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Eroica Fenice

Attualità

Animali in via di estinzione: come sarà il mondo tra dieci anni?

Provando a immaginare come potrebbe essere il mondo tra dieci anni, un pensiero particolare va agli animali in via di estinzione, che è nostro dovere tutelare. Il benessere di ogni specie, infatti, deriva dall‘equilibrio del Pianeta nella sua totalità. Di varia natura sono i fattori che minacciano la scomparsa di alcune famiglie animali, tra i quali la distruzione degli habitat, l’inquinamento, il commercio illegale e il bracconaggio, che interessa soprattutto le specie come gli elefanti e i rinoceronti, cacciati e uccisi alla ricerca di materiali preziosi. Un gravoso fattore di rischio è la deforestazione, operata nelle aree più sensibili del Pianeta, come l’Amazzonia o l’Indonesia, dove gli incendi mettono in pericolo gli orango e i gorilla per dare spazio alle coltivazioni intensive. L’orango di Sumatra, diventato un simbolo, è una delle specie più a rischio dal 2016. Ogni anno l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) stila una Lista Rossa di animali in via di estinzione, denunciando che ad oggi è minacciato il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli. Il nobile progetto del WWF a difesa degli animali in via di estinzione L’associazione che si contraddistingue da sempre per la difesa del Pianeta è il WWF, fondata da Peter Scott in onore del panda ospite dello Zoo di Londra. Il WWF ha una forte convinzione: non si salvano le specie se non attraverso la tutela e la conservazione degli habitat naturali. L’indiscriminata attività umana arreca danni ad ogni parte della Terra, soprattutto nelle foreste tropicali, i cui effetti devastanti provengono dall’inquinamento da deposizioni di ossidi di azoto. Per ovviare al problema sono state adottate spesso strategie pericolose, come quella di introdurre specie “aliene” (non autoctone) in tutto il mondo, col risultato di sconvolgere un perfetto ecosistema. La perdita di alcune specie non va sottovalutata solo in termini biologici, ma anche economici e culturali: la tartaruga marina, il gorilla e la tigre veicolano un importante valore ecologico e simbolico. Molte specie, poi, sono fondamentali per il sostentamento di un popolo. L’obiettivo a lungo termine si propone di stimolare le istituzioni e i singoli enti locali ad avere cura del proprio territorio e del proprio patrimonio animale e vegetale, preservando gli habitat e le vite di milioni di animali. Un Pianeta da difendere: i fattori determinati dell’estinzione di alcune specie Il WWF indica una lista di venti animali in via di estinzione, tra cui lo squalo, la tigre, il rinoceronte, il tonno rosso, l’orso polare, la tartaruga e il panda gigante. La tigre, posizionata al primo posto, si è quasi estinta: quattro specie sono completamente scomparse e oggi ne restano 3000 esemplari. La minaccia maggiore proviene dai cacciatori, che prelevano ossa, organi e pelle per grossi guadagni economici. La tartaruga liuto, in grado di nuotare per lunghissime distanze, è diminuita drasticamente, da 150.000 a 20.000 esemplari, confondendo la plastica che galleggia nell’oceano col cibo da portare ai piccoli. Molta preoccupazione desta anche l’elefante indonesiano, a causa della deforestazione, della caccia incontrollata e dei maltrattamenti che subisce, ed è possibile che fra […]

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Libri

Svenimenti a distanza: il prosimetro di Mario Fresa (Recensione)

