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Eroica Fenice

La categoria Nerd zone contiene 94 articoli

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Plugin WordPress, la top dei cinque più scaricati

Plugin WordPress, quali sono i migliori?  Il plugin in campo informatico è un programma non autonomo che interagisce con un altro programma per ampliarne o estenderne le funzionalità originarie. Ad esempio, un plugin per un software di grafica permette l’utilizzo di nuove funzioni non presenti nel software principale. Dunque, in sintesi, il plugin è una integrazione che permette un miglior funzionamento o estende le potenzialità del programma in questione. Sono sempre più numerose le persone che utilizzano il web, per diversi scopi; navigando in rete, si ha spesso a che fare, pur non accorgendosene, con i sopracitati plugin, che aiutano i vari siti a funzionare nel migliore dei modi. Creare una vera e propria classifica dei plugin WordPress più utilizzati, è piuttosto complicato, essendo  essi molto numerosi, ma è possibile, citare quelli più famosi. La classifica dei cinque plugin WordPress più famosi WordPress è il CMS più affidabile sul mercato dato che garantisce prestazioni elevate e di qualità; nello specifico, esso è una piattaforma software utilizzata per la creazione e la gestione facilitata di un sito web, che permette anche a chi non è programmatore di modificare a proprio piacimento un sito web. Attraverso una semplice installazione, ad esempio, è possibile scaricare un nuovo “tema”, ossia una nuova veste grafica per un blog, o per un determinato sito. WordPress offre inoltre la possibilità agli utenti di scaricare numerosi plugin in grado di sensibilmente, non solo l’interfaccia, ma anche l’esperienza d’uso. Dunque, è possibile stilare una classifica, dei cinque più importanti plugin che WordPress offre, in relazione alla frequenta con la quale essi vengono scaricati. Al primo posto troviamo WordPress SEO by Yoast; è di fondamentale importanza per ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca. Posizionarsi su di essi, soprattutto nelle prime posizioni, può decretare o meno il successo di un sito, incrementando le probabilità di conversione di eventuali prodotti in vendita. Al secondo posto, troviamo We3 Total cache, plugin veloce ed intuitivo che consente di velocizzare – attraverso la creazione di una copia cache – l’intero sito web, migliorando la user experience, uno dei parametri più importanti per Google. Al terzo posto annoveriamo Google Analytics counter, un plugin WordPress che offre un widget per la visualizzazione dei contatori degli utenti che visitano una pagina, o un blog, realizzato tramite i dispositivi di statistica offerti da Google Analytics. Un plugin estremamente efficiente, basilare nell’utilizzo e molto conosciuto; esso rappresenta il sistema di statistica più recensito e nonostante quasi obsoleto (attualmente sostituito con una versione più avanzata) continua ad essere uno dei più graditi dal pubblico del web. Al quarto posto, si posiziona Query Monitor, un ottimo strumento per monitorare i processi del sito e scovare eventuali errori – associati a query, ad esempio – e bug che ne penalizzano le prestazioni Plugin WordPress, il troppo stroppia! Prima della quarta posizione è bene far presente una cosa. Per un sito, è importante non installare più di quindici plugin poiché c’è un’altissima probabilità che entrino in conflitto tra di loro, compromettendo la velocità […]

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Lavorare online: come i social hanno trasformato le opportunità di guadagno

