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Eroica Fenice

Folkville

Folkville: il nuovo romanzo di Giancarlo Marino

Folkville. Cronache da una città leggendaria è il nuovo romanzo di Giancarlo Marino edito con la casa editrice Homo Scrivens.

Folkville. Cronache da una città leggendaria: l’intreccio

Folkville. Cronache da una città leggendaria è sicuramente un libro complesso e l’espressione “sui generis” lo descriverebbe forse perfettamente, in quanto difficilmente identificabile in una determinata categoria narrativa; tutto in Folkville diviene altro, modificandosi in caleidoscopici – e psichedelici, oso dire – intrecci di parole, concetti, generi e loci narrativi.

D’altronde, lo stesso Giancarlo ha esplicitamente affermato per il suo libro (in una recente intervista che ha rilasciato per il nostro giornale): «Quello di Folkville è un mondo immaginario che, però, affonda le sue radici nella realtà della tradizione orale occidentale, in particolare nel folklore urbano» e continua immaginando che «i lettori si lascino trascinare dal ritmo e dalle fantasmagorie di questo romanzo». Ritmi veloci, improvvisi cambi di “rotta”, nel mare magnum della narrazione picaresca dove tanto confluisce in un caos che è pur ordine («Scrivere significa cercare un principio di ordine di fronte a una realtà assurda, che ordine non ha», cito ancora Giancarlo).

Folkville. Cronache da una città leggendaria: la struttura del libro

Cos’è, in sostanza, Folkville. Cronache da una città leggendaria? Cosa vuole comunicarci l’autore e quali gli strumenti narrativi e retorici di cui si serve?

Si parta dalla trama: essa si snoda lungo la direttrice della fantasia e della “leggenda metropolitana”; il filo sotteso è quello del “così mi è stato detto” espresso dalla frase – che Giancarlo ripete a più riprese nel suo romanzo – “o almeno così ha detto l’amico di un mio amico”, declinata al tempo presente o al passato prossimo; ed è proprio in quei “o almeno così dice” e “o almeno così ha detto” che sembra racchiudersi il senso del testo: un parlare per favole e leggende, tramandate a voce, mai verificate (perché inesistenti) ma accolte per vere fedeli all’adagio del “non è vero ma (forse) ci credo”.

Da notare la suddivisione delle scene narrative non in capitoli (canonici per un romanzo) ma in tavole: coerente scelta dell’autore che descrive le “avventure” del protagonista (gestore di una fumetteria) che vagola nel fantasioso – e spaventosomondo delle leggende metropolitane. Non solo: orrore, fantascienza, assurdo e demenziale si incrociano bisecandosi e dando origine ad una materia poliforme; si ritrova tanto nel crogiolo che Giancarlo Marino mostra al lettore (quello stesso crogiolo da cui lui stesso, d’altronde ha tratto materiale per  suo testo).

Surreale, fantasmagorico, scorretto e perturbante: un testo sui generis (si è già detto) in cui a qualcuna delle strane storie raccontate viene addotto un “forse perché così ha deciso il tizio che mi ha raccontato questa storia”.

È tutto un groviglio di racconti incastrati in altri racconti, piccole storielle introdotte ex abrupto che dilatano il corso della storia principale.

Ma la leggenda è così: un continuo andare e tornare, un continuo partire da un centro e spostarsi diagonalmente verso la periferia, fra linee sghembe di pensiero e alternative tangenti al cerchio della realtà.

Folkville. Cronache da una città leggendaria: fra i meandri di un piccolo cosmo

La letteratura, in fondo, è proprio anche questo: una fantasia costruita a partire da vero e fantastico. Dove inizia e finisce l’uno e l’altro stato mentale?

Giancarlo nel suo Folkville. Cronache da una città leggendaria le materializza nelle due città “Folkville” (la città della favola, potremmo dire noi) e “Trueville” (la città del vero fenomenico, diciamo ancora noi); le materializza e le smaterializza rispettivamente a inizio libro e a chiusa del libro, e con lui i suoi lettori che aprendo e chiudendo il libro, leggendolo, sfogliandone le pagine, girandole e rigirandole, materializzano e smaterializzano le fantasie rimodellandole a loro piacimento.

Del resto, in apertura del suo romanzo, Giancarlo Marino pone fra le avvertenze: «ogni fatto o personaggio descritto in questo romanzo è figlio dell’invenzione di qualcun altro» e forse è proprio questo il senso: la tradizione orale è tale perché in continua espansione, dove niente ha paternità certa ma tanti figli pronti a farne materia sempre vivacemente tradita.

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