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La Befana vien di notte: come, quando e perché?

La Befana vien di notte: come, quando e perché?

La Befana è uno dei protagonisti indiscussi del periodo natalizio ed è un personaggio che risale a tradizioni molto antiche e, per questo, molto radicate nella nostra cultura. La vecchietta dell’immaginario collettivo che la notte tra il 5 e il 6 gennaio porta ai bambini dolci e carbone è protagonista di storie e riti che affondano le loro radici in un’epoca precristiana.

Come è nata la leggenda della Befana?

Il termine Befana è in realtà l’alterazione lessicale di “Epifania” diffusa a partire dalle zone dell’antica Etruria. La figura della vecchietta che porta doni ai bambini al finire delle feste natalizie era un personaggio folcloristico tipico di alcune regioni italiane, conosciuto ormai in tutto il mondo.

Secondo la tradizione questa vecchietta dall’umile aspetto, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, vola sui tetti, si cala dai camini e riempie le calze appese dei bambini. Coloro che si sono comportati bene durante l’anno riceveranno dolciumi e bontà, i cattivi solo carbone.

La figura della Befana ha origini molto antiche e, contrariamente a quanto si pensi, antecedenti a quelle cristiane.

L’origine è stata connessa ad un insieme di riti propiziatori pagani legati all’agricoltura. Già durante il VII-VI secolo a.C. si credeva che esistessero delle figure femminili che di notte volavano sui campi per propiziare il raccolto. Questa storia è di certo connessa ai cicli stagionali nell’agricoltura; con il passaggio di queste donne il raccolto dell’anno ormai trascorso era pronto per rinascere.

Gli antichi romani ereditarono questi riti e li fecero propri, associandoli al loro calendario e celebrando il volo di queste donne durante il periodo tra la fine del solstizio invernale e la ricorrenza del Sol Invictus – divenuta poi il Natale Cristiano. In particolare, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale si celebrava il momento di morte e rinascita della natura, così come nelle tradizioni antecedenti. Durante questi 12 giorni di passaggio si continuava a credere che delle figure femminili volassero sui campi coltivati, capitanati questa volta da Diana, dea della caccia e della vegetazione, oppure, per altri, da Abundia, dea dell’abbondanza.

Secondo molte interpretazioni la figura della Befana come la conosciamo oggi potrebbe essersi rifatta alla figura celtica di Perchta, una personificazione della natura invernale rappresentata come una vecchia signora con la gobba e il naso adunco, capelli bianchi spettinati e piedi grandi, vestita con abiti e scarpe rotte. Anche lei, aleggiando di notte sui campi per renderli fertili, veniva festeggiata nello stesso periodo della Befana.

La tradizione pagana assimilata dalla Chiesa Cattolica

In quanto figura pagana, già dal IV secolo d.C. la Chiesa cominciò a ritenere questa credenza satanica. Nel Basso Medioevo la figura della Befana fu ripulita dalle accuse di satanismo e la Befana passò da strega a vecchietta affettuosa sulla scopa volante.

Pian piano anche la figura della Befana fu quindi accettata dalla Chiesa. Con l’arrivo di questa vecchietta che “tutte le feste porta via” la Chiesa ha trovato una corrispondenza con il calendario liturgico, dal momento che l’Epifania corrisponde al periodo della fine del Natale e l’inizio del tempo ordinario.

Nel corso della storia, la festa della Befana fu anche ufficializzata nel 1928 con il regime fascista che introdusse la festa della “Befana fascista”, durante la quale venivano distribuiti doni ai bambini delle classi meno abbienti. E anche dopo la caduta di Mussolini questa celebrazione continuò ad essere festeggiata.

Da quando la Chiesa Cristiana ha accolto la figura della Befana circola una storia molto riadattata che trova collocazione a questo personaggio nella vita di Gesù. Questa storia vuole che i Re Magi sulla strada per Betlemme avessero chiesto informazioni ad una vecchietta e avessero insistito affinché essa li accompagnasse da Gesù Bambino. Lei rifiutò ma poi, pentita, cercò di rimediare bussando alle porte di tutti i bambini e consegnando doni. In realtà, volendo trovare un parallelismo tra la storia della Befana ed un personaggio della tradizione cristiana – così come Babbo Natale e San Nicola – la Befana potrebbe essere associata a Santa Lucia che dispensava doni ai bambini.

Perché la Befana è brutta e trasandata?

Naso lungo e mento aguzzo, capelli arruffati e toppe sugli abiti. La Befana è spesso rappresentata con un gonnellone ampio con le toppe, un grembiule con le tasche, uno scialle e un fazzoletto o un cappello sul capo.

Il motivo per cui nell’iconografia collettiva la Befana è sempre così trasandata è che essa è simbolo dell’anno passato, un anno ormai vecchio e stanco. Rappresenta un anno ormai spoglio, consumato, vissuto. Si pensi che in molti paesi europei c’era l’usanza di bruciare i fantocci della Befana per salutare l’anno vecchio, tradizione che è in parte ancora rimasta.

Un aspetto molto importante nella rappresentazione della Befana è che essa deve distinguersi dal consueto modo di rappresentare le streghe. La Befana, ad esempio, non usa gli stivali ma delle scarpe comode e non ha il cappello a punta ma, piuttosto, un umile fazzoletto o sciarpone pesante annodato sotto al mento. In un’iconografia ormai quasi persa la Befana cavalca perfino la scopa al contrario.

Ovviamente durante gli anni il classico modo di rappresentare questa vecchietta si è trasformato, così come le innumerevoli tradizioni che ci sono in tutta Italia. Ad Urbania – in provincia di Pesaro e Urbino – viene tradizionalmente collocata la casa della Befana e lì ogni anno si celebra la Festa Nazionale in suo onore, ormai divenuta un’attrazione per turisti da tutta Italia.

Fonte immagine: Pixabay

link: https://pixabay.com/it/photos/natale-epifania-pigna-inverno-3056465/

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