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Eroica Fenice

Libri

È tempo di ricominciare, il ritorno dell’autrice Carmen Korn

Esce oggi in libreria l’atteso romanzo È tempo di ricominciare, il secondo volume che compone la trilogia ideata dalla scrittrice tedesca Carmen Korn la cui pubblicazione, così come il primo libro Figlie di una nuova era, è sempre a opera di Fazi Editore. La guerra, siamo sempre ad Amburgo ma nel marzo del 1949, è ormai finita da anni ma i suoi devastanti effetti sono ancora ben visibili negli occhi e nei cuori di coloro i quali sono sopravvissuti e cercano di tornare alla normalità provando a superare le difficoltà quotidiane e a non farsi sopraffare dal dolore per i danni e le perdite subiti. Henny, supportata dal compagno Theo, dai figli Klaus e Marike e dalle amiche di sempre Lina e Ida, continua a cercare l’amica d’infanzia Käthe che sa, sente – o meglio, spera di non essersi sbagliata e averla confusa con un’altra – essere ancora viva. Quest’ultima, consapevole che proprio l’ex marito di Henny ha denunciato lei e la sua defunta madre ai nazisti e distrutta per la sorte toccata al marito Rudi deportato in Russia, non riesce a fidarsi credendola complice di quella crudele delazione e a tornare dalle persone che, innocenti, la aspettano ogni giorno. Pian piano, le vite di tutte e quattro le protagoniste riprendono il loro corso e, man mano che si prosegue nella lettura, per ognuna di loro e per i loro figli, amici più cari, amori e nuovi personaggi, tempi nuovi e nuovi fatti storici si susseguono in Germania così come nel resto del mondo fino ad arrivare alla fine dei turbolenti anni ’60. È tempo di ricominciare : epoche e generazioni a confronto Grazie a una narrazione che segue lo scorrere cronologico del tempo, l’autrice mostra al lettore non soltanto i cambiamenti che il suo scorrere provoca nei personaggi del romanzo, ma anche quelli che si verificano storicamente soprattutto nella Germania dell’epoca ma anche in Paesi lontani. Così, con sapienza e semplicità, Carmen Korn continua a offrire uno sfondo reale alla sua storia descrivendone gli effetti sui suoi protagonisti e le loro reazioni. Le quattro donne – le cui vicende sono il cuore pulsante della trama – sono affiancate da compagne, amiche, figlie, nipoti nonché da altrettante figure maschili di primaria importanza, che, proprio come loro, si inseriscono in un contesto storico ricco di avvenimenti e cambiamenti: dallo sbarco sulla Luna alla costruzione del Muro di Berlino;,dagli assassini di personaggi del calibro di Martin Luther King e John Fitzgerald Kennedy, alle agitazioni studentesche. Il riferimento a questi e altri eventi unito a quanto vivono nel loro quotidiano le protagoniste e i loro cari, contribuirà a rendere ancora più intima l’atmosfera che pervade È tempo di ricominciare rafforzando l’impressione avuta in precedenza con il primo romanzo, di essere entrati a far parte di una grande famiglia allargata dove ognuno conta e può liberamente decidere di (ri)cominciare a vivere come meglio crede senza che vengano meno l’amore, l’aiuto e la presenza dei suoi componenti.  