Cosa significa fare poesia oggi e quale valore è possibile attribuirle? Tessere e decostruire la propria identità personale attraverso il verso permette di veicolare un messaggio trasfigurando le sue componenti – che diventano universali e particolari insieme – ma non è un’operazione facile. L’edificio storico della letteratura richiede importanti strategie persistentive in un mondo ormai estetizzato, e le logiche di mercato ignorano le opere che raccontano l’estinzione dell’umano, il suo senso di estraneità e di sradicamento. Mario Fresa tenta di rispondere al quesito iniziale con una raccolta edita Il Melangolo, in cui parola e discorso poetico giocano sull’assenza, o meglio, sull’afasia del linguaggio comunicativo: per scarti e per sottrazioni gravitano attorno a un punto di tensione che fa da filo conduttore tra le pagine. Svenimenti a distanza si avvale per questa operazione della tecnica narrativa del prosimetro, di dantesca memoria, sapientemente alternando prosa e versi. I noduli tematici di Svenimenti a distanza, l’ultimo lavoro poetico di Mario Fresa  Procedendo per capitoli, secondo una suddivisione tematica, si affolla di motivi, di luoghi, di personaggi e di detriti memoriali. Al centro c’è l’esperienza della perdita, anzi la sofferenza risultante da una serie di perdite. Il dolore si traduce in uno svenimento, come il titolo richiama, che funge da convalescenza o fuga relazionale: chiudere gli occhi, disfarsi di sé, perdersi nell’illusione di esserci ed esistere sono le drastiche soluzioni dominanti. Tutti i personaggi di Mario Fresa, a un certo punto della loro vita, danno forfait, rinunciano, e lo fanno a distanza di tempo e di spazio l’uno dall’altro, pur accomunati dalla sorte comune. Nove sono i capitoli della raccolta, da Convalescenza a La mala fiaba, il primo e l’ottavo in prosa, i restanti in versi. Accanto al motivo della sofferenza, la malattia e la morte spingono il poeta a cercare un anestetico per eludere lo sguardo dalla Medusa, dal proprio stato inerme di fronte al Male metafisico, e ritrovare la spensieratezza e la speranza dell’Eden. Fresa racconta di scene ospedaliere, siparietti scolastici e teatrini familiari con un linguaggio che si avviluppa in se stesso, si torce fino allo stremo, rivelando l’illusione di ogni forma o compiutezza del verbo. Simbolicamente, si tratta di una resa coraggiosa, volta a chiarire che le afferenze percettive non arricchiscono i cassetti della cognizione, ma spesso ci lasciano barcollanti, presi da un “terrore da ubriaco“, citando il poeta Montale. L’Altro-da-noi procura l’angoscia che un disperato ha di fronte l’enigma della Sfinge, e scontiamo la sua alterità con la perdita del senso – o dei sensi – in occasione dell’ incontro. L’uomo, senza vergogna per la propria vergogna, dovrebbe liberarsi “dell’illusione di essere o poter essere qualcosa o poter volere qualcosa“. A seguito, una poesia contenuta nella raccolta Svenimenti a distanza e le informazioni relative alla bibliografia dell’autore Mario Fresa: Il rapporto tra noi è una gengiva azzurra; e tanto si dimentica lo stesso. (Come i gamberi e l’acqua nodosa, che li fanno diventare eterni). Ancora un ospite e odore di esempi finiti male. Meglio svenire in qualsiasi continente che […]

