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Eroica Fenice

La categoria Notizie curiose contiene 164 articoli

Notizie curiose

Quanto guadagna un blogger esperto di viaggi e turismo?

“La vita è un viaggio, e chi viaggia vive due volte” (Omar Khayyam): la vita avventurosa di un blogger esperto di viaggi e turismo La parola tedesca Wanderlust, oltre ad essere un cliccatissimo hashtag su Instagram, è un termine che designa la voglia di viaggiare, il desiderio di esplorare. C’è chi della propria Wanderlust ha fatto un mestiere, un lavoro nato nell’era social e sviluppatosi soprattutto su Instagram, il social per eccellenza dedicato alla condivisione di foto: il travel blogger, il blogger esperto di viaggi e turismo che condivide sui social foto spettacolari, panorami mozzafiato e interessantissimi vlog – parola che unisce video e blog – che danno l’impressione ai suoi followers di accompagnarlo lungo il viaggio, di vivere con lui (o lei) le stesse esperienze, così ben documentate attraverso un contatto costante con i propri seguaci, scoprire tradizioni del posto, luoghi e cibi caratteristici, vivere gli stessi incontri e le stesse emozioni, filtrate attraverso uno scatto o delle Insta stories. Un travel blogger non è necessariamente qualcuno che vive esperienze rare e spettacolari, come scalare l’Everest, o che visita luoghi lontanissimi, come il Giappone: un blogger esperto di viaggi può scegliere, per esempio, di limitarsi al proprio paese – l’Italia è ricca di località bellissime e decisamente instagrammabili – o viaggiare per l’Europa, ottenendo un gran successo di pubblico presso chi predilige viaggi low-cost vicino casa, scoprire le bellezze del proprio paese o progettare un tour delle capitali europee. Sono sempre di più le persone che scelgono la meta delle proprie vacanze sfogliando i più popolari hashtag di località, paesaggi e viaggi su Instagram. Quella del blogger esperto di viaggi e turismo è sicuramente una condizione invidiabile: a chi non piacerebbe viaggiare gratis o, addirittura, venir pagato per visitare luoghi meravigliosi e condividere sul web le proprie avventure? Il travel blogging è un mestiere nato innanzitutto come passione, e divenuto lavoro in un secondo momento, grazie alla popolarità che i social hanno acquisito. Gli influencer, persone che creano contenuti per il web, fanno tendenza, muovono l’economia con i loro suggerimenti e si rivelano dunque una risorsa fondamentale per chiunque faccia impresa al giorno d’oggi e voglia accaparrarsi, attraverso la popolarità di un influencer, una nuova fetta di pubblico e clientela. Più visitatori ha un profilo, più popolare diventa. Più popolare diventa, più collaborazioni ottiene, perché diventa più appetibile per gli inserzionisti. Con le collaborazioni, aumentano i guadagni, che possono raggiungere cifre davvero alte. Ma in che modo inquadrare, dal punto di vista fiscale, il lavoro di blogger o di influencer? Quando la propria passione per i viaggi diventa un lavoro, è opportuno aprire subito una Partita IVA, in modo da regolarizzare l’attività, fatturare gli incassi e adempiere a tutti gli oneri previsti dalla legge. L’operazione può essere effettuata in vari modi, ma quello che ci sentiamo di consigliare è: rivolgersi ad un servizio telematico – vedi il noto Fiscozen – per risparmiare sui costi di attivazione, ma senza ritrovarsi in difficoltà dinanzi ai passaggi più complessi. Un professionista valuterà la situazione e deciderà quale inquadramento – freelancer o impresa individuale – rispecchia maggiormente l’attività svolta, […]

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Towel Day, cos’è e perché si festeggia?