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Libri

La strega di Cetona, l’accattivante romanzo di Andrea Gasparri

Pubblicato lo scorso 28 marzo da IoScrittore, La strega di Cetona è l’ultimo romanzo dell’avvocato romano Andrea Gasparri. L’avvenente e appassionata contadina Melusina, figlia della strega di Cetona, Berta, è intenzionata a conquistare il bel Lorenzo conteso tra lei e la detestata figlia del mugnaio Bianca. Tuttavia, nonostante i due convolino a nozze, l’uomo la tradisce dopo poco con la rivale che, da quell’unico incontro, rimane incinta. I genitori di Bianca pretendono che Lorenzo si assuma le proprie responsabilità e quest’ultimo, spinto più dall’interesse economico che dall’onore, abbandona senza alcun rimorso la sposa. Dopo la nascita del bambino, che non sembra affatto sano, Melusina e Berta vengono accusate di stregoneria dopo una furibonda lite tra le parti chiamate in causa cui segue la morte del neonato. La loro fuga non dura a lungo e, in seguito alla sua cattura, alle torture e al processo, Berta viene condannata al rogo per stregoneria. Rimasta sola Melusina, continua a nascondersi sul monte Cetona dove progetterà la propria vendetta e diventerà una strega. Eleonora Monaldi è una giovanissima nobildonna di Castel della Pieve piena di sogni, ma il destino ha in serbo per lei la vita monastica e non quella avventurosa e libera che sperava di avere una volta sposata. Costretta a prendere i voti presso il monastero di Santa Lucia, la ragazza, diventata Suor Mansueta, si trova a essere vessata da quella che diventerà la nuova Badessa e cerca conforto nel confessore, Padre Agostino. Il religioso, però, ha ben altre mire nei suoi confronti e, consapevole del proprio ascendente sulla sua preda, finisce per ottenere ciò che vuole realmente da lei che pochi mesi dopo aspetterà un figlio dal prete. Per evitare lo scandalo la Badessa e Padre Agostino architetteranno un piano nel quale, oltre all’ingenua Eleonora/Mansueta, si troverà a essere coinvolta anche la strega Melusina. La strega di Cetona e il fascino del proibito secondo Andrea Gasparri A fare da sfondo alla suggestiva storia nata dalla penna di Andrea Grimaldi è un’epoca storica nella quale prevalgono la fede, in netto contrasto con la superstizione, e l’ingiustizia che accomuna entrambe. Le protagoniste sono vittime della cattiveria e della prepotenza degli altri: Melusina, colpevole di essere la figlia di una fattucchiera – denunciata da quegli stessi compaesani che si sono rivolti a lei per avere il suo aiuto – ed Eleonora la cui famiglia, in mancanza di una dote adeguata al suo rango per un probabile matrimonio, l’ha rinchiusa in convento. Si tratta di due donne tormentate che si aggrappano alla vita come meglio possono cercando di sopravvivervi, malgrado i torti e le umiliazioni, finendo con l’esserne sopraffatte seppure in maniera diversa. Le loro disavventure vengono narrate con uno stile ricco che aggiunge valore alle descrizioni degli animi e dei caratteri di tutti i personaggi che animano la trama esaltandone, in particolar modo, i difetti e i vizi tesi a mostrare quanto fascino eserciti sulle loro decisioni e indole ciò che è proibito. Il proibito che attira, seduce e che, alla fine, presenta un […]

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Cinema e Serie tv

Il coraggio della verità – The Hate U Give, un film di George Tillman Jr

In programmazione nei nostri cinema, Il coraggio della verità – The Hate U Give, è l’ultimo film diretto dal produttore, regista e sceneggiatore americano George Tillman Jr. Starr Carter (Amandla Stenberg) è una sedicenne afroamericana che abita a Garden Heights, un quartiere con un elevato tasso di criminalità e spaccio di droga dove a farla da padrone è la temuta gang dei King Lords. Di quest’ultima faceva parte il padre della giovane, Maverick (Russell Hornsby), che ne è uscito dopo aver scontato tre anni di carcere per coprire l’attuale capo della banda King (Anthony Mackie). Gli unici momenti di normalità della giovane – malgrado non si senta se stessa perché costretta a indossare una maschera che le ha permesso di integrarsi – sono quelli ritagliati nella scuola di bianchi benestanti dove la madre Lisa (Angela Hall) ha insistito per iscriverla. All’infuori di quel luogo protetto, Starr cresce in una realtà violenta dove le sparatorie sono all’ordine del giorno e la polizia se la prende anche con gli innocenti, colpevoli di essere persone di colore. Di questo la ragazza ne avrà prova quando verrà fermata di ritorno da una festa con l’amico d’infanzia Khalil (Algee Smith), da un’agente bianco che, dopo aver intimato al ragazzo di scendere dall’auto, in un momento in cui quest’ultimo cerca di tranquillizzarla, gli spara più volte uccidendolo. Da quel preciso istante la vita di Starr cambia irreversibilmente e dalla sua decisione di testimoniare o meno su come sono andate realmente le cose, dipenderà non soltanto la difesa della sua identità ma anche quella dell’intera comunità delle persone di colore che, dopo quest’ennesima violenza, non ha più intenzione di restarsene a guardare continuando silenziosamente a subire. Il coraggio della verità – The Hate U Give, nessuna azione è priva di conseguenze Il film è la resa cinematografica del romanzo e successo editoriale The Hate U give scritto dalla giovane americana Angie Thomas, pubblicato nel 2017. Il titolo, inoltre, rimanda a una frase del famoso rapper Tupac Shakur che espresse il suo pensiero sulla società nelle parole Thug Life che sono l’abbreviazione della frase “The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody”, ossia, L’odio che si dà ai bambini frega tutti. Questo concetto ben riassume la realtà della razzista America contemporanea. L’intento della scrittrice prima e del regista dopo è stato, appunto, quello di dare visibilità a una susseguirsi di uccisioni nel loro Paese di giovani afroamericani incolpevoli da parte delle forze dell’ordine in un crescente abuso di potere che ha portato la popolazione a ribellarsi scendendo nelle strade per manifestare. Starr – di cui la Stenberg offre un’eccellente interpretazione così come il resto del cast del film – e Khalil sono due personaggi fittizi, eppure, la loro storia, potrebbe benissimo, considerati i fatti di cronaca statunitensi, essere vera e nella cruda semplicità con cui viene raccontata la trama si dimostra il reale potenziale di questa pellicola. Il coraggio della verità – The Hate U Give è un film il cui intento primario è quello di denunciare innanzitutto […]

