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Eroica Fenice

Curriculum studente

Curriculum dello studente: più competenze o disparità?

Il “curriculum dello studente” debutterà quest’anno, per gli esami di stato 2021. Una misura prevista dalla legge “Buona Scuola” del Governo Renzi, che dispone l’aggiunta di una sorta di “documento di presentazione” al diploma di maturità.

Il curriculum conterrà un elenco di tutte le competenze acquisite dallo studente, con in allegato le attività professionali, culturali, artistiche, sportive e di volontariato svolte in ambito extra scolastico. Due terzi del documento, infatti, (la cui compilazione avverrà su piattaforma informatica) saranno a cura della scuola, il resto sarà integrato dal singolo studente.

La prima parte, denominata “Istruzione e formazione”, riporterà il profilo scolastico dello studente, ovvero tutto il bagaglio acquisito durante il percorso di studi.

La seconda, “Certificazioni”, riporterà le certificazioni (linguistiche, informatiche etc.) rilasciate da Enti riconosciuti dal MIUR.

Infine, la terza parte, relativa alle “Attività extrascolastiche”, conterrà le informazioni relative all’ambito extrascolastico.

Il curriculum sarà necessario per la presentazione dello studente stesso alla Commissione d’esame e per lo svolgimento del colloquio dell’esame di Stato, oltreché richiesto per l’orientamento e l’accesso degli studenti all’Università e al mondo del lavoro.

Tuttavia, ben 200 docenti hanno richiesto una moratoria al ministro Patrizio Bianchi, vista la complessità organizzativa e professionale di una didattica scossa dalla seconda e dalla terza ondata della pandemia da Covid-19. Infatti, ad eccezione di chi ha potuto privatamente accedere a progetti extra-scolastici anche nel periodo estivo, molti studenti potrebbero trovarsi privi della possibilità di compilare quanto richiesto dalla piattaforma.

Ma non solo. I docenti mettono in discussione anche il valore stesso del curriculum dello studente.

“Signor Ministro – si legge nella lettera pubblica indirizzata a Bianchi – noi crediamo che qualche considerazione di maggiore respiro andrebbe sviluppata in un dibattito più consapevole. Si evince dalla stessa piattaforma ministeriale che lo strumento non è predisposto solo in vista dell’Esame di Stato, ma che è stato pensato “per presentare al meglio chi sei – si scrive rivolgendosi allo studente – in un documento che racconta te stesso e la tua storia”.

E prosegue: “Ma davvero vogliamo far passare l’idea che la persona e la sua identità siano costituite dalla somma dei suoi certificati linguistici e informatici? Riteniamo sul serio che un curriculum possa costituire un “racconto” biografico? È davvero questo che ci si chiede di insegnare? E dunque coloro i quali, privi di mezzi, saranno riusciti a costruire un curriculum meno ricco di titoli o esperienze dovranno forse stimare di possedere un’identità personale scarna o una biografia misera?”

Il punto, in effetti, sta in questo: il rischio è che si possa confondere l’attenzione positiva al vissuto personale con una sorta di accumulazione seriale di titoli, spesso conseguiti presso enti privati, che produrrebbero ulteriori diseguaglianze tra gli studenti stessi.

Tutte le “certificazioni” e le “attività extrascolastiche” saranno rese consultabili anche alle imprese per la selezione nel mercato del lavoro, scambiando il merito, ovvero le reali competenze, capacità e abilità, con la capacità di spesa sul “mercato della formazione”.

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