Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Notizie curiose contiene 140 articoli

Notizie curiose

Pipernia forte: tanti usi e proprietà benefiche

La pipernia forte, conosciuta anche come piperna, è un’erba aromatica, coltivabile sia in vaso che in giardino, dotata di rinomati benefici fisioterapici e molto utilizzata in cucina, nella preparazione di piatti tipici della tradizione. L’erba aromatica è diffusa soprattutto in Campania, in particolar modo ad Ischia, piccola isola del Golfo di Napoli, dove da sempre è utilizzata in campo culinario. Dal punto di vista fitoterapico, essa ha diverse proprietà, è drenante, depurativa e astringente, inoltre risulta essere un ottimo aiuto per le difese immunitarie, ha potere antisettico e combatte i parassiti dell’intestino. Infine, non certo per importanza, è ipocalorica (si calcolano circa 70 calorie per 100 grammi). Sicuramente uno dei benefici più apprezzati è quello di riuscire a stimolare il metabolismo, contribuendo in questo modo a bruciare grassi e allo stesso tempo ad inibire l’assimilazione degli stessi, riducendone di conseguenza l’assorbimento. La pipernia forte è una pianta perenne, alta circa 80 cm, caratterizzata da steli piuttosto sottili, dai quali fuoriescono le foglie di colore verde e dal piacevole quanto intenso profumo. Proprio grazie alla profumazione, oltre che in ambito prettamente gastronomico, la pipernia, è utilizzata anche nella preparazione di tisane e decotti, e soprattutto in campo cosmetico, per la realizzazione di oli essenziali, creme e profumi. La coltivazione della pipernia predilige terreni ovviamente feritili, umidi e sempre ben drenati, ecco perché essa cresce rigogliosa sull’isola d’Ischia, dove il sottosuolo è ricco di sali minerali e soprattutto riesce a mantenere un tasso di umidità costante. La pipernia forte, come accennato in precedenza, è una pianta aromatica antica, utilizzata in passato dalle massaie dei piccoli borghi (soprattutto campani) per arricchire zuppe e piatti tipici della tradizione locale. Essa è una pianta piuttosto resistente, difficilmente attaccata da parassiti o agenti esterni, e facile da coltivare, soprattutto in giardino. Grazie alle proprietà fitoterapiche e balsamiche (infatti è molto utile in caso di tosse e raffreddore) la pipernia forte, il cui nome deriva dal greco e significa “Coraggio”, i soldati romani solevano bagnarsi con acqua di Timo, alla quale spesso è associata, per acquistare vigore fisico e coraggio, è molto conosciuta ed apprezzata per il retrogusto amarognolo che la identifica. Una pianta dal sapore unico, dal profumo avvolgente, che racchiude nel suo esile fusto, l’essenza di una spezia dalle mille proprietà. Un vero e proprio concentrato di benessere, sia per chi ama lo sport, sia per coloro che la gustano, utilizzandola semplicemente come spezia, o ancora, per quanti usufruiscono dell’efficacia in campo medico. – Immagine in evidenza: Verde In Fiore