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Cinema e Serie tv

Boy Erased – Vite cancellate, il film diretto e interpretato da Joel Edgerton

Uscito oggi nelle nostre sale cinematografiche, Boy Erased – Vite cancellate è l’ultimo lavoro dell’attore e regista australiano Joel Edgerton. Jared Eamons (Lucas Hedges) è un giovane diciannovenne che vive con i genitori in una piccola città dell’Arkansas dove il padre (Russell Crowe) è il pastore della chiesa battista locale e gestisce un autosalone, mentre la madre (Nicole Kidman) fa la parrucchiera. Partito per il college, Jared conosce Henry (Joe Alwyn) che, una sera, abusa di lui sessualmente per poi, preso dal panico perché preoccupato per la sua reazione, avvisare il padre della sua vittima. Tornato a casa e dopo aver confessato la propria omosessualità, il ragazzo viene messo di fronte a una scelta: seguire un percorso di terapia volto al “recupero” e alla “conversione” dall’omosessualità o allontanarsi dalla casa paterna tagliando i ponti con i suoi cari. Jared, pur di non dare un ulteriore dispiacere ai suoi, decide di partecipare al programma “Rifugio” organizzato dal centro di recupero cristiano “Love in Action” alla cui guida vi è lo psicoterapeuta – nonché gay convertito – Victor Sykes (Joel Edgerton). Quest’ultimo non esita a ricorrere a metodi drastici che non hanno nulla che sia da considerarsi eticamente cristiano o medico e lo scontro tra lui e Jared è inevitabile. Il ragazzo, supportato dalla madre che ha capito cosa realmente accada al centro, abbandona il programma fermamente intenzionato a vivere la propria vita senza alcuna costrizione. Boy Erased – Vite cancellate : storia di una (sur)reale follia Basato sulla storia vera di Garrard Conley, il quale ha raccontato la sua esperienza nel suo libro Boy Erased: A Memoir pubblicato nel 2016, il film porta l’attenzione su un argomento delicato visto e considerato che, negli Stati Uniti, luoghi come il centro “Love in Action” esistono e operano legalmente in ben 36 stati del Paese. La storia, in questo caso, è quella di Garrard-Jared ma potrebbe benissimo essere quella di un altro ragazzo – o di una ragazza – tra le diverse centinaia di migliaia di quelli costretti ad andarci per ritrovare la smarrita retta via come dei moderni figli prodighi. Qui, però, non si tratta di ammettere un errore e tornare volontariamente sui propri passi per poi venire accolti a braccia aperte da un padre comprensivo. Si è, invece, costretti dal genitore incapace di accettare e comprendere – e anche di gestire e sopportare questa vergogna in pubblico – la vera natura del figlio. Il punto di forza di Boy Erased – Vite cancellate – attori e regia impeccabili a parte – è da ricercarsi nell’ aperta e nient’affatto velata denuncia di una realtà popolata da persone talmente bigotte, fanatiche, ignoranti e cariche di pregiudizio da far pensare, inorridendo, che si ci trovi in un secondo Medioevo e non nel Ventunesimo secolo.

