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Eroica Fenice

Cinema & Serie tv

12 Soldiers: un film di Nicolai Fuglsig tratto da un’incredibile storia vera

Uscito in Italia l’11 luglio, 12 Soldiers segna l’esordio alla regia di un lungometraggio per il danese Nicolai Fuglsig. All’indomani degli attentati dell’11 settembre del 2001, l’esercito statunitense si prepara a reagire alla minaccia rappresentata da Osama Bin Laden e dal movimento terroristico da lui fondato, Al-Qaeda, che rivendica i terribili attacchi condotti quel giorno in America. Il capitano Mitch Nelson (Chris Hemsworth), che nell’esercito ha sempre svolto mansioni di stratega senza mai scendere in campo a combattere, grazie all’aiuto del compagno Cal Spencer (Michael Shannon), riesce a farsi assegnare una squadra composta da lui e altri undici soldati delle Forze Speciali che verrà mandata immediatamente nel deserto roccioso dell’Afghanistan. Il loro compito – un’impresa impossibile e di dubbia riuscita – sarà quello di mettersi in contatto, in un Paese a loro ostile e ormai nelle mani dei feroci e sanguinari talebani, con il generale uzbeko Abdul Rashid Dostum (Navid Negahban), per poter ricostituire l’Alleanza del Nord e lottare uniti contro il nemico comune. 12 Soldiers, la guerra raccontata da chi l’ha fatta e da chi l’ha vista Nicolai Fuglsig, ex reporter di guerra, adatta per il grande schermo il libro Horse Soldiers del giornalista Doug Stanton ,che narra quanto vissuto dall’agente della CIA nonché militare delle Forze Speciali Mark Nutsch a un mese dall’attentato alle Torri Gemelle. La storia di Nutsch e dei suoi valorosi uomini, che si ritrovarono a dover combattere in inferiorità numerica – 5000 nemici per ognuno di loro – e con poco tempo a disposizione – si parla di 21 giorni – è rimasta sconosciuta ai più per poi essere svelata al mondo. Della pellicola colpiscono, in particolar modo, le scene dei combattimenti girate sapientemente e con la camera sempre pronta, capace di cogliere anche i più piccoli particolari. Ammirevole anche l’impeccabile fotografia che cattura i paesaggi di una terra impervia e selvaggia ammantandola di fascino e bellezza malgrado la devastazione che l’ha impietosamente colpita. Il tutto è costantemente accompagnato da una colonna sonora essenziale ma d’impatto. Per quanto riguarda gli attori, Chris Hemsworth non delude le aspettative e il suo personaggio viene supportato, oltre che dai colleghi che interpretano i compagni d’impresa, soprattutto da Navid Negahban che si rivela essere la chiave di volta per far comprendere ciò che anima il suo popolo e ciò che realmente serve a un soldato come il capitano Nelson per diventare un vero guerriero. 12 Soldiers non è soltanto un film di guerra tutto esplosioni, strategie e uccisioni, ma è innanzitutto una storia vera che ha dell’incredibile per ciò che dodici uomini sono riusciti a fare con l’intento – purtroppo non realizzatosi visto che la minaccia del terrorismo, assumendo volti e nomi nuovi, non è stata ancora estirpata  – di compiere il loro dovere verso se stessi, le loro famiglie e la loro Patria.

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Libri

Quattro madri, un romanzo di Shifra Horn sul coraggio delle donne sole

Fazi Editore, dopo aver tradotto e pubblicato alcune delle sue opere, propone l’ultima edizione del primo romanzo della famosa e pluripremiata autrice israeliana Shifra Horn, Quattro madri. Ambientato a Gerusalemme, il romanzo segue le vicende di quattro generazioni di donne appartenenti alla stessa famiglia. La storia, narrata da Amal, inizia dal racconto della sua nascita, avvenuta nel 1948 nel letto di ottone della bisnonna Sarah, per poi procedere a ritroso nel tempo. È così che il lettore fa la conoscenza di Mazal, la capostipite e madre di Sarah, che allevò da sola la figlia dopo averla fatta nascere quando era poco più che una ragazzina. Ed è con lei che comincia la maledizione di queste donne così diverse l’una dall’altra ma destinate, dopo l’arrivo di una femmina nella loro casa, a essere abbandonate dai mariti. Questa stessa sorte, infatti, tocca a Sarah – la più bella tra le donne di Gerusalemme – che con i suoi lunghi capelli dorati seduce chiunque la veda ed è capace di curare gli altri oltre che occuparsi da sola dei figli. Pnina Mazal, la sua secondogenita, riesce a comunicare con i suoi interlocutori in qualsiasi lingua le parlino; mentre, la figlia Gheula, dai capelli rossi, ribelle e selvaggia come una volpe, è un avvocato che dedica la propria vita ad aiutare i diseredati. Quattro madri : la forza è donna Shifra Horn incanta grazie a una prosa che scorre in maniera ritmata e senza interruzioni sotto gli occhi dei lettori. Le sue parole e ciò che evocano dipingono nella mente immagini e lasciano percepire odori e sensazioni difficili da dimenticare. Dall’acqua di rose di Sarah – il vero fulcro su cui poggia il passato e il presente delle donne della sua famiglia – al sapore dei frutti del suo gelso, dal rituale per la purificazione nel mikveh ai colori e ai suoni di una Gerusalemme lontana; tutto, in Quattro madri, contribuisce a risvegliare i sensi così da diventare parte della storia. Una storia tutta al femminile dove è il gentil sesso a essere protagonista con le sue debolezze, i suoi desideri, i suoi bisogni e, soprattutto, la sua determinazione, la sua forza; una forza straordinaria che le donne, in particolar modo le madri, posseggono e alla quale attingono giorno dopo giorno come si farebbe da una fonte inesauribile. Quattro madri è un romanzo appassionato, tenero e dolce; uno stupefacente esempio letterario che incoraggia le donne a non dimenticare che la loro forza non ha eguali ed è da sempre il sostegno dell’umanità.