... continua la lettura
Notizie curiose

Plopping: come gestire i capelli ricci

Il plopping è una tecnica molto conosciuta ed è utilizzata per modellare e dominare i capelli ricci, spesso ribelli e ingestibili. Il termine deriva dall’inglese plop e significa letteramente “raccogliere i capelli in un panno”, che può essere un turbante in spugna o un asciugamani in microfibra. Il procedimento prevede che i capelli bagnati subito dopo lo shampoo vengano appunto arrotolati all’interno di un ‘panno’. Questa semplice e “banale” azione è utile in quanto consente di creare ricci morbidi o semplicemente delle onde voluminose, eliminando quel fastidioso effetto “paglia” che spesso affligge chi ha i capelli ricci. Anche se i prodotti per detergere e curare i capelli ricci (shampoo, maschere per capelli, spume, balsamo) sono sempre più numerosi, il problema della definizione del riccio interessa sempre più persone. Sembrerebbe infatti che la tecnica del plopping sia nata proprio per ovviare a questo problema, con un metodo semplice e soprattutto realizzabile da tutti. Plopping, il procedimento passo passo Una volta raccolti capelli tenendo la testa in giù, bisogna aver cura di sistemarli al centro del panno disposto su una superficie orizzontale. Il lembo anteriore del panno va appoggiato dietro la testa, dirigendolo verso la nuca; il lembo posteriore del panno va arrotolato in due estremità che devono essere attorcigliate tra loro dietro la testa per formare un turbante. Per quanto riguarda il cosiddetto“tempo di posa”, il mondo del web, dove sono numerosissimi i video tutorial a tal riguardo, si divide: c’è chi per l’appunto consiglia di tenerlo su tutta la notte; e chi invece sottolinea che il tempo di posa non debba superare i trenta minuti. Indipendentemente da questo, una volta rimosso il “panno”, strumento indispensabile per realizzare il plopping, basterà definire i capelli con le mani, senza aprire le varie ciocche, ma chiudendo ognuna di esse in una sorta di pugno chiuso, per dare una maggiore definizione al riccio; svolta questa semplice azione, si passa all’asciugatura, possibilmente con il diffusore, (applicando prima un buon termoprotettore, che permetterà di non bruciare i capelli con il calore sprigionato dall’asciugacapelli) senza toccare i capelli e asciugandoli  a testa in giù. I capelli ricci non sono facili da gestire, ma il plopping, con una serie di accorgimenti, può donare definizione e morbidezza ai propri capelli.   Immagine in evidenza:  Foto di Karen Arnold da Pixabay

... continua la lettura
Notizie curiose

Le 5 domande più temute del Natale in famiglia

Finalmente, è Natale. Freddo, che quest’anno è tardato ad arrivare. Regali sotto l’albero, da scartare a mezzanotte. Buoni propositi per l’anno nuovo, gli stessi ogni anno. Decorazioni che rallegrano l’atmosfera. Tavole imbandite ricche di prelibatezze. La tipica cena di pesce della vigilia. Struffoli e pastiera, anche se la tradizione napoletana vuole sia un dolce pasquale. Panettone o pandoro, a seconda dei gusti: una faida che si ripropone ogni anno a tavola. E ancora, l’immancabile insalata di rinforzo, che nessuno riesce mai a gustare per bene, già troppo sazio. Tanto si sa, nessuna dieta (r)esiste fino al 6 gennaio. Ma soprattutto, il Natale è momento di riunione familiare. Che si tratti degli stessi parenti che vedi ogni domenica, o dei cugini oltreoceano, parte della magia del Natale risiede proprio nel ricongiungersi tutti attorno ad immense tavolate. E ogni Natale, tra una portata e l’altra, all’appello non mancano mai le solite domande di rito, le più sgradevoli e moleste che si possano immaginare, quelle domande che rompono l’atmosfera idilliaca post cenone, quelle domande che stanno ad un’allegra tavolata come il gesso stridente sta alla lavagna nell’ora di matematica. Domande da non fare, domande che, forse proprio per questo, si ripropongono ogni anno durante le feste. Le 5 domande più temute a Natale… e non solo! E il fidanzatino? E la fidanzatina? La più classica, la più frequente, nonché più indesiderata da single, zitelle incallite e soggetti riservati. E se finalmente, per rompere il solito schema di ogni anno, hai finalmente qualcosa da raccontare con orgoglio, sia pure un’avventura di due giorni che rompe la tua monotonia di single, veloce come un fulmine arriverà la controdomanda, più molesta della precedente: E quando ti sposi? Quando ti laurei? La domanda più temuta dai trentenni fuoricorso, l’unica domanda in grado di far sentire in colpa perfino le matricole, che di esami in arretrato ancora non ne hanno ma già sentono insinuarsi il timore di finire a prendere una triennale in 10 anni, come quell’amico scansafatiche da cui ti vedi mettere in guardia circa quindici volte al giorno. Realizzi improvvisamente che, mentre tu sei lì seduto a tavola a gozzovigliare, i libri da studiare per l’esame in agguato subito dopo le feste sono sulla scrivania a prendere polvere da una settimana. E non hai ancora finito il programma… Ansia! Hai trovato lavoro? Ti sei finalmente laureato o hai scelto di fermarti dopo il diploma? Non sentirti escluso, abbiamo domande moleste anche per te. Ti si potrebbe chiedere, per esempio, quanto guadagni. Sempre nell’eventualità di una risposta affermativa alla prima domanda. In caso contrario, preparati a ricevere tutto il calore e la compassione della tua famiglia. C’è crisi… Andrà meglio il prossimo anno, vedrai! E la dieta come va? Cara zia salutista, non puoi chiedermi una cosa simile dopo il pranzo da 15 portate della nonna, davanti ai dolci! Cosa fai a Capodanno? Troppo triste ammettere di passare il capodanno in compagnia di Carlo Conti su Rai 1, dite? Il prossimo che me lo chiede, rischia di non vederlo, il Capodanno. Buone domande, buone risposte e buone feste a tutti!

