GiuRo di Mimmo Borrelli, al Teatro Bellini | Recensione

GiuRo di Mimmo Borrelli, al Teatro Bellini | Recensione

Culmine del triennio formativo per gli allievi della Bellini Factory, dall’11 al 26 aprile 2026 va in scena al Teatro Bellini di Napoli GiuRo di Mimmo Borrelli.

Dettagli dello spettacolo GiuRo Informazioni utili
Opera e Regia GiuRo, regia di Mimmo Borrelli
Date in scena Dall’11 al 26 aprile 2026
Location Teatro Bellini, Napoli
Durata spettacolo 220 minuti
Cast principale Mimmo Borrelli, Gennaro Di Colandrea, Bellini Teatro Factory

«Custodisci l’arte del fuoco segnata dall’ustione» – GiuRo di Mimmo Borrelli è una ferita (realizzata sul palcoscenico dagli scenografi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli), come uno squarcio di quel mondo del teatro al quale si apprestano gli allievi della Bellini Factory; una lesione di quello stesso teatro specchio su cui si riflette la terra, che trema nascondendo un magma sempre ardente. Da quell’apertura terrena, fuoriescono le anime: gli attori-studenti del triennio formativo del Teatro Bellini incarnano le sembianze di anime pezzentelle proiettate in una patria flegrea distopica, dove ribolle il fuoco e trema il suolo. Provengono da un altrove indefinito e consolidano con questa rappresentazione il loro percorso di studi e ricerca insieme all’artista Borrelli iniziato da Opera in transizione al Complesso Purgatorio ad Arco. Indagano l’arte della scena, un lavoro artigianale di catartica bestemmia, di rottura del sacro immobile.

Miriam Giacchetta nei panni di Madama Vergara in GiuRo di Mimmo Borrelli
Madama Vergara (Miriam Giacchetta)

GiuRo di Mimmo Borrelli: ispirazione e trama

«Tutto questo percorso è stato definito e concepito partendo dalla mia primordiale e non originale idea di formazione, che ho avuto fin dal primo momento, accettando quest’incarico dal Teatro Bellini tre anni fa: fare teatro nel trovare e scavare prima la propria personale unicità di corpo, voce, azione e soprattutto verità per poi destrutturarla. Partire dal proprio sé, per librarsi nel cielo dell’interpretazione in transizione» – da questo assunto, il maestro della Bellini Factory parte per la creazione del suo nuovo progetto teatrale. Questa volta, gli allievi attori in GiuRo di Mimmo Borrelli rivestono i panni profanati del dramma Romeo e Giulietta, una storia di urgente difesa d’amore, di scontro generazionale, di responsabilità degli adulti del mondo da lasciare ai giovani, figli della terra promessa a loro.

Una narrazione destrutturata e scandita in versi, canti e melodie sconfinati in quel confine labile tra la candida sacralità e la profana bestemmia – uno stile unico e immediatamente riconoscibile di come Borrelli intende il teatro un’arte totale. Il testo, quindi, è un pretesto per interrogarsi su ciò che circonda adulti e giovani: qual è il senso del fare scenico? Qual è il teatro che si sta lasciando nelle mani future? E, se il teatro è un riflesso chiarissimo del circostante, qual è il mondo del domani? GiuRo di Mimmo Borrelli è la richiesta necessaria di trovare risposte possibili, non assolute, ma tangibili su prospettive non immobili. Le ricerca nella forma, in quella maniera dissacrata di una totalità artistica di duecentoventi minuti fuori da ogni razionale convenzionalità artistica. Il verbo, sacro e profano, è sottinteso nella sintesi del trasmettere, senza ostentare altrovi performativi.

Mimmo Borrelli in scena con gli allievi della Bellini Factory
Mimmo Borrelli e gli allievi della Bellini Factory

Significato dello spettacolo: visioni, sogni e responsabilità

GiuRo di Mimmo Borrelli trasmette un senso profondo di creatività. Non c’è l’intenzione focalizzata sull’esibire la tecnica, il lavoro, piuttosto c’è il candore di quella libera scelta del puro creare. È una scelta, perché no, anche politica: se c’è bisogno di lottare per qualcosa nel mondo di oggi, sicuramente è per difendere l’arte del sognare. Al di là di ogni like o click, al di là dello schermo che appanna la visione del prossimo, ci sono individui con il loro rispettivo sentire, con la volontà impellente di comunicare e relazionarsi con l’altro. E come si crea la relazione, come si tocca l’altro? Attraverso il paradosso del fallimento, la percezione di rischiare l’errore come evoluzione dell’essere umano e non come limite da abolire. Il punto sta proprio in quelle parole «malussante».

Da qui, infine, deriva la responsabile libertà di scelta. Quella libertà difesa da GiuRo di Mimmo Borrelli è il grido umanamente feroce di proseguire, di fuggire ai tentativi di immacolata cristallizzazione. È il proseguimento di chi vuole custodire il fuoco rischiando l’ustione come parte integrante del percorso di vita, senza bollarla in una forma immobile da evitare nel segno dell’indifferenza. Ecco, è la sensibilità attenta nei confronti di un teatro inteso come spazio di partecipazione attiva e responsabile, di nuovo, di empatico dialogo, di coinvolgimento. Sta qui il senso ultimo dell’importanza di trasmettere, ovvero in quella ritualistica concezione del teatro nel segno di un contatto ancestrale e fluido. E, forse, la fluidità è la richiesta ultima di quella libera gioventù bannata dal tempo.

Crediti, attori e biglietti di GiuRo

  • Titolo dell’opera: GiuRo. Libera Gioventù Bannata dal Tempo (Liberamente “shak-ispirati” al dramma del Bardo)
  • Versi, canti, regia e drammaturgia: Mimmo Borrelli
  • Musiche originali e progetto sonoro: Antonio Della Ragione
  • Attori: Mimmo Borrelli, Gennaro Di Colandrea e la Compagnia Bellini Teatro Factory (Greta Bertani, Sofia Celentani Ungaro, Filippo D’Amato, Daniela De Riso, Miriam Giacchetta, Cristoforo Iorio, Tarek Ismail, Valeria Martire, Gaia Napoletano, Matteo Ronconi, Giuseppina Ruggiero, Luigi Savinelli, Umberto Serra, Lucia Straccamore)
  • Scene: Accademia Belle Arti di Napoli – Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno
  • Costumi e Maschere: Enzo Pirozzi
  • Luci: Salvatore Palladino
  • Fight choreography: Pietro Di Rauso
  • Aiuto Regia: Salvatore Scotto D’Apollonia
  • Assistente alla scena: Mauro Rea
  • Foto di scena: Flavia Tartaglia
  • Realizzazione costumi e maschere sartoria Pirozzi: Irene De Caprio, Mariapia Traetta
  • Collaborazione maschere (studenti): Claudia Pugliese, Laura Lloret García, Sabrina Oliva, Salvatore Esposito
  • Collaborazione scenografia (studenti): Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura Lloret García, Sabrina Oliva, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella
  • Produzione: Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
  • Durata Spettacolo: 220 minuti
  • Biglietti: Acquista sul sito ufficiale del Teatro Bellini

Fonte immagini: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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