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Napoli & Dintorni

Premio Nettuno 2018 per Torre Annunziata: il riscatto del territorio

Nella splendida cornice del caffè Gambrinus, ritrovo storico della città di Napoli, martedì 10 Luglio si è tenuta la conferenza stampa per il Premio Nettuno 2018 alla città di Torre Annunziata. Il progetto – quest’anno alla sua terza edizione – nasce dal proposito di tutelare e valorizzare le eccellenze della città costiera attraverso importanti sponsor e riconoscimenti, con l’obiettivo a largo raggio di includere in un’ottica di crescita ed espansione l’intera area a Sud del capoluogo partenopeo. Premiare la realtà di Torre Annunziata significa constatare non solo una forte ripresa rispetto al passato, ma anche una volontà generale di riscatto dalla malavita organizzata. Nata dall’idea di Francesco Paolo Sequino, l’iniziativa agli esordi si è rivolta alle scuole e ai giovani, col fine di invitarli a scoprire e a conoscere le potenzialità del territorio e a proteggere il mare e le coste torresi. Nel giro di pochi anni il tema del mare e il coinvolgimento di importanti istituti alberghieri e di moda hanno dato un grande input al percorso di valorizzazione. Un esempio prestigioso e significativo è il Pastificio Marulo, una vera eccellenza campana che porta alto il nome della sua città e che quest’anno è lo sponsor ufficiale dell’iniziativa, in virtù di una lunga tradizione pastaia che ha caratterizzato il territorio fino agli anni del dopoguerra. Grandi nomi per la serata di gala del Premio Nettuno 2018 alla città di Torre Annunziata  La conferenza del Premio Nettuno 2018 ha visto la presenza di alcuni nomi – il duo comico Gigi e Ross, la cantante e attrice Titta Masi e lo stilista Bruno Caruso – che presenzieranno anche alla serata di premiazione del 25 Luglio a Villa Tiberiade, insieme a Edoardo Leo, Lina Sastri, Francesco Cicchella, Peppe Iodice, lo chef Simone Rugiati, Raffaele Auriemma e tante altre importanti personalità campane. Vincenzo Ascione, sindaco di Torre Annunziata, ha ricordato alla stampa che la città, polo di talenti e di giovani promesse, ha intrapreso un grande percorso di crescita e di lotta contro la camorra. La definisce “non più una terra di cronaca nera ma bensì di cronaca rosa, spettacolo e cultura, in cui è possibile oggi investire“. A condividere il progetto è il direttore artistico Onofrio Brancaccio, che ambiziosamente vuole rivolgersi sia alle nuove generazioni, che alle eccellenze che si sono distinte all’estero, invitandole a ritrovare le proprie radici per ripartire insieme e perciò elogia la serata del 25 Luglio come “un vero e proprio show di premiazioni ma anche di comicità, di sapere e di cultura, attraverso la teatralità e lo spirito di sacrificio che sempre ci caratterizzano“. Gigi e Ross, presentatori della serata di gala con Titta Masi, si sono dichiarati orgogliosi di essere coinvolti in un evento nato per valorizzare il territorio e di aver adottato la scelta professionale di rimanere a Napoli perché convinti dell’eccellenza dei nostri luoghi. Lo sponsor Luigi Marulo ha parlato di “grande orgoglio a nome di tutte le imprese che rappresento: la CMO, il Pastificio Marulo e il Nettuno Lounge Beach, che insieme a diverse sinergie custodiscono i valori della nostra […]