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Cinema e Serie tv

Cocaine – La vera storia di White Boy Rick, un film di Yann Demange

Esce oggi nei nostri cinema, Cocaine – La vera storia di White Boy Rick, l’ultimo film diretto dal regista francese Yann Demange basato sulla storia vera del giovane Richard Wershe Jr. È il 1984 e il quattordicenne Richard Wershe Jr. (Richie Merritt), invece di frequentare la scuola come i suoi coetanei, segue il padre (Matthew McConaughey) nei suoi giri presso le fiere di armi dello stato del Michigan. L’uomo è un piccolo trafficante che rivende a un prezzo più basso la merce da lui acquistata; un’attività non sempre legale ma necessaria per riuscire a mettere da parte i soldi e poter aprire la tanto agognata videoteca che rappresenterà la svolta per la famiglia Wershe. Per piazzare alcuni fucili, il ragazzo viene a contatto con i criminali della zona – un quartiere degradato non molto lontano da Detroit – che lo prendono in simpatia facendolo entrare nel giro e soprannominandolo “White Boy Rick” perché, in effetti, è l’unico bianco in una comunità di neri. Costretto a fare l’informatore, dietro minaccia da parte di alcuni agenti dell’FBI di arrestare il padre a causa della vendita delle armi, Rick contribuisce a far finire in prigione spacciatori e poliziotti corrotti, rischiando anche la vita dopo essere stato sparato da un membro della sua vecchia gang. Considerato un traditore, abbandonato dall’FBI e con una figlia da mantenere Rick convince il padre, adducendo anche la possibilità di riportare a casa la sorella maggiore e tossicodipendente Dawn (Bel Powley), a iniziare lui stesso a spacciare. Nel 1987, a soli 17 anni e nonostante la passata collaborazione con le autorità, “White Boy Rick” viene arrestato e condannato al carcere a vita. Cocaine – La vera storia di White Boy Rick di Yann Demange, la povertà non ha colore La storia di Richard Wershe Jr. suscitò, all’epoca dei fatti, un’incredibile scalpore vista l’età del ragazzo che, in pochissimo tempo, diventò il più giovane informatore dell’FBI oltre che un’abile spacciatore. Demange decide di rappresentarlo in tutte le sue sfaccettature: un’adolescente alquanto comune, con una famiglia problematica che vive nel degrado di una Detroit – come nel resto dei Stati Uniti di quegli anni – dove a dettare le regole sono la droga e gli spacciatori. Ottima l’interpretazione dell’esordiente Richie Merritt, strepitosa quella di Matthew McConaughey – l’attore è andato molto vicino agli altissimi livelli raggiunti in Dallas Buyers Club del 2013 – che, inevitabilmente, riesce a portare l’attenzione sul suo personaggio nonostante non sia il protagonista di questa storia intrisa di voglia di evasione, di riscatto e di intrighi all’interno di un gioco falsato dall’inizio. Cocaine – La vera storia di White Boy Rick è un film interessante perché, oltre a mostrare i retroscena di una vicenda che ha avuto dell’incredibile, Yann Demange documenta le condizioni sociali dei poveri e degli emarginati americani degli anni ’80 costretti a tutto pur di sopravvivere in quella soffocante realtà alienante.

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Cinema e Serie tv

The Vanishing – Il mistero del faro, un film di Kristoffer Nyholm

The Vanishing – Il mistero del faro, ultima pellicola del regista Kristoffer Nyholm | Recensione Uscito da poco al cinema The Vanishing – Il mistero del faro, l’ultimo thriller diretto dal regista Kristoffer Nyholm, con protagonisti Gerard Butler, Peter Mullan e Connor Swindells. Nel film viene raccontata la storia vera del mistero che ha avvolto il faro delle isole Flannan, in Scozia, nel dicembre del 1900. Tre uomini, James Ducat (Gerard Butler), Thomas Marshall (Peter Mullan) e Donald MacArthur (Connor Swindells), si recano presso il faro per svolgere il loro lavoro di guardiani. A eccezione di loro tre, l’isola è disabitata e le uniche costruzioni presenti sono il faro, appunto, e la casa dove vivono. Le giornate trascorrono senza che accada nulla di particolare. In seguito a una tempesta, la loro tranquillità viene turbata dal ritrovamento dei resti di una barca, di una cassa e di un uomo che, all’apparenza, sembra essere morto. Quest’ultimo, in realtà, è ancora vivo e, una volta ripresosi, cerca di annegare il giovane Donald, – calatosi da una parete per constatarne le condizioni – il quale è costretto a ucciderlo pur di salvarsi. I tre guardiani decidono di non segnalare l’accaduto e, nonostante sia tanta la curiosità riguardo al contenuto della cassa del defunto, convengono sia meglio non aprirla. Tuttavia, poco dopo, cedono alla tentazione e, al suo interno, scoprono dei lingotti d’oro. È Thomas, il più anziano ed esperto tra loro, a cercare, riuscendovi, di convincere i suoi compagni a non lasciarsi trasportare dal desiderio di quella facile ricchezza, che desterebbe dei sospetti viste le loro condizioni economiche, proponendo di far passare del tempo prima di vendere l’oro e ricavarne dei soldi. L’arrivo di due sconosciuti interessati alla sorte toccata al loro compagno disperso in mare e, ancor di più, alla cassa che aveva con sé, spezzerà il già fragile equilibrio dell’isola fino a un drammatico epilogo. The Vanishing – Il mistero del faro : il delirio della solitudine Come molti altri registi, anche Kristoffer Nylholm si è lasciato sedurre da un evento rimasto irrisolto traendone ispirazione per il suo lavoro. In quest’ultimo vengono riproposti i fatti riguardanti il periodo di permanenza dei guardiani del faro sull’isola – su ciò che accadde loro venne avanzata, all’epoca, l’ipotesi che fossero annegati in mare in seguito a una violenta tempesta – e Nylholm si è concentrato più sul mostrare lo svolgersi della loro vita durante quei giorni piuttosto che sull’indagare cosa possa esser loro realmente capitato. Dei tre protagonisti, infatti, vengono approfonditi e resi i diversi modi di pensare e di agire in contrapposizione gli uni agli altri: la saggezza e riflessività di Thomas, la bontà e onestà di James e l’impulsività e voglia di riscatto del giovane Donald. Tre uomini diversissimi tra loro accomunati, da un certo momento in poi, dallo stesso senso di alienazione derivante dall’estrema solitudine che invade l’isola, rendendola insopportabilmente opprimente e che finirà per metterli l’uno contro l’altro. Grazie alla loro bravura Butler, Mullan e Swindells sono riusciti non soltanto a calarsi […]