Il 25 maggio in tutto il mondo si festeggia il Towel Day, ossia la giornata dell’asciugamano. Di cosa si tratta e perché è nata? Scopriamolo insieme! Che cos’è il Towel day? Celebrato per la prima volta il 25 maggio del 2001, due settimane dopo la morte dello scrittore britannico Douglas Adams, il Towel day è nato da un’iniziativa dei fan dell’autore del romanzo di fantascienza umoristica “Guida galattica per autostoppisti”. L’asciugamano è un accessorio considerato fondamentale in tutti i romanzi della serie e per questo ogni anno i fan dell’autore di tutto il mondo si riuniscono e indossano un asciugamano per tutto il giorno. “Guida galattica per autostoppisti”: l’importanza dell’asciugamano Come si legge nel romanzo più famoso di Douglas Adams, “Guida galattica per autostoppisti”, pubblicato per la prima volta nel 1979, l’asciugamano è “l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere”, in quanto consente di coprirsi e stare al caldo quando si attraversano “i freddi satelliti di Jaglan Beta”; ci si può sdraiare sopra sulle spiagge di marmo di Santraginus V; si può usare come letto per dormire sul “mondo deserto di Kakrafoon sotto le stelle rossastre” o ancora lo si può usare “come vela di una mini-zattera” per seguire il “lento corso del pigro fiume Falena”. Infine, si legge nel romanzo di Adams, l’asciugamano è anche un’ottima arma da combattimento, in quanto nel momento in cui viene avvolto intorno alla testa allontana i vapori nocivi ed è utile per segnalare delle emergenze: “Potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare vapori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); infine potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente”. Nel suo romanzo di maggior successo Adams parla inoltre di “immensa utilità psicologica” dell’asciugamano. “Per una qualche ragione – scrive l’autore inglese- se un figo (figo = non–autostoppista) scopre che un autostoppista ha con sé l’asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l’equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E dunque il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all’autostoppista qualsiasi articolo di quelli menzionati (o una dozzina di altri non menzionati) che l’autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli, vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov’è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione”. “Guida galattica per gli autostoppisti è l’adattamento di una serie radiofonica britannica andata in […]

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Anatidaephobia e le 10 fobie più strane al mondo

Anatidaephobia: il solo nome basta a suggerire qualcosa di insolito. In effetti questa fobia è alquanto bizzarra: si tratta della paura che un’oca o un’anatra, in un qualche punto imprecisato, ci stia fissando. È una sensazione che può sopraggiungere in qualsiasi momento e in qualsiasi posto: mentre siamo al parco ma anche mentre lavoriamo, mentre siamo in metro oppure a casa nostra. In un climax di assurdità, l’anatidaephobia è di certo tra le paure più strane che esistano al mondo, ma non è la sola. Anatidaephobia: esiste davvero? No! In realtà questo non è un termine psichiatrico ufficiale, perché si tratta di una paura fittizia creata da un fumettista con scopo ironico. Dopo la sua invenzione si è comunque parlato di qualche episodio reale legato alla paura verso questi animali. Ipotizzando l’esistenza della anatidaephobia, si tratterebbe di una paura rarissima che colpisce soggetti che hanno vissuto esperienze traumatiche con qualche esemplare della famiglia delle anatre. Ad esempio, esistono degli episodi di “geese attack” in cui stormi di oche attaccano dei malcapitati umani che si trovano nei pressi di qualche parco. È possibile che episodi così spiacevoli rimangano impressi nella mente dei soggetti colpiti e che si trasformino effettivamente in paure. In tal caso sarebbe, tuttavia, una paura legata all’anatra di per sé, non alla paura di essere fissati, che sottintende anche la sensazione di sentirsi costantemente sotto pressione. In questo caso siamo più vicini al disturbo di ansia sociale, uno stato ansioso clinicamente affermato e chiamato anche “sociofobia”, ossia la paura di trovarsi in una situazione sociale o eseguire un tipo di prestazione in cui si sente di subire il giudizio altrui. Come è nata dunque questa strana paura? Il fumettista Gary Larson è il suo inventore, il famoso creatore del fumetto “The Far Side”, pubblicato in Italia su Linus fino al 1995 e di cui oggi troviamo qualche vignetta sulla Settimana Enigmistica. Egli ha fatto leva proprio sulle paure più strane dell’essere umano per trattare del delicato tema della psiche e dei suoi inspiegabili comportamenti. Siccome il tema delle fobie è qualcosa di psicologicamente paralizzante egli ha scelto di ironizzare la tematica in una vignetta in cui ha rappresentato un uomo nel suo ufficio, terrorizzato dalla sensazione che un’oca – proprio da una finestra di un palazzo alle sue spalle – lo stesse guardando. E da qui è nata l’anatidaephobia. Le 10 fobie più strane al mondo In effetti creare una classifica in termini di stranezza sarebbe impossibile, perché le paure della psiche umana sono davvero bizzarre e, spesso, risultano davvero difficili da spiegare. Ogni essere umano ha delle persistenti sensazioni di repulsione nei confronti di determinati oggetti, persone, situazioni. La fobia può essere in effetti qualcosa di insensato che, pur non rappresentando effettivamente una minaccia, scatena dei comportamenti del tutto irrazionali nell’uomo. Nonostante spesso non si riesca a trovare una apparente ragione per il fenomeno, la maggior parte delle volte esso ha natura in episodi che hanno segnato la vita del soggetto e che, inconsciamente, lo perseguitano. Claustrofobia, […]