... continua la lettura
Notizie curiose

Come vedono i cani: quali sono le differenze col suo padrone

Come vedono i cani? Ecco le differenze sostanziali con l’uomo! Un’idea molto diffusa è quella che i cani vedano il mondo in bianco e in nero, nulla di più sbagliato! Il cane vede un mondo meno colorato del nostro, più sbiadito, ma non fatto solo di bianco e nero. Infatti distingue il colore blu, il giallo e il bianco, ma confonde tra loro il rosso, l’arancione, il giallo e il verde. Il motivo tecnico è legato ai “coni”, ovvero quella parte dell’occhio deputata alla distinzione dei colori. L’occhio del cane ha solo due tipi di coni, mentre l’occhio umano ne possiede tre. Questo fa si che nonostante una veduta più ampia, il cane distingue un numero inferiore di colori. Per i cani l’arcobaleno è fatto da blu scuro, blu chiaro, verde, giallo chiaro, giallo scuro, e un verde grigio molto scuro. Per gli umani invece è fatto dal viola, blu, verde, giallo, arancione e rosso. Sostanzialmente quindi i cani vedono il mondo nei colori giallo, blu e grigio. I nostri amici a quattro zampe, quindi, vedono anche relativamente poco bene da vicino e dalla media distanza (ad esempio, quello che una persona può vedere da 23 metri, un cane lo vede sfocato già da 6 mt.) mentre vedono bene da lontano e vedono molto meglio ciò che si muove rispetto a ciò che è fermo. Un cane da caccia, come un segugio italiano o un levriero, ha una visuale di circa 270°, mentre per le altre razze canine che presentano musi meno affinati, come quelli da compagnia, il campo visivo arriva a 250°. I cani con un muso schiacciato, come ad esempio i carlini, hanno un ampliamento visivo di 180° che gli permette di visionare solo piccole porzioni di spazio. In sostanza si può constatare che più il cane ha il muso allungato e appiattito, e più il suo campo visivo è ampio. Più gli occhi del cane sono frontali (come nel caso del pechinese e del bulldog), maggiore sarà la visione binoculare, ma a discapito del campo visivo. Al contrario, più gli occhi del cane sono posti lateralmente (come nel caso del pastore tedesco), più la visione binoculare sarà ridotta con conseguente vantaggio sul campo visivo. Una delle cose più curiose che riguarda gli amici pelosi è senz’altro la brillantezza dei loro occhi. Perché gli occhi canini al buio sembrano brillare? La spiegazione è molto semplice. Dietro la loro retina gli amici a quattro zampe, hanno una struttura che si chiama tapetum lucidum. Ciò consiste in uno strato di cellule molto riflettenti, che permette agli occhi dei nostri amici di catturare tutta la luce possibile e vedere anche al buio. Immagine by:  Pixabay