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Cinema & Serie tv

Stronger – Io sono più forte, la storia vera di Jeff Bauman

Uscito il 4 luglio nei nostri cinema, Stronger – Io sono più forte (qui il trailer) è l’ultimo lavoro drammatico diretto dal regista, produttore e sceneggiatore cinematografico americano David Gordon Green. Basato sull’omonimo libro autobiografico scritto da Jeff Bauman in collaborazione con Bret Witter, il film ha per protagonista proprio Bauman (interpretato da Jake Gyllenhaal) il quale, in seguito all’attentato avvenuto durante la maratona di Boston il 15 aprile 2013, perse entrambe le gambe. Jeff, all’epoca ventottenne, si era recato all’evento per incitare l’ex-ragazza Erin (Tatiana Maslany) che partecipava alla competizione, aspettandola al traguardo e dandole così prova dell’amore che provava per lei e della sua intenzione a tornare insieme. L’esplosione di due ordigni rudimentali a distanza di pochi secondi l’uno dall’altro getta la folla nel caos lasciando dietro di sé morti e feriti. Tra questi ultimi c’è anche Jeff che si risveglia in ospedale senza le gambe, stordito per quanto è accaduto – eppure pronto a fornire una descrizione di uno degli attentatori – con al suo fianco i familiari, gli amici ed Erin che si sente responsabile per ciò che gli è accaduto. Determinata a non abbandonarlo, la giovane decide di trasferirsi da lui che vive ancora con la madre Patty (Miranda Richardson) – un’incallita bevitrice e fumatrice pronta a organizzare gli eventi mediatici cui il figlio dovrà prendere parte perché divenuto il simbolo del movimento Boston Strong e che non vede di buon occhio la loro relazione amorosa; Erin rinuncia a tutto pur di stargli accanto e prendersene cura. Tuttavia, la ragazza non dovrà occuparsi soltanto delle difficoltà pratiche sopravvenute con la condizione di invalido di Jeff ma, piuttosto, dovrà confrontarsi con il grave e forte trauma psicologico da lui subito e che rischierà di mettere nuovamente in discussione la loro relazione e il loro futuro. Stronger – Io sono più forte : strepitoso Jake Gyllenhaal Trama toccante a parte – le storie vere hanno sempre quella marcia in più che fa da subito presa sull’animo degli spettatori – la pellicola di Green deve gran parte, se non tutto, il suo successo alla perfetta interpretazione di un irriconoscibile Jake Gyllenhaal. Che questo attore si sia affermato nel panorama cinematografico internazionale distinguendosi per la sua bravura – molti lo ricorderanno nel ruolo del cowboy gay in I segreti di Brokeback Mountain del 2005 accanto al talentuoso collega scomparso prematuramente Heath Ledger – è ormai noto, ma che riuscisse a sorprendere trasformandosi come per questo ruolo è stata una vera e propria rivelazione. A dare maggiore risalto alla sua prova hanno contribuito le due figure femminili che spiccano nel film per importanza e per il loro essere antitetiche l’una all’altra: l’espressiva Tatiana Maslany e l’impeccabile, nel suo essere una madre complicata, Miranda Richardson. Stronger – Io sono più forte parte da un evento drammatico che ha cambiato irreversibilmente chi è stato vittima del terrore insensato di quel 15 aprile di cinque anni fa, si sviluppa sulle conseguenze concentrandosi più sulla forza dell’amore e della dedizione che sul dolore e […]

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Libri

Lo sapevi che I MISS YOU, il capitolo conclusivo della trilogia DIMILY di Estelle Maskame

Pubblicato da Salani Editore, Lo sapevi che I MISS YOU? è il terzo capitolo, quello conclusivo, della saga di romanzi young adult   DIMILY – il primo è Lo sapevi che I LOVE YOU? e il secondo Lo sapevi che I NEED YOU? editi sempre da Salani – della giovanissima autrice scozzese Estelle Maskame. Eden Munro non è più la ragazza spensierata di qualche anno fa. Da quando si è innamorata del fratellastro Tyler Bruce, la sua vita ha subito dei cambiamenti radicali a causa di questo amore impossibile osteggiato, in particolar modo, dal padre di lei che non riesce a perdonarle l’essersi innamorata di Tyler. Quest’ultimo è sempre stato un ragazzo problematico, dipendete dall’alcool e dalla droga, considerati  gli unici mezzi per superare gli abusi subiti da bambino che lo hanno portato a essere sempre arrabbiato, instabile e scostante. Solo con Eden il giovane era riuscito, o almeno così sembrava, a far pace con i demoni che lo tormentavano dall’infanzia. Eppure, quando ormai, decisi e nuovamente riuniti, avevano detto ad amici e familiari della loro storia, Tyler abbandona la ragazza a Santa Monica per ritrovare se stesso. Eden, rimasta sola ad affrontare lo sdegno e l’incredulità di chi non era a conoscenza della loro relazione, detesta il suo amore e non riesce a perdonare ciò che le ha fatto passare. Sarà il ritorno di Tyler in città a costringerla a fare i conti con quello che prova e a capire se i suoi sentimenti per lui sono realmente svaniti o meno. Lo sapevi che I MISS YOU? di Estelle Maskame, un romanzo genuino e mai scontato Estelle Maskame, grazie a uno stile scorrevole e dei personaggi ben caratterizzati nel loro essere e nel loro agire, è riuscita a proporre una trama intrigante che tratta dell’amore particolare, ma non impossibile, tra due fratellastri che non hanno potuto contrastare il sentimento nato spontaneamente tra loro. Le figure di Eden e Tyler si evolvono, nel corso dei tre libri che li vedono protagonisti, come singoli individui e come coppia camminando a tratti divisi e a tratti di pari passo. Entrambi si ritrovano a doversi confrontare con la propria maturazione interiore oltre che con i cambiamenti che investono il loro rapporto ed è interessante vederli crescere separati oltre che insieme superando le difficoltà – nei libri si parla di temi attuali come il bullismo, la dipendenza da alcool e droghe, la violenza sui minori – che si presentano lungo il cammino che hanno intrapreso. Lo sapevi che I MISS YOU? è un romanzo giovane che ben mostra le mutevoli dinamiche che animano i cuori dei due protagonisti la cui storia coinvolge e sorprende i lettori tenendoli incollati alle pagine fino alla fine.  

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Libri

Furio Colombo torna con “Clandestino” (Recensione)