Avete mai sentito parlare di “smart working”? Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, «lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività». In poche parole, un nuovo modo di lavorare, che riduce la rigidità dei tempi imposti da un lavoro ordinario, in un ufficio fisico ad esempio, e che aumenta il rendimento. Un concetto che oggi sembra sposarsi benissimo con tutte le possibili opportunità che offre il lavorare online: alti profitti e gestione della propria professione senza obblighi di spazio e tempo. Ma è davvero così facile come sembra? Cosa vuol dire lavorare online? Il business ai tempi dei social network Molto è cambiato da quando il web ci ha dato la possibilità di sfruttare al meglio i vantaggio offerti dal lavoro online; le grandi aziende come le piccole e medie imprese hanno rivoluzionato il concetto di “farsi pubblicità”, crearsi visibilità, grazie alla velocità e ai canali che ci propone la rete, in particolare i social network. E non è esagerato affermare che proprio l’evoluzione culturale ha stravolto, in qualche maniera, l’utilizzo dei social da mero mezzo di comunicazione di massa a strumento di marketing. Questo perché esattamente come un qualsiasi utente può esternare senza mezzi termini la propria opinione – o giudizio senza avere alcuna arte né parte? – in maniera diretta su un fatto di cronaca o attualità (Mentana lo chiamerebbe “webete”), così i social sono diventati il mezzo di marketing, digital marketing, più efficace. Non per questo lavorare online significa riuscire a creare una personale figura professionale dal nulla, nel senso che non è alla portata di tutti: come ogni nuova branca professionale che si rispetti, più il settore cresce, più c’è la necessità di un ruolo che sia altamente competente. Dai blogger agli instagrammers e youtubers passando per i web influencer: cosa significa lavorare online con i social media Per quanto possa sembrare un gioco da ragazzi, non è facile creare una propria identità professionale sul web, Chiara Ferragni e simili insegnano che costruire un impero imprenditoriale partendo da zero non è roba da poco. Se ci si sofferma però su quello che è il content marketing, c’è molta differenza tra i diversi canali social che si scelgono per avviare la propria attività online; infatti, partire iniziando dalla creazione di un blog (che sia di moda, lifestyle, cucina o viaggi) e quindi dare un taglio editoriale al brand che si rappresenta (o se parliamo di personal branding), è diverso dal prediligere un canale di marketing quale Facebook o Twitter per la propria awareness. Generare contatti utili alla crescita, o aumentare i followers LinkedIn e Instagram – che secondo le statistiche 2018 di Vincos è il social che è cresciuto maggiormente, con 800 […]

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Come farsi conoscere su YouTube

Se è vero che YouTube rappresenta la soluzione più efficace per farsi conoscere sul web e non solo, lo è anche l’importanza di trovare modi efficaci per raggiungere l’obiettivo, non così complice come troppo spesso si crede. Per meglio dire, non basta condividere il proprio video sulla piattaforma per avere successo e visualizzazioni, questo è abbastanza chiaro anche a chi non è troppo esperto di tecnologia. Farsi conoscere significa programmare delle soluzioni efficaci per avere successo, per far sì che un nostro video sia visualizzato da migliaia (a volte milioni) di persone, tanto da poter diventare uno dei personaggi più autorevoli del sito. Insomma, prima di raggiungere questo importante obiettivo ci sono chiaramente degli step da compiere, il primo è quello di affidarsi a chi con esperienza e conoscenze del web riuscirà a darci una mano per avere successo di pubblico. Realtà come veedoo.it sono nate esattamente per questo, per seguire chi desidera farsi conoscere sul web. Web Vs realtà Ormai il web e la realtà, almeno per quanto riguarda i personaggi più o meno noti, non hanno più così tante differenze. Anzi, oggi a essere più autorevole è la realtà online dove è più semplice farsi conoscere. L’unico diktat è quello di avere capacità e di non essere totalmente a digiuno di nozioni di tecnologia, ma questo non è così strano. Sarebbe bizzarro pensare a un personaggio diventato celebre grazie a YouTube che in realtà non mastica nozioni di condivisioni, like e commenti. Il giusto compromesso sarebbe quello di utilizzare le proprie conoscenze e capacità lasciandosi poi guidare da esperti che sapranno come aprirci meglio la strada del web, ricco di personaggi e insidie. Molti utenti ormai scelgono di farsi seguire nel loro percorso verso il successo (reale o presunto) perché hanno intuito la vera efficacia di questa soluzione. Ciò non assicura fortuna nel mondo del web, ma assicura certo un’ampia fetta di pubblico che se si è capaci di coinvolgere ogni volta come se fosse la prima, tornerà sempre sul nostro canale per cercare i contenuti che pubblichiamo. Del resto non è la fidelizzazione il primo obiettivo nella realtà come in rete? Perché YouTube ha questa fortuna Pensare al motivo della fortuna di una piattaforma web come YouTube non è così difficile. La semplicità di utilizzo già basterebbe per farlo balzare al vertice di un’ipotetica classifica dei siti più utilizzati e apprezzati nel mondo. In realtà nella vera classifica dei siti più visitati del mondo youTube trova al secondo posto piazzandosi direttamente dopo Google di cui tutti conosciamo ruolo e fortuna e da cui nel 2006 è stato acquistato, ne consapevole delle sue enormi potenzialità. L’altro motivo del successo è proprio quello legato alle sue potenzialità, appunto. Ciò significa che oltre alla sua reale possibilità di farsi conoscere attraverso i video postati, YouTube nasconde moltissime altre potenzialità da non sottovalutare. Basti pensare a come sia possibile riuscire a specializzarsi nella realizzazione di video da autodidatta e riuscire a farsi conoscere grazie alle proprie capacità.

