Donne che hanno cambiato il futuro: la tappa del libro a Terni

"Le appassionate. Donne che hanno cambiato il futuro", presentazione libro a Terni

“Le appassionate. Storie di donne che hanno cambiato il futuro” raccontato da Simonetta Fiori, una delle due autrici, e Gabriella Luccioli, tra le protagoniste del libro e tra le prime donne a esercitare la funzione di giudice,  è stato presentato giovedì 13 novembre 2025 alla Biblioteca comunale di Terni. Tante appassionate di ieri e di oggi tra il pubblico, in lieve aumento la partecipazione degli uomini a presentazioni del genere, o meglio, “di genere”. 

Le 10 donne che hanno cambiato il futuro

"Le appassionate. Storie di donne che hanno cambiato il futuro" , presentazione del libro, Terni
Da sinistra: Simonetta Fiori (autrice), Carla Arconte (moderatrice), Gabriella Luccioli (magistrata) presentano “Le appassionate. Storie di donne che hanno cambiato il futuro”. Archivio personale.

“L’unica rivoluzione, in un paese senza rivoluzioni, è stata quella delle donne” (prefazione). Lo scopo delle autrici Simonetta Fiori e Maria Novella De Luca, che purtroppo non è riuscita a partecipare all’incontro, è tracciare il percorso invisibile e quotidiano di donne che hanno varcato soglie a loro precluse, sostenendo con silenziosa fatica il peso della battaglia pubblica alla conquista dei diritti, non solo per sé, ma per tutte le donne. Nel libro “Le appassionate. Storie di donne che hanno cambiato il futuro”, pubblicato a maggio di quest’anno, si leggono, in particolare, le interviste a dieci donne, rappresentanti di varie generazioni e di varie categorie professionali, accumunate, però, da un’unica scelta: esserci. Il criterio di selezione è stato, infatti, la diversità  delle testimonianze nel rispondere a un’esigenza preminente di memoria, perché se il patriarcato non è crollato, se nel racconto della violenza di genere mancano le parole “potere” e “sistema”, se i diritti acquisiti sono a rischio, vuol dire che la rivoluzione delle donne non è finita. 

Ad ogni capitolo la sua “appassionata”:

1. Teresa Vergalli (1927 – 2025), partigiana 
2. Nulli Miolli, casalinga femminista
3. Sandra Bonsanti (1937), giornalista
4. Gabriella Luccioli (1940), magistrata
5. Carmen Carollo, madre coraggiosa
6. Giovanna Del Giudice (1946), psichiatra
7. Fumettibrutti (1991), disegnatrice
8. Antonella Polimeni (1962), rettrice
9. Gaya Spolverato (1983), chirurga
10. Hardeep Kaur, sindacalista

“Era necessario partire da Teresa Vergalli” afferma Simonetta Fiori, perché la storia delle partigiane, resa nota molto più tardi (i primi libri a riguardo usciranno dal 1975), è emblema di quella scelta totalmente volontaria di esserci, a differenza della scelta degli uomini della resistenza che, senza nulla togliere al loro atto eroico, è stata “costretta”, in un certo senso, dalle circostanze, in quanto le strade erano due, o aderire agli eserciti di Mussolini e Hitler o “andare a imboscarsi in montagna”. “Le donne si sarebbero potute rifugiare in casa, dentro lo spazio privato che la storia aveva affidato loro per secoli” spiega la scrittrice, illustrando il collage storico letterario che ha dato forma a un libro che attraversa le generazioni. 

Com’è nato “Le appassionate”

Il libro nasce da una preoccupazione: “ma non staremo tornando indietro? Nello smottamento complessivo dei pilastri democratici […] non c’è il rischio di perdere pezzi fondamentali delle conquiste delle nostre madri?” riportata nelle prime righe della prefazione a cui Simonetta Fiori aggancia, a voce, qualche dato statistico. Oggi in Italia solo una donna su due lavora (52,5% delle donne) e a incidere sulla bassa occupazione femminile è ancora la responsabilità familiare, secondo i dati Istat. Ciò significa che circa la metà delle donne non ha una propria autonomia economica, un fattore indispensabile soprattutto per coloro che vivono in una situazione di violenza all’interno delle mura domestiche, da cui dipendono e da cui non possono sfuggire. Nel percepire la sensazione di regressione sul piano dei diritti, Fiori e De Luca, con la redazione di questo libro, ricordano a chiunque lo leggerà, che raccontare è un atto politico. 