Pubblicato dalla casa editrice La Nave di Teseo nella collana Le onde, è uscito oggi in libreria Clandestino. La caccia è aperta del noto giornalista, scrittore e politico italiano Furio Colombo. Il libro è una raccolta delle lettere pubblicate da “Il Fatto Quotidiano” nella rubrica tenuta dall’autore, nel periodo che va dal 3 Febbraio  2016 al 30 Settembre 2017, alle quali Colombo ha risposto con chiarezza, precisione e con un’apertura e un’onestà disarmanti visto il delicato e spinoso argomento in esse contenuto. Il filo conduttore che lega gli interventi dei lettori è quello relativo la questione, della quale si parla e si sente parlare ormai da anni – anche se le radici di questo tema sono ben più profonde tanto da riempire le pagine della storia sin dai suoi albori – dell’immigrazione. Le intenzioni di Colombo si trovano subito esposte nella frase contenuta nell’ Avvertenza in apertura al libro: “Tutto quello che vi hanno raccontato sul traffico in mare, di soldi, barche, navi, soccorso, vita e malavita dei migranti, non è vero: in nessun tempo, in nessun luogo, in nessun punto.” Bastano queste poche parole, che non lasciano certo spazio a fraintendimenti, a invogliare a proseguire la lettura con curiosità e, soprattutto, con il desiderio di saperne di più in modo tale da capire, confrontare il proprio e l’altrui punto di vista e/o posizione scoprendo verità – e, spesso, le ulteriori verità – per cui l’autore ha optato di esordire con un’affermazione simile. Clandestino di Furio Colombo: domande e risposte a un’umanità, oramai, in alto mare È emblematico – ma non certo programmato – che il testo di Furio Colombo sia uscito pochi giorni dopo la vicenda relativa alla nave da ricerca e soccorso dell’organizzazione non governativa internazionale italo-franco-tedesca SOS Méditerranée – Medici Senza Frontiere – Aquarius. A bordo di quest’ultima si trovavano 629 migranti che, rifiutati da Malta prima e dall’Italia poi, vista la decisione di non autorizzare l’ingresso della nave in un porto italiano da parte dell’attuale Ministro dell’Interno e Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini – peraltro più volte citato nel testo insieme al suo predecessore Marco Minniti – sono stati “accettati” dalla Spagna verso la quale sono partiti dopo giorni di attesa in acqua. In questa occasione, come è stato per quelle passate e come sarà per quelle future, nel Paese si è creata una spaccatura tra coloro i quali erano soddisfatti e sollevati del rifiuto e chi non avrebbe esitato a far sbarcare i migranti. È a questi italiani, quelli che guardano al loro prossimo scappato dalle atrocità degli abusi, delle carestie e delle guerre affrontando un viaggio insidioso dopo essersi affidati a mercenari di vite privi di scrupoli che Colombo risponde. E, a ogni lettera, risponde con la sua penna che buca il foglio lasciando a ogni parola una scia rossa dietro di sé come rosso è il colore del sangue – uguale in tutti gli uomini e tutte le donne del mondo – perso in mare da questi disperati in cerca di sopravvivenza “perché nessuno […]

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Cinema & Serie tv

End of Justice – Nessuno è innocente, un film di Dan Gilroy (Recensione)

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, End of Justice – Nessuno è innocente è l’ultimo film drammatico scritto e diretto dal regista statunitense Dan Gilroy in programmazione nei nostri cinema dal 31 maggio. Roman J. Israel (Denzel Washington), fervente e appassionato attivista per i diritti civili sin dagli anni ‘70, svolge la professione di avvocato a Los Angeles presso uno studio legale nel quale si occupa di studiare i vari casi mentre il suo socio li dibatte nei tribunali. Alla morte di quest’ultimo Roman si ritrova disoccupato e, a causa delle ristrettezze economiche e gli infruttuosi risultati nella ricerca di una nuova occupazione, decide di accettare l’offerta del giovane e ambizioso collega George Pierce (Colin Farrell) di andare a lavorare per lui. Sarà a causa di uno dei nuovi incarichi affidatigli che il protagonista, difensore di un ragazzo accusato di omicidio, metterà in discussione tutto ciò in cui ha fino ad allora creduto e per cui ha duramente e instancabilmente lottato in nome di una realtà che non gli appartiene e che finirà per fagocitarlo senza nessuna pietà costringendolo a fare i conti con chi era e chi è diventato. End of Justice – Nessuno è innocente : il peso della coscienza tradita Il regista Dan Gilroy punta – a ragione e con cognizione di causa – sulla spiccata indole trasformista dell’impeccabile Denzel Washington candidato, grazie a questo ruolo, all’ultima edizione del Premio Oscar come Migliore attore protagonista – ad aggiudicarsi la statuetta è stato l’attore brittanico Gary Oldman per la sua interpretazione in L’ora più buia. Il protagonista veste i panni – ormai fuori moda non soltanto per quanto riguarda acconciatura e abiti, ma soprattutto per i modi di pensare e gli atteggiamenti – di un personaggio eccezionale: dai modi bizzarri, di una precisione maniacale, dotato di una memoria straordinaria, fervente credente nell’universale e inviolabile diritto alla giustizia. Una giustizia che deve essere garantita a tutti perché tutti devono sì pagare per i reati da loro commessi ma devono farlo dopo aver ricevuto la giusta pena. «Se non puoi cambiare la legge, sfida il sistema». Questa è la grande utopia di Roman J. Israel che, vissuto troppo a lungo dietro la scrivania tra tomi e scaffali e sempre meno nel tempo presente che è andato avanti lasciandolo indietro, perde se stesso nel momento in cui decide di voltare le spalle a tutto ciò su cui ha costruito la sua vita e la sua carriera. End of Justice – Nessuno è innocente è un film che poggia principalmente – forse in maniera eccessiva – sulla bravura dell’attore protagonista eppure, la trama, funziona perché infonde speranza in un cambiamento che, anche se tardivo, può sempre arrivare.