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Libri

Manzoni è un assassino? Homar Balbiano e Francesca Forno provano a rispondere

“Manzoni è un assassino?” è la domanda provocatoria che fa da titolo a questo giallo di Homar Balbiano e Francesca Forno, edito da Aracne editrice. Pubblicato nel maggio del 2018 per la collana “Orizzonti gialli”, sorprende il lettore per la scelta ardita di utilizzare fonti reali come base d’appoggio per un intreccio fittizio e ricco di colpi di scena. Il materiale d’avvio per la narrazione riprende le Memorie di viaggio nel deserto dello Yemen di Renzo Manzoni, nipote del famoso scrittore ottocentesco, in qualità di “novello Colombo d’Asia”. La geografia spaziale, dunque, si sposta da Occidente a Oriente, e nel testo non mancano accenti sulle differenze culturali e religiose dei due fronti. Sulle Memorie di Renzo Manzoni s’innesta una trama a tinte fosche, piena di tensione, sospetti e implicite accuse, che ricorda l’atmosfera dei romanzi di Agatha Christie. Il romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è suddiviso in tre sezioni: il viaggio che un gruppo di uomini e donne esperiscono nel deserto, la confessione dell’assassino e le conclusioni generali sulla psiche umana. Il deserto dello Yemen si tinge di sangue nel giallo letterario di Homar Balbiano e Francesca Forno Nel porto di Aden s’incontrano il mercante Gustavo Sarfatti, l’avvocato Riccardo Howorth, il naturalista Aidonidés con la gentile consorte, l’anziana Cristina, il cuoco di compagnia e il campanaro della Basilica di S. Ambrogio a Milano, Luigi De Matteis. Sconosciuti tra loro, accomunati soltanto dall’esperienza del viaggio da intraprendere – ciascuno con le proprie motivazioni – sono accolti in una terra arida e rocciosa, desolata e affascinante. L’elemento paesaggistico non è affatto trascurabile: le linee aspre e dure di Aden e la solitudine infinita del deserto giocano un ruolo minaccioso nella psicologia dei personaggi. Quando, durante la traversata, il primo di questi uomini è trovato morto, la narrazione prende una piega oscura e tortuosa, che getta un’ombra di dubbio su tutti i partecipanti. La trama del romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è arricchita dall’elemento a sorpresa del biglietto, ritrovato vicino al corpi senza vita, in cui sono riportati alcuni versi dei Promessi Sposi che rimandano al ruolo della vittima. Calzante è l’analogia con l’idea cinematografica di Seven, il thriller diretto da David Fincher, in cui ogni ogni omicidio è collegato, per analogia tematica, ai sette vizi capitali. Il deserto, man mano che la narrazione procede, assume connotati sinistri e pericolosi. L’arida distesa gialla, il vento rovente, l’ardore che scuote le “infinite solitudini”, le tempeste di sabbia, gli scheletri dei cammelli, il sibilo dei serpenti fungono da catalizzatori dell’attenzione generale, rendendo gli individui inquieti e smaniosi. Un accento particolare è posto sul modo di vivere degli abitanti del deserto, umili ma appagati da una vita concreta e piena, contraria al modo di vivere occidentale, fatta di pregi inconsistenti. La nota negativa è comunque presente nell’accusa verso la fervida religiosità dei cammellieri, ritenuta troppo bizzarra e superstiziosa nelle sue manifestazioni. La caccia all’assassino è il motivo conduttore delle tappe del viaggio, in una crescente tensione fino alla resa finale, che sorprende piacevolmente il lettore. […]

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Libri

La statua di sale: Gore Vidal e la paralisi dell’uomo moderno (Recensione)

Gore Vidal (West Point, 1925 – Los Angeles 2012) non è stato solo uno scrittore, un regista e un drammaturgo: a partire dal secondo dopoguerra, e fino alla morte, vita e romanzi hanno impressa la verve del provocatore dei costumi americani. Cresciuto a libri e politica – suo nonno era, infatti, senatore democratico dello stato dell’Oklahoma – intraprende nel 1943 la carriera militare, un’esperienza formativa nella vita dell’autore, tale da permettergli di declinare il motivo della guerra in modo profondo e personale. Qui incontrerà “J.T.”, ovvero Jimmie Trimble, un ragazzo della St. Albans di cui Vidal è stato innamorato per anni, nonostante la sua morte prematura durante la Battaglia di Iwo Jima, nel febbraio del 1945. Dotato di grande capacità narrativa fin da giovane, individuerà questo come l’incontro con un ragazzo «dall’occhio lungo di atleta-cacciatore, mentre il mio era quello miope di lettore-scrittore». La statua di sale edito da Fazi Editore, è il suo terzo romanzo e J.T ne è il destinatario. Il titolo riprende un versetto biblico che rimanda all’immobilità in cui si trova il protagonista per buona parte del libro: «Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.» Nella prefazione del ’48, è rimarcata la cattiva accoglienza da parte della critica e del mondo dell’editoria per la licenza omoerotica di due personaggi “normali”. Lo scrittore consiglia di leggerlo come un’atto dell’immaginazione, svestendolo di una facile sovrapposizione col personaggio, con cui non condivide altro che qualche particolarità geografica. Egli stesso definisce la scrittura piana e dura, da documento sociale. Diventato best-seller nel giro di poche settimane negli Stati Uniti e in qualsiasi altro posto si poté pubblicare, fu molto apprezzato da Cristopher Isherwood, con cui nacque una grande amicizia. Il viaggio di Jim verso Bob, meta simbolica e sfuggente ne La statua di sale di Gore Vidal  Il romanzo condensa la spregiudicatezza dell’estro, in contrasto col proibizionismo americano, attraverso gli elementi delle “maschiette”, dei bar notturni, della musica jazz e della libertina vita di mare e anticipa noduli tematici che accompagnano la sua attività letteraria. Il protagonista, Jim, è solitario e infelice, preso da una “nausea da carbone“, che lo proietta al vivere grigio e piatto della figura paterna. Borghese in una famiglia borghese, lotta tra le malie della convenzione sociale e una latente tensione all’evasione. Probabilmente sarebbe rimasto ancorato a una realtà provinciale, se non avesse incontrato la molla propulsiva della sua vicenda esistenziale: Bob. Bob è il primo sbocco emotivo della narrazione, che trascina il protagonista a muovere un passo (come sempre fatidico) rispetto alla sua rigidità iniziale. Vidal lo presenta come un atleta, uno studente sul punto di diplomarsi, capace di attirare gli sguardi femminili. Si incontreranno, da amici, per un ultimo weekend al lago prima della partenza di Bob a favore della vita di mare. L’incontro è descritto nei termini di un punto di tensione, risolutivo e frenetico, di un’unione primitiva e accecante, che dura il tempo di una notte. Dopo l’incontro con l’Altro (e quindi con la scoperta di […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Roberto Capucci a Napoli con la mostra “Spettacolo onirico. Disegni per il teatro”