... continua la lettura
Notizie curiose

Le 5 sneakers più famose del cinema

Da sempre moda e cinema hanno uno strettissimo legame, in quanto non solo si ispirano a vicenda, ma anche perché ci sono film che riescono a rendere iconici capi e accessori. E quando si parla di sneakers, questa regola sembra essere ancora più valida, dato che i set cinematografici di Hollywood hanno spesso visto protagoniste queste note calzature. Oggi, andremo quindi a scoprire le 5 sneakers più famose della storia del cinema, da Forrest Gump fino ad arrivare alle mitiche Air Mag di Ritorno al Futuro. Nike Cortez (Forrest Gump) Sicuramente tutti voi vi ricorderete le candide sneakers bianche, rosse e blu indossate da Forrest Gump, con i classicissimi colori della bandiera americana: ebbene, si tratta delle Nike Cortez, ovviamente disponibili già a quei tempi in moltissime colorazioni diverse. Ci troviamo dunque di fronte ad un modello autenticamente iconico, che ha avuto un successo enorme, anche e soprattutto per merito del ruolo interpretato da Tom Hanks. Adidas Stan Smith (Blade Runner) Probabilmente in pochi si saranno accorti delle Adidas Stan Smith indossate da Harrison Ford, durante l’epica caccia ai replicanti di Blade Runner. Il merito va alla sobrietà delle linee di una calzatura che può essere considerata fra le sneakers più storiche in circolazione. D’altronde, le Adidas Stan Smith da uomo sono le scarpe dei record per questo brand, in quanto di gran lunga le più prodotte e le più vendute. Infine, una piccola curiosità: sebbene non siano tornate nel sequel di questo iconico film, il buon Harrison ha indossato lo stesso modello anche sul set de Il Fuggitivo. Converse All Stars (Alien) Fra acidi corrosivi e fughe a perdifiato, solo un paio di sneakers come le Converse All Stars poteva resistere alle fatiche compiute dalla mitica Ripley in Alien. Anche qui ci troviamo di fronte ad un modello dai tratti epici, perché in fondo ha avuto l’onore di calcare i set di uno dei film di fantascienza più iconici dell’ultimo mezzo secolo. E di impreziosire i piedi di una delle attrici più strepitose di sempre, ovvero Sigourney Weaver. Onitsuka Tiger (Kill Bill) Spade, tradimenti, omicidi, arti marziali, killer e tanta, tantissima azione. Ecco a voi Kill Bill, il capolavoro di Quentin Tarantino, e le Onitsuka Tiger Mexico 66, ovvero le sneakers indossate da Uma Thurman. Si tratta di un vero e proprio omaggio di Tarantino alla pellicola “L’ultimo combattimento di Chen”, visto che il grande Bruce Lee indossava sia le Onitsuka, sia la tutina gialla con bande verticali nere. Nike Air Mag (Ritorno al Futuro 2) Si chiude con le mitiche Nike Air Mag indossate da Michael J. Fox in Ritorno al Futuro 2, targato 1989. E qui va sottolineato il particolarissimo design di questo futuristico modello, con lacci che si serrano da soli e con LED. Alla fine la Nike ha davvero realizzato quel modello, attualmente tra le scarpe più costose al mondo, rilasciandolo in edizione limitata nel 2016 e ottenendo un grandissimo successo. D’altronde, si tratta di un film che ha saputo davvero fare la storia del […]

