacio: tra storia e curiosità

Giornata mondiale del bacio. Leggi di più sulla storia di questa romantica occasione! “Un bacio, insomma, che cos’è mai un bacio? Un apostrofo rosa fra le parole t’amo”. È così che Cyrano scriveva di un bacio. Ma perché è stata istituita la Giornata Mondiale del Bacio? Semplicemente perché baciarsi è uno dei gesti più importanti nella vita di un essere umano, e non solo. Il 6 luglio di ogni anno, infatti, si celebra il “World Kiss Day”. Tenutosi per la prima volta nel 1990 in Inghilterra non ha perso tempo per diventare una pratica diffusa in tutto il mondo. Stando ad alcune stime, nel corso di una vita si danno e si ricevono più o meno 100mila baci. In pratica, nel corso di una vita si trascorrono due settimane baciandosi. Il bacio perfetto dovrebbe avere una durata di dodici secondi, il tempo necessario per scambiarsi circa 80 milioni di batteri. Nessun effetto negativo, niente paura. Infatti il bacio contribuisce a diversi miglioramenti fisici: baciarsi riduce i livelli di cortisolo – l’ormone dello stress – e aumenta quelli di serotonina ovvero l’ormone del buonumore. In generale, più ci si bacia più si vive: baciarsi allungherebbe la vita di addirittura 5 anni stando ad alcuni scienziati. Inoltre, nell’unione fra due labbra, i vasi sanguigni si dilatano e ciò comporta un maggior afflusso di sangue e un abbassamento della pressione. Un toccasana anche per la pelle, basti pensare infatti che servono ben 146 muscoli per baciare un’altra persona, di cui 112 posturali e 34 facciali. Posto che vai, bacio che trovi Gli eschimesi, per esempio, si strofinano il naso. I giapponesi del nord, invece, si mordicchiano, mentre a Bali è abitudine diffusa accostare i volti, guardarsi intensamente e annusarsi per assaporare il calore e il profumo della pelle dell’altro. I latini distinguevano invece tre tipi di bacio: con la parola osculum si indicava il bacio scambiato tra amici o fratelli; il basium era il bacio d’affetto, ma era il suavium che descriveva il bacio coinvolgente, erotico e passionale. Basta andare in Giappone, o in Malesia, però, perché il mondo, nella Giornata Mondiale del Bacio, si rovesci. In questi paesi o non ci si bacia in pubblico o addirittura non ci si bacia affatto, perché è proibito per legge. Al contrario in India lo si fa eccome, anzi, ed è uno scambio di anime perché il respiro contiene il nostro spirito. C’è poi la fama del “bacio alla francese” attribuito in genere alle coppie, e a chi non ha intenzione di rinunciare alla sensualità. Celebrato da artisti e poeti, nel cinema come nella pittura o nella scultura, il bacio è un simbolo di unione, di tenerezza e di vicinanza che sia quello della madre o il padre nei confronti del figlio, che sia quello dell’amico che ti dimostra di voler rimanere al tuo fianco, che sia quello del grande amore. Ma anche nell’arte il bacio è protagonista assoluto: da ricordare infatti è il celebre dipinto di Klimt “Il bacio” realizzato nel 1907-08 e conservato nell‘Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, è quadrato e ha al centro un uomo ed una donna inginocchiati nell’atto di abbracciarsi, “appoggiati” su un prato ricco di fiori colorati. Non va dimenticato poi […]

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Il misterioso mondo felino. Le razze di gatti più comuni