Nella cornice dello storico Palazzo Scarpetta (Via Vittorio Colonna, 4), la fondazione Eduardo De Filippo inaugura la sua nuova sede con l’innovativa mostra Spettacolo onirico. Disegni per il teatro dello stilista Roberto Capucci. La mostra, il cui evento di apertura si è tenuto il 4 Maggio, resterà aperta al pubblico fino al 30 Giugno. Classe 1930, considerato da Christian Dior il miglior couturier italiano, Roberto Capucci vanta il merito di aver ricevuto, primo tra i nostri stilisti, l’omaggio dell’Oscar alla Moda, nonché importanti riconoscimenti internazionali nel corso della sua lunga carriera. Dalla fortunata sfilata di debutto a Firenze, il suo estro, infatti, è stato ben presto riconosciuto in tutto il mondo, dall’Europa all’America, fino alla Cina. Dotato di una particolare cifra stilistica, recentemente ha sorpreso con un inedito aspetto della sua arte, legato al mondo del teatro e della messinscena. Spettacolo onirico: arte e natura che si intrecciano nei disegni di Roberto Capucci  I disegni della mostra di Roberto Capucci, “Spettacolo onirico“, già presentato a Palazzo Pitti con notevole successo, sono un “insieme di follie”, come lo stilista ha affermato. Il repertorio di immagini, nato durante le sue notti insonni, fonde gli elementi del sogno e della realtà, dando vita a un mondo di colori, di linee e di forme nel segno del fantastico e dell’immaginifico. Lo stilista ha raccolto un centinaio di costumi, dagli anni Novanta fino ai primi anni Duemila, accomunati da un filone tematico e dalla presenza di soggetti maschili. Il corpo maschile, scelta insolita ma vincente, è trasfigurato attraverso un simbolico connubio tra arte e natura. La figura, in posizione eretta, centrale o di profilo, appare sinuosa e delicata, quasi efebica. La natura dell’individuo, aliena e irreale nei suoi connotati fisici, è colta nell’aspetto dionisiaco e primitivo, legato alla terra, all’ebbrezza, alla musica, alla follia del processo creativo. I costumi colpiscono per la vivace gamma di colori utilizzata e la grande varietà tematica, da quella tribale e asiatica, a quella guerresca e fatata, fino a impreziosirsi di tratti egiziani, come il taglio degli occhi, le unghie smaltate e i gioielli vistosi. Serpenti variopinti, piume di uccelli esotici, calzature orientali: il tema onirico è sviluppato secondo geometrie marcatamente enfatizzate, che sottolineano la vena più bizzarra e sregolata, appositamente disegnata per rimanere su carta. Appare visibile l’influenza artistica dei suoi viaggi sulle antiche rotte del Mediterraneo e i remoti luoghi dell’India e dell’Estremo Oriente. I lavori, realizzati con matita e pastello, hanno il pregio di guadagnare di plausibilità, proprio perché è la forza motrice della fantasia a lasciare che, chi li osserva, riesca a immaginarli calcare un palco. “Quando si parla di moda, io immagino arte, un’arte senza aggettivi” è, del resto, il motto che accompagna Roberto Capucci in tutti i suoi lavori. La mostra vanta anche la riproduzione materiale di alcuni elementi dei suoi disegni, perlopiù di natura accessoria, realizzati dagli ex studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, sotto la direzione di Gabriele Mayer. A seguire, le informazioni necessarie per visitarla: Lunedì – Sabato 10.00-13.00 e 16.00-19.30 Domenica 10.00-13.00 […]

