Restituzione, la nuova raccolta poetica di Ilaria Palomba | Recensione

Restituzione di Ilaria Palomba

Dopo i numerosi successi con Vuoto, Scisma e Purgatorio, Ilaria Palomba, torna dai suoi lettori con il nuovo libro “Restituzione”. Il volume con prefazione di Gianpaolo G. Mastropasqua e postfazione di Silvio Raffo, diviene un viaggio lirico che attraversa il dolore, la memoria e la restituzione dell’essere. Restituzione edito da Interno libri editore, è in distribuzione dal 21 novembre 2025 e sarà presentata venerdì 28 novembre alle ore 18:30 presso La Feltrinelli Libri e Musica, in Largo Torre Argentina 5/a Roma.

La sinossi di “Restituzione”

Restituzione è un poemetto in sette sezioni — Alluvione, Catabasi, Ascesi, Memoria, Dissolvenza, Restituzione, Mistica — che scandiscono il percorso spirituale e psicologico di una rinascita. Dalle profondità del trauma e della perdita, la voce poetica attraversa l’ombra per tornare alla luce, passando attraverso la dissoluzione dell’identità e il recupero della propria essenza. È un viaggio mistico e terreno insieme, un rito di passaggio tra dolore e consapevolezza. La parola diventa strumento di conoscenza, il corpo un tempio da attraversare, la poesia un atto sacro che restituisce senso all’esistenza.

Restituzione di Ilaria Palomba
Copertina del libro Restituzione (Ufficio Stampa)

Il libro di Ilaria Palomba è “come un monologo arcaico e futuro che sgorga nelle rovina della storia”. Sono sette i passi nel buio che l’autrice costruisce a mani nude, usando tutto il suo corpo e il suo spirito per realizzare sette passi catartici attraverso i quali rinascere e ricostruirsi, attraversando laddove sia necessario anche il dolore. Alluvione, catabasi, ascesi, memoria, dissolvenza, restituzione e mistica. Questi i sette passaggi necessari per ritrovare il vero io e guarire dal dolore incorporale che attraversa l’animo umano.

Il linguaggio di Ilaria Palomba

Il testo della Palomba è di certo un percorso rituale colmo di anafore, personificazioni dove causa ed effetto si scambiano di posto, dove le doppie parole si fanno forza insieme. L’aura sacrale del suo linguaggio sposa alla perfezione la potenza, la rivelazione spirituale, un atto quasi terapeutico e viscerale che rimette al mondo nuovi e diversi. Nonostante sia una scrittura lirica, Ilaria Palomba è capace di attraversare e indagare la contemporaneità degli argomenti, dando man forte ad un percorso che strizza l’occhio alla mappatura dell’anima, fino a giungere alla consapevolezza e alla guarigione.

Alluvione, Catabasi e Ascesi

Con Alluvione, l’autrice spalanca le porte ad una serie di quesiti, dove -il se- sembra dominare la scena poetica.

Io mi rivolsi al cielo e lui mi vinse,

mi rivolsi al mare e l’abisso mi tagliò

in porzioni sottili più e più volte.

Il dolore iniziale, di fatti, spalanca le sue ossute grammature, rendendosi nudo dinanzi a tanta potenza. Da qui l’immagine di un bambino cieco che guarda attraverso altri occhi, sembra ricordare al lettore, l’importanza di valicare le appartenenze, l’importanza di usare nuove visioni, quando gli occhi appaiono come macchine spente. Di grande impatto l’immagine di “Zia Esther”, una figura trascendentale che fuma sigarette e vestita da sposa si aggira tra marmo e conchiglie. Immagine dal forte impatto evocativo, che rende i versi della Palomba desiderabili non solo dalla voce ma anche dagli occhi. In Alluvione l’autrice appare come esausta del micro mondo in cui vive, ed è alla ricerca di una restituzione, di un ritorno alla pace del cielo.

In Catabasi, l’autrice gioca molto con i contrasti, qui una vergine è anche sposa, una persona onorabile è anche disprezzata. Il tempo raccontato dalla poetessa spacca il dolore, seppur restando muto dinanzi al passaggio violento di innumerevoli eventi. “Servirebbe il corpo di un’altra”, questo il verso dinanzi ad una vita non vissuta insieme, incapace di raccontarsi in quel corpo martoriato e assente persino a sé stesso.