... continua la lettura
Notizie curiose

Sigarette elettroniche: è il vitamina E acetato il responsabile delle morti

La sigaretta elettronica si è diffusa, almeno inizialmente, come aiuto per la cessazione dal fumo, prima causa di morte al mondo. Il presupposto si basa che una sostituzione della gestualità e ritualità, associata ad un qualche richiamo all’aroma del tabacco, con un oggetto molto simile alla sigaretta, potesse aiutare i fumatori a smettere. Ed è così, secondo alcuni esperti quali il professor Riccardo Polosa, direttore del CoEHAR – Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo, che qualche mese fa ha affermato, in una intervista pubblicata su Sigmagazine, che “I pazienti da noi studiati che hanno abbandonato l’utilizzo delle sigarette a favore di quelle elettroniche hanno dimostrato un miglioramento nelle condizioni respiratorie generali”. Tuttavia, da qualche settimana, si susseguono una serie di critiche e polemiche relative all’utilizzo di questi dispositivi, conosciuti in tutto il mondo e sempre più utilizzate anche in Italia. In particolar modo, ad essere sotto accusa, sono i liquidi che s’inseriscono nella sigaretta elettronica stessa, soprattutto quelli reperibili online; tra gli eccipienti incriminati c’è la vitamina E acetato, un ingrediente aggiunto ai prodotti a base di tetraidrocannabinolo (Thc) uno dei maggiori principi attivi della cannabis; proprio tale sostanza è stata identificata come “causa principale” nella malattie legate alle sigarette elettroniche che hanno fatto ammalare negli Usa ben 2051 persone uccidendone circa quaranta. Casi analoghi si sono susseguiti, secondo L’agenzia per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitense (Cdc), in seguito all’utilizzo di liquidi non certificati e addirittura droghe. Anche la Direzione generale del centro per le dipendenze e le tossicodipendenze in Italia ha lanciato un allarme, monitorandone gli effetti negativi; infatti, nonostante vi siano moltissime persone che non riscontrano problemi con l’utilizzo costante delle sigarette elettroniche, l’allarme lanciato dal “Cdc”, aumenta notevolmente la preoccupazione, anche nel nostro Paese. In Italia, circa il 10% dei fumatori che usano sigarette elettroniche, le compra su canali di acquisto non ufficiali, il che rappresenta al momento il maggiore fattore di rischio. I liquidi, per poter essere venduti, subiscono invece rigorosi controlli.  È opportuno comunque ricordare che le sigarette elettroniche, e a dirlo è l’AIRC, contengono meno sostanze dannose rispetto alle tradizionali sigarette. Nelle sigarette elettroniche non c’è combustione, il liquido viene riscaldato a basse temperature, e questo fa sì che le tossine cancerogene, come quelle presenti nel catrame, non si sviluppino. Il liquido, quando non viene modificato in maniera artigianale o sostituito con droghe, è un semplice composto di glicole propilenico, glicerina vegetale e aromi alimentari; gli effetti di una inalazione ripetuta di queste sostanze, prolungata nel tempo, anche in dosi elevate, non sono ancora ben noti, ma al momento non destano preoccupazione di sorta, almeno nel nostro Paese. Ciò non toglie che sia fondamentale una salda e limpida informazione su questo tema, soprattutto tra i più giovani, sia da parte delle istituzioni, sia dal punto di vista prettamente sociale. Ovviamente, in quest’ottica, appare chiara la necessità di una normativa, sia per regolamentare la produzione, sia per chiarire gli ambiti in cui è possibile utilizzare il dispositivo.