L’amicizia tra i felini e l’uomo affonda le sue radici nell’alba dei tempi. Un rapporto in continua evoluzione che ha visto il gatto vivere nei pressi del focolaio domestico sin dai primi insediamenti agricoli e villaggi. Al contrario di molti altri animali, questo sinuoso amico dal pelo morbido non ha mai mutato il proprio carattere né “corrotto” la propria identità in funzione dell’umano di turno, ciò ha portato a diversi fraintendimenti sul piano comunicativo considerando che invece molte altre specie animali hanno trovato il modo di farsi comprendere adottato atteggiamenti specifici. Si può considerare uno degli animali con le migliori tecniche di sopravvivenza (di cui la proverbiale diffidenza) tanto che non ha mai rasentato l’estinzione e capace di provvedere completamento a se stesso. Probabilmente è proprio qui la chiave della sua indipendenza e della sua identità: non avendo bisogno dell’umano per sopravvivere, non sente il dovere di adattarsi e di farsi accettare, piuttosto lo sceglie come compagnia alla pari. Il felino è l’animale per eccellenza della fierezza e dell’eleganza, il mondo della letteratura ne è da sempre ipnotizzato cercando di cogliere l’anima nelle lame luminose dei suoi occhi e soffrendo, spesso, per l’apparente indifferenza all’amore e all’odio da parte degli umani. Invece chi ha avuto modo di condividere il proprio percorso con un felino per abbastanza tempo, sa cogliere il suo amore discreto, le sottili dolcezze e le tenerezze vestite di capricci. I gatti ormai popolano l’intero pianeta, infinite sono le razze pure e ancora di più quelle nate da incroci, tanto che si potrebbe dire che con grande probabilità esiste qualche razza non ancora catalogata! Le razze di gatti più comuni Elencare tutte le razze esistenti sarebbe, quindi, impossibile ma abbiamo selezionato le otto più diffuse. L’Angora Turco è originario della Turchia, presenta una struttura fisica slanciata dal pelo lungo e bianco, anche se oggi se ne trovano con varianti di colore nero, grigio, rosso e marrone. Invece gli occhi sono spesso arancione, ma talvolta anche blu e in rari casi sono di colore impari. Il Certosino è un gatto di razza antica dal pelo corto e grigio e dagli occhi gialli. Sembra sia giunto in Francia grazie ai Cavalieri Templari di ritorno dall’Oriente. Il carattere di questo felino è molto affettuoso. il Devon Rex ha il pelo corto e la struttura slanciata che termina con due orecchie molto grandi. È originario dell’Inghilterra. Il gatto Europeo si riconosce, invece, per il pelo corto e la cosa lunga e sottile. Con questo nome viene identificato il classico randagio ma è considerato un gatto di razza, proprio come gli altri. Il Maine Coon è una delle razze più antiche e originarie del Nord America. Ha il pelo lungo e denso, con una bella coda soffice e il corpo grande; esteticamente è davvero molto bello e può avere diversi colori di pelo. Il gatto Persiano è una delle razze più diffuse e conosciute di felini. Molto bello e tranquillo, è scelto di solito per gli ambienti domestici. Dal lungo pelo, necessita di continue spazzolate per rimuovere quello in eccesso e […]

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Capitan Barbossa: l’ironico Hector dei Pirati dei Caraibi

