Yōkai giapponesi: 3 creature che potresti non conoscere

yokai

Ti interessano gli spiriti del folklore giapponese, magari sei appassionato di anime, cultura nipponica e lingua giapponese ma vuoi andare oltre la semplice conoscenza dei seduttivi spiriti volpe, kitsune 狐 o dei verdi kappa. Leggi l’articolo e scopri tre yōkai giapponesi che potresti non conoscere, così come curiosità linguistiche derivanti dal loro spettrale mondo.

Definizione di yōkai giapponesi

Per yōkai giapponesi si intende in linea generale una serie di creature sovrannaturali di natura maligna o anche solo dispettosa, vote a terrorizzare gli uomini.

Analisi linguistica del termine yōkai

Essendo il giapponese una lingua che fa utilizzo di una scrittura logografica, già solo analizzando le componenti dei due kanji che costituiscono la parola yōkai, potrete scoprire qualcosa che prima non sapevate. Gli yōkai giapponesi posso essere quindi analizzati anche da un punto di vista linguistico: da , maleficio, stregoneria, spirito maligno e da kai, manifestazione inquietante, spirito maligno, stranezza, il termine yōkai fa parte di una serie di composti molto comuni sia nella lingua cinese che giapponese. Si tratta del fenomeno di due kanji di significato simile posti affiancati al fine di generare un’unica parola, rafforzandone così il significato intrinseco. (妖) è scritto con il radicale di donna (parte a sinistra 女), che ci suggerisce come nella cultura sia cinese che giapponese la donna è purtroppo portatrice di sventure e artefice di malefici, soprattutto seduttivi, come nel caso della kitsune, mostro in realtà di origine cinese. Difatti, può anche essere tradotto come l’aggettivo seduttivo. Kai (怪) con il radicale di cuore (parte a sinistra 忄) e (圣) sacro, ultraterreno, ci suggerisce l’idea di qualcosa al di fuori dell’uomo, un’entità ultraterrena capace farci tremare dalla paura a tal punto da causarci una stretta al cuore. Questo è ciò di cui sono capaci gli yōkai giapponesi, almeno secondo gli abitanti del paese del sol levante. 

1. Kubikajiri Yurei

Il Kubikajiri Yurei (首かじり), letteralmente masticatore di teste, è uno tra gli yōkai giapponesi più spaventosi. Può essere classificato in una categoria specifica detta degli yurei, ovvero gli spiriti dei defunti incapaci di trovare pace eterna. Esce allo scoperto soprattutto durante l’equinozio d’autunno. Secondo le leggende, il Kubikajiri è lo spirito di un anziano lasciato morire di stenti dal resto dei familiari, perché visto come una bocca ormai inutile da sfamare. Lo spirito, alla morte dei familiari colpevoli di averlo fatto morire di stenti, si vendicherà con l’ingordigia, dissotterrando i cadaveri e masticandone la testa per estinguere dopo la morte la fame non estinta in vita. Si pensa che lo scopo della nascita di questo yōkai abbia a che fare con il rispetto del principio della pietà filiale e del rispetto degli anziani, palpabile nella cultura giapponese anche solo dall’utilizzo di un linguaggio rispettoso e differenziato nei loro confronti. Invece per quanto riguarda la nascita della credenza sullo yōkai stesso, si pensa che sia la mitizzazione di un fenomeno comune, ovvero quello dei cani e degli animali selvatici che si nutrivano dei cadaveri freschi, tirandoli fuori dal terreno.

2. Zashiki-Warashi

Lo Zashiki-Warashi è uno tra gli yōkai giapponesi più conosciuti, o comunque di certo più conosciuto del Kubikajiri Yurei. Esso ha fatto spesso apparizioni in anime come kakuriyo no yomedashi oppure hozuki no reitetsu. Eppure, potreste non conoscere tutte le curiosità a suo riguardo. Lo Zashiki-Warashi è uno spirito domestico originario della prefettura di Iwate, assume sempre la forma di un bambino, infatti Zashiki-Warashi significa proprio bambino del salotto o del focolare. Zashiki è il tatami attorno e Warashi è un modo desueto per dire bambino. A differenza di altri yōkai giapponesi, spesso si può trovare in una casa in coppia con un altro Zashiki-Warashi, portando fortuna e non sventura nei luoghi che infesta, purché trattato con il massimo riguardo. Ha l’aspetto di un bambino di 5-6 anni ma negli ultimi tempi si sta affermando molto di più la sua versione femminile. Essendo un bambino, ama fare scherzi agli ospiti, rigirando cuscini oppure lasciando impronte nello sporco. Se uno Zashiki-Warashi lascia un luogo (prediligono case in stile tradizionale), esso sarà colpito dalla miseria. Curioso degli Zashiki-Warashi è che hanno anche un piatto preferito, ovvero l’azuki meshi, riso con fagioli rossi dolci, spesso utilizzato come offerta.

3. Kowai

Il Kowai (狐者異) è il più ingordo di tutti gli yōkai giapponesi, letteralmente bizzarro essere volpe. Si pensa che la sua esistenza abbia dato un contributo linguistico alla lingua giapponese. Utilizzando come fonte il Tousanjin Yawa, comprendiamo che da vivo era un ingordo, e da morto, non riuscendo staccarsi dal piacere terreno del cibo, è portato a divorare ogni cosa. L’aggettivo giapponese kowai (怖い) deriva proprio da questo mostro, scritto però con kanji diversi. Lo spirito ha infatti un aspetto terrificante, con tratti del viso simili a quelli di una volpe, denti aguzzi e una lingua lunghissima. Si aggira a notte fonda per le stradine giapponesi, costeggiate da entrambi i lati da bancarelle provviste di ogni tipo di leccornie, spesso a orario di chiusura per rubare gli avanzi. Probabilmente la creazione di questo yōkai aveva il preciso scopo di condannare l’ingordigia.

Fonte immagine: Wikipedia

A proposito di Valentina Stocchetti

Vedi tutti gli articoli di Valentina Stocchetti

Commenta