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Libri

Mary Lynn Bracht e il suo esordio letterario con il romanzo Figlie del mare

Mary Lynn Bracht esordisce con il romanzo Figlie del mare  | Recensione Figlie del mare, pubblicato dalla casa editrice Longanesi, è il romanzo d’esordio dell’autrice di origini coreane Mary Lynn Bracht. Ambientata in Corea, la storia viene narrata dalle due protagoniste, le sorelle Hana e Emiko, alternandosi tra il 1943 per il racconto della prima e il 2011 per quello della seconda. Hana, più grande di Emiko di sette anni, è una giovane haenyeo – “donne del mare” – dell’isola di Jeju, che ha imparato a immergersi in mare per pescare e, lavorando in maniera autonoma, a provvedere così alla propria famiglia. Un giorno, per proteggere la sorellina dai soldati giapponesi che hanno occupato il suo Paese, viene rapita da uno di loro che, insieme ad altre ragazze e donne coreane, la conduce in Manciuria dove sarà costretta a “lavorare” in un bordello con un nuovo nome, Sakura. Lasciata alla mercé dei militari, Hana cerca di sopravvivere serbando nel cuore il desiderio di poter rivedere un giorno i propri cari. Il ritorno di Morimoto, il caporale che l’aveva portata via, rappresenta per la ragazza – malgrado odi l’uomo che l’ha strappata alla sua famiglia abusando per primo di lei – la sua unica possibilità di fuga perché è questo che l’uomo le propone dicendole che la vuole per sé. Scappata dal bordello ma in balia del suo aguzzino, Hana viene poi affidata a una famiglia mongola che, per la prima volta dopo tanto tempo, la tratterà con cura e rispetto. A distanza di molti anni, Emiko, ormai anziana, cerca ancora di avere notizie della sorella perduta e, durante una manifestazione di fronte all’ambasciata di Tokyo, vedendo una statua commemorativa delle donne coreane che subirono lo stesso destino di Hana, “La Statua della Pace“, individua i tratti della sorella in quelli della giovane donna nell’opera e la speranza torna a rianimarla. Figlie del mare di Mary Lynn Bracht: la drammatica voce delle donne coreane del secondo conflitto mondiale Mary Lynn Bracht, con Figlie del mare, narra i terribili crimini – ammessi dal Giappone nel 1993 e riconosciuti come tali soltanto nel 2015 – perpetrati ai danni di 300.000 donne coreane durante la Seconda Guerra Mondiale. Le comfort women – così erano chiamate le donne che furono costrette a prostituirsi garantendo il “benessere” dei soldati nipponici impegnati a combattere per il loro Paese – di cui Hana si fa portavoce, non dovettero unicamente subire violenze fisiche durante il periodo in cui furono prigioniere. Quelle che riuscirono a tornare a casa dopo la fine della guerra, infatti, dovettero anche fare i conti con la vergogna di quanto era successo loro e, molte, decisero di non rivelare a nessuno cosa avevano subito, decidendo anche di rimanere nubili pur di non essere scoperte. Per questo, Figlie del mare non parla solo di due sorelle ma ha il grande merito di puntare il dito, parlandone senza mezzi termini, sulle ingiustizie patite dalle donne di un’intera nazione delle quali, altrimenti e come è accaduto e accade per tante altre atrocità commesse […]

