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Eroica Fenice

fiori d'asfalto ed altre solitudini: il primo libro di Allan Corsaro

Fiori d’asfalto ed altre solitudini: il primo libro di Allan Corsaro

Edita da Round Midnight Edizioni, Fiori d’asfalto ed altre solitudini è la prima raccolta poetica di Allan Corsaro.
“Allan Corsaro, parafrasando Pessoa, è un fingitore, di cose inutili come le radici che spaccano l’asfalto. Trascorre il tempo tra la sua stanza e il traffico di città di periferia scrivendo poesie nell’intento di racimolare i resti di un’impossibile identità”. Alcune delle sue poesie sono apparse su Extravesuviana.com.

Fiori d’asfalto ed altre solitudini. Allan Corsaro tra Prufrock e la Waste Land eliotiana

La lotta fra antico e moderno si gioca tra stasi e movimento (“velocità”, “corsa”, “immobilità”, “attesa”), tra silenzio e suono, ed è suono di “clacson”, di città che isola e allontana, che produce un corto circuito di rumore da generare silenzio d’incomprensione. È l’agglomerato urbano di Eliot che mangia la campagna, sovraffollate solitudini cittadine dove l’immondizia si accumula.

Il “cinematografo” è nella stessa area urbana dove le auto danno il ritmo alla musica dei locali coi loro clacson, dove l’asfalto copre tutto, dove i rifiuti diventano corpi vivi in attesa del ritorno dell’uomo che li ha gettati agli angoli delle strade, anche quelle deserte e disabitate perché “inumane”. La parola e il poeta si spostano in verticale, seguendo l’altezza degli alberi che hanno ancora fiori sui rami più alti, ma soprattutto dei lampioni, che sono gli alberi delle aree urbane e smaterializzano i corpi che illuminano, privi d’anima e consistenza.

La stanza è una conchiglia dove l’uomo si ripara, ma ancora una volta la solitudine è il pericolo più grande, “restare chiusi dentro” (come scrisse Virginia Woolf) è il più terrificante incubo. Le distanze sono gradite, ma deve pur esserci, sempre, un contatto intimo e terreno. Uno solo, fondamentale, che riesca a dare la forza di sopportare tutto, a dare un senso a tutto. E quell’unico, intimo contatto di cui l’uomo ha bisogno per non “impazzire di solitudine” possono anche essere “due mani sconosciute/ che si sfiorano tra la folla”, purché un contatto avvenga, purché non si resti isolati, soli, spaventati dalla velocità con cui cambia il mondo, con cui corre avanti lasciandoci indietro, confusi e atterriti.

Stiamoci accanto/ occhi negli occhi/ dita contro dita/ imitando le nostre rispettive solitudini

Le lancette dell’orologio sono “esauste”, siamo di fronte alle “macerie del mondo”, anche l’amore, alla fine, è una lotta contro le distanze e la solitudine erette dall’incomprensione.

“Potrei essere felice / Entro nei tuoi occhi come in un fiume oscuro/ inafferrabile/ in cui dimentico d’essere”, ma questa felicità, così “facile”, non arriva. E gli occhi non redimono, sono solo una speranza disattesa, un sogno tradito. Negli occhi l’unico movimento possibile è la caduta, dall’alto in basso, giù nel fondo oscuro, che forse redime o forse no, che di certo è un desiderio frustrato e chissà se corrisposto. In un mondo in cui tutto si muove ad un ritmo insostenibile, le distanze si slabbrano e i contatti diventano via via più impalpabili fino a scomparire, ecco che la Storia diventa un evento secondario, rivolta il senso della propria esistenza e la velocità del proprio corso. Siamo condannati, ironicamente e violentemente.

Ecco “è così che si manifesta la Storia:/ nell’intervallo tra una pubblicità e l’altra”.

Allan Corsaro, Fiori d’asfalto e altre solitudini
Pagine: 54

Genere: Poesia
Collana: Billie
Anno: giugno 2016
Prezzo: € 8,00
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Martina Salvai

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