Ecco il profilo si uno dei personaggi più famosi dei Pirati dei Caraibi: Capitan Barbossa. Non sono incline a ottemperare alla vostra richiesta… Vuol dire NO! (Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna). Hector Barbossa, meglio noto come Capitan Barbossa. Si tratta di uno dei personaggi principali della saga cinematografica dei Pirati Dei Caraibi, nonché uno dei più amati. Ad interpretarne il ruolo è l’attore Geoffrey Rush, pluripremiata star del cinema e premio Oscar australiano. Egli indossa nella saga le vesti di un antieroe, Capitan Barbossa, il lato oscuro di Jack Sparrow, occasionalmente suo alleato ma pur sempre rivale. Nei diversi episodi cinematografici – cinque in totale – si assiste a un’evoluzione di questo personaggio che lo porta ad assumere un ruolo sempre meno definito ma di maggiore rilevanza. Capitan Barbossa è il cattivo? Cosa si nasconde dietro la sua maschera? Chi è Capitan Barbossa? Perdersi è l’unico modo per trovare un posto che sia introvabile altrimenti tutti saprebbero dove trovarlo. (Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo). Hector è un pirata dagli occhi azzurri, i capelli castani e lunghi, un viso cosparso di rughe e una profonda cicatrice sullo zigomo destro. Il suo aspetto è proprio quello di un vero pirata: denti gialli, unghie nere, barba ispida e, solo da un certo punto della saga, una gamba di legno. Chi avrà conosciuto Capitan Barbossa parlerà di lui come un uomo persuasivo, astuto e spietato. È l’eterno amico e rivale di Jack Sparrow a cui è sempre legato da un rapporto che oscilla tra l’alleanza, il rispetto e la vendetta.; basti pensare che la scimmietta che accompagna sempre Capitan Barbossa si chiama Jack. Capitan Barbossa è cupo e temerario, sveglio e intelligente. I suoi consigli sono sempre i più saggi. È un uomo eloquente e sa di esserlo, motivo per cui usa quest’arma a suo favore ingannando e manipolando le persone. Una delle caratteristiche principali del suo personaggio è l’umorismo asciutto. Condottiero temutissimo e maestro della strategia navale, Barbossa è capace di battersi con la spada con grandissima maestria ed esperienza. Proprio come Jack Sparrow, anche Barbossa tiene molto alla Perla Nera e fa di tutto pur di sottrarla al rivale di turno. Evoluzione del personaggio: chi è davvero Hector Barbossa? Nel corso della saga il personaggio di Capitan Barbossa subisce diverse modifiche. Nel primo film assume chiaramente il ruolo di antagonista, uno spietato pirata che cerca solo di sciogliere la maledizione di cui è schiavo. Nel terzo film, dopo essere stato resuscitato, diventa una sorta di politico: lo vediamo infatti all’opera come pirata nobile del Mar Caspio, titolo di cui è insignito. Nel quarto film Barbossa diventa addirittura un corsaro della marina inglese per poi ritornare nelle vesti di pirata per vendicarsi contro Barbarossa. Nel capitolo finale della saga Barbossa, ricchissimo, si mostra disposto a tutto pur di salvare i suoi affari. Tuttavia, alla fine del film, Hector compie un atto eroico nel tentativo di salvare la vita di sua figlia, figlia che aveva abbandonato da bambina dopo […]

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Folletto irlandese, tra folklore e mitologia

Abito e cappello verde agrifoglio, capelli e barba rossiccia, scarpette con fibbie d’argento e pantaloni alla zuava, una pentola d’oro splendente, la cui immagine è talvolta affiancata da un arcobaleno e/o da una pipa fumante: sono le caratteristiche generiche che nell’immaginario moderno accompagnano la figura mitologica del folletto irlandese, un essere fastidioso, dispettoso e combina guai, che vive nella natura incontaminata e vigorosa, proprio come sono i territori più maestosi dell’Irlanda. Ma da dove nasce il mito? E cosa significa? Il lepricano (o leprechaun, forma inglesizzata dall’irlandese leipreachán – folletto irlanda), detto più comunemente gnomo o folletto irlandese, è una tipica figura mitologica e folkloristica che viene dall’Irlanda. Il nome, secondo le versioni più accreditate, deriva dal gaelico leipreachán apparso per la prima volta nell’opera letteraria del 1604 “The honest whore” dei drammaturghi britannici Thomas Middleton e Thomas Dekker, e che significa “piccolo spirito”, a sua volta derivato da luchorpán, cioè “spiritello acquatico”. Secondo invece l’Oxford English Dictionary (OED), il dizionario storico della lingua inglese antica e moderna, la parola deriverebbe da leath bhrógan, cioè “ciabattino”, perché queste piccole creature sono spesso rappresentate nell’atto di riparare scarpe. Un’altra versione etimologica farebbe derivare il lepricano da luch-chromain, ossia “piccolo storpio Lugh” (Lùg era una divinità celtica, dio della luce, a capo di uno dei primi popoli preistorici che colonizzarono le terre irlandesi). Il folletto irlandese: uno dei simboli della festa di San Patrizio Nonostante molte leggende sul folletto irlandese siano storie di tradizione pagana, la sua figura iconografica viene associata ogni 17 marzo alla celebrazione di San Patrizio (St. Patrick’s Day o Paddy’s Day), una festa di origine cristiana in onore del patrono d’Irlanda. La festa è la commemorazione dell’arrivo del cristianesimo nel V secolo d.C. grazie al patrono, allora vescovo. San Patrizio infatti viene ricordato anche come il portatore del cristianesimo celtico, in cui il culto cristiano si mescola con alcune credenze celtiche: ad esempio egli introdusse nella croce solare, il simbolo che rappresenta la ruota di un carro, quella latina, dando vita alla celebre croce celtica. Un’altra leggenda irlandese curiosa spiega che San Patrizio è legato anche all’emblema della nazionalità irlandese, il trifoglio (shamrock), con il quale raccontò ai suoi seguaci il significato della Trinità. Si dice, secondo la mitologia celtica, che i lepricani vivessero nel mondo immaginario, tra boschi e foreste, insieme ad altre figure leggendarie come le fate, prima dell’arrivo dei celti: in luoghi magici e misteriosi, i folletti irlandesi giocano, hanno personalità bizzarre, talvolta solitari ma subdoli, e si dicono a volte benevoli a volte no – tanto da, in alcuni casi, confessare dove si trovino le loro immense ricchezze, che sono soliti nascondere con molta scaltrezza in luoghi inaccessibili. Da questa storia, nasce una curiosa leggenda irlandese sull’origine dell’arcobaleno: si narra che un arcobaleno nasca da una pentola d’oro di uno dei folletti, a guardia del tesoro. La leggenda dice che un contadino di nome Barry un giorno incontrò un folletto che si lamentava di essere troppo vecchio per salire sulla cima del monte dov’era appunto custodita […]

