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Contro il “self help” di Svend Brinkmann | Raffaello Cortina editore

Come resistere alla mania di migliorarsi al giorno d’oggi, nel mondo dell’accelerazione, dove si guarda solo al progresso e si privilegia la mobilità piuttosto che la stabilità? Come placare la nostra sete ossessiva di fare sempre meglio e di non essere mai soddisfatti di noi stessi? Prova a spiegarlo lo svedese Svend Brinkmann, professore di psicologia, nel suo nuovo interessante libro, che egli stesso chiama “anti-autoaiuto”, Contro il self help edito dalla Raffaello Cortina.

La mania di migliorarsi è una condizione predominante nella società odierna: esigere sempre di più da se stessi senza mai essere soddisfatti, che sia al lavoro o nei rapporti interpersonali. Un po’ come quando si riesce a raggiungere i propri desideri: se si avvera un sogno nel cassetto ci sarà sempre qualcos’altro più in là da rincorrere, ci sarà sempre qualcos’altro a cui aspirare senza sosta. Ecco perché l’essere umano è alla continua ricerca di qualcosa, all’infuori, ma soprattutto all’interno, di se stessi. Ecco perché, sottolinea Brinkmann più volte, sono stati scritti una marea di testi di autoaiuto e la professione di life-coaching è sempre più dilagante. Nel suo “anti manuale” di autoaiuto costruito ad hoc Contro il self help, edito in Italia dalla Raffaello Cortina, l’autore rivela tante debolezze dell’uomo, quanto una costante negatività con cui dovremo rapportarci e che paradossalmente evitiamo, piuttosto che ripeterci ossessivamente di “pensare positivo”, “niente è impossibile” o frasi del tipo “la felicità inizia da noi stessi”; insomma piuttosto che seguire con costanza tutti i motti e gli slogan motivazionali che riempiono la testa e gli scaffali in libreria.

Come sopravvivere allora alla mania di migliorarsi? Cosa fare? Svend Brinkmann ce lo spiega in sette “passaggi”, che ovviamente si pongono in antitesi con i classici consigli del self-help.

Smetti di guardarti l’ombelico

Smettila di autoanalizzarti e inizia a guardare all’infuori di te. Questo è il fondamento sul quale Brinkmann si sofferma maggiormente, stravolgendo – probabilmente ponendosi volutamente agli estremi – ciò che sta alla base non solo della psicologia moderna ma anche di quella che viene chiamata mindfulness: che è in poche parole il passaggio da uno stato di sofferenza a quello di benessere, passando per una approfondita, quanto profonda, conoscenza di se stessi. L’eccesso di autoanalisi inoltre, sottolinea il professor Svend Brinkmann , potrebbe portare paradossalmente a… non trovare un bel niente: “se, come continuano a dirci, il significato della vita va cercato dentro di noi, non trovarci nulla rende inutile l’intera operazione. Passando un tempo interminabile a contemplare il tuo ombelico, rischi alla fine di restare deluso”.

Concentrati sul negativo

Anche da una situazione sgradevole o che ci ha provocato dolore, possiamo ricavarne il meglio. Non c’è, afferma l’autore, una certezza di guarigione nello slogan per eccellenza dei life coach: pensa positivo. Proprio a questo punto del libro si percepisce il pensiero sul quale il professore si è soffermato maggiormente, provando a considerare l’idea di una filosofia che potrebbe, dopo migliaia di anni, ancora essere a buona ragione alla base dell’esistenza odierna, ossia la filosofia stoica. Il famoso memento mori, ricordati che devi morire, è un giusto concetto per approcciarsi alla vita. Gli stoici riflettevano sulla morte così come sulla caducità della vita proprio in funzione di essa, per essere consapevoli, e quindi sereni, sulla realtà così com’è. Lamentati di più e non sforzarti ossessivamente di credere che ci sia qualcosa di buono in un evento funesto, conclude nel secondo step Svend Brinkmann.

Indossa il cappello del no

Esercitarsi a dire no, a non essere costantemente pronto a dimostrare di poter fare di tutto e ad essere sempre propositivo. In realtà è doveroso a questo punto soffermarsi sul grande successo che Contro il self help ha avuto in Danimarca, compreso questa nuova visione di self coaching del professor Svend Brinkmann . Più volte l’autore tiene conto del mondo del lavoro e delle dinamiche di una grande azienda, dove la gerarchia tra capo e impiegato sappiamo essere ben diversa nel nord Europa rispetto all’Italia, sia per qualità di vita che per condizione economica. Si può fare un discorso generico sulla società moderna, che in tutto il mondo è certamente fondata su una cultura dell’accelerazione; ma è difficile riuscire a ipotizzare la situazione di tutte le realtà professionali se non vissute.

Reprimi i tuoi sentimenti

L’impatto di questo consiglio è disarmante per chi fonda il miglioramento di se stessi sull’essere spontaneo e agire senza preoccuparsi ulteriormente su ciò che potrebbe andare male. In realtà l’approccio dell’autore si dimostra ancora una volta “stoico”: è più che altro un invito a mantenere in equilibrio la propria emotività, senza sfociare né da un lato né dall’altro, come un fiume in piena, e a non temere che reprimere le emozioni negative possa essere deleterio. E ancora una volta Brinkmann riflette sulla condizione moderna, quella dell’esigere lo sviluppo a tutti i costi, che ha capovolto l’eccesso di sentimenti con la mancanza di essi. Utilizzate l’ira per trasformarla in umorismo (qui con Seneca ancora una volta un piacevole richiamo alla cultura greca e latina), siate dubbiosi, e se sbagliate con qualcuno, ci dà forza e ci migliora chiedere scusa.

Gli ultimi consigli mascherati da manuale di autoaiuto nella forma, ma di anti-autoaiuto nella sostanza, chiudono il messaggio di Svend Brinkmann: licenzia il tuo coach e leggi un romanzo. Piacevole, infatti, la piccola divagazione che l’autore si concede quasi alla fine, quando consiglia di dedicarsi alla lettura di un romanzo piuttosto che a biografie di personalità di successo o appunto a un libro di self help, che falsano la visione di noi stessi e del mondo.

Invitandoci in ultimo a soffermarci sul passato, Contro il self help di Brinkmann raggiunge il punto di inizio nel finale; ricordare, tenere viva la nostra mente contemplando un momento vissuto e mettendo radici nel presente grazie a ciò che abbiamo costruito, può esserci d’aiuto forse molto di più dell’inseguire ossessivamente il futuro senza fermarci mai, per approcciarci realisticamente alla vita e a noi stessi.

Ilaria Casertano

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