Pindaro: biografia, opere, voli, e lo stile del lirico greco

Pindaro

Giudicato dagli antichi come il maggiore esponente della lirica corale, Pindaro occupa il primo posto nel canone dei “nove lirici” alessandrini. Cantore degli agoni sportivi e dell’élite aristocratica del suo tempo, deve la sua fama ai proverbiali “voli pindarici“, rapidi e audaci passaggi concettuali. La sua poesia, complessa e ricca di immagini suggestive, celebra i valori dell’areté (eccellenza) e della gloria, incarnando lo spirito di un’epoca al tramonto. Questa panoramica ripercorre la vita di Pindaro, analizza le sue opere più significative e chiarisce le caratteristiche del suo stile unico, che lo ha reso uno dei massimi poeti della letteratura greca.

Caratteristiche principali di Pindaro

Aspetto Dettagli
Nascita 518 a.C. a Cinocefale (Tebe)
Ruolo letterario Maggiore esponente della lirica corale
Opere principali Epinici (Olimpiche, Pitiche, Nemee, Istmiche)
Stile distintivo Voli pindarici e tensione espressiva
Valori celebrati Areté (eccellenza) e Kleos (gloria)

La vita di Pindaro: da Cinocefale alla corte di Ierone

Pindaro nacque a Cinocefale, presso Tebe, nel 518 a.C. da una nobile famiglia. La sua vita si svolse tra la Beozia, Atene e la Sicilia, come testimone dei grandi eventi del suo tempo e cantore delle vittorie e delle virtù dell’aristocrazia greca.

La formazione tra Tebe e Atene

Dopo un primo periodo nella natia Tebe, Pindaro si recò ad Atene, centro culturale di prim’ordine, dove arricchì la sua formazione. Entrò in contatto con le correnti artistiche e filosofiche più innovative, ma rimase sempre estraneo alle idee democratiche che si andavano affermando nella polis, mantenendo un forte legame con i valori aristocratici.

La rivalità con Bacchilide

Pindaro iniziò presto l’attività di poeta professionista, componendo su commissione odi e inni per celebrare vittorie atletiche ed eventi religiosi. La sua fama crebbe rapidamente, ma dovette confrontarsi con la concorrenza di altri grandi lirici, come Simonide e suo nipote Bacchilide. Particolarmente significativa fu la rivalità con quest’ultimo, che gli contese il favore di Ierone, tiranno di Siracusa.

Le opere: dagli inni agli epinici

Pindaro è l’unico, tra i lirici greci, di cui si conservano numerose composizioni intere. Le sue opere furono raccolte in 17 libri dai filologi alessandrini, in particolare da Aristofane di Bisanzio, che le suddivise per genere: inni, peani, ditirambi, prosodi, parteni, iporchemi, encomi, treni ed epinici. Di questi, solo gli epinici, i canti per le vittorie atletiche, ci sono giunti integralmente.

Gli epinici: celebrazione delle vittorie atletiche

Gli epinici di Pindaro sono composti da quattro libri, suddivisi in base ai giochi panellenici celebrati, manifestazioni sportive di grande importanza religiosa e culturale. Questi componimenti non descrivevano solo la gara, ma inquadravano la vittoria in una prospettiva mitica e morale, esaltando le virtù dell’atleta e della sua famiglia.

Libro degli Epinici Giochi e luogo di celebrazione
Olimpiche In onore dei vincitori dei Giochi Olimpici, che si tenevano a Olimpia.
Pitiche Per i vincitori dei Giochi Pitici, celebrati presso il santuario di Apollo a Delfi.
Nemee Per le vittorie ai Giochi Nemei, che si svolgevano a Nemea in onore di Zeus.
Istmiche Dedicate ai vincitori dei Giochi Istmici, tenuti vicino a Corinto in onore di Poseidone.