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Teatro

La nuova stagione del Teatro Sannazaro: tradizione e innovazione a confronto

Teatro Sannazaro di Napoli, presentata la nuova stagione teatrale   Venerdì 22 giugno si è tenuta la conferenza stampa per la stagione teatrale 2018-19 del Teatro Sannazaro di Napoli (Via Chiaia) nella splendida cornice dei suoi interni, in un’atmosfera intima e raccolta. Il teatro da sempre si occupa del sostegno e dello sviluppo artistico dei progetti più interessanti sul territorio partenopeo, ricercando un forte contatto con la storia e con la cultura napoletana. Quest’anno, in modo particolare, si fa promotore di autori, registi e attori che hanno coniugato rinnovamento e tradizione in accordo con le esigenze di dinamismo e apertura dei nuovi tempi e dei gusti del pubblico. La prossima stagione, infatti, raccoglie e incrementa quella precedente, creando un percorso che da Napoli va verso l’Europa: è così che nasce il concept “Tante linee… un solo teatro“. Il progetto si dirama in tre sezioni: il teatro dei grandi classici, il teatro contemporaneo nazionale e i più interessanti ritorni delle precedenti stagioni. A seguire, nel dettaglio, gli appuntamenti di questa nuova stagione del Teatro Sannazaro di Napoli   Il filone del teatro classico annovera: Dal 16 Ottobre, Masaniello, di E. La Porta e A. Pugliese con la regia di Lara Sansone Dal 18 Dicembre, Cafè Chantant (Sparkling Edition), di e con L. Sansone, C. Ardone e M. Peluso Dal 18 Gennaio, A che servono questi quattrini, da A. Curcio con la regia di G. Di Mauro Dal 29 Gennaio, Annella di Portacapuana, da G. Davino con la regia di L. Sansone Dal 22 Febbraio, Un ragazzo di campagna, di P. De Filippo con la regia di L. De Filippo Dal 1 Marzo, Don Felice Sciosciammocca e l’elisir d’amore, di e con B. Casillo Dal 5 Aprile, Yves Montard: un italien a Paris, di e con G. Cannavacciuolo Il filone contemporaneo annovera: Dal 16 Novembre, Squalificati, di P. Riera con la regia di L. Melchionna Dal 23 Novembre, La Divina Sara, dal testo di J. Murrel “Memoir” con la regia di M. Carniti Dal 30 Novembre, Miseria e Nobiltà, dal testo di E. Scarpetta con la regia di M. Sinisi Dal 7 Dicembre, Poker, di P. Marber con la regia di A. Zavatteri Dal 25 Gennaio, Ecce Homo, scritto e diretto da A. Capuano, da un racconto di C. Pellegrino Dal 15 Febbraio, Play Duet, da Basile a Moscato, da Viviani a Iacobelli, con T. Taiuti e L. Musella Dall’8 Marzo, Una tragedia reale, di G. Patroni Griffi con la regia di F. Saponaro Dal 22 Marzo, L’abisso, di e con D. Enia, tratto da “Appunti per un naufragio” (Sellerio editore) Dal 12 Aprile, Giacomino e Mammà, tratto da “Conversaciones con Mamà” di S. Carlo Ovès, con l’adattamento di E. Ianniello e I. Danieli Per il ciclo cult di A volte ritornano, si annoverano: Dal 14 Dicembre, New Magic People Show, dall’opera di G. Montesano, con E. Ianniello, T. Laudadio, A. Renzi, L. Saltarelli Dall’11 Gennaio, Shakespea re di Napoli, regia di R. Cappuccio, con C. Di Palma e C. Damiano Dal […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Nando Mormone e il nuovo cartellone del Teatro Cilea: tra conferme e interessanti novità

