Come morire in Outer Wilds: i 5 modi più creativi e i finali segreti

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Morire in Outer Wilds non è un’impresa ardua, anzi è la cosa più semplice da fare, basta attendere 20 minuti, dimenticare di indossare la tuta, o semplicemente cadere dalla piattaforma iniziale. Questi però sono solo i modi più comuni, nella sua profondità Outer Wilds offre decine di modi per far tornare indietro nel tempo l’astronauta, ecco i cinque più creativi.

Modi creativi per morire in Outer Wilds: tabella riassuntiva

Metodo di morte Causa principale Tipo di finale
Paradossso spazio-temporale Esperimenti con buchi neri/bianchi nel laboratorio. Finale unico (distruzione realtà).
Collisione solare Fallito atterraggio manuale sulla stazione solare. Morte standard.
Impatto quantico Collisione fortuita con la sonda sulla luna quantica. Morte improvvisa (jumpscare).
Rimozione Warp Core Fine del loop temporale senza alimentazione. Fine definitiva / Finale di fuga.
Sonda Nomai Collisione casuale con Cuore Legnoso all’avvio. Morte rarissima.

Buchi neri e bianchi: distruggere la trama dello spazio-tempo

Quando ci si reca sul Gemello Brace, il pianeta dei gemelli vicino al sole arancione che somiglia ad un deserto, se si entra nei cunicoli verso la città senza sole e si continua a seguirli fino alla fine, davanti al giocatore si presenterà il laboratorio ad alta energia, un luogo dove millenni fa i Nomai facevano esperimenti sui buchi neri e bianchi. Una volta attivata l’elettricità nel laboratorio, è possibile iniziare a fare esperimenti con gli stessi strumenti dei Nomai, e qualora l’astronauta dovesse posizionare un buco bianco e uno nero a una certa distanza, lanciando la sua sonda nel buco nero e rimuovendo lo stesso buco nero subito dopo, si creeranno due scout, un paradosso che va in conflitto con le leggi della natura, e dunque vedremo che la trama dello spazio-tempo inizia a sgretolarsi davanti ai nostri occhi, e così l’astronauta porta l’universo alla sua fine, ottenendo un finale unico e una morte davvero singolare.

Stazione solare: tentativo fallito di atterraggio

Se il giocatore ha un occhio abbastanza attento, potrà notare una piccola macchia che orbita attorno al sole, questa è la stazione solare Nomai, raggiungibile in maniera canonica tramite i buchi neri e bianchi sul Gemello Cenere, ma in teoria raggiungibile alla vecchia maniera con tanto olio di gomito e altrettanta fortuna, atterrando manualmente. Per farcela bisogna considerare una serie di fattori, e certamente non si può fare affidamento sul pilota automatico. Questo approccio porterà sicuramente più e più volte la nave spaziale dell’astronauta ad essere mortalmente attratta dal sole, finendo per sciogliersi sulla sua superficie. Questo non porta ad un finale unico ma è di sicuro un modo particolare di morire.

Luna quantica: morte dall’alto

Anche se vicino all’impossibile, in rarissimi casi può capitare che, atterrando sulla luna quantica si venga investiti da un oggetto sconosciuto, che causerà danno irreparabile all’astronauta, portandolo ad una rapida morte. Questo metodo non dipende dal giocatore ma dalla fortuna, o sfortuna per chi non cerca di morire, infatti l’oggetto sconosciuto è una parte della sonda che orbita intorno a Profondo Gigantesco, e se le stelle, o in questo caso i corpi quantici, si allineano, questa può percorrere il sistema solare in maniera tale da schiantarsi nel luogo di arrivo sulla luna quantica proprio mentre l’astronauta lo esplora. Questo metodo è difficile da ottenere ma può succedere ed il risultato, quando non è atteso può essere un piccolo jumpscare.

Concept art astronauti Hearthiani
Concept art iniziali degli atronauti Hearthiani. Fonte: Wikimedia commons, Alex Beachum.

Warp Core del progetto Gemello Cenere: attesa letale

Una volta arrivati a capire come entrare nel progetto Gemello Cenere, uno dei pensieri intrusivi del giocatore può essere quello di ignorare tutte le istruzioni e rimuovere il warp core che alimenta il progetto, e di conseguenza il loop temporale che tiene in vita l’astronauta e il sistema solare. Ovviamente rimuovere il core ha un suo scopo che non verrà approfondito per evitare spoiler, però una volta rimosso, l’astronauta ha solo pochi minuti di vita, perché qualora il sole dovesse decidere di scoppiare, il progetto Gemello Cenere sarà senza potenza e non riuscirà a perfomare i suoi doveri per mandare indietro coloro che sono collegati alle statue, portando così l’astronauta, e con lui il sistema solare, ad una fine definitiva e violenta. Anche questo non risulta in un finale unico, o almeno non in teoria, si potrebbe considerare la schermata di “Sei morto” come un finale a sè.

Questo non è l’unico modo di morire collegato al progetto, infatti se l’astronauta dovesse scegliere di scappare dopo aver rimosso il core, e si allontanasse dal sistema solare il più possibile, potrebbe sopravvivere all’esplosione del sole, rimanendo nella sua nave fino alla sua eventuale morte di sete o fame. Questa fuga porta a un finale unico con una schermata che descrive le conseguenze della scelta dell’astronauta.

Sonda Nomai: sfortuna finale

La sonda Nomai che orbita intorno a Profondo Gigantesco può essere responsabile in più di un modo della morte dell’astronauta, infatti già dal primo loop di gioco, entro pochi secondi dall’avvio del gioco, se l’universo decide così, la sonda potrà essere lanciata per puro caso in una traiettoria di collisione con Cuore Legnoso, ciò ovviamente non basterebbe per uccidere l’astronauta, di fatti servirebbe anche che il pianeta fosse rotato in maniera tale da permetterlo, e considerate le possibilità che queste cose accadano, è ovvio che quelle che questo evento si verifichi siano minime, ma è successo a più di un giocatore, ed è di sicuro il modo di morire più unico che il gioco ci offre.

Perché cercare di morire in Outer Wilds

Outer Wilds è un gioco di esplorazione, ricerca e conoscenza, che offre vite pressoché infinite perché coloro collegati alle statue Nomai possano trovare un modo di salvare il sole. Morire quindi non è, di norma, la fine dell’esperienza dell’astronauta, e utilizzarla come strumento per la ricerca della conoscenza o per approfondire qualche meccanica, non solo è possibile, ma è incoraggiato dal gioco, che nasconde dei finali proprio dietro alcune delle morti più uniche del gioco, dando così al giocatore la sensazione che la morte sia solo un altro degli strumenti di conoscenza fornito all’astronauta.

Outer Wilds è un capolavoro nel mondo videoludico, che offre infinite possibilità, e quella di esplorare i modi di morire e i finali può essere un’ottima scusa per allungare il tempo di permanenza in quell’universo unico e speciale che ha conquistato tutti quelli che ci hanno messo piede.

Fonte immagine: Wikimedia Commons, Andrew Beachum, adattata per display orizzontale.

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