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Legge di Murphy: se qualcosa può andar male, andrà male

La Legge di Murphy è un paradosso pseudo-scientifico a carattere ironico che suppone che le azioni che compiamo determinano il loro stesso successo – o, piuttosto, insuccesso. Queste leggi caricaturali sono regolate da vere e proprie gerarchie matematiche, applicate alla vita di tutti i giorni. Il filosofo Theodor Adorno diceva: “Quel che temiamo più di ogni cosa ha una proterva tendenza a succedere davvero“. E così la Legge di Murphy regola appunto la sfortuna, e si pone come spiegazione agli eventi che, effettivamente, ci capitano ogni giorno. Se qualcosa può andar male, andrà male Questo è il primo assioma, la vera e propria Legge di Murphy che ha dato poi nome a tutto il pensiero. Ecco coì una serie di considerazioni generate in seguito, che passano sotto il nome di corollari e postulati: Niente è facile come sembra Tutto richiede più tempo di quanto si pensi Se c’è una possibilità che varie cose vadano male, quella che può arrecare il danno maggiore sarà la prima a farlo Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne rivelerà un quinto; Lasciate a se stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio Non ci si può mettere a far qualcosa senza che qualcos’altro non vada fatto prima Ogni soluzione genera nuovi problemi I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere Per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla Il primo postulatore di questa legge è stato lo scienziato Edward Aloysius Murphy, militare dell’United States Army Air Corps, ma l’attuale formulazione si riconosce al medico militare John Paul Stapp. Murphy, nel 1949, era un ingegnere coinvolto in alcuni esperimenti sulla tolleranza del corpo umano all’accelerazione di un razzo-su-rotaia. Un esperimento prevedeva il posizionamento di 16 accelerometri montati su diverse parti del corpo del soggetto. Erano possibili solo due modi in cui ciascun sensore poteva essere agganciato al suo supporto e, puntualmente, i tecnici li montavano tutti e 16 nella maniera sbagliata. Da qui, Murphy formulò la base della legge che prese il suo nome: se ci sono di o più modi di fare una cosa, e uno di questi condurrà a una catastrofe, allora qualcuno lo farà in questo modo. La frase arrivò ad una conferenza del maggiore medico John Paul Stapp e tutto ebbe inizio. La legge di Murphy si basa su verità matematiche? Tutto sommato la Legge di Murphy ha scopo umoristico e vuole deridere in qualche modo le piccole sfighe di ogni giorno. Negli esempi proposti, infatti, tutti i lettori riusciranno a ritrovarsi. Il modo con cui vengono scritte queste frasi è geniale proprio perché riconduce piccoli fatti della quotidianità a una presunta legge che regola l’universo. La legge di Murphy è una regola che fa più che altro leva sul nostro cervello, su ciò che abbiamo paura accada o su ciò che ci aspettiamo accada. Ma c’è da ammettere che in alcuni casi essa si fonda […]