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Il gatto di Schrödinger, le interpretazioni del paradosso

Il paradosso del gatto di Schrödinger fu ideato, attraverso l’ipotesi di un’applicazione reale e praticamente spiegabile, per dimostrare i limiti della fisica quantistica. Oltre all’interpretazione di Copenaghen che venne messa in discussione proprio con questo paradosso, nel corso del tempo gli furono affiancate diverse altre interpretazioni, che affermano l’applicabilità o meno dell’esperimento. Il gatto di Schrödinger, dall’interpretazione di Copenaghen a quella “a molti mondi” Quante volte abbiamo sentito parlare di questo paradosso, in alcuni casi per spiegare la probabilità degli eventi (ricordate il divertente battibecco tra Sheldon e Penny nella serie tv The Big Bang Theory?), senza sapere cosa sia davvero? Il paradosso del gatto di Schrödinger nasce come esperimento mentale del tutto immaginario nel 1935 dal fisico austriaco da cui prende il nome, Erwin Rudolf Josef Alexander Schrödinger. Famoso soprattutto per i grandi apporti che dette alla meccanica quantistica e all’equazione a lui intitolata (che determina l’evoluzione temporale dello stato di un sistema, ossia una parte dell’universo soggetta ad indagine) e per la quale vinse il premio Nobel per la fisica nel 1933, Schrödinger formula il paradosso del gatto di Schrödinger per illustrare come l’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica, definita “ortodossa”, fornisca risultati paradossali se applicata ad un sistema fisico macroscopico (il paradosso venne annunciato nel saggio del fisico dal titolo “La situazione attuale della fisica quantistica”, in cui l’autore argomenta anche come alla luce dei nuovi risultati della meccanica, la fisica non costituisce una rappresentazione oggettiva di essa). L’esperimento chiamato il paradosso del gatto di Schrödinger immaginato dallo scienziato prevede un gatto chiuso all’interno di una scatola: non possiamo sapere se sopravvive o muore – uno stato noto come sovrapposizione quantistica. Dal saggio: “Si rinchiuda un gatto in una scatola d’acciaio insieme alla seguente macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilità d’essere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore Geiger (un misuratore di radiazioni che rileva l’avvenuto decadimento della sostanza) si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegrerà, ma anche, in modo parimenti probabile, nessuno; se l’evento si verifica il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo si fosse disintegrato, mentre la prima disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. […] in essa il gatto vivo e il gatto morto non sono degli stati puri, ma miscelati con uguale peso”. La quantistica è la parte della fisica moderna che studia le leggi valide per le particelle elementari, come neutroni, elettroni, protoni e fotoni. Secondo la fisica quantistica, il comportamento di una particella elementare non è infatti prevedibile con esattezza, ma solo in modo probabilistico: si può dire cosa accadrà alla particella ma non quando. Si diceva che tale incertezza non è presente invece per i sistemi macroscopici, cioè se si analizza una parte dell’universo composta da milioni di atomi riuniti: una volta conosciuti alcuni dati, si può sapere con esattezza che cosa […]