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Libri

Lamentation, il romanzo d’apertura alla “Jay Porter Series” di Joe Clifford

Disponibile nelle nostre librerie dal 3 maggio grazie a CasaSirio Editore e all’impeccabile traduzione di Alessandra Brunetti, Lamentation è il romanzo – uscito nel 2014 – che apre la serie che ha per protagonista Jay Porter, scritta dall’acclamato autore americano Joe Clifford. Siamo nell’anonima cittadina di provincia di Ashton dove vive, da solo ormai da anni, il giovane Jay Porter cercando di sopravvivere onestamente con dei lavori saltuari. Lasciato dall’unica ragazza che abbia mai amato – e ami – Jenny che ha portato con sé Aiden, il loro figlioletto di quasi due anni e che ora convive con il compagno Brody, Jay può contare unicamente sull’amico di infanzia Charlie dopo l’incidente nel quale sono morti i genitori e la sparizione del fratello maggiore Chris diventato un tossicodipendente. È proprio quest’ultimo a tornare nella sua vita con una sconvolgente scoperta che coinvolgerà il protagonista in una storia rocambolesca ammantata di mistero; un mistero che Jay, inizialmente restio a crederci visti i burrascosi trascorsi con il fratello paranoico e problematico, deciderà di risolvere a tutti i costi pur di aiutare, per l’ennesima volta, Chris a smascherare la potente e influente famiglia locale dei Lombardi. “Lamentation” di Joe Clifford : il riscatto degli ultimi Scritto con uno stile discorsivo scorrevole e semplice, il lavoro di Joe Clifford scopre sin da subito le sue carte in quanto a intenti: portare l’attenzione dei lettori sulla dipendenza. Dipendenza non soltanto dalla droga – che l’autore conosce bene visti i suoi trascorsi con l’eroina seguiti dal lungo e difficile percorso della riabilitazione affrontato per disintossicarsi – ma, anche, la dipendenza nell’ostinarsi a insistere nell’adottare comportamenti sbagliati e dai legami familiari. Per quanto riguarda la prima, centrale è il personaggio di Chris, al quale si affiancano altre figure di giovani che, come lui, si sono persi a causa della droga; mentre, in relazione alle altre due, è Jay a esserne l’esempio lampante. Il protagonista, infatti, sa di dover lasciar perdere il fratello per il quale ha perso tanto nella vita; eppure, proprio per il loro legame di sangue, non riesce a disinteressarsi di lui lasciandolo a se stesso e ai suoi problemi. Il tema principale del romanzo – a cui fa da sfondo il minaccioso monte Lamentation – si sviluppa ed evolve in una maniera unica e trasudante suspense grazie a una trama in cui non mancano giochi di potere, aggressioni, omicidi e segreti inconfessabili che, se resi di pubblico dominio, provocherebbero dei danni irreparabili. L’arduo compito di Jay sarà proprio quello di fare giustizia non soltanto per il bene delle persone a lui care ma anche per quello dell’intera comunità ignara dell’altro mostro, oltre a quello della droga, che agisce indisturbato ad Ashton provocando dolore alle sue innocenti vittime. Lamentation è un’opera matura nella quale gli ultimi riescono, seppur faticosamente, a ottenere il loro riscatto in un mondo che, troppo spesso, volta loro le spalle emarginandoli e facendoli sentire inutili quando, invece, a ogni vita umana, persino quando si tratti della più derelitta, dovrebbe essere riconosciuto il proprio incalcolabile valore.

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Libri

“Ripley Bogle” di Robert McLiam Wilson, (auto)biografia di un giovane senzatetto irlandese

In uscita oggi per la Fazi Editore, Ripley Bogle è il romanzo d’esordio dello scrittore nordirlandese Robert McLiam Wilson. La storia ha per protagonista Ripley Bogle, un ventiduenne originario di Belfast finito a vivere come un barbone a Londra. Incallito bevitore e fumatore, il giovane racconta in prima persona, rivolgendosi in maniera schietta e diretta al lettore, episodi della sua vita presente e passata descrivendo con incredibile lucidità e precisione i luoghi da lui visti e frequentati, le persone conosciute e, in particolar modo, i suoi stati fisici e mentali. Figlio di una prostituta irlandese e di un alcolizzato gallese, il Ripley bambino ha da subito dovuto fare i conti con la problematica e violenta realtà del suo Paese coinvolto, dalla fine degli anni ’60 alla fine degli anni ‘90, in quelli che furono definiti “The Troubles” (“i disordini”) che vedevano contrapporsi i cattolici ai protestanti in una guerriglia sanguinosa e quotidiana. Scacciato a sedici anni per il suo amore proibito verso una ragazza protestante, Ripley finisce in strada. Una piccola parentesi di “normalità” il protagonista sembra trovarla durante il semestre come studente del facoltoso Trinity College di Cambridge dal quale, tuttavia, verrà allontanato perché reputato non adatto a quell’ambiente troppo bene e troppo aristocratico per uno come lui. È a Londra che, l’inesorabile declino iniziato anni addietro, riprende da dove si era interrotto e del quale lui stesso non fa mistero ma, anzi, parla senza celare i contrastanti sentimenti che lo agitano al rievocarne i dettagli conducendo delle riflessioni profonde e impressionanti. “Ripley Bogle” di McLiam Wilson, “Il dolore è il latte versato del rimpianto” Edito per la prima volta nel 1989 in Gran Bretagna, il romanzo di McLiam Wilson si aggiudicò il prestigioso Rooney Prize per la letteratura irlandese per poi essere adattato, per ben due volte, per il teatro. Nell’opera, che l’autore scrisse a soli 23 anni, si riscontrano molte somiglianze tra il creatore e il suo personaggio: entrambi sono nati a Belfast, hanno frequentato l’università di Cambridge per poi lasciarla e hanno vissuto per strada. Queste analogie servono a chiarire l’origine della forza narrativa che pervade il romanzo – la cui narrazione si sviluppa nell’arco temporale di quattro giorni – perché solo chi ha vissuto sulla propria pelle una determinata esperienza è in grado di descriverla in una maniera tale da farla risultare di grande impatto. Questo impatto è poi aumentato ed enfatizzato dal linguaggio di Ripley: crudo, triviale, in altre parole, vero. Vero come sono le sue emozioni, i suoi rimorsi e i suoi rimpianti che, come la sua condizione, sono fonte di un dolore che non si attenua, che non lo abbandona un solo istante della sua miserabile vita di reietto posto ai margini della società come i personaggi di Charles Dickens da lui stesso spesso citati. Tuttavia, per il giovane, intelligente e bel Ripley Bogle dagli occhi verdi non c’è alcun riscatto sociale ma soltanto un lento procedere nella foschia di Trafalgar Square, con una sigaretta tra le labbra e uno stomaco vuoto da dover […]

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Cinema & Serie tv

A Beautiful Day – You Were Never Really Here, un film con Joaquin Phoenix

Presentato in anteprima e in concorso alla 70ͣ edizione del Festival di Cannes dello scorso maggio, A Beautiful Day – You Were Never Really Here è un film scritto e diretto dalla regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica scozzese Lynne Ramsay basato sul libro dello scrittore americano Jonathan Ames Non sei mai stato qui. Joe (Joaquin Phoenix) è un veterano di guerra che vive insieme all’anziana madre malata (Judith Roberts) di cui si prende amorevolmente cura. Il suo lavoro, in una New York corrotta e traviata, è quello di sicario al soldo di chiunque sia disposto a pagare per fargli sporcare le mani al suo posto. Ingaggiato tramite il suo contatto John McLean (John Doman) dal Senatore Votto (Alex Manette) per ritrovarne la figlia adolescente Nina (Ekaterina Samsonov), abituata a scappare di casa dopo la morte della madre. Joe scoprirà che la ragazzina è finita in un giro esclusivo di pedofilia e prostituzione minorile per clienti ricchi e influenti. Intenzionato a portare a termine il suo incarico e salvarla, Joe non esiterà a ricorrere alla brutalità per la quale è conosciuto trovandosi, tuttavia, non soltanto a fare i conti con i demoni che lo perseguitano dall’infanzia e dall’esperienza come soldato ma a dover aggiungere e sopportare altro dolore a quello che prova ormai da tutta la vita. A Beautiful Day – You Were Never Really Here: violenza chiama violenza Vincitore al Festival di Cannes dei premi per il Miglior Attore e per la Migliore sceneggiatura, il thriller drammatico della Ramsay si affida oltre che a una macchina da presa il cui occhio vuole cogliere e riprodurre ogni minimo dettaglio anche alla bellissima fotografia di Thomas Townend. Se, tuttavia, la trama non spicca per originalità – il richiamo a film come Taxi Driver (1976), Léon (1994) e Drive (2011) si nota sin da subito – a risaltare è senza alcun dubbio l’interpretazione di un formidabile, disturbato e disturbante Joaquin Phoenix che, dopo aver interpretato Gesù Cristo nel recentissimo Maria Maddalena di Garth Davis, fa un’inversione di ruolo totale. Il suo Joe non è mai realmente presente a se stesso mentalmente e fisicamente – da qui il suo continuo comparire e scomparire sulla scena con un martello insanguinato tra le mani che, in fondo, rimanda al titolo dell’opera di Ames. La bravura dell’attore si riscontra negli sguardi persi in traumatici ricordi lontani, nelle azioni ripetute con lentezza esasperante, nella violenza che domina il suo essere che, come quello di Nina e delle altre piccole vittime di mostri crudeli, è quello di un bambino abusato. A Beautiful Day – You Were Never Really Here è un film complesso tanto quanto la psicologia contorta e deviata dei suoi personaggi. Eppure è proprio attraverso e grazie a essa se si possono comprendere meglio i danni che la violenza fisica e, in particolar modo, psicologica arreca a soggetti indifesi come i bambini.  