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Il mondo delle startup raccontato da Jeff Bezos ed Eric Lies

Prima di fondare una startup tecnologica e aspirare un giorno a diventare un miliardario della tech è necessario imparare a comprendere e a riconoscere i sistemi della tecnologia, le nuove tendenze dei consumatori nativi digitali, in quale parte del ciclo economico ci si trova e soprattutto contro quali sistemi e modelli fondamentali ci si sta per scontrare. Per fare questo ci vengono in aiuto alcuni libri anche molto pratici che introducono le principali metodologie da utilizzare per concretizzare o rivedere nuove idee e modelli di business e per creare nuovi prodotti tech. Pochi sanno che circa il 90% di queste aziende falliscono, perché se è vero che il mondo delle startup è affascinante, è altrettanto chiaro che si tratti di una fetta di mercato spietata. Per chi possiede già una propria realtà imprenditoriale e ha deciso di buttarsi nel digitale o per aspiranti startupper, questo articolo potrà dare una visione d’insieme grazie alla presentazione di 2 libri, uno più biografico e l’altro più tecnico per l’apertura di una newco digitale o di e-commerce. Vendere tutto: la storia di Amazon e di Jeff Bezos Questo libro è considerato la migliore biografia di Jeff Bezos e dell’incredibile storia di Amazon. “Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon” è un libro in formato digitale che narra della rapida scalata al successo di questa società tech e del suo illuminato e carismatico fondatore. Bezos anche se con una personalità molto diversa da quella dei popolari Bill Gates, Steve Jobs o Larry Ellison, fa parte di quei milionari che si “sono fatti da sé” e che in pochissimo tempo sono riusciti a raggiungere un patrimonio personale a nove zeri. Un’analisi molto dettagliata su questo tema è stata realizzata grazie ai dati Forbes e Bloomberg, rielaborati da Betway Casinò sottoforma di infografiche in cui si delinea la classifica delle 100 personalità più ricche al mondo, differenziando coloro che con la propria start up hanno raggiunto il miliardo più velocemente e gli imprenditori che sono arrivati ai nove zeri dopo anni di duro lavoro. Non ci si stupisce trovando Jeff Bezos sul gradino più alto del podio con un patrimonio da 90 miliardi, inseguito da Bill Gates e Warren Buffett. Grazie alla sua idea rivoluzionaria di creare un negozio digitale globale, con un assortimento illimitato e a prezzi iper concorrenziali, Bezos ha inventato una nuova idea di cultura aziendale basata su elementi distintivi che vengono rivelati durante la lettura del libro, ricco di interviste a familiari e conoscenti e di testimonianze dirette di dipendenti ed ex dipendenti di Amazon. Si tratta di un vero must letterario dedicato ai giovani imprenditori che sognano di aprire una startup di successo in Italia, con utili consigli pratici per inquadrarla e valutarla nel contesto del mondo imprenditoriale dell’e-commerce. Partire leggeri di Eric Lies La maggior parte delle nuove startup sembra destinata al fallimento a causa degli errori di valutazione da parte degli imprenditori e dall’instabilità dei mercati, ma molti di questi insuccessi si possono prevedere ed evitare. Nella lettura “Partire […]

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Nuovi software e modelli, ecco le mosse di Epson per le stampanti