Le odi più celebri: Olimpiche e Pitiche

All’ambiente siciliano sono legate alcune delle odi più famose. L’Olimpica I (476 a.C.) celebra la vittoria di Ierone di Siracusa nella corsa dei cavalli. L’Olimpica II, dello stesso anno, è per Terone, tiranno di Agrigento. La Pitica I (470 a.C.), sempre per Ierone, sviluppa il tema del conflitto tra ordine e caos. La Pitica IV (462 a.C.), per Arcesilao IV di Cirene, narra il mito di Giasone e degli Argonauti, esaltando l’ardimento come modello per l’aristocrazia.

Lo stile e il pensiero: i “voli pindarici” e la morale aristocratica

Lo stile di Pindaro è caratterizzato da una straordinaria tensione espressiva, immagini folgoranti e improvvisi cambi di argomento, i cosiddetti “voli pindarici“. Questi passaggi non sono improvvisati, ma una precisa scelta stilistica per creare sorpresa e meraviglia nel lettore.

L’ideale aristocratico

L’universo culturale di Pindaro riflette i valori della morale arcaica. Il poeta celebra l’areté, la virtù intesa come eccellenza, e il kleos, la gloria che si conquista con imprese eccezionali. Il suo orizzonte è quello degli ἀγαθοί (agathoi), i “migliori”, discendenti di famiglie illustri e partecipi di un’etica guerriera e agonale.

La struttura delle odi

Le odi di Pindaro sono costruite con grande sapienza architettonica. Il poeta stesso le paragonava a edifici solidi, in cui ogni parte è funzionale al tutto. La tensione espressiva, i rapidi passaggi, le allusioni mitiche e le sentenze morali contribuiscono a creare un effetto di grandiosità e solennità. Come scrisse Raffaele Cantarella, nella sua Storia della letteratura greca, la sua poesia coglie le cose «con una potenza che non è più descrittiva, ma […] in una efficacia evocativa e visiva rimasta rara nella poesia».

Altre informazioni e curiosità su Pindaro

Cosa sono esattamente i “voli pindarici”?

Con “voli pindarici” si intendono i passaggi bruschi e apparentemente illogici da un argomento all’altro tipici dello stile di Pindaro. Non sono casuali, ma seguono una logica associativa: un’immagine, un mito o un nome possono innescare un rapido collegamento a un altro tema. Il loro scopo è elevare il canto, collegando la vittoria specifica dell’atleta a valori universali, miti e riflessioni morali, creando un effetto di grande potenza evocativa.

Che cosa sono gli epinici?

Gli epinici sono canti corali composti per celebrare la vittoria di un atleta in una delle quattro grandi competizioni panelleniche (Olimpiche, Pitiche, Nemee, Istmiche). Non erano una semplice cronaca dell’evento sportivo, ma un’opera complessa che lodava il vincitore, la sua famiglia e la sua città natale, inserendo la vittoria in un contesto mitologico e morale più ampio.

Qual è il pensiero di Pindaro?

Il pensiero di Pindaro è profondamente aristocratico. Egli crede che la vera virtù (areté) sia in gran parte innata, un dono degli dei trasmesso attraverso la nobiltà di sangue. La vittoria sportiva è la manifestazione di questa eccellenza interiore, che merita una gloria (kleos) immortale attraverso la poesia. Pindaro è pessimista riguardo la natura umana, considerata fragile, ma esalta la capacità dell’eroe di raggiungere, con il favore divino, momenti di luce e grandezza.

[L’immagine di copertina è tratta da Wikipedia]

Articolo aggiornato il: 09/01/2026

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A proposito di Adele Migliozzi

Laureata in Filologia, letterature e civiltà del mondo antico, coltivo una grande passione per la scrittura e la comunicazione. Vivo in provincia di Caserta e sono annodata al mio paesello da un profondo legame, dedicandomi con un gruppo di amici alla ricerca, analisi e tutela degli antichi testi dialettali della tradizione locale.

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