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Libri

Grande Madre Acqua, il toccante romanzo di Živko Čingo

Pubblicato da CasaSirio Editore il 3 maggio, Grande Madre Acqua è il toccante romanzo dell’autore Živko Čingo dal quale, nel 2004, è stato anche tratto l’omonimo film Golemata Voda (The Great Water) scritto e diretto dal regista Ivo Trajkov. A narrare i fatti in prima persona rievocando i ricordi della sua infanzia è Lem, un orfano “accolto” nell’orfanotrofio chiamato “Chiarezza” – un istituto in cui prima venivano curate le persone con problemi mentali conosciuto come “Città della Pace” – che torna indietro nel tempo e agli anni in cui visse lì insieme ai tanti altri bambini soli o abbandonati del secondo dopoguerra. Compito di strutture come la “Chiarezza” nella Jugoslavia del presidente Tito, era quello di formare all’obbedienza e all’uniformazione grazie all’instaurazione di un clima di puro terrore al loro interno. A occuparsi di far vigere l’ordine, servendosi di metodi e modi discutibili, erano la compagna Olivera Srezoska, educatrice e assistente del direttore dell’orfanotrofio e, quest’ultimo, il compagno Ariton Iakovleski chiamato da tutti Piccolo Padre. Entrambi temuti perché capaci di una crudeltà al di fuori dell’ordinario, i due dettavano la loro legge e quella del regime a suon di punizioni corporali e umiliazioni di ogni sorta volte a piegare gli animi e la volontà dei piccoli divisi, anche tra di loro, in vittime e aguzzini. L’arrivo di Keïten, un ragazzino dal riso facile, sognatore, forte e carismatico, sarà da stimolo e da sostegno a Lem che, grazie a lui alla Grande Madre Acqua della quale riecheggia il richiamo al di là dell’altissimo muro che li imprigiona, non perderà la speranza in un futuro migliore e libero. Grande Madre Acqua, la testimonianza di un’infanzia abbandonata e maltrattata L’opera dello scrittore macedone Živko Čingo – autore, tra l’altro, di diversi racconti e pièce teatrali – indaga, nel profondo, la disperazione e il senso di impotenza di bambini inermi costretti a subire ogni tipo di ingiustizia da quegli adulti che, considerata la tenera età e la loro condizione di orfani, avrebbero dovuto sì educarli e prepararli al mondo esterno ma anche, e soprattutto, accudirli e proteggerli. È sconcertante vedere con quanta lucidità la voce narrante che, non va dimenticato, è quella di un bambino, descriva situazioni inconcepibili lasciando trasparire tutta la rabbia, la frustrazione e l’infelicità radicate nel profondo del suo animo e di quello dei suoi coetanei. Le sensazioni dolorose che Grande Madre Acqua provoca sono intensificate dalla consapevolezza di star leggendo una storia che, purtroppo, non è solo quella di Lem, di Keïten e degli altri bambini jugoslavi della “Chiarezza” all’indomani del secondo conflitto mondiale, di una storia, dunque, unica e sola fissata in un preciso momento storico. La loro è la storia di tutti gli orfani di ogni Paese ed epoca che, in fondo, come ogni essere umano, chiedono di poter sognare, di essere liberi e di ricevere l’amore di una famiglia e il calore di una Madre che, come l’acqua, li culli tra le sue braccia riportandoli alla vita.

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Cinema & Serie tv

Nella tana dei lupi, l’ultimo film con l’ex spartano Gerard Butler

Uscito il 5 aprile nei nostri cinema, Nella tana dei lupi (Den of Thieves) è il film scritto e diretto dallo sceneggiatore, regista e produttore cinematografico americano Christian Gudegast. Ambientato a Los Angeles, la città con il più alto tasso di rapine in banca a livello mondiale, la trama ha per protagonisti una squadra anticrimine con a capo lo sceriffo Nick O’Brien (Gerard Butler) impegnati nella risoluzione di un caso particolarmente complicato e sanguinoso che vede coinvolti una banda di criminali ben organizzati e specializzati nelle rapine alle banche. Di quest’ultima fa parte il barista Donnie Wilson (O’Shea Jackson Jr.) assoldato da Ray Merrimen (Pablo Schreimer) e i suoi uomini per le sue doti di abile guidatore che O’Brien interroga per avere informazioni sui prossimi piani criminosi dei suoi complici. L’ambizioso colpo che hanno intenzione di mettere a segno ha per obiettivo la Federal Reserve Bank, un palazzo governativo impenetrabile a causa dei rigidi controlli di sicurezza per accedervi, con l’intento di rubare trenta milioni di dollari fuori circolazione, e quindi eliminati dal database della banca e irrintracciabili, prima che vengano distrutti. Dopo essere stati distratti da un diversivo, O’Brien e i suoi capiscono le reali intenzioni della banda di Merrimen dando inizio a una corsa contro il tempo per cercare di sventarne il colpo. Nella tana dei lupi : sparatorie e testosterone a profusione Dimenticatevi il Gerard Butler tutto muscoli, integrità e onore nei panni del mitico re spartano Leonida di 300 e preparatevi a questa nuova versione fisicamente più “rilassata”, tatuata, verbalmente sboccata e, dal punto di vista morale nonché lavorativo – stiamo parlando qui di un tutore della legge – talmente discutibile e privo di scrupoli da far pensare che sia lui il cattivo della storia. Affiancato da un cast composto da attori più conosciuti e altri meno – il rapper 50 Cent, O’Shea Jackson Jr. figlio di un altro rapper famoso Ice Cube – Butler e i suoi colleghi sono un concentrato di testosterone e “machismo” che sfociano nello stereotipo, tanto i personaggi da loro interpretati sono al limite dell’eccessivo. Se si considera poi che il film dura quasi due ore e mezza – durante le quali anche le sparatorie sono fin troppe e fin troppo esagerate – la sopportazione di tanta mascolinità raggiunge davvero il culmine. Mettendo da parte – anche se non è facile perché onnipresenti – questi aspetti, quello che realmente – e piacevolmente – colpisce è, a parte la storia che segue il filo logico e il canovaccio tipico del genere poliziesco con la sceneggiatura curata da Paul T. Scheuring (creatore della popolare serie tv Prison Break), il colpo di scena finale che, a quanto pare per ora, è valso alla pellicola il sequel. Nella tana dei lupi è un film poco impegnativo che consente agli spettatori a cui ovviamente piace il genere – e anche molto – di fare indigestione di azione e distrarsi per un paio d’ore.