La Epson si rimbocca le maniche e riparte con grandi novità nel comparto delle stampanti, soprattutto per uso misto professionale e consumer: arrivano nuovi modelli che ampliano la gamma in commercio, ma anche un software che promette prestazioni di grande rilievo. Il successo delle stampanti Epson Negli ultimi anni la società nipponica ha scalato posizioni nella classifica di gradimento degli utenti di tutto il mondo, grazie anche a modelli performanti e convenienti, dal buon rapporto tra qualità e prezzo, così come si rivela quello delle componenti, cartucce di inchiostro su tutte: per aver un quadro più preciso dei costi si possono vedere le schede che il portale Stampante.com dedica ai vari esemplari della famiglia, a cominciare dalla Epson XP 225, una delle stampanti multifunzione più vendute anche nel nostro Paese. Si amplia la gamma Dal prossimo mese di aprile la compagnia giapponese ha deciso di estendere le possibilità a disposizione di chi cerca qualcosa di più potente per le proprie attività di stampa, anche in ambito professionale: è previsto infatti tra qualche settimana il lancio ufficiale dei nuovi modelli di stampanti Epson, che mantengono alto il livello di funzionalità ma non disdegnano un design ricercato, in grado di integrarsi integra con l’arredamento e l’ambiente circostante, grazie a dimensioni compatte e a una ricercatezza estetica elegante, a cui si aggiungono ovviamente varie numerose funzioni intuitive e molteplici possibilità di connessione. Modelli per uso domestico e professionale In dettaglio, è stato anticipato che le versioni XP-5100 e XP-5105 si caratterizzeranno per offrire alte prestazioni pensate per chi necessita di una macchina che stampi a casa documenti di tutti i giorni, mentre invece le WF-2860DWF e WF-2865DWF sono dispositivi 4-in-1 professionali, adatte per chi lavora in remoto, da casa o in un piccolo ufficio. In comune, questi quattro multifunzione hanno la capacità di integrarsi perfettamente in qualsiasi ambiente, unendo un design compatto ed elegante alla funzionalità del display LCD da 6,1 cm e dell’intuitiva interfaccia utente. Una scelta strategica Il Consumer Business Manager di Epson Italia, Renato Salvò, ha commentato la scelta della società spiegando che “sono sempre di più le persone che necessitano di stampanti altamente funzionali da utilizzare a casa o nei piccoli uffici per stampare documenti di tutti i giorni e gestire le attività tipiche di un ufficio”. Per questo, il manager ha definito importante la strategia di “progettare stampanti che uniscano funzionalità, facilità di utilizzo e connettività a un design elegante e compatto capace di integrarsi in qualsiasi ambiente. I nostri nuovi modelli rispettano questa esigenza, offrendo ai clienti ancora più scelta”. Un nuovo software Novità in arrivo anche per gli utenti delle stampanti serie SureColor SC-F per il mondo tessile, che da oggi potranno contare su Edge Print, un innovativo software RIP che assicura prestazioni elevate grazie ai core engine PS di Adobe, che consentono l’elaborazione dei dati Post Script per una serie di formati di file, ma anche la possibilità di gestire insieme fino a quattro stampanti e di semplificare la gestione dei documenti, oltre che di controllare colore, screening, stampa in sequenza per tutta la lunghezza del supporto e annidamento. Mettere a tacere le critiche. Mosse importanti per la Epson, che in […]

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Fun & Tech

eSports e Olimpiadi, rivoluzione in corso

eSports e Olimpiadi sono due mondi tenuti separati troppo a lungo e che, forse, dopo anni di lontananza, riusciranno finalmente a incontrarsi. Ma procediamo con ordine, cosa sono gli sport elettronici? Gli eSports racchiudono l’universo in continua crescita dei videogiochi, in particolare quelli multi-giocatore competitivo. Si tratta di una vera e propria disciplina sportiva legata a determinati titoli videoludici che è in continua espansione ed evoluzione, introducendo nuovi generi di professionisti e dando vita a una tipologia inedita di spettacolo tanto dal vivo – diversi stadi e palazzetti dello sport ospitano campionati eSports ottenendo grande riscontro e successo – che su schermo – programmi e canali dedicati a questo sport sono in costante prolificazione. Parliamo di un fenomeno mondiale che include anche l’Italia con veri e propri centri sportivi sparsi per tutto il territorio e con un sistema di tornei vario e ben organizzato. I generi di videogiochi sono dei più disparati, dai simulatori di sport (primo tra tutti il calcio) agli sparatutto (in prima e terza persona) ad arena, fino ad arrivare a giochi di carte virtuali. La vera rivoluzione degli eSports riguarda il loro futuro ingresso all’interno delle Olimpiadi Asiatiche previste nel 2022. L’Olympic Council of Asia ha ufficialmente annunciato che gli eSports sono a tutti gli effetti una disciplina olimpica e coloro che riusciranno a conquistare il podio riceveranno una medaglia al pari degli altri professionisti sportivi. Ed è proprio sulla scia della decisione asiatica che gli eSports potrebbero entrare a far parte anche dei Giochi Olimpici di Parigi previsti nel 2024. Il Presidente del comitato olimpico Thomas Bach, in un’intervista con il South China Morning Post, ha però annunciato che, in quanto promotori di nonviolenza, non saranno accettati come disciplina olimpica i videogames che trattano la violenza. Questa decisione esclude automaticamente gran parte dei titoli video ludici più in voga negli eSports, lasciando i simulatori sportivi e poco altro. Il dibattito è ancora acceso ma il riconoscimento degli eSports come vera e propria disciplina sportiva segna una svolta decisiva e importante per uno dei medium più importanti degli ultimi anni e che continua a rivoluzionarsi e re-inventarsi in nuove forme d’intrattenimento. Basti pensare che in Inghilterra, a partire da settembre 2018, all’università di Staffordshire, sarà possibile iscriversi a un vero e proprio corso di laurea dedicato al mondo degli eSports. Ma questa è un’altra storia.

