Robinson Crusoe e lo schiavismo: la critica di Defoe

Umanità e schiavismo in Robinson Crusoe: la critica di Defoe

Non è raro che alcuni classici della letteratura inglese possano essere conosciuti anche solo per il titolo o perché raccontati sotto forma di “storielle” da altri. È il caso, ad esempio, dei romanzi d’avventura come The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe of York, Mariner, conosciuto anche semplicemente come Robinson Crusoe. Tuttavia, non bisogna dimenticare che essi restano importanti fonti per gli studiosi, perché ci aiutano a comprendere meglio la cultura e la società contemporanea all’autore.

Quali sono le differenze nel rapporto tra Robinson, Xury e Friday?

Personaggio Origine e status Tipo di relazione Esito narrativo
Xury Giovane berbero (non nero) Schiavitù legittimata e lealtà Venduto con promessa di libertà
Friday Nativo indigeno (selvaggio) Missione civilizzatrice (Maestro/Allievo) Educazione e conversione completa

La critica di Defoe all’imperialismo

Prendiamo come esempio proprio il romanzo Robinson Crusoe di Daniel Defoe: l’opera, pubblicata nel 1719, ci mostra la visione imperialistico-coloniale degli inglesi nei confronti dei popoli colonizzati. In quegli anni era impossibile pensare a rapporti pacifici con i nativi, in quanto per i coloni loro erano un ostacolo alla propria espansione economica e territoriale ed iniziarono così i numerosi massacri. Ma come li giustificarono? Chiamandoli rozzi, barbari e persino cannibali, esseri feroci e selvaggi. E da questo concetto nasce in Defoe il desiderio di cambiamento. Uno degli obiettivi del romanzo, difatti, è proprio quello di voler cambiare la visione dell’alterità che i coloni inglesi avevano, mostrando, come vedremo a breve, che i nativi non sono tutti esseri disumani.

L’incontro tra Robinson e Xury

In uno dei suoi viaggi, il protagonista del romanzo diventa prigioniero dei pirati, ma a quanto pare quest’ultimi (e qui l’autore cerca di far notare le differenze di approccio rispetto agli inglesi) non trattano Robinson male, anzi, il capitano inizia ad avere addirittura piena fiducia in lui. Durante il periodo di “prigionia” egli incontrò anche Xury, un giovane berbero. Quindi Robinson approfittò della situazione e grazie al suo ingegno riuscì a ritornare in libertà e con lui portò anche l’altro schiavo che gli giurò, obbligato ma anche felice, fedeltà. Questo perché per Xury, Robinson è un salvatore e si considera addirittura fortunato d’essere schiavo dell’inglese, in alcuni casi mostra anche preoccupazione e quindi un’estrema devozione nei suoi confronti.

Ricordiamo che per l’epoca i più selvaggi erano i neri, visti come veri e propri cannibali: Xury non aveva quel colore della pelle, quindi Robinson decise di dargli un’opportunità. I due vengono salvati dai portoghesi che offrono denaro per comprarsi il giovane berbero: tuttavia, Robinson non ha mai realmente considerato Xury come suo schiavo, non vuole vendere la sua libertà perché non lo considera di sua proprietà. In questo caso, la schiavitù è legittimata dallo schiavo, difatti è lo stesso giovane a voler accettare per il bene di Robinson, gli andrebbe bene qualunque sua decisione. L’accordo si conclude con la vendita di Xury a patto che entro 10 anni, dopo essersi convertito al cristianesimo, venga liberato.

La missione civilizzatrice

Anche quando incontrerà Friday nel suo successivo naufragio, egli non lo considererà il suo schiavo. Qui possiamo dire che per Robinson-Defoe i selvaggi non sono cattivi, spregevoli, bensì un’alterità indigena che l’europeo deve civilizzare: l’autore cerca di far cambiare l’ottica in cui vengono visti proponendo una ‘missione civilizzatrice’. È così, dunque, che Friday rappresenta il perfetto indigeno che vuole essere civilizzato ed è estremamente grato della cosa: quando mette il piede di Robinson sul suo capo ne riconosce la potenza (inizialmente è per il terrore che ha nel momento in cui vede l’uomo sparare con l’arma da fuoco). Tra loro si crea di fatto un rapporto ambiguo: di re-suddito, maestro-allievo e persino padre-figlio, in quanto gli insegna di tutto.

Dunque, si può dire che in parte, fatta eccezione per i neri, Defoe abbia una visione sullo schiavismo simile a quella di Seneca: quest’ultimo nelle Epistulae morales ad Lucillium afferma che anche gli schiavi sono esseri umani, nonostante non si sia mai apertamente opposto allo schiavismo.

Fonte immagine: Wikipedia (di Sconosciuto – First edition of Robinson Cruose, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=539444)

Articolo aggiornato il: 01/01/2026

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