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Libri

La banda degli sconfitti, il primo romanzo di Giacomo Tramontano

Pubblicato lo scorso novembre dalla casa editrice Scatole Parlanti, La banda degli sconfitti è la prima opera letteraria dell’autore romano Giacomo Tramontano. Tommaso è un ragazzino che abita nella periferia degradata di Roma e un giorno, rientrando a casa con il padre, assiste al suo brutale omicidio. L’unico oggetto che gli resta in seguito alla sua scomparsa è un pallone di calcio con la dedica del suo idolo, il capitano della Roma Francesco Totti: “Al campione di casa Tommaso. Gioca sempre a testa alta.” Ben presto, però, dei ragazzi più grandi di lui, figli del boss del quartiere, se ne impossessano e Tommaso è più che intenzionato a riprenderselo a qualsiasi costo. Insieme ai suoi amici di sempre, Manuel, Kamal e Ciccio, determinati quanto lui a non abbassare la testa e a subire l’ennesimo sopruso, Tommaso inizia a pensare a come potersene riappropriare. La sua diventa un’ossessione a causa del significato che quel pallone ha per lui e che mantiene vivo il ricordo di un padre che, seppur privo di mezzi economici, è sempre stata una brava persona oltre che un buon genitore. Tuttavia, con il passare dei giorni e alcune scoperte proprio sul conto di quest’ultimo, il dolore di Tommaso si trasforma in delusione e rabbia perché, da quello che gli è stato detto, anche il suo adorato e onesto papà si era lasciato tentare dai soldi facili guadagnati grazie allo spaccio di droga ed era stato ucciso proprio per questo motivo. La verità, però, si rivela essere un’altra e, una volta che ne verrà a conoscenza, il giovane protagonista si troverà di fronte a un bivio ormai consapevole di dover scegliere tra le due strade quella da imboccare. La banda degli sconfitti e la precoce lotta per sopravvivere al degrado Quella descritta da Giacomo Tramontano nella sua opera è una realtà con la quale devono fare i conti ogni giorno molte persone di luoghi ed età differenti. L’autore ha scelto di mostrare il degrado di un quartiere della periferia di una grande città come Roma attraverso gli occhi disincantati e feriti di un ragazzino di appena tredici anni al quale, dell’innocenza e della spensieratezza della sua età, rimangono soltanto i suoi più cari amici e le quotidiane partite a pallone al campetto della zona. Tommaso è in bilico tra il suo bisogno di poter essere soltanto un bambino e la necessità di saltare velocemente le tappe della crescita per diventare un adulto. Il protagonista sa bene dove vive, cosa accade intorno a lui, chi sono le persone dalle quali stare alla larga, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Sopraffatto dal dolore e dall’incapacità di sopportare ancora oltre i torti subiti, arriva a dubitare della possibilità di avere giustizia e, nonostante la decisione di non commettere lo stesso errore di altri, vi cede perché piccolo, perché imperfetto essere umano.   Tramontano, poi, non gli mette in bocca concetti complessi, al contrario, lo lascia libero di ragionare, esprimersi e agire – così come gli altri personaggi del libro – […]

