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Eroica Fenice

La statua di sale: Gore Vidal e la paralisi dell'uomo moderno (recensione)

La statua di sale: Gore Vidal e la paralisi dell’uomo moderno (Recensione)

Gore Vidal (West Point, 1925 – Los Angeles 2012) non è stato solo uno scrittore, un regista e un drammaturgo: a partire dal secondo dopoguerra, e fino alla morte, vita e romanzi hanno impressa la verve del provocatore dei costumi americani.
Cresciuto a libri e politica – suo nonno era, infatti, senatore democratico dello stato dell’Oklahoma – intraprende nel 1943 la carriera militare, un’esperienza formativa nella vita dell’autore, tale da permettergli di declinare il motivo della guerra in modo profondo e personale. Qui incontrerà “J.T.”, ovvero Jimmie Trimble, un ragazzo della St. Albans di cui Vidal è stato innamorato per anni, nonostante la sua morte prematura durante la Battaglia di Iwo Jima, nel febbraio del 1945. Dotato di grande capacità narrativa fin da giovane, individuerà questo come l’incontro con un ragazzo «dall’occhio lungo di atleta-cacciatore, mentre il mio era quello miope di lettore-scrittore».

La statua di sale edito da Fazi Editore, è il suo terzo romanzo e J.T ne è il destinatario.
Il titolo riprende un versetto biblico che rimanda all’immobilità in cui si trova il protagonista per buona parte del libro: «Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale
Nella prefazione del ’48, è rimarcata la cattiva accoglienza da parte della critica e del mondo dell’editoria per la licenza omoerotica di due personaggi “normali”. Lo scrittore consiglia di leggerlo come un’atto dell’immaginazione, svestendolo di una facile sovrapposizione col personaggio, con cui non condivide altro che qualche particolarità geografica. Egli stesso definisce la scrittura piana e dura, da documento sociale.
Diventato best-seller nel giro di poche settimane negli Stati Uniti e in qualsiasi altro posto si poté pubblicare, fu molto apprezzato da Cristopher Isherwood, con cui nacque una grande amicizia.

Il viaggio di Jim verso Bob, meta simbolica e sfuggente ne La statua di sale di Gore Vidal 

Il romanzo condensa la spregiudicatezza dell’estro, in contrasto col proibizionismo americano, attraverso gli elementi delle “maschiette”, dei bar notturni, della musica jazz e della libertina vita di mare e anticipa noduli tematici che accompagnano la sua attività letteraria.
Il protagonista, Jim, è solitario e infelice, preso da una “nausea da carbone“, che lo proietta al vivere grigio e piatto della figura paterna. Borghese in una famiglia borghese, lotta tra le malie della convenzione sociale e una latente tensione all’evasione. Probabilmente sarebbe rimasto ancorato a una realtà provinciale, se non avesse incontrato la molla propulsiva della sua vicenda esistenziale: Bob.

Bob è il primo sbocco emotivo della narrazione, che trascina il protagonista a muovere un passo (come sempre fatidico) rispetto alla sua rigidità iniziale. Vidal lo presenta come un atleta, uno studente sul punto di diplomarsi, capace di attirare gli sguardi femminili.
Si incontreranno, da amici, per un ultimo weekend al lago prima della partenza di Bob a favore della vita di mare. L’incontro è descritto nei termini di un punto di tensione, risolutivo e frenetico, di un’unione primitiva e accecante, che dura il tempo di una notte.
Dopo l’incontro con l’Altro (e quindi con la scoperta di sé), avviene la separazione, nutrita dalla speranza di poterlo raggiungere, dopo un anno, ovunque sia,  poter coronare un’eventuale relazione d’amore.
Jim mantiene la promessa di cercarlo. Parte per mare. Lavora sulle barche. Si allontana dal nucleo d’origine, dal conformismo paterno, dalla remissività della madre, dagli anni scolastici.

Le tappe del viaggio di Jim sono una costellazione geografica di esperienze, di incontri, di attese e disattese che formano il protagonista nella dura lotta per conoscere e riconoscersi attraverso il turbinio degli eventi e delle circostanze. Sperimenta la vita di mare, il sesso femminile, il bel mondo degli attori hollywoodiani, il clima intellettuale e fervido del giornalismo, la fuga romantica, la vita militare, il ritorno al focolare domestico.

Vive tutto ciò che la vita gli ha concesso, prende tutto quel che è possibile sperimentare.
Che cosa rende dunque Jim un personaggio statico, fermo, schiacciato dal peso di quel che non può essere e mai sarà? Se ogni viaggio compiuto da Jim è un viaggio verso Bob – che come l’Angelica dell’Orlando Furioso sfugge, imprendibile per natura – è compiuto in nome del nulla.

Al fine di arrivare all’altro, non comprende che ogni passo è già vita. Una vita vera e non prospettata. Ogni contatto umano è scartato, oltrepassato, esperito marginalmente, nell’attesa di avere Bob, di ritornare a quei giorni spensierati.
Il quesito che il lettore si pone, nel corso delle pagine, è questo: Bob è la risposta o il modo per rimandare il tempo?

Romanzo dal finale amaro, La statua di sale è emblematico della paralisi dell’uomo moderno, dei detriti che la guerra lascia dietro di sé, delle illusioni destinate a morire.