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Libri

La casa in riva al lago, un romanzo della scrittrice australiana Ella Carey

La casa in riva al lago è un romanzo di genere sentimentale dell’autrice australiana Ella Carey pubblicato da Newton Compton Editori. Anna è una giovane donna che gestisce con successo il suo Italian Café insieme all’amica e socia Cass nella città di San Francisco conducendo una vita tranquilla dedita al lavoro e al prendersi cura dell’amato nonno novantaquattrenne Max. Fuggito dalla Germania orientale negli Stati Uniti, in seguito all’invasione sovietica negli anni della Seconda Guerra Mondiale, l’uomo non le ha mai raccontato nulla del suo passato fino a quando, oppresso dal peso dei ricordi dolorosi a esso legati, non le fa una richiesta particolare, anzi, bizzarra, che Anna non si sente tuttavia di rifiutare considerato il profondo affetto che la lega a lui e anche la sua età. Max vuole che la nipote si rechi nei luoghi della sua giovinezza, nel castello appartenuto alla sua aristocratica famiglia, per recuperare un oggetto di valore da lui nascosto nella sua vecchia camera e riportarglielo. Titubante, eppure fortemente intenzionata a esaudire il desiderio del nonno, Anna affronta il lungo viaggio che l’attende trovandosi a fare i conti con l’ostilità degli abitanti del luogo al solo sentir pronunciare il nome di Max Albrecht e un avvocato berlinese che si occupa per conto dei nuovi proprietari del luogo: l’avvenente Wil Jager, disposto, dopo aver ascoltato le sue motivazioni, ad aiutarla a ritrovare l’oggetto misterioso e a ricostruire insieme a lei una storia incredibile ed emozionante iniziata nel lontano 1934. La casa in riva al lago, storia di un amore mai passato Grazie all’alternanza temporale che costruisce l’intreccio narrativo, passando dagli anni ’30 del secolo scorso al 2010 e viceversa, vengono presentati sia gli avvenimenti ormai appartenenti al passato – resti tuttavia vividi e ben definiti da una descrizione accurata e ricca di particolari sui modi, i linguaggio e lo spirito di quell’epoca – sia quelli inerenti al presente anch’essi ben tratteggiati. La storia è quella di un amore senza tempo rimasto vivo in un ricordo difficile da dimenticare e, per questo motivo, ancora più doloroso da sopportare. A questo amore vanno ad aggiungersene altri come quello per la famiglia, la propria Patria e gli ideali, tutti fonte di rammarico perché carichi di rimorsi e di rimpianti. La Carey, grazie a un’ambientazione da favola altamente suggestiva – quella dell’irreale Schloss Siegel e dei luoghi della Germania dell’Est – a una trama densa di emozioni resa scorrevole anche perché scritta nella maniera più semplice e diretta possibile, a dei personaggi ben caratterizzati, ha creato un romanzo affascinante e trascinante che rende il lettore partecipe di un amore talmente forte da non essere mai passato.

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Cinema & Serie tv

Tonya, il film biografico sulla pattinatrice Tonya Harding

Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, Tonya è nelle sale italiane dal 29 marzo. Basato sulla storia vera della pattinatrice sul ghiaccio Tonya Harding, il film, diretto dal regista australiano Craig Gillespie, ne ripropone la vita da quando era bambina fino ai primi anni ’90 che la videro coinvolta in uno scandalo che le costò la carriera. La pellicola alterna avvenimenti passati, con una Tonya bambina (interpretata dalla giovanissima e dotata Mckenna Grace) spronata al limite dell’ossessivo dall’anaffettiva madre LaVona (Allison Janney) a impegnarsi sempre più nel pattinaggio; alle interviste nel presente ai protagonisti svolte in seguito agli accadimenti che accesero i riflettori sulla Harding. Passano gli anni e Tonya (Margot Robbie) è un’adolescente problematica e competitiva che non riesce ad accettare di essere discriminata, durante le gare, a causa delle sue umili origini che non le consentono di presentarsi al meglio alle competizioni come, invece, potevano permettersi le sue avversarie benestanti. È durante questo periodo che la ragazza incontra Jeff Gillooly (Sebastian Stan), di qualche anno più grande di lei, che sposerà dopo poco tempo e con il quale resterà, nonostante i continui maltrattamenti e violenze, per poi divorziare da lui nel 1993. Ma è l’anno seguente a essere cruciale per la storia di questa giovane promessa del pattinaggio. Infatti, pur di partecipare ai campionati nazionali per i quali l’America aveva un’altra stella come sua rappresentante – Nancy Kerrigan (Caitlin Carver) – Tonya, d’accordo con Jeff e aiutati dall’amico di lui Shawn Eckhardt (Paul Walter Hauser), assoldano un uomo per ferire la rivale al ginocchio così che lei potesse prenderne il posto. Soltanto in seguito si seppe cosa avevano fatto e fu per questo motivo, più che per le sue prodezze sportive, purtroppo, che il nome di Tonya Harding è ancora oggi ricordato. Talento e ambizione: la storia di Tonya Harding Portare sul grande schermo le vicende di un personaggio problematico non è mai un’impresa semplice. Craig Gillespie, aiutato dall’interpretazione eccellente della Robbie oltre che degli altri attori – Allison Janney, grazie a questo film ha vinto, tra i premi più importanti, l’Oscar e il Golden Globe come Migliore attrice non protagonista – è riuscito a mostrare in maniera impeccabile le tante e controverse sfaccettature della vera Tonya Harding. Quest’ultima viene presentata per quello che è stata senza alcuna modificazione né degli atteggiamenti – aggressivi, irriverenti, di vittima oltre che di carnefice – né delle azioni che, se da un lato le valsero il riconoscimento di essere stata la prima americana a eseguire il difficilissimo triplo axel durante una competizione ufficiale, dall’altro la portarono dall’ascesa a una rovinosa caduta come risultante di un’ambizione smodata e incontrollata affamata di gloria. La figura della Harding suscita emozioni diverse e contrastanti tra loro nello spettatore – compassione, simpatia, pena, insofferenza – che si alternano o coesistono in base a ciò che sta passando in quello specifico periodo della sua esistenza e anche in virtù di chi le sta accanto influenzandola. Alla fine, ci si trova a essere tra l’assoluzione per […]

