Il Gioco Sporco. L’uso dei migranti come arma impropria di Valerio Nicolosi | Recensione

Il Gioco Sporco. L'uso dei migranti come arma impropria di Valerio Nicolosi | Recensione

Dalle coste dell’isola di Lesbo a Trieste, da Mariupol a Cracovia, dalla Turchia alla Libia, dai Balcani alla Sicilia, Il Gioco Sporco di Valerio Nicolosi, racconta in maniera dettagliata la storia di tante persone che costrette ad abbandonare il proprio Paese di origine a causa di guerre, persecuzioni, carestie e povertà, si mettono in viaggio per raggiungere l’Europa.

Persone pronte a rischiare tutto pur di avere la possibilità di vivere un futuro migliore, un futuro che spesso però gli viene negato da chi controlla la frontiera, dai governi sempre più disinteressati alla creazione di una legge che tuteli i migranti o dalle stesse popolazioni locali diffidenti verso tutto ciò che è “straniero”.

“Il game”, la lotteria per l’Europa, così viene chiamato il tentativo di attraversare la rotta balcanica, un insieme di percorsi, sentieri e vie che cambiano ogni volta che un governo decide che una zona di confine dovrà essere invalicabile. Per spiegare cosa avviene lungo questa rotta, ne Il Gioco Sporco, Valerio Nicolosi utilizza l’esempio del videogioco di Super Mario, dove il protagonista salta e cerca di accumulare soldi per andare avanti. Alla fine del livello, c’è il mostro e se il protagonista perde, deve ricominciare. Lungo le rotte migratorie, i livelli sono le nazioni, i mostri sono le frontiere e per passare da un livello all’altro, bisogna affrontarli e sconfiggerli, altrimenti si riparte da zero.

Un gioco sporco, così viene definito nel titolo e nel corso del libro perché chi scappa dall’inferno, finisce per ritrovarsi in un altro inferno, preso di mira da attacchi razzisti da parte della popolazione e delle autorità che abusano del loro potere per torturare uomini, donne e bambini. Il viaggio può durare anni, ogni volta che si viene respinti ad una frontiera bisogna rifare il percorso, molti rischiano di rimanere bloccati per mesi in un paese perché non hanno abbastanza denaro per proseguire o perché vengono fermati dalla polizia locale e costretti a subire diversi abusi.

«Stare dove bisogna stare», la frase di Cecilia Strada pronunciata poche ore dopo la morte di suo padre Gino Strada mentre lei era a bordo di una nave umanitaria a salvare la vita di migliaia di persone, ha guidato Valerio Nicolosi in ogni suo viaggio, dalla rotta balcanica all’Ucraina, atterrando a Kiev un giorno prima dell’attacco russo che avrebbe dato inizio alla guerra.

L’accoglienza riservata agli Ucraini è degna di nota, sostenuta con generosità da cittadini e governi differentemente da quanto accade con profughi Africani e Asiatici, la scelta umanitaria è così influenzata dalla geopolitica. È il gioco sporco che Valerio Nicolosi ha visto fin troppe volte, in troppe parti del mondo, messo in piedi da alcuni governi sulla vita dei migranti in fuga da conflitti armati, persecuzioni, carestie e povertà.

Attraverso le foto di Valerio Nicolosi e il suo racconto sul campo, il lettore ha la possibilità di immedesimarsi a pieno nelle diverse storie che vengono raccontate, di comprendere il gioco sporco che vede protagonisti migliaia di persone ogni giorno. Non ci sono filtri, ogni storia colpisce dritta al cuore con l’uso di un linguaggio di facile comprensione, alla portata di tutti quelli che vogliono capirci di più sulla questione migratoria che è spesso soggetta a disinformazione. Nel testo, inoltre, vengono fornite informazioni dettagliate sui contesti politici di alcuni Paesi allo scopo di comprendere meglio i flussi migratori che li attraversano e su come questi vengono gestiti.

Ogni pagina de Il Gioco Sporco obbliga il lettore ad una riflessione, ogni storia fa sentire colpevole tutti quelli che si trovano al di là della frontiera, al di là del mare, tutti quelli che non comprendono la necessità dello «stare dove bisogna stare» che ignorano la crisi umanitaria che si consuma sulle coste del mare Mediterraneo e le violazioni dei diritti umani che ogni migrante è costretto a subire alle frontiere. La Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 che garantisce libertà e diritti basilari per tutti gli esseri umani, la adottiamo per il mondo occidentale, tutti gli altri, per accedere a questi diritti, devono guadagnarseli partecipando al game e mettendo in pericolo la loro vita.
Il libro è un chiaro invito alla mobilitazione dei lettori, un invito a combattere il mondo esclusivo che abbiamo creato per provare a restare umani.

Chi è Valerio Nicolosi, autore del libro Il Gioco Sporco?

Nato a Roma nel 1984, Valerio Nicolosi è un giornalista, documentarista e fotoreporter. Si occupa di tematiche sociali, conflitti e rotte migratorie. Si è occupato di Palestina per tanti mesi e ha partecipato a progetti di formazione nella striscia di Gaza. Ha realizzato diversi reportage e documentari a sfondo sociale in America Latina, Medio Oriente e in Europa. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti con reportage a sfondo sociale realizzati a bordo delle navi umanitarie, sulla rotta balcanica e nella striscia di Gaza. 

Fonte immagine in evidenza: Amazon

 

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