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Fun & Tech

E3 2017: calendario e notizie della fiera dei videogames

L’Electronic Entertainment Expo, nota semplicemente come E3, è una delle fiere di videogiochi più importanti dell’anno. Nata nel 1995, è diventata nel corso degli anni un punto di riferimento per tutti gli amanti del settore. Durante le numerose conferenze, infatti, vengono annunciati al mondo eventuali nuove console e/o periferiche di gioco e i titoli videoludici in lavorazione. Si tratta di una vera e propria competizione tra le principali case di sviluppo per cercare di stupire e catturare l’attenzione dell’utenza mostrando contenuti e innovazioni. Quest’anno, come ogni anno, dall’E3 ci si aspettano numerose novità. Prima tra tutte, la presentazione ufficiale della nuovissima console domestica Microsoft, nome in codice Scorpio. Dell’ultima creatura, promossa a pieni voti da moltissimi sviluppatori, ci si aspetta una potenza inedita ma anche una serie di titoli nuovi che possano accompagnarne l’uscita in mercato. Nintendo style Altra conferenza e altra nuova console (questa già in mercato) molto chiacchierata di questo E3  è quella della Nintendo. In realtà, non si tratta di una vera conferenza, metodologia ormai evitata dalla nota azienda giapponese, che preferisce mostrare le proprie innovazioni e i propri titoli di punta attraverso video ben elaborati e mandati in diretta mondiale. Quest’anno, Nintendo ha deciso di cambiare nome al proprio evento, denominandolo “Nintendo Spotlight E3 2017“. Molto probabilmente la metodologia non cambierà, così come è già stata confermata la Nintendo Treehouse, video streaming in diretta dalla conferenza E3 con la prova di diversi titoli e interviste. Sony e le sue sorprese Sony e la sua conferenza, che nel corso degli ultimi anni nell’E3 ha riscosso sempre più successo, quest’anno si prepara a mostrare e ri-presentare grandi titoli. Il pubblico attende di vedere e conoscere di più sul nuovo God of War, su The Last of Us 2 e soprattutto sull’ultima fatica di Hideo Kojima, Death Stranding. Ma oltre alle esclusive Sony ormai note, ci si aspetta qualche sorprendente novità. Tra eventuali annunci di videogiochi inediti o il ritorno di vecchie glorie come Spyro o Medievil (ricordiamo che Crash Bandicoot è ormai prossimo al ritorno sul mercato con una remastered dei primi tre capitoli originali), Sony potrebbe ulteriormente sorprendere il mondo con l’eventuale annuncio di una nuova console. A tal proposito, gira voce di una possibile (e assolutamente non confermata) nuova console portatile – e quindi un’erede per la sfortunata PlayStation Vita. Il calendario dell’E3 L’E3 2017 si prospetta pieno di contenuti interessanti per gli appassionati e non solo. Ricordandovi che la fiera avrà inizio il 10 giugno e si concluderà il 16 dello stesso mese, ecco il calendario aggiornato con l’orario italiano di tutte le conferenze che potrete comodamente seguire da casa grazie alle innumerevoli dirette streaming: Sabato 10 giugno: Electronic Arts EA Play – 21:00 Domenica 11 giugno: Microsoft – 23:00 Lunedì 12 giugno: Bethesda – 3:30 PC Gaming Show – 19:00 Ubisoft – 22:00 Martedì 13 giugno: Sony PlayStation – 3:00 Nintendo Spotlight + Nintendo Treehouse – 18:00

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Facebook crea una strategia contro le fake news

