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Eroica Fenice

insurrezione di Dublino

L’insurrezione di Dublino: una lotta per la libertà

L’insurrezione di Dublino dello scrittore irlandese James Stephens (1880-1950) viene pubblicato, per la prima volta in Italia, a cura della casa editrice Menthalia in occasione del centenario della rivolta Irlandese, nota col nome di Rivoluzione di Pasqua (1916).

Il testo, lungo appena 125 pagine e corredato di una galleria fotografica, racconta con semplicità ed efficacia un evento che segnerà un punto di svolta nella storia dell’Irlanda: la rivolta di Pasqua, consumatasi in appena sette giorni e risoltasi con esito apparentemente fallimentare, ebbe il merito di smuovere le coscienze degli Irlandesi e di spingere le masse a proseguire le lotte dei Volunteers per affrancarsi finalmente dallo scomodo giogo coloniale inglese.  Come lo stesso Stephens  sottolinea nel testo,  a scatenare l’insurrezione non è stata soltanto la pretesa di trascinare l’Irlanda in un conflitto, quello della Prima Guerra Mondiale, in cui essa non voleva essere coinvolta. Questa fu solo la punta di un iceberg fatto di comportamenti che il popolo percepiva come una negazione dei propri diritti. I Volunteers diedero voce al muto desiderio di ribellione del popolo che, come spesso accade, non aveva la forza di agire da solo: “si sono ribellati perché sentivano il dovere di farlo

È proprio il desiderio di acquistare una nuova dimensione di libertà il nodo centrale della questione, la motivazione autentica che spinse un gruppo di uomini ad imbracciare le armi contro il colosso inglese in una lotta che l’autore descrive avendola vissuta in prima persona.

Il diario dell’insurrezione di Dublino vista con gli occhi di un semplice uomo.

Non si tratta di una cronaca storica nel senso tradizionale del termine, né di un romanzo vero e proprio. Non è nemmeno un testo con velleità giornalistiche. Si tratta semplicemente di una “raccolta di impressioni”, di voci, di sentimenti. È una finestra sul cuore e sulle menti dei dublinesi che vedono i loro concittadini combattere alacremente una battaglia, quella per la libertà, in cui non tutti credono e  di cui non tutti sono sostenitori. L’orrore vero che accompagna ogni guerra e ogni battaglia rimane sullo sfondo,  e lo stesso Stephens ne è un osservatore esterno: sente rimbombare da lontano nei quartieri i colpi d’artiglieria, raccoglie i rumors della folla che si è trovata nel bel mezzo di un’insurrezione senza sapere come né perché e riporta fedelmente, senza commenti, i pensieri di una città che non si schiera apertamente né a favore né contro i ribelli ma che, tuttavia, segue gli avvenimenti e li legge alla luce di un pensiero tutto irlandese: essere sconfitti non è grave, ma se non si combatte, allora sì che importa. Ecco perché, in fin dei conti, i Volunteers furono davvero degli eroi ed oggi, nel centenario dell’Insurrezione di Pasqua, si fanno nuovamente portavoce di quei valori universali che dovrebbero guidare ogni popolo della terra.

È altra cosa dal calare della notte?
No, no, non notte ma morte;
E fu inutile morte, alla fine?
Perché, per quanto si faccia e si dica,
L’Inghilterra può tener fede alle promesse.
Noi conosciamo il loro sogno; basta
Sapere che sognarono e son morti;
E che importa se eccesso d’amore
Li sconvolse fin che morirono?

(Easter 1916; William Butler Yeats)

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