Ora che eravamo libere di Henriette Roosenburg – Recensione

Ora che eravamo libere

Recensione del romanzo memoir “Ora che eravamo libere” di Henriette Roosenburg, edito Fazi

21 Gennaio 2021: a ridosso della giornata della memoria esce la novità editoriale “Ora che eravamo libere” di Henriette Roosenburg edito Fazi Editore, il memoir che negli anni del dopoguerra ha avuto una grande fama non solo per lo stile ma soprattutto per il contenuto, una testimonianza diretta della libertà ritrovata in quelli che sono stati anni bui e di inimmaginabile sofferenza.

Il contenuto di questo romanzo è una preziosa documentazione di un periodo storico che necessita di essere ricordato, raccontando un aspetto inedito e poco esplorato. Infatti i personaggi presentati hanno partecipato alla resistenza olandese durante gli anni della guerra, collaborando a stretto contatto con l’Inghilterra.

Zip, la narratrice, alias Henriette Roosenburg, di ventotto anni, collabora con la stampa clandestina del “Het Parool”. Diventa una staffetta tra Belgio, Francia e Svizzera per aiutare un gruppo di partigiani che trasmettevano informazioni all’Inghilterra circa lo spostamento delle truppe tedesche.

Joke, la più giovane, di venti anni appena, lavora nelle cosiddette “vie di fuga”, accompagnando aviatori alleati oltre il confine tra Olanda e Belgio.

Nell, trent’anni, fa parte della resistenza e coordina i nascondigli per i piloti alleati abbattuti in Olanda.

Dries, ventisei anni, è un marinaio mercantile in congedo. Aveva tentato di attraversa il canale della Manica da una spiaggia olandese per poi essere catturato.

Tutti e quattro i personaggi vennero arrestati nella primavera del 1944 e condannati a morte.

Il loro destino nei mesi successivi è simile, infatti i prigionieri politici di guerra avevano due sorti: o venivano giustiziati oppure venivano deportati nei campi di prigionia e concentramento, luoghi in cui trovare la morte era abbastanza semplice.
I prigionieri politici facevano parte del cosiddetto gruppo “Nacht und Nebel” (ovvero Notte e Nebbia) soprannominato NN, ovvero il gradino più basso della scala gerarchica della prigione.
Infatti, i prigionieri del gruppo NN, oltre a dover svolgere i lavori più faticosi, ricevevano la minor quantità di cibo ed erano isolati da qualsiasi interazione sociale.

“Il fatto è che il corpo umano è capace di sopportare molte più privazioni di quante comunemente si pensi, a patto che la mente abbia qualcosa cui appigliarsi, anche la cosa più sciocca.”

La fine della guerra arriva e gli alleati entrano in Germania e i prigionieri ritrovano la libertà, accompagnata dal suono dei cardini della cella che si apre.

“Adesso invece, al cospetto della vastità di quel panorama luminoso e quieto, l’immensità della libertà ci investì come un’onda sulla spiaggia, inghiottendoci, togliendoci il respiro, facendoci barcollare sulle gambe stanche.”

È proprio da questo punto che prende forza la narrazione in un susseguirsi di scene, gesti e parole che hanno assunto un nuovo significato, un rinnovato valore.
Trovata la libertà Nell, Joke, Zip e Dries vogliono tornare a casa dalle proprie famiglie, in Olanda per poter nuovamente parlare olandese e girare per le strade sentendosi al sicuro.
Ma, quello che segue la liberazione dalla prigionia, è una grande avventura e un processo lento e importante di riappropriazione della persona.
La descrizione dei paesaggi, oltre che dare una percezione dello spazio, è carica del significato di libertà. Il viaggio di ritorno in Olanda è allegoricamente parlando un ritorno verso la propria umanità, verso un sentimento di esistenza e di amore per la vita.
Henriette Roosenburg è riuscita a narrare con grande lucidità anche i momenti peggiori e più sofferti, donando ai lettori un’importante testimonianza di una vita vissuta, persa e poi ritrovata.

Per non dimenticare mai quel che è stato e per ricordare sempre il valore della vita.

 

Fonte immagine: Fazi editore

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