Facebook s’impegnerà quanto prima a combattere le notizie false diffuse sul web: ad annunciarlo è il fondatore del social network Mark Zuckerberg che, con un lungo post sul proprio account, ha condiviso con gli utenti la nuova strategia in atto per arginare le “fake news” circolanti sul social. L’esigenza di lottare contro la presenza di bufale telematiche è sorta dopo le numerose critiche ricevute durante le ultime elezioni americane: Facebook, infatti, è stato accusato di diffondere informazioni non veritiere né verificate, con l’intento di favorire la vittoria di Donald Trump; Zuckerberg aveva replicato che le bufale non solo non avevano condizionato il voto, ma erano state diffuse da entrambi gli allineamenti: così la campagna elettorale americana è stata l’inizio di una profonda riflessione. Già a fine novembre, Zuckerberg aveva spiegato che la compagnia era al lavoro per eliminare le news false, anche migliorando la capacità dell’algoritmo di individuarle e di farle segnalare agli utenti: «Un paio di settimane fa ho esposto alcuni progetti su cui stiamo lavorando per costruire una comunità più informata e per combattere la disinformazione». Ma il recente post è un punto di svolta, il riconoscimento da parte del suo fondatore del ruolo colossale che nel dibattito pubblico globale ha acquisito uno strumento come Facebook, come egli stesso ha dichiarato: «Facebook è un genere di piattaforma diversa da qualunque cosa l’abbia preceduta. Riconosciamo che siamo qualcosa di più di un semplice distributore di notizie. Siamo una specie di nuova piattaforma per il discorso pubblico e ciò significa che abbiamo un nuovo genere di responsabilità nel rendere le persone in grado di avere le conversazioni più significative possibili e di costruire uno spazio dove la gente possa essere informata. Dobbiamo lottare per dare una voce a tutte le persone e affinché Facebook abbia il miglior impatto possibile sul mondo. Questo aggiornamento è solo uno di tanti passi avanti». Facebook ha lanciato un nuovo servizio che consentirà agli utenti di segnalare le fake news I giganti hi-tech cercano di ricorrere ai ripari ed è così che entra in scena la nuova flag anti-fake news: guerra alla disinformazione pura e semplice diffusa per attirare clicks, cavalcando i temi caldi dell’attualità. Come si era già visto in alcuni esperimenti precedenti il lancio, sarà il social a fare una prima scrematura, attraverso l’inserimento di un pulsante che consentirà agli utenti di segnalare una notizia sospetta; questa sarà inoltrata a un consiglio di giornalisti – specializzati nel fact-checking, in linea con l’International Fact Checking Code of Principle stilato dal Poynter Institute – che ne verificherà l’autenticità e, se classificata come controversa, sarà bollata dall’etichetta “disputed”, ovvero “contestata” e da un link a un articolo che ne spiegherà la natura; sarà, infine, chiesto di tornare indietro (“cancel”) o confermare la scelta (“continue”). Dunque, le notizie ritenute inattendibili continueranno ad apparire in bacheca, ma con una ridotta visibilità, perché penalizzate dall’algoritmo del News Feed.  Il sistema funzionerà dapprima in lingua inglese, ma avrà gradualmente un impatto significativo anche nelle altre lingue: in tal modo, Facebook fornirà […]

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Social lending, cos’è e come funziona