... continua la lettura
Notizie curiose

Il ragno tigre: particolarità dell’Argiope Bruennichi

Evocare il nome del ragno tigre può generare nella mente di chi ascolta, soprattutto se timorato degli artropodi, un senso di forte ribrezzo e terrore. Questo nome, tuttavia, non deriverebbe dall’aggressività, tipica dei mammiferi ad esempio malesiani o ircani, bensì dalla semplice ma caratteristica colorazione striata del ventre, tanto da essere definito, più di frequente, ragno vespa o ragno zebra. Tale ragno presenta alcune caratteristiche curiose che, agli occhi degli appassionati, possono renderlo interessante. Il ragno tigre: particolarità e curiosità L’Argiope Bruennichi, (dal greco, traslitterando, “argòs“, bianco brillante, e “òps“, aspetto) diffusa in gran parte di Europa, Africa del Nord ed Asia, vive in numerosi habitat, pur prediligendo cespugli e arbusti dove poter tessere tranquillamente le grandi dimensioni della sua tela. Questo tipo di artropode, comunemente chiamato ragno tigre, deve questo nome alla pigmentazione della sua livrea striata. Come si è detto, non si tratta di un aracnide aggressivo. Il ragno tigre, infatti, non attacca se non è costretto a farlo; per difendersi da pericoli avvertiti, il ragno tigre tenta un metodo di dissuasione attraverso lievi movimenti della tela da lui prodotti, fino a una ritmica oscillazione della sua ampia ragnatela, della durata variabile dai quindici ai trenta secondi circa, volta a spaventare un possibile predatore. Qualora questo metodo debba risultare inefficace, il ragno tigre abbandona la sua dimora per poi farvi ritorno solo dopo aver avvertito che il pericolo sia passato. Nel caso in cui questo ragno sia costretto a difendersi, la sua arma è costituita dal suo morso, che, però, sembra non sortire effetti particolarmente gravi; negli esseri umani, infatti, il suo morso provoca solo lievi conseguenze a livello epidermico, causando piccole irritazioni e arrossamenti cutanei relativi alla parte interessata e che svaniscono autonomamente nell’arco di alcune ore senza provocare complicazioni o conseguenze. Una caratteristica molto particolare riguarda l’accoppiamento di questo tipo di artropodi dal colore chiaro e luminoso; una caratteristica che per certi versi avvicina gli esemplari femminili del ragno tigre alla vedova nera. Durante l’atto copulatorio, infatti, esse hanno la tendenza a privare della vita il compagno; tuttavia non di rado il maschio di ragno tigre è in grado di fuggire dalla morsa fatale a costo di un diverso tipo di “privazione”: nel tentativo di fuggire, il maschio perde, durante la riproduzione, il pedipalpo, l’organo predisposto all’accoppiamento, il quale si spezza restando nel corpo della femmina e andando a costituire una ostruzione, una sorta di “tappo”, che le impedisce successivi accoppiamenti. Il ragno tigre, dunque, più che per i suoi comportamenti, del resto conformi a quelli di alcuni altri artropodi, può essere considerato famoso per la sua caratteristica livrea, appunto, “tigrata”. Tale caratteristica, per così dire, estetica lo assimila a un contesto che, come si diceva, suscita in chi ne pronuncia il nome l’immagine di aggressività tipica della sua “controparte mammifera”; in realtà, il ragno tigre si rivela essere del tutto innocuo per gli esseri umani, ma molto pericoloso per la sua controparte maschile a causa delle componenti femminili di questa stessa specie. Fonte dell’immagine di copertina: […]

... continua la lettura
Notizie curiose

Criptozoologia: animali nascosti e dove trovarli

La criptozoologia è una branca della zoologia curiosa quanto il suo nome. Si tratta di una pseudoscienza che si interessa dello studio di animali la cui esistenza è solo ipotizzata, non certa. La criptozoologia si basa dunque sulle evidenze empiriche, in epoca passata e presente, della presenza di animali descritti da tradizioni orali e testimonianze oculari. Yeti, Chupacabra, Mostro di Loch Ness, Kraken ma molto altro ancora! Il mondo degli animali nascosti ha spesso dimostrato la presenza di molte specie animali che in seguito sono state universalmente riconosciute dalla comunità scientifica. Come e quando è nata la criptozoologia? Questo termine poco noto esiste in realtà da tempo. Nel 1959 apparve per la prima volta in letteratura ma fu nel 1965 che il termine venne utilizzato per indicare una vera e propria sottodisciplina e ciò avvenne ad opera dello zoologo franco belga Bernard Heuvelmans che si aggiudicò il titolo di padre di questi studi. Un’altra figura importante che coniò nello stesso periodo e in maniera indipendente il termine di criptozoologia fu il naturalista americano di origini scozzesi Ivan T. Sanderson (1911-1973), famoso per i suoi programmi radio e televisivi e per i suoi articoli che spaziavano dalla zoologia più tradizionale ai fenomeni paranormali. Per una differenza di interpretazione del termine, i primi dissidi nacquero proprio nella definizione del range di azione della sottodisciplina; Heuvelmans propose di separare la criptozoologia come da lui intesa, ossia la scienza degli animali nascosti, dalla cripto-zoologia, che non aveva nulla a che fare con gli animali in carne ed ossa ma che sfociava nel campo del paranormale. Nacquero le prime pubblicazioni e i primi volumi che, tradotti in varie lingue, diffusero questa branca della zoologia in tutto il mondo. Pian piano il mondo degli animali nascosti si diffuse dall’ambiente accademico all’ambiente quotidiano. Nel 1982 fu fondata la Società Internazionale di Criptozoologia (ISC). Animali nascosti e dove trovarli. Ecco di cosa si occupa questa disciplina La vera ed originale disciplina si basa dunque sugli animali nascosti la cui esistenza è sconosciuta alla scienza, ma non alle popolazioni locali che condividono con essi il territorio. Le prove dell’esistenza di un animale per la scienza non sono mai abbastanza fin quando non si dispone di un cadavere della sua specie. Al contrario nella criptozoologia le prove dell’esistenza di una specie animale “nascosta” sono fonti indirette come leggende, avvistamenti, impronte e così via. Il metodo criptozoologico consiste nell’ottenere il maggior numero possibile di informazioni attingendo alle fonti più svariate. In primis si traggono informazioni da mitologia, folklore, storia, archeologia; si raccolgono poi informazioni come testimonianze, impronte, frammenti di pelle o ciuffi di pelo, fotografie e filmati di cui è certa l’autenticità. Ecco che nasce così l’identikit dell’animale nascosto. È così che gli studi criptozoologici hanno condotto alla scoperta di specie poi riconosciute dalla comunità scientifiche. Il panda gigante, ufficialmente scoperto nel 1890, era descritto con il nome di bei-shung (orso bianco) in manoscritti cinesi risalenti al 621 d.C. Il celacanto africano, ufficialmente scoperto nel 1938, era già ben conosciuto con […]