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Le piramidi in Italia: le ipotesi sulla loro costruzione

Le piramidi sono costruzioni architettoniche che accompagnano il percorso dell’uomo da sempre. Ogni terra, ogni epoca è rimasta affascinata da questo solido dalla forma ascendente, tanto da declinarlo in diversi modi e per le diverse occasioni. Nonostante le piramidi siano il simbolo egiziano per eccellenza, diverse popolazioni antiche e antichissime hanno lasciato queste costruzioni in tutto il mondo: dalla Cina all’America, dall’Antartide all’Italia. Ebbene sì, esistono delle piramidi in Italia che, declinate in altre forme, dimensioni e tecniche di produzione, costituiscono una parte di storia forse ancora non ben indagata. Le piramidi in Italia: da nord a sud dello stivale Le piramidi esistono nel mondo sotto forme diverse: forma tipica, a gradoni, romboidali, forma allungata, a cono. Tutte hanno però la forma piramidale che tende verso l’alto con sezione sempre stingente. Esse sono sempre ricondotte a delle funzioni religiose o astronomiche. Il monte, del resto, è sempre stato simbolo di trascendenza per la sua tendenza all’alto, un elemento comune per ogni popolo e cultura. Molte piramidi hanno anche tanti aspetti in comune: sono orientate come i punti cardinali o ad esempio seguono la posizione delle costellazioni più importanti a seconda delle divinità venerate dalle popolazioni che le hanno costruite. Ci sono diversi siti in cui sorgono delle vere e proprie piramidi in Italia, da nord a sud dello stivale. In Lombardia sono state trovate le tre Piramidi di Montevecchia, all’interno del Parco del Curone a Rovagnate, in provincia di Lecco. Nel 2001 tre colline piramidali sono state individuate nonostante per lungo tempo esse siano rimaste coperte dalla vegetazione. Le tre colline presentano caratteristiche alquanto bizzarre per essere opera della natura: hanno tutte misurazioni molto simili per la base, l’altezza e i gradi di pendenza. Le piramidi di Montevecchia sono della tipologia a gradoni e sembrano essere state modellate nella roccia. Anche il loro orientamento è stato paragonato alle piramidi d’Egitto, allineate con le tre stelle centrali della cintura di Orione. Non mancano altri casi nel Settentrione. In Emilia Romagna – precisamente in provincia di Reggio Emilia – è stata individuata la Piramide di Vessallo, scoperta nel 2009. La sua base è quadrata e quasi regolare con i lati all’incirca di 100 metri e un’altezza di 40 metri. Anche in Friuli sono state trovate tre colline piramidali che sembra abbiano lo stesso orientamento delle piramidi di Giza. Le piramidi di Cividale sorgono inoltre in una zona in cui sono presenti delle mura megalitiche e un ipogeo riconducibili alla popolazione celtica. In molti casi le ricerche non sono state molto approfondite e nella ricostruzione della storia di queste architetture ci sono ancora molte lacune. Il caso della piramide di Bomarzo a Viterbo Un’altra piramide è presente proprio nella capitale d’Italia. Che ci fa una piramide a Roma? Si tratta della Piramide Cestia, che sembra essere l’ultima sopravvissuta di altre tre costruzioni. Questo monumento, dall’altezza e dimensioni più ridotte delle consuete piramidi, è un monumento funerario fatto costruire da Caio Cestio Opulone all’incirca un decennio prima dell’anno zero. Per la sua intera altezza […]

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I grattacieli più alti al mondo: la top 5!