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Cinema e Serie tv

Il corriere – The Mule: il ritorno di Clint Eastwood

L’ottantanovenne due volte premio Oscar Clint Eastwood torna al cinema con il poliziesco drammatico Il corriere – The Mule, nel quale riveste sia i panni del regista che quelli dell’attore. Earl Stone (Clint Eastwood) è un anziano coltivatore di fiori, veterano della Seconda Guerra Mondiale, divorziato, con una figlia con la quale non parla da anni a causa del suo essersi disinteressato alla sua famiglia per dedicarsi interamente al lavoro, e che si ritrova senza soldi dopo il fallimento della sua attività. Avvicinato da un invitato alla festa prematrimoniale della nipote, Earl, inizialmente all’oscuro di ciò che gli è stato proposto, si ritrova a fare il corriere della droga per un cartello messicano. Grazie alla sua bravura ed efficienza è tenuto in grande considerazione dal boss Laton (Andy Garcia) che, per questo motivo, lo incontra di persona. Dopo i primi viaggi la curiosità ha preso il sopravvento e, nonostante gli avvertimenti da parte dei narcotrafficanti, Earl scopre la causa delle ingenti somme di denaro che riceve alla fine di ogni viaggio. Malgrado non abbia più bisogno di soldi, l’anziano continua a svolgere il suo incarico arrivando perfino a conversare con il detective della DEA – la Drug Enforcement Administration, ossia l’agenzia federale antidroga americana – Colin Bates (Bradley Cooper), che sta indagando proprio sul cartello per cercare di acciuffare il misterioso corriere che riesce a portare a termine tutte le sue consegne di centinaia di chili di droga. Il corriere – The Mule : nessuno fugge per sempre Il film, ispirato alla storia di Leo Sharp – arrestato nel 2011 a 87 anni e condannato a 3 anni di prigione – non mira a impressionare gli spettatori per le incredibili vicende vissute da questo insospettabile vecchietto che per ben 10 anni trasportò la droga per il cartello messicano di Sinaloa. Il suo punto di forza va ricercato, piuttosto, nell’aver mostrato al pubblico chi realmente fosse Sharp: un uomo solo e indigente divorato dai rimorsi per essere stato un pessimo padre e un pessimo marito. Eastwood ne fornisce un’interpretazione impeccabile capace di proiettare una miriade di sfumature diverse: l’umorismo, la tristezza, l’esperienza, l’altruismo, la scontrosità, l’avventatezza, la compostezza e, soprattutto, la consapevolezza di essere stato un uomo che ha tanto sbagliato in passato e che vorrebbe recuperare l’affetto dei suoi cari. Sarà proprio quest’esperienza fuori dal comune – e non saranno certo i tanti soldi guadagnati illecitamente a riavvicinarlo alla moglie gravemente malata e alla figlia che riesce a stento a rimanere con lui nella stessa stanza – a fargli ammettere i suoi sbagli e ricordargli ciò che realmente conta nella vita: la famiglia. Il corriere – The Mule è un indubbio capolavoro cinematografico che segna il ritorno di un personaggio poliedrico del calibro di Clint Eastwood che, in questo film, ha dato ancora una volta il meglio di sé sia dietro sia davanti la macchina da presa confermando la bravura e il talento che ne hanno fatto l’acclamato artista che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso della sua lunga carriera […]

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Cinema e Serie tv

Green Book, storia di un’incredibile amicizia

Green Book: un’amicizia aldilà del pregiudizio | Recensione Basato sulla storia vera dell’amicizia nata nell’America degli anni Sessanta tra un buttafuori italoamericano, Tony Vallelonga, e un pianista afroamericano, Don Shirley, Green Book è l’ultimo film diretto dal regista statunitense Peter Farrelly. Siamo nel 1962, Tony “Lip” Vallelonga (Viggo Mortensen) si ritrova senza impiego dopo la chiusura di uno dei più noti night club di New York dove lavorava come buttafuori. Per provvedere alla sua famiglia, Tony accetta di accompagnare il famoso compositore e pianista jazz afroamericano Don Shirley (Mahershala Ali) nel tour che lo vedrà impegnato a esibirsi in diversi concerti nel sud razzista degli Stati Uniti. Nel lungo viaggio che li attende, i due saranno costretti a seguire le indicazioni riportate nel Libro Verde – il film prende il suo titolo proprio dalla guida automobilistica, chiamata appunto Green Book, dove erano elencati gli alberghi e i ristoranti nei quali avevano accesso le persone di colore – venendo coinvolti in situazioni spiacevoli e pericolose. La vicinanza, inizialmente forzata ma a poco a poco mutata in piacevole compagnia, porterà Tony e Don a conoscersi meglio e ad apprezzarsi sinceramente, gettando le basi per quella che diventerà un’amicizia vera capace di andare oltre le differenze legate all’estrazione sociale, alla provenienza e al colore della pelle. Green Book, una commedia drammatica dall’alto valore umano Con ben cinque nomination per i prossimi Oscar – e tre premi vinti ai Golden Globe –, Green Book è la testimonianza di fatti avvenuti quasi sessant’anni fa, eppure potrebbe benissimo parlare di una storia dei nostri giorni tanto la trama è attuale. Grazie alla sua semplicità, il film colpisce ancora di più proprio perché vuole mostrare, senza esagerazioni ma riportando solo quello che realmente è accaduto, come sia stato possibile per due persone diametralmente opposte instaurare un rapporto di amicizia e di rispetto reciproco impensabile – ma non per questo impossibile – in quegli anni in cui il “diverso da sé” era considerato inferiore. Don Shirley – interpretato impeccabilmente dal premio Oscar Mahershala Ali, che ne ha riportato sullo schermo la determinazione, la bravura, la forza così come la debolezza – decise di compiere e portare a termine il tour organizzato dalla sua casa discografica nonostante sapesse a cosa sarebbe andato incontro. Nel film, infatti, il suo personaggio viene rappresentato per quello che era: un virtuoso del piano, capace di incantare chiunque lo ascoltasse, sensibile e non certo indifferente alle umiliazioni subite oltre che estremamente solo. Per questo, il rapporto nato con Tony Vallelonga – del quale Viggo Mortensen offre un’interpretazione che lo rende da subito simpatico per i suoi modi goffi e rozzi ma capaci di grande umanità – può risultare inizialmente incomprensibile vista la lampante diversità nei modi esistente tra i due. Eppure, sarà proprio questa diversità a unirli, permettendo loro di andare oltre la prima impressione per cogliere e imparare ad apprezzare la reale natura – imperfetta quanto fragile – celata dietro i comportamenti di entrambi. Green Book è un ottimo film sotto tutti i punti […]