... continua la lettura
Notizie curiose

Ernesto a Foria: la geniale comicità di Peppe Maiulli

 “Song allergico e fravole/nun me pozz magnà/ questo amore è impossibile/ chill mo stev cà “, chi non ha intonato almeno una volta questi versi della celebre “E ffravole”, surreale e divertente canzone del “maestro” Ernesto a Foria, alias Peppe Maiulli? Era la fine degli anni Novanta quando il geniale personaggio ideato da Maiulli faceva la sua comparsa nelle telelibere campane con le sue canzoni no-sense che rallegravano grandi e piccini. Parrucca e baffi biondi, occhiali da sole e giacca, Ernesto a Foria era tra i volti più conosciuti di trasmissioni di successo quali “Telegaribaldi” e “Funikulì Funikulà”, nel periodo d’oro del varietà napoletano. Lo scorso maggio, a distanza di vent’anni dalla prima volta, Maiulli è tornato a vestire i panni di Ernesto per un’iniziativa benefica, ma andiamo con ordine: come nasce questo personaggio? Scopriamolo insieme! Chi è Peppe Maiulli e come nasce Ernesto a Foria Attore comico, musicista e cantante, Giuseppe Maiulli, detto Peppe, è tra gli iniziatori del cabaret napoletano. Rappresentante di una comicità semplice ma sagace e mai volgare, Maiulli raggiunge la popolarità sul finire degli anni Novanta. Nel 1997 fonda i “Gipsy Fint”, versione partenopea del gruppo latino “Gipsy Kings”, con i quali si fa conoscere durante la trasmissione televisiva Mavacao – a sua volta parodia del famoso programma di Gianni Boncompagni “Macao” -, in onda sull’emittente privata campana Napoli Tv. L’anno seguente il gruppo è nel cast del programma Funikulì funikulà, scritto e condotto da Antonio D’Ausilio e Michele Caputo, trasmesso dall’emittente campana Teleoggi–Canale 9. Peppe Maiulli, oltre a prendere parte al programma come componente del gruppo dei Gipsy Fint, ne cura anche le musiche e gli arrangiamenti, ma, soprattutto, nel corso della trasmissione introduce al pubblico il suo nuovo personaggio: Ernesto a Foria, un esilarante ed improbabile cantante napoletano che scimmiotta i tanti artisti-non artisti della scena partenopea. La scelta del nome del personaggio, come spiegato più volte dallo stesso Maiulli, è stata ispirata da una leggenda popolare che narra di un uomo di nome Ernesto che ricopriva il ruolo, non particolarmente impegnativo, di guardiano delle latrine pubbliche di via Foria. Pare infatti, stando a testimonianze popolari, che a via Foria – la strada che collega il Museo Archeologico Nazionale al Real Albergo dei Poveri – nei pressi del Real Orto Botanico, in un tempo non ben determinato, fosse stato collocato un bagno pubblico. Da qui anche il modo di dire napoletano, non molto conosciuto oggi, “Me pare Ernesto a Foria”, con riferimento ironico a quanti lasciano intendere di essere particolarmente indaffarati e di ricoprire un ruolo impegnativo, ma che in realtà svolgono un compito umile e per nulla gravoso proprio come l’Ernesto che a via Foria custodiva i bagni pubblici. Perché allora l’idea di dar vita ad un personaggio con questo nome? Come dichiarato dallo stesso Maiulli, Ernesto, il suo personaggio, “è il nuovo guardiano delle nuove latrine napoletane che non sono più quelle fisiche, ma quelle che hanno sporcato la canzone napoletana”. Il riferimento è a tutti quegli artisti che credono di essere […]

