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Eroica Fenice

Batteri ingoiabili per la diagnosi di malattie intestinali

Malattie intestinali, sono arrivati i Batteri-chip per la loro diagnosi

“Da qualche parte, qualcosa di incredibile è in attesa di essere scoperto”: con queste parole, Carl Sagan esprimeva l’essenza della scienza, la cui forza motrice è sempre stata la curiosità dell’uomo e la sua voglia di superare i presunti limiti e confini della realtà. In effetti, il progresso scientifico è un qualcosa in cui la parola “oltre” sembra non far altro che spostare i limiti solo un po’ più in là, senza soluzione di continuità.

È di questo periodo la messa a punto, da parte di alcuni ricercatori del gruppo del Massachussets Institute of Technology (MIT) di Boston, di un prototipo di pillola destinata alla diagnosi di eventuali patologie gastrointestinali, con tanto di esito inviato tramite app sul telefonino. Proprio come una qualsiasi pastiglia, si ingoia con un bicchiere d’acqua e, una volta all’interno dell’organismo, senza tubi né cicatrici, in maniera del tutto indolore, ispeziona a fondo tutto l’intestino. A differenza delle già note capsule dotate di telecamera in grado di effettuare un’endoscopia dell’apparato intestinale nelle stesse modalità per nulla invasive, questo modello, raggiungendo le zone più recondite dell’intestino, consentirebbe di verificare la presenza di malattie e di controllarne l’evoluzione.

IMBED (Ingestible Micro-Bio-Electronic Device), un cilindro lungo 4cm, è composto da batteri disposti su un sensore avvolto da una membrana semipermeabile, richiede 13 microwatt di energia e presenta una batteria da 2,7 volt che ne garantisce il funzionamento continuo per oltre un mese. La membrana permette alle molecole dell’ambiente circostante di introdursi e diffondersi all’interno. Tali batteri vengono geneticamente modificati per poi segnalare con una spia luminosa la presenza di una determinata molecola. È poi un transistor a misurare la quantità di luce trasmessa e a comunicare il dato ad un microprocessore. Questo, a sua volta, invia un segnale wireless a un computer o a uno smartphone. Tutto ciò praticamente in tempo reale.

Batteri-chip per individuare malattie intestinali infezioni e tumori, combinando biologia ed elettronica

In attesa di impiegarlo sull’uomo, l’esperimento del “batterio su chip” condotto sui maiali per rilevare l’ulcera e altri problemi legati alle malattie intestinali, è stato pubblicato su “Science” ed ha dimostrato che il sistema può funzionare: nella fattispecie, si è visto che i batteri del ceppo Escherichia Coli hanno reagito alla presenza del componente eme nel sangue, consentendo così di individuare un’emorragia nello stomaco. Infatti, la spia luminosa del chip, trasformata in corrente elettrica, è stata poi inviata mediante un trasmettitore ad un telefono cellulare. A seconda di come viene programmato il batterio-rilevatore, possono essere intercettate diverse molecole infiammatorie e quindi si potranno monitorare varie malattie intestinali come il morbo di Crohn, e perfino infezioni e tumori dello stomaco e dell’intestino. Il dispositivo può essere utilizzato una sola volta o permanere nello stomaco per più giorni o addirittura settimane. Inoltre, introducendo più ceppi di batteri modificati, sarà possibile diagnosticare più malattie.

Un connubio tra la biologia e l’elettronica quindi, che vede la combinazione di cellule viventi con strumenti elettronici, a bassissimo consumo di energia, rappresentare un altro grande passo avanti nel campo della medicina.

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