Quali sono i grattacieli più alti al mondo? Si tratta di giganti che tutti guardiamo con stupore, i cosiddetti “megagrattacieli”, che si ergono a centinaia di metri di altezza e che si sfidano nell’obiettivo di toccare il cielo, frutto di imprese architettoniche che, con le loro altezze vertiginose, hanno fatto la storia. La scalata verso il cielo Molti ritengono che il primo grattacielo al mondo – nel senso moderno del termine – sia stato l’Home Insurance Building, costruito nel 1885 e con soli 55 metri di altezza. Il primo ad aggiudicarsi un record vero è proprio è stato l’Empire State Building, costruito nel 1931 e rimasto per oltre 40 anni il grattacielo più alto del mondo. Oggi tuttavia i suoi 381 metri di altezza sono stati scavalcati, e di molto, da altri colossi, la cui costruzione è avvenuta proprio con l’obiettivo di superare delle vere e proprie sfide architettoniche. Oggi, scorrendo la classifica dei grattacieli più alti al mondo, troviamo tantissimi edifici situati in Cina e Medio Oriente, mentre gli Stati Uniti conservano comunque un posto molto alto in classifica con il One World Trade Center di New York – sesto nella classifica dei grattacieli più alti. Oggi i grattacieli nella top 10 più alti al mondo superano i 500 metri ma il primo posto è detenuto da un edificio che supera gli 800, staccandosi di ben 200 metri dai suoi competitors. Top 5 dei grattacieli più alti al mondo Innanzitutto la classifica tiene conto di diverse categorizzazioni per definire quale è l’altezza maggiore raggiunta. I grattacieli vengono definiti i più alti al mondo per altezza strutturale, ossia dalla base al punto architetturale più alto dell’edificio, comprendendo guglie, statue e altri componenti integrati nell’architettura. Ciò significa che antenne, pinnacoli e altri elementi classificati come non integrati non vengono considerati nel computo dell’altezza. Questo sistema di classificazione va a discapito di alcuni edifici, tra cui ad esempio la Sears Tower di Chicago, che viene molto penalizzata. Tuttavia sono esistenti anche tanti tipi di classificazioni minori che tengono in considerazione anche altri elementi.  Ecco quali sono i cinque grattacieli più alti al mondo: Lotte World Tower. Il più basso tra i cinque grattacieli più alti al mondo si trova a Seoul – Corea del Sud – è stato ultimato nel 2017. Si tratta di un palazzo con ben 123 piani che è situato vicino al fiume Han. Il suo profilo affusolato si contrappone alle vicine montagne del sito. Ping An Finance Centre. Il quarto grattacielo più alto al mondo si trova nella città di Shenzhen in Cina, nazione con ben tre posti occupati nella top 5. Con i suoi 599 metri e 115 piani è di certo un gigante dell’architettura. L’edificio, progettato dallo studio Kohn Pedersen Fox Associates, è il secondo grattacielo più alto della Cina. Il Ping An Finance Center era originariamente destinato a raggiungere i 660 metri di altezza grazie alla guglia, ma le restrizioni imposte dall’aviazione lo hanno ridotto. Abraj Al Bait. Questo grattacielo costruito nel 2012 si trova […]

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Le sette meraviglie del mondo naturale: la classifica

