Sekiro: Shadows Die Twice: Souls in Japan | Recensione

Sekiro: Shadows Die Twice: Souls in Japan | Recensione

From Software è oramai conosciuta per aver generato la saga dei Souls, che includendo Bloodborne ed Elden Ring ammonta a ben sei capitoli, ed è raro vederla distanziarsi da quello stile di gameplay un po’ più lento tipico degli Action RPG. Proprio per questo in molti furono sorpresi nel vedere Sekiro: Shadows Die Twice, una nuova IP sviluppata dalla stessa casa e pubblicata da Activision.

Una trama più esplicita del solito

Sekiro: Shadows Die Twice: Souls in Japan | Recensione
Gli scenari in cui combatteremo i boss sono sempre molto suggestivi.

Sekiro: Shadows Die Twice è un Action RPG sviluppato da From Software con Hidetaka Miyazaki alla direzione, pubblicato da Activision in Occidente e da From stessa in Giappone. In questo videogioco prenderemo i panni del “Lupo”, uno shinobi incaricato di proteggere il suo signore, Kuro.
Come negli altri titoli diretti da Miyazaki, scopriremo di più del mondo di gioco indirettamente, tramite la lettura delle descrizioni degli oggetti, tuttavia questo gioco prende una strada più esplicita. A partire dal fatto che il protagonista parlerà con i vari personaggi all’interno del gioco, che gli diranno cosa fare, dove andare o cosa stia succedendo, mentre noi potremo scegliere tra varie opzioni di dialogo con cui decidere lo svolgimento di alcune quest. È criptico quanto un Souls in certi punti: per ottenere un certo finale dovremo compiere un paio di azioni che potrebbero non essere subito chiare.

Un gameplay che si discosta dalla tradizione

Sekiro: Shadows Die Twice: Souls in Japan | Recensione
Tra i vari strumenti a nostra disposizione avremo dei petardi che stordiranno temporaneamente i nemici.

Il gameplay rispetto a quello di un Souls è decisamente diverso. Certo, avremo i “falò” di turno e se moriremo dovremo andare a recuperare ciò che abbiamo perso, ma oltre a questo tutto è cambiato. I cambiamenti al fulcro del gameplay riguardano la morte e i parry: avremo più possibilità all’interno di una battaglia di poterci rialzare per continuare a combattere, che si ricaricheranno una al falò e l’altra in base al numero di esecuzioni fatte con successo. Queste “vite in più” le avranno anche i nostri nemici, portando il giocatore a dover riflettere su come sfruttare al meglio le proprie. Per i parry avremo una barra della postura che si caricherà in base a quanti colpi bloccheremo; una volta che la barra sarà al massimo, perderemo l’equilibrio e saremo vulnerabili. Per impedire che ciò accada, dovremo premere il pulsante della parata in contemporanea con il colpo, rendendolo quasi una sorta di rhythm game. Anche i nemici l’avranno e, se riusciremo a portare la loro barra al massimo, potremo eseguire un’esecuzione, sconfiggendoli così o portando a zero la loro barra della vita.
Oltre alla nostra spada avremo degli strumenti prostetici con dei punti consumabili, ma al contrario degli altri giochi di From Software non avremo la possibilità di scegliere la nostra arma principale. Potremo nuotare, uccidere i nostri nemici furtivamente (boss a parte), saltare e usare un rampino per muoverci anche verticalmente. Tutta questa varietà di movimenti è una vera e propria novità in un titolo di From Software.
La colonna sonora resta impeccabile come negli altri titoli della software house giapponese, che come l’universo di gioco sarà totalmente ispirata al Giappone e alla sua cultura. Ci ritroveremo infatti, oltre a combattere soldati e altri shinobi, a dover sconfiggere kappa, demoni, sacerdoti, carpe e scimmie. È molto interessante vedere che, per quanto il gioco sia principalmente dalle tinte dark, non si ponga limiti dal punto di vista dei colori e abbia una grande varietà di ambienti.
Avremo miniboss e boss che incontreremo nel corso del gioco e, mentre i miniboss si ripeteranno, i boss, eccetto per pochissimi casi, no. In ogni caso, quattro boss che si ripetono con delle grosse differenze nelle meccaniche rappresentano un grosso miglioramento per gli standard di From.
Un ultimo cambiamento rispetto ai Souls da sottolineare è la quasi totale mancanza di elementi multiplayer, fatta eccezione per i “fantasmi”, che ci permetteranno di vedere delle azioni compiute da altri giocatori, elemento che era già presente anche nei Souls.

In conclusione: un gioco imperdibile

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La monaca corrotta è uno dei boss che si ripetono, ma riserva non poche sorprese durante il secondo incontro.

Questa è probabilmente una delle produzioni più grandi e particolari da parte di From Software prima di Elden Ring ed è bello che abbia avuto un tale successo. Il gioco è immacolato, ha veramente poche sbavature che si limitano a un paio di passaggi poco chiari, almeno all’inizio. Si spera in una futura e rinnovata collaborazione con Activision per un sequel, anche se per ora sembrano molto più interessati alla produzione di titoli esclusivamente multiplayer.

Fonte immagine di copertina e immagini nell’articolo: Sito ufficiale di Sekiro: Shadows Die Twice

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