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Eroica Fenice

Il ladro di giorni

Il ladro di giorni, viaggio on the road di Guido Lombardi

Feltrinelli, nuove proposte. Primo scaffale, sulla sinistra: Il ladro di giorni di Guido Lombardi.

Ne leggi dal retro la sintesi. Padre-figlio-viaggio: parole che, messe insieme, sono per te pugni. Parole che, messe insieme, hanno per te il peso specifico della nostalgia. E allora quasi sei tentata a riporlo nello scaffale, il primo sulla sinistra, ma in passato ti sei già imbattuta nella penna di questo autore e, a prescindere dalle tue crepe, sai che in quella storia troverai poesia e in quella poesia, forse, troverai qualche pezzo di te. Perché, in fondo, è a questo che servono le storie, no?  

Quella di Lombardi è la storia di un viaggio on the road verso il Sud, la storia di Salvo e Vincenzo. Salvo, figlio di Vincenzo, undici anni, barese, campione di tuffi. Vincenzo, padre di Salvo, appena uscito di prigione.  

Tema: racconta un giorno diverso dagli altri, usando il discorso diretto e indiretto. Svolgimento.

Poetica è la scelta di raccontare i fatti attraverso il punto di vista di Salvo, un undicenne, che ha perso la madre e che del padre, che non vede da sei anni, ha solo ricordi sfocati. 

Con babbo era diverso, lui non parlava molto, mi faceva vedere come si fanno le cose e basta. Però era anche vero che ormai non mi ricordavo più molto di lui e man mano che passava il tempo era sempre peggio. Cioè, se pensavo alla sua faccia, mi sembrava come se stava sott’acqua, che vedi tutte le cose deformate, con le onde che muovono tutto e non si capisce niente. Questa cosa mi faceva incavolare un sacco e alla fine non ci ho provato più a ricordarlo. 

Costretto dalla vita a diventare grande in un tempo piccolo, Salvo vive con gli zii e con suo cugino Emidio a Trento, dove piove un sacco. Ha già capito molte cose su come va la vita, che i grandi si danno la colpa per non sentirsi in colpa, che quando fai domande che li mettono in difficoltà, promettono di risponderti quando sarai più grande, solo che gli anni passano e tu sei sempre troppo piccolo. E mentre gli anni passano, in un giorno qualunque, il passato piomba a violentare il presente. Vincenzo esce dalla prigione, torna e strappa Salvo dal suo nuovo perimetro di certezze. Inizia il loro viaggio.  

Un viaggio di quattro giorni, da Nord a Sud, da passato a presente, da sconosciuti a padre e figlio. Di nuovo. Perché quattro giorni sono pochi, ma per Salvo e Vincenzo saranno sufficienti a scoprirsi e riconoscersi, a odiarsi e amarsi ancora, e forse anche di più, uniti nella caccia al ladro di giorni, al ladro dei giorni dell’infanzia di un figlio, al ladro dei giorni dell’amore abortito di un padre, al ladro dei loro giorni. 

Una storia avvincente ed emozionante, che Guido Lombardi non si è limitato a raccontare, seducendo il lettore, lasciandolo invischiato tra le sue pagine. Si è spinto oltre, dando volto, voce, vita ai suoi personaggi, portando Il ladro di giorni sul grande schermo (nelle sale dal 6 febbraio), continuando a sedurre il lettore divenuto spettatore, lasciandolo stavolta invischiato tra dialoghi, sequenze e musica (meravigliosa colonna sonora del film realizzata da Giordano Corapi e Nero Nelson).

Supera anche il solito cliché, di tutti noi accaniti lettori, della presunta superiorità di un libro rispetto a un film da esso tratto in nome di mancanze, incongruenze, aggiunte. Non è così stavolta: libro e film sono facce perfettamente combacianti di una stessa moneta, quasi l’uno il completamento dell’altro. E quando ti ritrovi a pensare che Vincenzo, Salvo, il Professore (interpretati da Riccardo Scamarcio, Augusto Zazzaro, Carlo Cerciello) te li eri immaginati proprio così,  come immaginavi proprio così i colori e i paesaggi di questo breve, ma intenso viaggio, non puoi non riconoscere che l’impresa è perfettamente riuscita.

Il ladro di giorni: un libro, un film. Leggete, andate al cinema, anche in ordine sparso. 

Fatevi questo regalo.

fonte foto: www.comingsoon.it

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