Le sette meraviglie del mondo naturale: scopriamole insieme. Il pianeta Terra è ricco di bellezze mozzafiato e tesori da proteggere. La natura ci ha regalato numerosi spettacoli ma, tra tutti, ne esistono alcuni che si sono aggiudicati un posto nella classifica delle sette meraviglie del mondo naturale. La classifica delle (nuove) meraviglie Anche in questo caso, come per le nuove sette meraviglie del mondo, la classifica è stata redatta a seguito di un concorso indetto a scopo di lucro dalla società svizzera Open World Corporation. Si parla di “nuove” meraviglie in analogia alla prima lista delle sette meraviglie del mondo (antico) redatta nel III secolo a.C. da Antipatro di Sidone e di cui fanno parte delle opere architettoniche oggi quasi del tutto scomparse. Nel 2007 la Open World Corporation aveva rilasciato la classifica finale delle nuove meraviglie architettoniche del mondo moderno. Il concorso ha avuto tantissimo successo ed è per questo che la società ne ha indetto un altro per decretare invece quali fossero i siti naturali più belli. Anche in questo caso, come nel precedente, sono stati gli utenti che hanno partecipato alle votazioni a decretare le vincitrici del concorso. Alla campagna hanno preso parte più di 220 Paesi, con un totale di 440 siti naturali proposti a concorrere. Le candidate italiane erano il monte Cervino, sulle Alpi Occidentali, e il Vesuvio, entrambe arrivate nella classifica dei 28 finalisti ed entrambe non sopravvissute ai round finali. La classifica, finalmente pubblicata nel 2011, due anni dopo il lancio del concorso, è stata risultato di ben 500 milioni di voti. Quali sono le sette meraviglie del mondo naturale? La Foresta Amazzonica. Come poteva mancare il Polmone della Terra? Si tratta del resto di un’area non nuova ai record mondiali. Essa si estende per ben 9 stati americani: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana Francese, Guyana, Perù, Venezuela e Suriname, raggiungendo una superficie totale di 4500 km quadrati. È senza dubbio la più grande foresta tropicale al mondo e, da sola, rappresenta la metà delle foreste pluviali esistenti. È anche la dimora del Rio delle Amazzoni, il corso d’acqua più grande al mondo. E infine la foresta ospita il maggior numero di specie animali e vegetali al mondo, conservando una biodiversità più unica che rara (solo tra gli insetti si contano più di 2,5 milioni di specie differenti!). La Baia di Ha Long in Vietnam, il luogo “dove il Drago scende in mare”. Questa baia è un’insenatura del Golfo di Tonchino caratterizzata da circa 3000 isolette calcaree. La leggenda vuole che la Baia si sia formata quando, durante uno scontro tra Cina e Vietnam, gli dei mandarono in soccorso questi ultimi dei draghi che crearono questa sorta di muraglia naturale sputando non lava ma enormi gioielli, che corrispondono agli isolotti. In effetti si tratta senza dubbio di gioielli; quasi tutte le isole sono aree incontaminate dall’uomo e l’intero sito è patrimonio dell’UNESCO dal 1994. Tra tutte le isole solo le due più grandi, Tuan Chau e Cat Bat, sono abitate e presentano delle […]

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Le (nuove) sette meraviglie del mondo moderno

Il 7 luglio 2007 a Lisbona sono state decretate le sette meraviglie del mondo moderno, vincitrici del concorso indetto dalla società svizzera New Open World Corporation. Le prime sette classificate in questa gara si sarebbero aggiudicate il titolo di “nuove” meraviglie del mondo, da aggiungere alla classifica di quelle antiche, selezionate per la prima volta nel III secolo a.C. da Antipatro di Sidone, oggi in maggior parte scomparse. In epoca classica, infatti, le sette meraviglie del mondo erano le opere architettoniche artistiche e storiche ritenute più importanti da Greci e Romani, capolavori come i Giardini pensili di Babilonia, il Colosso di Rodi e la Piramide di Giza. Al contrario, la scelta per le nuove meraviglie è stata decretata dal concorso ideato dal regista Bernard Weber e dal quale l’Unesco prese le distanze. In occasione delle Olimpiadi di Sidney del 2000, la società NOWC lanciò questo referendum via internet per stabilire, a distanza di due millenni e mezzo, quali fossero le nuove sette meraviglie del mondo moderno. L’iniziativa riscosse enorme successo; la lista è aumentata fino a superare il numero di 150 opere architettoniche e siti archeologici, tanto da posticipare sempre più la chiusura del sondaggio. A decretare le sette meraviglie del mondo moderno sono stati oltre 90 milioni di persone che hanno votato online tra circa 150 candidate e 21 finaliste. Dalla muraglia cinese a Petra, dal Colosseo alle rovine di Machu Picchu, ecco quali sono le sette meraviglie del mondo moderno. L’elenco delle sette meraviglie del mondo moderno La Grande Muraglia Cinese. Riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO dal 1987, la Grande Muraglia è stata realizzata nel 215 a.C. per volere dell’imperatore Qin Shi Huang con il compito di difendere il territorio cinese dalle invasioni dei Mongoli. Il tentativo fallì a causa delle numerose porte presenti lungo il perimetro che si rivelarono punti deboli. La grande muraglia oggi percorre 8.851,8 km, partendo dal golfo di Liao-Tung e toccando il passo di Kia-gu in Tibetma, ma si stima una lunghezza reale di circa 22.000 km. La manodopera di migliaia di lavoratori ha dato vita a questo grandioso progetto in pietra e mattoni, con circa 25.000 torri di guardia. Per tradizione la Grande Muraglia doveva essere visibile perfino dalla Luna – un mito tuttavia sfatato! Petra in Giordania (in foto). I primi insediamenti del sito archeologico di Petra risalgono al periodo tra VIII e VII secolo a.C., mentre i monumenti più antichi risalgono al 30 a.C. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un patrimonio dell’umanità stabilito dall’Unesco nel 1985. Il sito archeologico di Petra con le numerose facciate intagliate nella roccia e corrispondenti a sepolcri ha un fascino di certo unico. Si tratta di una città scolpita nella roccia che, sebbene abbia anni di storia, è stata rivelata all’Occidente solo nel 1812 ad opera dell’esploratore svizzero Johann Burckhardt. Le facciate dei sepolcri intagliati, la pietra, la sabbia, le sfumature calde che circondano il complesso rendono il tutto molto suggestivo. Non a caso Petra è stata scelta come set cinematografico per […]