... continua la lettura
Notizie curiose

Rompicapo: i giochi enigmatici più famosi

Qual è il rompicapo più famoso al mondo? Impossibile dare questa risposta. Rompicapi e problemi matematici esistono fin dall’antichità e se ne trovano vari esempi in culture di ogni tipo. Sono enigmi che mettono alla prova l’ingegno attivando diverse forme di ragionamento e attitudini diverse per la loro risoluzione. La prima testimonianza di rompicapo si trova nel Papiro di Rhind che risale al 1850 a.C. «Sette case contengono sette gatti. Ogni gatto uccide sette topi. Ogni topo avrebbe mangiato sette spighe di grano. Ogni spiga di grano avrebbe prodotto sette misure di farina. Qual è il totale?» Indovinelli, paradossi, problemi logici di ogni tipo che vanno dai campi dell’enigmistica agli enigmi concretati sotto forma di giocattolo. Il mondo dei rompicapi è tanto vasto quanto intrigante. Enigmistica: i problemi di lettere, numeri e segni Il ragionamento deduttivo alla base della soluzione dei problemi verbali caratterizza anagrammi, rebus e parole crociate. Un anagramma è il risultato della commutazione delle lettere di una parola o di una frase che genera la formulazione di altre parole o frasi di senso compiuto. L’esperto di enigmistica Enrico Parodi – alias Snoopy – ha definito il gioco dell’anagramma come «Lo determini mercé l’esatto / rimescolamento di lettere», una frase di cui la prima metà è proprio l’anagramma della seconda. Ma il gioco più famoso di tutti in campo di enigmistica è senza dubbio quello delle parole crociate! Nella sua versione base, il gioco si svolge su una griglia quadrata o rettangolare di caselle bianche e nere da riempire con l’inserimento delle parole in orizzontale e verticale. Così come esistono parole crociate a diversi livelli di difficoltà, esistono anche sviluppi successivi al gioco tradizionale che prevedono schemi molto più complessi. Attribuiamo le prime parole crociate all’enigmista e giornalista italiano Giuseppe Airoldi che nel 1890 pubblicò sulla rivista Il Secolo Illustrato della Domenica uno schema 4 per 4 che chiamò Parole incrociate. Il nome di “cruciverba” gli fu attribuito circa trent’anni dopo.  Un altro celeberrimo gioco enigmistico che consiste nella risoluzione di parole e immagini è il rebus. Alternando lettere e parole costruire una frase può essere tanto divertente quanto difficile. La chiave di risoluzione è il diagramma numerico che indica la lunghezza delle parole. Il rebus è uno dei più antichi rompicapi; Leonardo Da Vinci ne ideò molti. Dall’enigma alfanumerico ai giocattoli-rompicapo 1 cubo, 6 facce, 43.252.003.274.489.856.000 combinazioni possibili, 1 soluzione. Senza dubbio il Cubo di Rubik è il rompicapo più famoso di sempre. Il cosiddetto Cubo Magico è stato inventato nel 1974 dal docente di architettura Ernö Rubik, nella città di Budapest. Il suo prototipo, pensato per scopi didattici, era monocolore, in legno e con gli angoli smussati. I matematici ungheresi se ne innamorarono subito! Ed ecco che il cubo fu trasformato in giocattolo. Oggi il Cubo di Rubik è il gioco più venduto al mondo. Di esso sono state ideate tantissime versioni: dal modello 2×2 fino a quello con 17 tasselli per lato! Come si risolve il Cubo di Rubik? Il più intuitivo metodo risolutivo è […]

... continua la lettura