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Eroica Fenice

Le regole del titolo perfetto

Quando nasce un bambino, la prima cosa che riceve è il nome. Starà a lui modellarsi su quello che per lui sarà un vero e proprio titolo, scegliere se rendergli giustizia o meno, se allontanarsi dall’idea che tutti ne hanno o calzarla a pennello, in modo da sentirsi dire “sembra fatto su misura per te”.

Quando nasce un bambino, non si sa mai se il nome che gli si dà è quello giusto, perché non lo si conosce, non si sa come sarà il suo carattere, come saranno i suoi lineamenti.

Con i libri si segue il processo inverso: quando nasce un libro è spesso senza nome, oppure se ne ha uno, questo può cambiare durante la stesura del testo.

Ogni autore ha un metodo diverso per trovare il titolo di un libro, c’è chi se ne disinteressa totalmente -questo è il caso di Dashiell Hammet– e chi invece lo cerca in maniera fin troppo accurata.

Ogni scrittore, però, dovrebbe ricordare che il compito di scegliere il titolo del libro spetta all’editor, che ovviamente cerca di rispettare le linee guida di chi ha creato il romanzo. Ogni bravo autore sa che avere un buon editor è fondamentale.

E se siamo quasi certi che il libro Mein Kampf di Adolf Hitler avrebbe venduto comunque -anche solo per la curiosità del lettore circa la psicologia dell’autore- un numero invariato di copie, anche se si fosse chiamato Quattro anni e mezzo di lotta contro le menzogne, la stupidità e la vigliaccheria (com’era nell’intenzione iniziale dell’autore); non si può sicuramente credere che sarebbe accaduto lo stesso a Via col vento di Margaret Mitchell, se si fosse chiamato Pansy  (dal nome originale di Scarlett).

Il titolo di un libro deve rispecchiare in pieno l’anima dell’opera, non dell’autore

Non ci sono regole precise per scegliere un titolo, e di certo seguire troppo la moda o il proprio cuore è pericoloso quanto il non farlo, ma in linea generale esistono metodi da adottare e regole che sarebbe meglio seguire.

Si potrebbe, ad esempio, estrapolare una frase dall’interno del libro, o lasciarla estrapolare da un amico e lettore, che possa racchiuderne l’essenza.

Inoltre è fondamentale ricordarsi che il titolo non deve in alcun modo trarre in inganno il lettore sulla trama del libro. Ne è un esempio il romanzo di Jhon Harding, La biblioteca dei libri proibiti, che di tutto parla fuorché della promessa fatta sulla copertina; c’è da dire però, in questo caso, che la colpa va affibbiata alla traduzione italiana, che ha modificato il titolo originale Florence and Giles (forse perché ritenuto troppo poco commerciale), che sicuramente sarebbe stato più attinente alla trama.

Quando nasce un bambino, la prima cosa che riceve è il nome. Nei libri non è così, li nominiamo quando sono già adulti, quando hanno già imparato a camminare da soli, quando ci hanno già detto tutto quello che hanno da dirci. E se è pur vero che noi non ascolteremmo mai l’opinione di un altro per dare un nome a nostro figlio, ogni autore dovrebbe sapere che, nel momento in cui un libro è finito, questo non è più una creatura sua, ma del pubblico,  e come tale, va lasciato andare verso il nome/titolo più giusto per lui.

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