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I 10 alberi più antichi al mondo

Quali sono gli alberi più antichi al mondo? Di sicuro le specie viventi più longeve in assoluto sono gli alberi centenari e millenari che da un tempo lunghissimo assistono alla nostra vita sulla Terra. Maestosi esemplari che hanno visto il trascorrere di epoche e si sono arricchiti anno dopo anno, secolo dopo secolo, di rughe e segni del tempo, senza però soccombergli. Per questo motivo gli alberi sono una fonte incredibile di informazioni sul nostro pianeta: conoscendo l’età di un albero possiamo ricavare notizie riguardo il clima terrestre nella nostra storia. Come calcolare l’età di un albero Definire l’età di un albero non è compito semplice, né universalmente riconosciuto perché esistono diverse tecniche parallele usate in diverse nazioni. Il metodo più conosciuto conta gli anelli presenti nella sezione del tronco: ogni anello equivale ad un anno di vita. Si tratta della cosiddetta dendrocronologia, il processo di datazione mediante l’uso di anelli degli alberi. I tronchi della maggior parte degli alberi hanno anelli che si riscontrano ogni anno, e il conteggio di questi anelli fornisce agli scienziati informazioni sull’età stimata dell’albero. Gli anelli si formano perché il legno che la pianta produce in primavera è chiaro mentre quello che produce in inverno è più scuro. I cerchi hanno anche diverse forme, dalle quali si deduce se la pianta era in buona salute o meno. Chiaramente questo metodo può essere utilizzato se è possibile ricavare la sezione dell’albero tagliandolo. In alternativa, se l’albero è in vita, di solito si misura la circonferenza del tronco, e si divide il numero per 2,5 per ottenere un’età approssimativa. Quali sono i 10 alberi ancora viventi più antichi al mondo? Oliveira De Santa Iria De Azòira è un albero di ben 2850 anni! Si trova a Loures, in Portogallo, ed è un esemplare di ulivo europeo dal grande effetto suggestivo. Non si tratta di una specie che si sviluppa in altezza ma, piuttosto, la maestosità del suo tronco ne indica l’età. Del resto, fin dalle Sacre Scritture, l’ulivo è indicato come un simbolo di fede e longevità e da sempre quest’albero rappresenta operosità e saggezza. Il Patriarca della Foresta: si tratta di un esemplare della specie di Cariniana, pianta legnosa che vive nelle zone tropicali di Brasile, Venezuela e Madagascar. Per la sua composizione naturale, questa specie viene sfruttata per ricavare materiale legnoso molto resistente. A causa della deforestazione è sempre più raro trovarne esemplari longevi. In particolare, il Patriarca della Foresta, con circa 3000 anni di età, si trova a Santa Rita do Passa Quatro, un comune del Brasile nello Stato di San Paolo. Castagno dei Cento Cavalli. I castagni sono tra le specie più antiche al mondo e tra i suoi esemplari troviamo un illustre millenario in Italia, precisamente a Sant’Alfio in provincia di Catania. Il Castagno dei Cento Cavalli vive da circa 3000 anni. Il suo nome ha origine da una leggenda secondo cui la regina Giovanna la Pazza, di passaggio per il paese, si riparò da un temporale sotto le sue fronde […]

