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Eroica Fenice

Otto mesi a Ghazzah Street, il nuovo atteso romanzo di Hilary Mantel

Otto mesi a Ghazzah Street, il nuovo atteso romanzo di Hilary Mantel

Lo scorso 31 agosto è arrivato in tutte le librerie Otto mesi a Ghazzah Street, il romanzo della scrittrice e critica letteraria britannica Hilary Mantel, pubblicato in Gran Bretagna nel 1988 ed ora nel nostro paese, edito da Fazi. L’atteso romanzo dell’autrice inglese – prima e unica donna ad aggiudicarsi il Man Booker Prize nel 2009 con Wolf Hall e quello del 2012 con Bring Up the Bodies – è estremamente attuale e coinvolgente. Hilary Mantel racconta con grande maestria il complesso mondo saudita: un “viaggio” nell’Arabia Saudita della metà degli anni ’80 e nella sua cultura, tutta imperniata sulla religione islamica.

Otto mesi a Ghazzah Street: la trama

Protagonista del romanzo è Frances Shore, una cartografa britannica, una donna intelligente e dinamica che dopo aver raggiunto il marito Andrew, ingegnere, in Arabia Saudita – precisamente a Jeddah, Ghazzah Street, dove lui si trova per lavoro –  viene però catapultata in una realtà, quella saudita, totalmente opposta a quella occidentale. L’impatto è traumatico per la donna che si ritrova quasi prigioniera in casa a causa delle rigide e assurde regole del regime imperante a Jeddah, un luogo di passaggio, dove la gente rimane non più di qualche anno, un posto “dove la terra e il mare sono in continuo mutamento, e dove l’afa si attenua solo a Natale”.

Camminare per strada da sola a Jeddah non è consigliabile per una donna, le case affacciano su un muro, i vicini musulmani sono riservati e si rintanano nelle proprie dimore, il marito è spesso assente per lavoro: Frances è disorientata, passa la maggior parte del tempo da sola tra le mura del suo appartamento cercando di dare un senso alle sue noiose e silenziose giornate, silenzio interrotto solo dai rumori provenienti dal piano superiore che, però, secondo quanto le è stato detto, dovrebbe essere disabitato.  Si mormora sia occupato dal fratello del viceministro che lo userebbe per incontrare la sua amante. La curiosa Frances però non bada alle voci, vuole vederci chiaro, così l’appartamento al piano di sopra diventa quasi un’ossessione per lei: inizia ad indagare, arrivando a mettere in pericolo anche la sua incolumità e quella del marito…

Hilary Mantel e il suo romanzo autobiografico

Otto mesi a Ghazzah Street può essere definito un romanzo autobiografico con risvolti da giallo: la scrittrice inglese racconta infatti attraverso gli occhi della protagonista del libro la sua esperienza di vita in Arabia Saudita, precisamente a Jeddah, a Ghazzah Street, a circa un chilometro e mezzo dal Mar Rosso, dove ha vissuto per quattro anni: una città cosmopolita, un bel posto, noioso e soffocante però per una donna, costretta a relegarsi in casa per gran parte del tempo. Frances esce molto raramente e l’unico momento di svago è rappresentato dagli incontri saltuari con le vicine di casa musulmane, nel corso dei quali davanti a un caffè ha modo di confrontarsi con una cultura tanto distante da quella occidentale, che calpesta in modo particolare i diritti delle donne. Durante la sua permanenza a Jeddah Frances conosce altri stranieri, americani e inglesi, ma nessuno quanto lei è sconvolto dalle abitudini di vita del Regno: tutti ignorano o fanno finta di ignorare – in quanto il loro unico interesse è rappresentato dagli affari, dalla possibilità di arricchirsi offerta da una nazione tanto ricca di petrolio.

Hilary Mantel descrive con dovizia di particolari il luogo, con i suoi paesaggi quasi surreali e il lento scorrere delle calde giornate a Ghazzah Street, alternando nel testo i brani del diario a cui la protagonista Frances decide di affidare il racconto della sua vita a Jeddah.

Il libro scorre lentamente fino alla parte finale quando il racconto si fa più avvincente e assume i contorni di un giallo. La scrittrice è abile nel creare suspense e tenere incollato il lettore alle pagine. Il merito più grande che va ascritto alla Mantel è senz’altro la destrezza con cui racconta una società complessa come quella saudita, che impone ai cittadini del Regno, ma anche agli stranieri, l’osservanza di prescrizioni sociali e giuridiche, come ad esempio l’estensione dell’obbligo di indossare in pubblico l’abaja (abito lungo, nero e ampio) e l’hejab (il velo che copre la testa) a tutte le donne anche non musulmane che entrano in città.

Grazie all’abilità di scrittura di Hilary Mantel infatti leggendo Otto mesi a Ghazzah Street si ha la sensazione di vivere in prima persona le situazioni di pericolo e paura vissute dai protagonisti e di “sentire” più  vicina la rigida realtà saudita.

Otto mesi a Ghazzah Street, lettura consigliata!

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