Presentato il nuovo cartellone del Teatro Cilea: con il direttore artistico Nando Mormone anche Lello Arena Nando Mormone è pronto alla sfida! Venerdì 8 giugno al Teatro Cilea di Napoli (via San Domenico) si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della stagione teatrale Cilea 2018-2019. La conferenza si è aperta con il ricordo della stagione passata, fatta di traguardi, successi e grande partecipazione. Sul palco il maestro Lello Arena, collaboratore e regista, Mario Esposito e il direttore artistico Nando Mormone hanno ringraziato gli attori presenti e espresso l’importanza della passione per il proprio mestiere e della promozione e valorizzazione della cultura nel territorio napoletano attraverso il teatro comico, il teatro classico e i musical. Le novità della stagione teatrale annoverano il debutto musicale di Enzo Avitabile, la comicità di Biagio Izzo e il successo mondiale Shakespeare In Love. Il Teatro vanterà quindici produzioni teatrali: il direttore artistico l’ha definita “una vera e propria fortuna, perché permette di far lavorare molte persone e portare avanti con orgoglio il nome napoletano”. A seguire una chiacchierata informale con gli attori presenti sul palco, tra i quali Simone Schettino, Paolo Caiazzo, Fatima Trotta, Biagio Izzo, Enzo Avitabile e Sal Da Vinci, che hanno presentato in breve il proprio lavoro teatrale, tra risate, memorie e curiosità sulle dinamiche della produzione. Nando Mormone vuole stupire, questo è  il nuovo Cartellone del Teatro Cilea A seguire gli appuntamenti in programma: Dal 6 novembre: “Essenze Event” di Edoardo De Crescenzo Dall’8 novembre: “Fatti unici”, regia di Lello Arena. Con Paolo Caiazzo, Maria Bolignano, Ciro Ceruti Dal 22 novembre: “Shakespeare In Love”, regia di Giampiero Solari. Con Lucia Lavia, Marco Del Gaudio Dal 29 novembre: “I Fiori del latte” di Biagio Izzo Dal 25 dicembre: Spettacolo di Napoli e di Capodanno di Sal Da Vinci Dal 24 gennaio: “Novecento napoletano”, regia di Bruno Garofalo. Con Gennaro Cannavacciuolo Dal 21 febbraio: “Aladin”, regia di Stefano D’Orazio. Con Fatima Trotta e Manuel Frattini Dal 14 marzo: “Acoustic world” di Enzo Avitabile Dal 28 marzo: “Fondamentalmente Show 2.0”, regia di Mario Simone. Con Simone Schettino Dal 25 aprile: “Il miracolo di Don Ciccillo” di Carlo Buccirosso Un’importante occasione per i giovani, inoltre, è rappresentata dal Cilea “Academy”, luogo di formazione per una nuova generazione di artisti. Enzo Avitabile da ottobre insegnerà canto e tecnica vocale, mentre Lello Arena cura già la prosa, Fabrizio Mainini l’arte scenica e Nando Mormone la sezione dedicata al comico. L’abbonamento a 10 spettacoli parte da 210 euro, in più, per i genitori, è presente una “Ludocilea” per intrattenere i bambini con l’animazione. Non resta che augurarvi buona visione!

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