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Cifrario di Cesare e gli sviluppi della crittografia

Il cifrario di Cesare è uno dei più antichi algoritmi a noi pervenuti che permettono di criptare un messaggio. Si tratta di un cifrario a sostituzione monoalfabetica in cui ogni lettera del testo originale – cosiddetto “testo in chiaro” – è sostituita da un’altra lettera che si trova ad un numero stabilito di posizioni da essa. Si tratta di un algoritmo molto semplice ma che, se sapientemente usato e combinato con altri metodi, porta a risultati tanto interessanti alquanto complessi. Messaggi in codice: il cifrario di Cesare Questo tipo di cifrario è anche detto “a sostituzione” o “a scorrimento” ed è uno dei più antichi di cui si abbia traccia storica. Svetonio, nella Vita dei Cesari, racconta che Giulio Cesare era solito usare per le sue corrispondenze private un codice monoalfabetico che gli garantiva di mantenere le sue informazioni segrete qualora le lettere fossero intercettate dai nemici o lette da un’invadente. Il codice cifrario è di per sé molto semplice ma, all’epoca, non era così scontato saper leggere un testo nemmeno se in chiaro. Nel cifrario la lettera reale viene sostituita da quella che occupa tre posti avanti nell’alfabeto: la A diventa D, la B diventa E e così via. Arrivati alle ultime lettere dell’alfabeto, si procede circolarmente ricominciando dalla A. Ad esempio utilizzando il cifrario di Cesare EROICA FENICE diventa HURLFD IHQLFH. Più in generale oggi intendiamo per cifrario di Cesare un metodo che sposta la lettera in chiaro di una cifra stabilita, non necessariamente pari a tre. Sempre secondo Svetonio, Augusto utilizzava lo stesso cifrario spostando di un solo posto la lettera, per cui alla lettera A in chiaro corrispondeva la B e così via. Un’altra differenza era che, terminato l’alfabeto, Augusto non ripartiva ciclicamente dalla A ma piuttosto per indicare la Z utilizzava AA. Oggi il cifrario di Cesare è ad un livello basico di crittografia. Eppure lo ritroviamo in altri episodi storici. Mentre era in prigione la regina di Scozia Maria Stuarda usò il cifrario per inviare il messaggio che svelava il complotto per l’omicidio dell’allora  regnante Elisabetta I. In questo caso però la lettera fu decrittata proprio per la semplicità del metodo utilizzato e questo sbaglio le costò la testa. Il cifrario può anche essere complicato e applicato a più livelli. Il boss mafioso Bernardo Provenzano lo utilizzava per proteggere le sue informazioni segrete nei foglietti che inviava e riceveva nel periodo di latitanza. Egli aveva complicato il metodo crittografico: faceva corrispondere ad ogni lettera il suo numero corrispondente nell’alfabeto, oltre a spostarla di tre posti. La lettera A in chiaro corrispondeva non a D, ma a 4 nel testo cifrato, ed EROICA FENICE sarebbe stata letta come 82118126498171268. Come decrittare un cifrario di Cesare? Innanzitutto, sarebbe molto utile il disco cifrante di Leon Battista Alberti che fa scorrere due cerchi concentrici con due serie di lettere in modo che, scoperta la chiave, lo scorrimento sia molto semplice. Per capire quale è la chiave usata dal messaggio bisogna partire con l’osservazione della ripetizione delle lettere, tenendo […]

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