Il titolo “Le appassionate” è stato frutto di un acceso dibattito: per Simonetta Fiori la prima scelta era “Le disobbedienti”, già preso però da Elisabetta Rasy, perché l’uso del termine passione è per la donna un’arma a doppio taglio, che l’ha relegata, e che continua a relegarla, alla dimensione dell’emotività, etichettata come debolezza. Non è strano infatti che le stesse donne, nel ricoprire ruoli di dirigenza o alte cariche istituzionali si ritrovino ad assimilare il modello maschile. Gabriella Luccioli, tra le prime magistrate d’Italia e prima donna Presidente di sezione della Corte di Cassazione, afferma “la passione non basta, occorre una grande professionalità e un impegno inesauribile per dimostrare che si è brave, perché per essere riconosciute al pari degli uomini, le donne devono lavorare molto di più”, descrivendo il peso delle aspettative e del giudizio di inadeguatezza, quando, insieme ad altre sette donne, vinse il concorso per entrare in magistratura (aperto alle donne dopo la legge 66 del 1963, grazie alla battaglia di Susanna Oliva). Man mano che si acquisisce sicurezza, emerge la volontà di andare oltre quel modello omologante maschile, alla ricerca del proprio modo di fare e di essere e, racconta Luccioli, “sempre più forte percepivo l’esigenza non di negare ma di valorizzare il mio essere un giudice donna”. Un nuovo modello che non si contrapponesse a quello dominante portato avanti dagli uomini ma che si integrasse, al fine di una corretta amministrazione della giustizia. La magistrata rivela al pubblico che nel riempire il dato formale di contenuti, l’interpretazione di genere ha contribuito a rinnovare filoni giurisprudenziali, imbottiti di stereotipi e pregiudizi, inserendovi valori, sensibilità e un’uso del linguaggio che non fosse esclusivamente quello del maschile sovra-esteso, “perché ciò che non viene nominato non esiste”. 

La passione, intendendola alla Gramsci, è lotta sociale, è il primato della pubblica utilità sul profitto. Tutte le protagoniste del libro si sono dedicate alla collettività, hanno combattuto, chi silenziosamente, chi col megafono in mano, una battaglia condivisa. Il loro è un lavoro in termini di servizio e non di personalismo e potere. Esistono, ad oggi, molte donne al potere, che però non portano con sé quel “noi” tipico di chi invece vuole, non tanto cambiare, ma attuare quel principio fondamentale di pari dignità, sancito dalla costituzione all’articolo 3, e che Stefano Rodotà definiva “il diritto dei diritti”.  

In tal senso, “Le appassionate. Storie di donne che hanno cambiato il futuro” è il titolo giusto. 

Prossimi appuntamenti

Dopo il debutto al Salone del libro di Torino, il libro verrà presentato in varie città d’Italia. Il tour, cominciato l’8 novembre a Scanno e arrivato a Terni il 13 novembre, prosegue con le seguenti date:

  • Benevento, 20 novembre, ore 18:30 alla libreria Ubik LiberiTutti (via Lungosabato Bacchelli 5). Presentano Sylenia Garzoni e Gabriella Preziosi
  • Firenze, 23 novembre all’interno del festival “l’Eredità delle donne”. Auditorium Cr Firenze alle ore 17:30 con Sandra Bonsanti, Luciana Castellina e Serena Dandini.
  • Cagliari, 30 novembre, alle 18:15 al “Festival Pazza Idea”. Teatro Carmen Melis (via Santa Alexinedda).
  • Spoleto, 6 dicembre, alle ore 17:00 alla Biblioteca Comunale “Palazzo Mauri” (via Brignone 14) con Nunni Miolli.

Fonte immagine in evidenza: archivio personale

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