Le banche chiudono i cordoni della borsa per l’erogazione dei prestiti ed i privati si organizzano per avere la possibilità di poter accedere comunque al credito. Questo, in sintesi, è ciò che che è accaduto ed, allo stesso tempo, la ragione per la quale il social lending ha ottenuto un grande successo. Successo che non verrà offuscato nemmeno nel prossimo futuro, quando le banche potranno accedere alla ricca Tlitro della Bce, finalizzata, almeno sulla carta, al rilancio del settore dei finanziamenti ad imprese e privati. Il prestito tra privati è regolamentato nel nostro ordinamento da qualche decennio, ma l’abitudine degli italiani di riferirsi agli istituti preposti alla gestione del credito (con tutte le agevolazioni previste tra convenzioni e le possibilità di accedere ad un prestito Inpdap per i numerosi dipendenti pubblici), non ha mai fatto prendere in esame concretamente questa forma di finanziamento, che, tra l’altro, deve avere il carattere dell’occasionalità. Nel social lending, grazie all’intermediazione dei siti preposti, non c’è, infatti, un carattere “continuativo” del finanziamento in quanto finanziati e finanziatori non hanno rapporti diretti e non si conoscono, ma entrambe le parti riescono ad ottenere ciò che desiderano a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle del mercato. Nel particolare, i finanziati ottengono le somme di cui hanno bisogno a costi e tassi più bassi rispetto a quelli applicato dalle banche. I finanziatori ottengono invece una remunerazione maggiore rispetto a quella che otterrebbero con la quasi totalità degli investimenti disponibili, mentre l’intermediario prende una modesta commissione per l’attività di intermediazione, che comprende anche la determinazione del profilo di rischio del richiedente e l’esame delle documentazione necessaria perché l’operazione si concluda con l’approvazione finale e l’erogazione della somma richiesta. Per accedere al social lending, sia coloro che vogliono fare da finanziatori che richiedenti devono semplicemente iscriversi sui portali che erogano questo genere di servizio (i principali sono Smartika e Prestiamoci) compilando un form. I finanziatori potranno poi scegliere di acquistare le quote di finanziamento (con totale libertà sia per numero che per tipologia di tasso applicato), mentre i richiedenti dovranno attendere il via libera dopo l’invio della documentazione necessaria, con una tempistica, comunque, di pochi giorni. Ovviamente ci sono dei limiti, che riguardano soprattutto gli importi massimi del finanziamento, che al momento non superano i 15 mila euro. Inoltre, è facoltà dell’intermediario rifiutare una richiesta di prestito da parte di coloro che non sono considerati affidabili. Jundra Elce – Social lending, cos’è e come funziona –

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Servizi sms a pagamento. Come difendersi

Da pochi giorni alcuni servizi che sono stati sempre sfruttati in modo completamente gratuito, sotto forma di servizi sms, sono diventati a pagamento. Moltissimi utenti non hanno provveduto a disattivare il relativo servizio e quando si vedranno addebitare i relativi costi non potranno eccepire che non c’è stata la “giusta informazione”. Ma intanto, per vicende che almeno per il momento sono legate ad un recente passato, l’Antitrust ha aperto le indagini per verificare se effettivamente esiste la possibilità che quattro dei principali operatori (ovvero Telecom, Vodafone, Wind e H3g) abbiano svolto pratiche scorrette di mercato, addebitando costi relativi a servizi non richiesti, oppure proposti senza specificare che si trattava di servizi a pagamento, dopo un periodo di prova gratuito e non. Le segnalazioni sono state fatte direttamente dagli utenti che si sono sentiti colpiti nella fiducia e nel portafogli da questi comportamenti, all’associazione dei consumatori Codacons che, a sua volta, ha esposto la questione all’antitrust, preparando anche la modulistica necessaria per poter aderire all’azione legale necessaria a recuperare i costi pagati e non dovuti. I fatti risalirebbero al periodo che va dal dicembre 2012 al giugno 2014 (Telecom Italia), dell’ottobre 2013 al giugno 2014 (Vodafone), dall’ottobre 2013 al maggio 2014 (Wind) da maggio 2013 a giugno 2014 (H3G). Le indagini dell’Autorità garante “della concorrenza e del mercato” procedono, ma intanto torna in evidenza, come detto, un problema che continua a creare disguidi e esborsi che si sfaldano sulla questione della “scelta consapevole” del tipo di servizio ottenuto, rispetto a quello offerto, e della certezza dei prezzi applicati. Purtroppo non si tratterà certamente dell’ultima volta in cui verrà sollevato il malcontento degli utenti di un servizio ‘a rischio’ come quello della telefonia sia fissa che mobile, ma per evitare di ritrovarsi tra questi basterà seguire i consigli degli esperti che ricordano delle semplicissime regole e cioè: l’offerta Adsl (solo traffico dati o anche voce) ricevuta deve essere chiara, e nel caso si tratti di una proposta non richiesta, non deve spingere ad una sottoscrizione immediata (nonostante le pressanti sollecitazioni bisogna sempre leggere con attenzione la proposta precontrattuale); non bisogna farsi conquistare dal fascino delle proposte che “con qualche euro in più” promettono un trattamento premium, ma se si sceglie una tariffa all inclusive ci si deve accertare che contenga ciò di cui si ha veramente bisogno eliminando tutto ciò che è superfluo; nel caso di servizi gratuiti in prova, bisogna ricordare di disattivarli pressoché immediatamente e comunque senza aspettare la scadenza della data in cui dovrà essere esercitata la disattivazione stessa, dato che i due terzi degli utenti (secondo i dati ufficiali) normalmente non provvede in tempo alla sospensione dei servizi succitati.   Jundra Elce

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