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Gli scienziati famosi che non possiamo non conoscere

Quali sono gli scienziati famosi che hanno rivoluzionato il mondo? La lista sarebbe interminabile. Nonostante le poche attrezzature e le scarse risorse a loro disposizione, nonostante le credenze dell’epoca e le innumerevoli avversità, questi scienziati hanno dedicato la propria vita alla Ricerca. La loro determinazione ha fatto sì che passassero alla Storia e fossero ricordati oggi per aver posto le loro ricerche al servizio della collettività. Ecco alcuni dei nomi degli scienziati famosi che non possiamo non conoscere Galileo Galilei Sicuramente tra gli scienziati famosi non può non esserci il suo nome. Nato a Pisa nella seconda metà del 1500, egli testimonia la lunga battaglia tra Scienza e Fede che caratterizzò il suo periodo. Matematico, astronomo e fisico italiano, ha contribuito alla nascita della Fisica Moderna. Galilei è anche l’inventore di diversi attrezzi scientifici tra cui il telescopio, strumento con il quale confutò alcune delle teorie di Aristotele e con il quale scoprì i crateri della Luna. Inventò anche la cosiddetta “bilancetta”, strumento con cui poté calcolare la spinta che i corpi ricevevano corrispondente al peso del corpo spostato. Lo ricordiamo poi per l’introduzione del metodo scientifico e per il suo sostegno alle teorie sul sistema eliocentrico. Galileo Galilei è noto soprattutto per l’accusa di eresia: egli fu accusato infatti di voler sovvertire la filosofia aristotelica e le Sacre Scritture. Per sfuggire alla condanna del Sant’Uffizio egli abiurò le sue tesi per scampare alla morte. “E pur si muove!”: tradizione vuole che questa frase fu pronunciata dallo stesso Galilei al termine della sua abiura. Oggi essa è diventata un modo di dire per esprimere una certezza che resiste nonostante le intimidazioni dell’interlocutore. Nel 1992 Papa Giovanni Paolo II riconobbe gli “errori commessi” dalla Chiesa nei confronti di questo scienziato, ripulendo il suo nome dopo “soli” 359 anni. Isaac Newton Isaac Newton nacque nel 1642 e fu uno dei primi scienziati a studiare lo spettro visibile della luce. Fu un matematico, fisico, filosofo naturale, astronomo, teologo, storico e alchimista inglese. Isaac Newton è particolarmente noto per i suoi contributi alla meccanica classica, di cui stabilì i fondamenti con le sue pubblicazioni sulla legge di gravitazione universale descritta attraverso le sue leggi del moto. Newton fu il primo a dimostrare che le medesime leggi della natura governano il movimento della Terra e degli altri corpi celesti. Dimostrò anche che la luce bianca è composta dalla somma (in frequenza) di tutti gli altri colori. Scompose la luce in diversi colori, grazie ad un prisma, e sostenne che ciascun colore fosse composto di particelle diverse che viaggiavano a diverse velocità. Stabilì i 7 colori dell’arcobaleno, anche se oggi tra gli scienziati c’è ancora un’insicurezza sulla distinzione che egli fece tra l’indaco ed i viola. Di lui si racconta che nel 1666 fosse seduto sotto un melo nella sua tenuta a Woolsthorpe quando una mela gli cadde sulla testa; questo gli fece pensare alla gravitazione e al perché la Luna non cadesse sulla Terra come la mela. Albert Einstein “Solo due cose sono infinite, l’universo e […]

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