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Le perfezioni di Vincenzo Latronico: tra i migliori libri del 2025 per il New York Times

La più autorevole testata giornalistica internazionale traccia un bilancio del 2025 nel campo dell’editoria. Tra i titoli di narrativa e saggistica più rilevanti dell’anno, selezionati dalla redazione del New York Times Book Review, figura anche un romanzo italiano: Le perfezioni di Vincenzo Latronico.

Scheda del romanzo: Le perfezioni

Elemento chiave Dettagli dal testo
Autore Vincenzo Latronico
Riconoscimento Selezionato dal New York Times Book Review
Protagonisti Anna e Tom (professionisti creativi)
Ambientazione Berlino (quartiere alla moda)
Ispirazione Omaggio a Le cose di Georges Perec

Cosa scrive il New York Times su Le perfezioni: ritratto dei giovani alla moda a Berlino

Così scrive il NYT sull’opera di Vincenzo Latronico intitolata Le perfezioni: Anna and Tom, the creative professionals” at the center of Latronicos trenchant novel, move to a flat in Berlins hippest neighborhood sometime during Angela Merkels second term, when the city became the de facto capital of Europe. As a portrait of the cool kids who flocked to Berlin in that period, the book – beautifully translated by Sophie Hughes – amounts to a biting and incisive satire of the expat scene.

Classe 1984, Vincenzo Latronico è critico d’arte, scrittore e traduttore e ha pubblicato quattro romanzi con Bompiani, tra cui il libro già finalista all’International Booker Prize 2025, Le perfezioni, che racconta i millennial metropolitani moderni, come li aveva definiti Cockerell su The Standard.

Vincenzo Latronico, Ph Marcus Lieder

Trama, temi e protagonisti di un romanzo fatto di immagini

Anna e Tom – i protagonisti de Le Perfezioni – sono due giovani professionisti trasferitisi a Berlino. Qui i due cercano di capire chi essere e si chiedono, tra un trasloco e l’altro, in segreto, se quella è stata la scelta giusta.

Nato come omaggio a Le cose di Georges Perec, l’opera di Latronico, in un centinaio di pagine, riesce a catturare le immagini così come appaiono, nella loro immobilità. Da una scena si passa ad altre scene, tutte a fuoco e ben illuminate, che promettono una vita tersa e concentrata, facile. Ovunque, oggetti di design si raccolgono in immagini di vita da freelance; c’è anche un bovindo vetrato immerso nel verde, e le luci che entrano dalla finestra fanno giochi di luce sul parquet.

Leggendole, queste pagine, riusciamo sicuramente a vedere cosa contengono le immagini ma non possiamo fare a meno di chiederci che cosa ci sia al di qua delle immagini: quale sia, cioè, l’altra faccia dell’ordine, l’altra faccia delle rappresentazioni.

I protagonisti Anna e Tom sono amanti, compagni di vita, amici; hanno uno stile essenziale e intimista, nel lavoro ma anche nella vita. Sono riusciti a creare un micro-mondo nel freddo di Berlino, una dimensione che riguarda solo loro due. Hanno quindi trovato casa nello spaesamento, avendo ben in mente quale fosse il confine tra loro e la nuova città, tra loro e le nuove e vecchie ondate di espatriati a Berlino, tra loro e la vita dalla quale erano andati via; cresciuti per differenza dai loro coetanei.

È da questo nodo che la storia di Anna e Tom diventa l’immagine di una generazione intera. Avevano scelto Berlino – con un cielo così diverso da quello sotto cui erano cresciuti– perché lì c’era abbondanza di tempo e di spazio, mentre le loro famiglie volevano solo che costruissero una vita che somigliava alla propria.

La vita adulta immaginata dalle loro famiglie e riprodotta dai loro amici seguiva però, per loro, il copione di unaltra generazione. Eppure, l’abbondanza e la libertà di questa vita nuova a Berlino costruita immagine dopo immagine, si trasformano in un attimo in insicurezza e frustrazione. E sopraggiungono, perciò, quei momenti in cui viene da chiedersi se si è davvero felici oppure se si tratta solo di apparenza. Si vive così a metà tra due vite: quella vera e quella rappresentata.

Foto di Annarita Genova

 

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