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Eroica Fenice

Barbara Alberti

Barbara Alberti, la sacralità parodica di Mio Signore

Per la collana Passaparola della Marisilio Barbara Alberti pubblica Mio Signore, romanzo ispirato a La madre santa di Leopold von Sacher.

Si dice che nella vita si possa scherzare su ogni cosa, tranne che sulla religione. Un dogma che, osservando testimonianze quali la messa in ridicolo degli dèi nel teatro classico greco e la risata sguaiata che il popolo rivolgeva nei confronti del clero durante il carnevale medievale studiato da Michail Bachtin, si può mettere in discussione. Lungo questa linea tematica si può inserire anche Mio Signore, romanzo di Barbara Alberti pubblicato da Marsilio all’interno della collana Passaparola e ispirato a La madre santa di Leopold von Sancher Masoch.

Barbara Alberti, biografia

Barbara Alberti nasce nel 1943 a Umbertide, in provincia di Perugia. Da bambina si trasferisce a Roma, città dove consegue la laurea in filosofia all’università La Sapienza.

La sua produzione letteraria, che conta un numero enorme di opere, è circoscritta nel segno del femminismo e si pone l’obiettivo di conferire alla donna un ruolo diverso da quello della classica figura sottomessa all’uomo. Tra le sue opere vanno citate Memorie Malvagie (1976), Vangelo Secondo Maria (1979), Povera Bambina (1988), Parliamo d’amore (1989), Il principe volante (2003). Alla carriera di scrittrice affianca quella di sceneggiatrice cinematografica, avendo collaborato a 25 film.

Mio Signore, trama

Sullo sfondo del paese di Umbertide si svolge la vicenda di Maria, una cameriera che lavora all’interno del Picnic, un bar gestito dalla bella e dispotica Maddalena.

Fervente credente fin dall’infanzia, Maria crede che Cristo sia sceso nuovamente sulla terra e abbia assunto le sembianze di Andrea, il garzone della lavanderia appena uscito da una comunità di recupero per tossicodipendenti. Così la donna lo invita a casa e inizia a venerarlo come un novello Messia.

Andrea è tutt’altro che pio. Egli infatti è un poco di buono, ruba per comprarsi la droga e vorrebbe approfittare di Maria carnalmente. Ben presto però l’uomo inizia a sentirsi attratto dalla sacralità con cui lo investe e decide di stare al gioco, impartendo ordini a Maria e inventandosi storie assurde sui rapporti che ha con Dio e con i santi.

Ma, come si sa, nei paesi piccoli nulla passa inosservato e ben presto la presunta blasfemia di Maria giunge alle orecchie del parroco e dell’intera comunità.

La sacralità rovesciata, da von Sancher a Barbara Alberti

Il testo di partenza di questo romanzo è La madre santa di Leopold von Sancher, autore noto ai più soprattutto per Venere in pelliccia da cui il regista Roman Polanski ha tratto un film.

La differenza fondamentale tra i due testi si riscontra nel loro sviluppo. Von Sancher scrive una storia in cui il protagonista Sabadil si concede a una donna che identifica con la “Madre santa” che lo conduce a una sorta di estasi mistica, la vicenda narrata dall’Alberti è invece tutta terrena e fatta di carne.

Certo, non mancano i riferimenti religiosi che troviamo subito nei nomi dei due personaggi femminili principali: Maria e Maddalena. L’umile madre di Cristo da un lato, la peccatrice che secondo i Vangeli fu salvata dalla lapidazione per divenire seguace del Golgota dall’altro. Riferimenti che sembrano fermarsi qui, dato che le differenze tra le due protagoniste, sono molto più terrestri. Maria si copre sempre i capelli con un straccio, indossa vesti non proprio pulite e ha quelli che i suoi paesani definiscono “baffoni” che la rendono meno attraente, mentre  Maddalena è una specie di “gattamorta” alla ricerca di qualcuno a cui accasarsi, eterna sognatrice che ha chiamato il suo bar come un film in cui recita Kim Novak e che non ci pensa due volte a lusingare i suoi avventori tramite provocazioni (poggiando, ad esempio, il seno sul bancone del bar).

In questa umanità fatta di tipi molto discutibili, tra cui un leggendario giocatore di poker che non ha mai perso una partita in vita sua e un parroco che fa di tutto per ammonire le pecore del proprio gregge e con frustrate ambizioni da telepredicatore per il canale televisivo regionale, spicca Andrea. Passato da tossicodipendente, costretto a convivere con la sorella e il cognato che vorrebbero sbarrazzarsi di lui e non di certo un Adone in quanto a fisico, si ritrova ad essere il protagonista di un vero e proprio scimmiottamento del rito sacro (un motivo topico che, nella letteratura contemporanea, era stato messo già in scena da Tommaso Landolfi nel racconto Le due Zittelle), con la speranza che questo possa trasformarsi in qualcosa di più spinto e carnale.

Inutile dire che in realtà Andrea si ritroverà coinvolto in qualcosa di più surreale e folle, finendo per lasciarsi trascinare dalla devozione di Maria con conseguenze comiche e divertenti, enfatizzate dai dialoghi nel dialetto della Fratta, che rendono la vicenda viva e verace e di cui l’autrice offre un breve saggio e un piccolo dizionario a fine libro.

 

 

Fonte immagine copertina: Ufficio Stampa

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