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felicità interna lorda

FIL (Felicità Interna Lorda): ma la felicità quanto pesa?

Qual è il rapporto tra prodotto interno lordo e felicità? Possiamo parlare di felicità interna lorda?

Le persone aspirano alla felicità. L’assunto non è del resto una novità poiché chiunque tende a quello stato psico- fisico d’appagamento di chi considera gratificati i propri desideri.
Che cos’è la felicità? Non è facile formalizzare una definizione precisa.
Ho provato a cercarne su Wikipedia: ”La felicità è lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri”. Ho pensato però alla mia esperienza e a quanto sono stata felice quando ho visto mia madre piangere di gioia ed è per questo che la definizione non mi ha convinta, così ho provato a cercare altrove.

Per Epicuro l’allontanamento del dolore fisico (aponia) e di quello psichico (atarassia) porta al raggiungimento della condizione di felicità che è propria di coloro che godono senza affanno alcuno dei beni dell’amicizia, della libertà e della parola. Teoria condivisibile eppure non troppo facile da applicare se si sta cercando una “formula” per il vivere felice. Nell’antichità classica il concetto di felicità assume un forte rilievo nelle dottrine etiche eudemonistiche; la felicità coincide con il bene, l’uomo infatti è felice quando ha un’anima buona.

La felicità aristotelica si realizza nel rapporto  col prossimo e nella partecipazione dei cittadini alla vita della polis mentre la felicità platonica è intesa come  astrazione dalla realtà e contemplazione del mondo delle Idee. La felicità è dunque il bene perfetto verso il quale,  secondo Platone e Aristotele, tutti gli uomini sono disposti ad orientare la propria esistenza. Anche per Seneca il  raggiungimento della felicità consiste nel conseguimento della virtù:
“«Cosa?», mi dirai. «La virtù basta per vivere felici?» E come potrebbe non bastare, quand’è perfetta e divina? Anzi, è più che sufficiente. Che può mancare, infatti, a chi si trova fuori da ogni desiderio? Non può venirgli nulla dall’esterno, quando ha già tutto dentro di sé” .

Virtù è un termine che oggi risuona antico eppure non è altro che la disposizione dell’animo volta al bene.
Del resto il concetto classico di felicità eudaimonica è molto diverso dall’idea, oggi spesso dominante, di felicità intesa come sinonimo di piacere (felicità edonica). Non stupisce invero che con l’aumento del benessere e il miglioramento della qualità della vita è probabilmente cambiata anche la definizione di felicità che si lega ai concetti di beni primari e secondari, qualità della vita, appagamento individuale e sociale.

La felicità si pesa sulla base di quanto le persone fanno e possono fare o in base a che cosa sentono?
Esiste una formula? Cos’è la felicità interna lorda?

L’Onu, basandosi sulle considerazioni che il raggiungimento della felicità della popolazione dovrebbe essere uno degli scopi principali della politica, ha dato il via ad alcuni tentativi di ricerca con lo scopo di analizzare il livello di benessere e gradimento di ogni Paese. Il primo Studio sul Tasso di Felicità (World Happiness Report) commissionato dalle Nazioni Unite è avvenuto nel 2012 prendendo spunto dallo studio del FIL (Felicità Interna Lorda) ideato da un piccolo stato situato sulle pendici dell’ Himalaya.
Il FIL è stato infatti adottato dal Bhutan che utilizza i criteri di qualità della vita, istruzione e salute dei cittadini per calcolare il benessere della popolazione. Nonostante sia ritenuto uno dei paesi più poveri del continente asiatico, il Bhutan è considerata l’ottava nazione più felice nel mondo la cui esperienza suggerisce da anni diverse discussioni sulla possibilità di modelli alternativi di sviluppo per le nazioni.

Dunque la misura del PIL, valore complessivo dei beni e dei servizi prodotti in un determinato paese, è stato affiancato da altri alternativi criteri di misurazione del benessere.
L’ISU (Indice di sviluppo umano) utilizzato dall’Onu a partire dal 1993 nel tentativo di analizzare la qualità della vita dei paesi membri, tiene conto di differenti fattori come la speranza di vita e l’alfabetizzazione.
Il WDH (World Database Happiness) coordinato dal sociologo Ruut Veenhoven si prefigge l’obiettivo di creare una banca dati globale delle ricerche sulla felicità per determinare in ogni nazione gli “indici di gioia”.
Proposto dalla New Economics Foundation di Londra invece l’HPI (Happy Planet Index) integra alla ponderazione della media delle autovalutazioni con l’indice di longevità (considerato dal WDH) l’impatto ambientale che ogni paese procura al pianeta; si considera insomma il contributo che un determinato paese è in grado di garantire al mondo.

Questi studi si basano solitamente su domande poste agli abitanti: ad esempio si chiede a ciascun individuo di valutare da 1 a 10 il proprio livello di soddisfazione. A questo proposito bisogna dire però che la felicità dell’individuo prima di essere considerata come un numero compreso tra 1 e 10 è un sentimento e che le capacità di autovalutazione sono spesso condizionate da diversi fattori sociali e culturali.
Inoltre il tentativo di quantificare la felicità (quanto sei felice?) non chiarisce affatto il “momento” (quando sei felice? adesso? In questo preciso momento?).
Immaginiamo ad esempio un uomo sveglio dalle 6.30 che lotta contro la noia del traffico per arrivare a lavoro, improvvisa una furiosa corsa per andare a prendere i figli a scuola, resta bloccato per due ore in banca e per giunta ha bucato una ruota dell’auto poco prima di un temporale. Capitano a tutti giornate negative questo è certo ma immaginando di provare a chiedergli in prima serata “qual è il tuo livello di soddisfazione generale valutandolo da 1 a 10?” possiamo ipotizzare una possibile risposta.

Francamente credo sia importante nell’ambito delle decisioni politiche considerare e promuovere il benessere dei cittadini così come credo sia impossibile “calcolarlo” in base a determinati parametri. Il nostro tempo sembra infatti barcollare di continuo tra speranze, illusioni, cinismo e formule “last minute” per la felicità. Consideriamo la felicità come un oggetto a cui tendere costantemente durante il corso della nostra esistenza e dimentichiamo forse di provare a percepirla. Non so dare una definizione eppure so che sono stata felice in attimi sparsi e in momenti inaspettati,“tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.”

-FIL: quanto pesa la felicità?-

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