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Eroica Fenice

Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo

Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo

Silvia Vanni esordisce con il romanzo grafico Ramo | Recensione

La BAO Publishing continua a lanciare sul mercato nuovi talenti italiani, cercando sempre di concentrare la sua attenzione sul futuro e su chi rappresenterà il domani del mondo fumettistico italiano.
In questo caso, parliamo dell’opera di esordio come autrice completa di Silvia Vanni, che con Ramo offre l’occasione ai suoi lettori di porre il focus sulla questione delle relazioni e degli amori perduti.

Ramo di Silvia Vanni, un percorso inevitabile

Il lutto ha cinque fasi: negazione, patteggiamento, rabbia, depressione, accettazione.
Questa suddivisione dei momenti che seguono la perdita di una persona amata c’è stata descritta in questo modo dalla psichiatra svizzera Ross, che ha saputo esprimere in maniera semplice e perfettamente aderente al vissuto di tanti il modo in cui si finisce con l’imparare a vivere con questo vuoto che si forma in seguito ad una morte.

Silvia Vanni, in Ramo, ci mostra un sesto stadio generato da una presenza incorporea, un fantasma, il quale aleggia attorno a chi le cinque fasi le sta vivendo e le sta gestendo nel migliore dei modi possibili e che cerca a sua volta di comprendere qual è ora la sua strada, visto che si trova a dover a sua volta accettare un lutto che riguarda se stesso in prima persona. Non sanno bene i nostri protagonisti Omar e Altea dove li condurrà tutto ciò, ma sanno per certo che l’unica cosa che possono fare è continuare a muoversi.

«Mi chiamo Omar e, come avrete capito, sono morto. Adesso però questo nome non mi appartiene più veramente. Sono solo il riflesso di Omar. Per cui, potete chiamarmi Ramo».

Silvia Vanni sceglie la via della delicatezza, non negando a se stessa e ai lettori la presenza di lati bui in questa storia, evitando di far sembrare la vita tutta “rosa e fiori” e l’amore perduto come qualcosa di irreparabile e perfetto dal primo istante. Mostra il lato umano, quello vero, degli uomini e delle donne, con le loro mancanze, le loro debolezze e i loro inevitabili errori. Tutto questo, una volta sommato, crea l’esito finale che abbiamo modo di vedere con i nostri occhi.

Non c’è una vera e propria morale in Ramo, non c’è un finale che raccoglie i pezzi sparsi qua e là durante il tragitto e li racchiude in una nuova forma perfetta, è soltanto un percorso che si fa assieme, esattamente come quello che si è costretti a fare una volta perduto qualcuno. Non troveremo una soluzione al suo termine, una risposta risolutiva a tutti i problemi, né ciò che abbiamo perduto durante ci sarà infine ricompensato o ridato nella sua totalità. Quel che troveremo è una possibilità, uno scorcio su una determinata vita e l’occasione di rivederci con i nostri occhi negli occhi di altri.

Fonte immagine: Ufficio Stampa BAO Publishing

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