Ascesi mescola insieme il canto e il silenzio. In uno dei versi dedicati “A Veronica”, l’autrice afferma “la morte non chiama”, da qui i fuochi d’artificio di un intero villaggio, fanno rischiarare la coltre spessa delle ombre.

Memoria, Dissolvenza, Restituzione, Mistica

L’assenza dichiarata in Catabasi, sembra in qualche maniera disciolta in “Memoria”. In questa parte del libro, la Palomba gioca con la sparizione, mescola insieme partenze e ritorni. Una nuda passionalità scivola tra i suoi versi e tutte le cose ritrovano una potenza impattante dove tutto si sveste e torna alle origini.

In “Dissolvenza” la parola d’ordine è “ritornare”, il processo di guarigione raccontato dall’autrice assume sembianze consolidate e corporee. Il pianto lascia maggiore spazio al riso. Da qui dediche appassionanti ad una serie di soggetti “Ad Orione e al grande carro”, al fondo cavo delle parole, al tempo, alla madre e al padre, alla luce, ma soprattutto alla Restituzione. Qui il titolo della silloge poetica prende spessore e luce, rivendicando la sua efficacia.

In “Restituzione”, parte del libro da cui prende il suo titolo, l’autrice vorrebbe tornare acqua, ma non fiume, ma mare, in modo da valicare il confine. I ricordi del passato si mescolano insieme, qui Torre Dell’Orso torna prepotente alla memoria, lasciando spazio ai tuffi e alla salsedine. I violini accordano un ritorno alla consapevolezza propria, una restituzione alla vita, dopo un’esistenza apocalittica.

Nell’ ultima parte “Mistica” vi è il segreto dell’intera composizione. Ilaria Palomba, attraverso un linguaggio ricercato e suadente, ricorda di “non aderire” per forza ad una realtà non conforme. E con uno dei suoi ultimi versi afferma “chi attraversa la notte possiede il giorno”, come a monito di una vita che per tappe obbligate deve attraversare il dolore, compiere un’ascesa spirituale, per giungere finalmente alla luce del giorno e alla guarigione più intima.

Figure archetipiche nel libro “Restituzione”

L’autrice, nel suo testo, evoca figure archetipiche come Iside, Inanna e Sophia, intrecciando mito e introspezione, in un linguaggio che unisce la forza del simbolo alla vulnerabilità umana. I suoi sembrano dialoghi odierni, dove la verità scevra da ogni dubbio. Il suo è un linguaggio chiaro e ricco di chiavi simboliche, dove ogni figura appare come il giusto interlocutore per un discorso universale.

Restituzione è un libro profondo e spirituale, una raccolta, quella di Ilaria Palomba, che miscela in parti uguali follia e lucidità, la violenza subita e quella fatta ad altri. Un libro che tuttavia nonostante la guerriglia, promette l’approdo alla guarigione e alla pace. Un’opera che attraversa il buio più pesto per svelare una via di ritorno alla luce. La corporalità dell’autrice è protesa lungo versi carnali, la parola diviene l’unico strumento per ridestarsi dal torpore doloroso della vita, giungendo in campi distesi dove è l’Essere a scegliere il suo fato, a diluire i suoi mali, a scegliere le proprie cure.

Biografia dell’autrice

Ilaria Palomba, autrice del libro
Ilaria Palomba, autrice del libro (Fornita da lei)

Ilaria Palomba, pugliese d’origine, romana d’adozione, classe ’87, ha pubblicato i romanzi: Fatti male (Gaffi), Homo homini virus (Meridiano Zero, Premio Carver), Una volta l’estate (Meridiano Zero) scritto a quattro mani con Luigi Annibaldi, Disturbi di luminosità (Gaffi), Brama (Perrone), Vuoto (Les Flâneurs, Premio Oscar del libro, premio speciale romanzo sperimentale al Terre di Puglia, presentato al Premio Strega), Purgatorio (AlterEgo, presentato al Premio Strega); le sillogi poetiche Mancanza (Augh!), Deserto (Fusibilia, Premio Profumi di Poesia), Città metafisiche (Ensemble), Microcosmi (Ensemble, Menzione d’onore al Premio Semeria, Premio Virginia Woolf al Nabokov), Scisma (Les Flâneurs, Premio ASAS, Premio del presidente della giuria al Bologna in Lettere, presentato al Premio Strega Poesia); il saggio Io sono un’opera d’arte, viaggio nel mondo della performance art (Dal Sud). Collabora con La Fionda ed è tra i fondatori di Suite italiana.

Fonte immagine in evidenza: Ufficio stampa

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