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Cinema & Serie tv

Rachel, un film con Rachel Weisz e Sam Claflin

In programmazione nelle sale italiane dal 15 marzo, Rachel è l’ultimo film scritto e diretto dal regista sudafricano Roger Michell basato sul romanzo My Cousin Rachel della scrittrice, drammaturga e poetessa inglese Daphne du Maurier pubblicato nel 1951. Quello di Michell è il secondo adattamento cinematografico dell’opera; il primo, del 1952, è di Henry Koster che ha curato anche la serie televisiva trasmessa nel 1983. Ambientata nella Cornovaglia degli anni ’30 del XIX secolo, la trama ha per protagonista il giovane orfano Philip Ashley (Sam Claflin) cresciuto, dopo la morte dei genitori, dall’adorato cugino Ambrose. Quest’ultimo, scapolo impenitente, partito alla volta dell’Italia, scrive al suo protetto di essersi sposato, cogliendo lui e chiunque lo conosca di sorpresa. Con il passare del tempo, le lettere di Ambrose non soltanto diventano sporadiche ma anche preoccupanti circa la reale natura della moglie. A ciò si aggiunge la morte dell’uomo, avvenuta in circostanze misteriose in Toscana, seguita dall’imminente arrivo in Inghilterra della sua vedova. Philip, deciso a smascherarla, accoglie con distacco la giovane e bella cugina Rachel (Rachel Weisz) che, al contrario, si dimostra attenta e affettuosa nei suoi confronti. La convivenza permetterà ai due di conoscersi e aprirsi l’una con l’altro instaurando così un legame speciale destinato, tuttavia, a spezzarsi a causa di un nuovo e terribile dubbio che si fa strada nella mente e nel cuore del protagonista. Rachel, un discreto thriller sentimentale in costume Roger Michell, messe da parte le commedie romantiche dalle smielate sfumature rosa – sua è la famosissima Notting Hill (1999) – opta per un cambio radicale tingendo di nero il suo ultimo lavoro. Decisione, si può dire, obbligata, considerando l’autrice da lui scelta per essere riproposta sul grande schermo. Daphne du Maurier, infatti, ha ispirato con i suoi romanzi il grande “maestro del brivido” Alfred Hitchcock che realizzò ben tre pellicole basandosi su di essi: La taverna della Giamaica (1939), Rebecca, la prima moglie (1940) e Gli uccelli (1963). In Rachel spicca l’attrice premio Oscar Rachel Weisz che, aiutata dalla sua bellezza e bravura, recita ad arte la parte della misteriosa cugina Rachel che, grazie proprio a questa sua indefinitezza, conquista senza alcuna difficoltà l’ingenuo, leale e puro Philip. Quest’ultimo, interpretato da un Sam Claflin che ne ha reso al meglio il carattere e il sentire, suscita comprensione e compassione nello spettatore che, come lui, si trova in difficoltà nel credere a ciò che pensa o a ciò che prova nei confronti del personaggio della Weisz, sulla cui ambiguità poggia l’intera storia. Incantevoli e suggestive ambientazioni, trama rallentata, costumi particolari e ricchi, esigua colonna sonora, impeccabile lavoro svolto dall’intero cast, tutti questi elementi fanno di Rachel un film discreto e denso di fascino ma non così tanto da ammaliare lo spettatore al punto tale da volerlo promuovere con il massimo dei voti.

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Libri

Il violinista del diavolo e altri racconti, un libro di Marco Conti

Pubblicato dalla casa editrice AmicoLibro, Il violinista del diavolo e altri racconti è la suggestiva raccolta, di racconti appunto, del giovane scrittore sardo Marco Conti. Basati tutti su storie vere, i nove racconti hanno come sfondo una società problematica, fatta di ombre piuttosto che di luci nella quale si inseriscono le vicende più disparate di decadimento e impoverimento morale dei personaggi che le popolano. Introdotti dalle note de L’avvelenata del cantautore modenese Francesco Guccini, i racconti dell’autore quartese si susseguono uno dietro l’altro senza sosta lasciando al lettore un sapore amaro nel cuore scaturito dall’impietosa presa di coscienza del fatto che ognuno di noi provoca e subisce sofferenza. Grazie a una prosa cinica, secca e pungente – Conti non ha nessuna intenzione di impietosire chi legge o tantomeno ergersi a moralizzatore – si scivola da una storia all’altra con enorme facilità proprio perché, anche se diverse, sono collegate tra di loro. Accanto al Violinista del Diavolo, l’altro grande testimone delle vicissitudini dei protagonisti è Dio. Dio, o chi per lui, che osserva le sue creature subire ogni sorta di crudeltà senza far nulla; Dio, o chi per lui, che resta sordo al loro grido d’aiuto; Dio, o chi per lui, che tutto può ma nulla fa e lascia che la disperazione, l’ingiustizia e la violenza imperino senza freni inquinando e distruggendo vite umane. Il violinista del diavolo e altri racconti di Marco Conti, storie di contemporanei abbandoni e solitudini Impregnato in ogni parola e frase di una realtà talmente cruda e forte da risultare quasi insostenibile, l’opera di Marco Conti colpisce in pieno, investendoli, i sensi e le coscienze di chi la legge. Ogni racconto, infatti, costringe a fare i conti con quella che, ormai, è la quotidianità che ci circonda fatta di abbandono e solitudine ingigantiti, perché costantemente nutriti, dall’indifferenza dei tanti verso il disagio sociale dei troppi. Eppure, in ogni storia, una traccia di Speranza – l’antica Speme cantata e invocata dagli autori delle diverse epoche e delle varie correnti letterarie – è lì, accanto ai disperati protagonisti narrati dal Violinista del Diavolo in attesa di un insperato intervento che, chissà, potrebbe sopraggiungere non tanto da Dio quanto da “chi per lui”. Da ciò, ben si capisce l’influenza nel libro di Marco Conti del suo altro lavoro – o vocazione – di assistente sociale dedito agli altri e speranzoso di un cambiamento possibile ma di difficile attuazione perché, la storia lo insegna, “L’uomo è lupo per l’altro uomo” e ne Il violinista del diavolo e altri racconti questa espressione calza a pennello in ogni racconto in esso contenuto.

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Cinema & Serie tv

L’unica – Irreplaceable You, un film originale Netflix

Disponibile su Netflix dal 16 febbraio, L’unica – Irrepleceable You è un film sentimentale dalle tinte drammatiche diretto dalla produttrice televisiva Stephanie Laing. Abbie (Gugu Mbatha-Raw) è una giovane donna in procinto di convolare a nozze con Sam (Michiel Huisman), l’unico fidanzato che abbia mai avuto, conosciuto all’età di otto anni e con il quale ha iniziato una bellissima storia d’amore. Decisi a compiere il grande passo dopo essere andati a vivere insieme e incoraggiati anche dalla probabilità di un’eventuale gravidanza, i due organizzano il loro matrimonio ritagliandosi degli spazi dai loro rispettivi lavori. Tuttavia, durante la visita ginecologica di Abbie, i loro sogni sulla vita futura che li aspetta vengono infranti perché è lì che scoprono che la ragazza non è incinta ma ha un grave tumore. Inizia così il calvario delle cure che debilitano la protagonista nel fisico rendendola consapevole di quanto accadrà di lì a pochi mesi: non ci sarà più e Sam, il suo Sam, che ha avuto solo lei e non ne sa nulla di questioni di cuore, resterà solo. Determinata più che mai a trovargli una nuova compagna che possa “rimpiazzarla”. Abbie si dedica totalmente a questa ricerca dimenticandosi, però, di fare quello che realmente dovrebbe e che Myron (Christopher Walken), un malato terminale come lei con il quale ha fatto amicizia al “club dell’uncinetto”, le rammenta durante ogni loro incontro: godersi il più possibile gli ultimi momenti apprezzando il bello che la circonda. L’unica – Irreplaceable You e l’insostituibilità della persona amata Puntando non tanto sulla componente drammatica della trama, quanto su ciò che di positivo la anima, la Laing – al suo debutto con un lungometraggio – mira a trasmettere un messaggio ben preciso al pubblico: quando si ama davvero qualcuno, nessuno può sostituirlo perché quella persona è unica, l’unica. Da qui, l’interesse a mostrare quanto poco, anzi, nulla contino gli sforzi eccessivi compiuti dalla protagonista nell’affannarsi in una ricerca di una nuova partner per l’innamorato che non vuole perché non può neanche sentir parlare di un’altra che non sia lei. La carica tragica viene smorzata da parentesi comiche e personaggi secondari – come il premio Oscar Christopher Walken – che alleggeriscono la storia inserendo delle pause nel dramma utili a non rendere il tutto eccessivamente pesante. Ottime le interpretazioni della Mbatha-Raw, perfetta nel suo ruolo di premurosa, piena di vita, ossessiva e malata donna innamorata e del suo collega Huisman che ne interpreta la metà (im)perfetta con una naturalezza e goffaggine disarmanti. L’unica – Irreplaceable You è una storia che fa breccia nei cuori degli spettatori toccandone le corde più intime e sensibili lasciandovi a diffondere una melodia triste eppure dolce che racchiude in sé l’unicità dei ricordi del passato, la forza del dolore del presente, ma soprattutto, la speranza di amare ancora del futuro.

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Cinema & Serie tv

La forma dell’acqua – the shape of water, il nuovo film di Guillermo Del Toro

Candidato a ben tredici premi Oscar, vincitore di due Golden Globes e del Leone d’oro come Miglior film alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, La forma dell’acqua – The Shape of Water è l’ultimo incredibile lavoro diretto dal regista messicano Guillermo del Toro, uscito nei nostri cinema il 14 febbraio. Elisa Esposito (Sally Hawkins), muta sin da bambina, è impiegata come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo nella Baltimora del 1962. Insieme alla sua collega Zelda (Octavia Spencer) è testimone dell’arrivo di una creatura anfibia (Doug Jones) catturata dal colonnello Strickland (Michael Shannon) per essere studiata dagli scienziati che vi lavorano. Mossa dalla curiosità e dalla solitudine, Elisa inizia a instaurare un legame con questo essere che, a poco a poco, impara a conoscere fino a innamorarsene. Organizzata la fuga con l’aiuto dell’amica, del vicino Giles (Richard Jenkins) e del Dottor Hoffstetler (Michael Stuhlbarg), dopo aver saputo dell’intenzione di eliminarlo perché considerato un mostro, Elisa decide di nasconderlo nel suo appartamento aspettando il momento propizio per rendergli, anche se a malincuore, la libertà. La forma dell’acqua – The Shape of Water, l’amore di Guillermo Del Toro non ha forme Affascinato da Il mostro della laguna nera, un film horror fantascientifico in bianco e nero del 1954 diretto da Jack Arnold, Guillermo del Toro ha dichiarato di aver creato il suo come finale per la storia di Gill-Man e Kay, i protagonisti della precedente pellicola. Scegliendo gli anni della Guerra fredda con gli Stati Uniti in perenne contrasto con la Russia, del Toro mostra al pubblico quanta fosse l’ambizione americana e quanto grande fosse il desiderio da parte della Nazione intera di primeggiare sui suoi avversari non badando a spese per i propri esperimenti e non risparmiandosi in termini di orrori pur di raggiungere i propri obiettivi. È in questa gara senza esclusione di colpi che trovano spazio temi come la lotta per l’affermazione dei diritti di una donna di colore – Zelda – all’interno di una società bianca e di un matrimonio dove a dominare è l’uomo, l’emarginazione degli omosessuali – è il caso di Giles – e la possibilità per gli ultimi di vivere secondo i propri desideri senza dover sottostare a delle assurde regole imposte da altri. E, infine, l’amore tra diversi osteggiato da chi non comprende che, questo sentimento, non conosce confini, forme e generi perché imprevedibile e non certo controllabile o ascrivibile a un qualcosa di definito e prefissato. Questo concetto viene ben descritto da una meravigliosa poesia citata nel film: “Incapace di percepire la tua forma, ti ritrovo tutto intorno a me. La tua presenza mi riempie gli occhi del tuo amore, onora il mio cuore perché sei ovunque.” La forma dell’acqua – The Shape of Water è, prima ancora che un film fantastico dai contorni drammatici, un’opera dedicata all’amore, l’amore vero che va oltre tutto e tutti assumendo a volte forme inusuali e inaspettate ma non per questo meno profonde di quelle considerate tradizionali.

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