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Cinema e Serie tv

Creed II, l’atteso sequel di Creed – Nato per combattere

Diretto dal regista Steven Caple Jr., Creed II, in programmazione dal 24 gennaio, è il sequel del film Creed – Nato per combattere del 2015. Adonis Creed (Michael B. Jordan) è ormai diventato un pugile professionista grazie a un indubbio talento e all’appoggio del suo allenatore Rocky Balboa (Sylvester Stallone). Bravura, impegno e passione gli hanno permesso di vincere l’agognata Cintura del Mondo nella categoria dei pesi massimi. Dopo la vittoria, il giovane chiede alla sua ragazza Bianca (Tessa Thompson) di sposarlo e, di lì a poco, la coppia scopre di essere in attesa del loro primo bambino. In concomitanza a questa lieta notizia, Adonis viene sfidato da un rivale il cui nome riapre ferite mai rimarginate. Si tratta infatti del russo Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio dell’odiato Ivan (Dolph Lundgren), l’uomo che, trent’anni addietro, uccise durante un incontro il padre di Adonis, il grande Apollo. I due si affrontano in un primo match e ad avere la peggio è l’americano che, nonostante gli avvertimenti del fidato Rocky di non combattere, ne esce malridotto e con l’autostima intaccata. Sarà soltanto dopo un periodo di riposo e di duro allenamento che Adonis si scontrerà nuovamente contro Viktor in un incontro senza esclusione di colpi che costringerà uno dei due giovani lottatori a gettare la spugna. Creed II, il match delle emozioni Impregnato dal primo all’ultimo secondo di una nostalgia quasi palpabile visti i tanti collegamenti e rimandi al passato – sempre vivido nella memoria dei protagonisti quanto in quella dei fan – delle imprese del mitico Rocky Balboa, ora “sostituito” dal giovane Apollo Creed, il film colpisce non tanto per la messa e resa in scena degli incontri di boxe – impressionantemente realistici – quanto per l’intensa carica psicologica e sentimentale che lo pervade. L’attenzione, infatti, è tutta concentrata sui motivi che spingono, Adonis da un lato e Viktor dall’altro, a combattere. Infatti, più che la vittoria sportiva, entrambi sono alla ricerca di un riscatto personale che ha ragioni e radici ben più profonde della “semplice” conquista del titolo mondiale. Il regista porta gli spettatori a comprendere l’intima psicologia dei due pugili che lottano per ottenere un diverso tipo di riscatto. Adonis, in un primo tempo animato dal desiderio di vendetta contro il figlio dell’uomo che lo ha fatto crescere senza le attenzioni e l’amore del padre, comprende che, lasciandosi spingere dalla rabbia non soltanto non riuscirà a battere il suo avversario, ma non potrà fare pace con i demoni del suo passato e vivere appieno il futuro che lo aspetta insieme alle persone che lo amano e che tengono a lui. Viktor, invece, sembra essere un automa guidato da Ivan convinto che, battendo lo storico nemico americano, possa avverarsi il riscatto dell’onore e della gloria persi anni addietro e che sono costati ai Drago la loro fama presso i connazionali ma, soprattutto, l’abbandono di Ludmilla (Brigitte Nielsen), moglie del primo nonché madre del secondo. Creed II è sì una pellicola incentrata sull’antagonismo sportivo – una rivalità durata decenni – ma […]

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Libri

Nel cuore della notte, il secondo capitolo sulla famiglia Aubrey di Rebecca West

È uscito oggi nelle nostre librerie Nel cuore della notte, il secondo e coinvolgente capitolo della trilogia dedicata alle vicende familiari degli Aubrey, nata dalla fantasia della scrittrice e critica letteraria inglese Rebecca West. La pubblicazione di questo volume, così come quella del primo intitolato La famiglia Aubrey, è stata curata della casa editrice romana Fazi Editore. Ambientata a Londra, a cavallo tra le ere edoardiana e georgiana, la storia continua a essere narrata da Rose Aubrey la quale, mantenendo il caratteristico spirito acuto e attento, (ri)porta il lettore all’interno del suo microcosmo animato dai tanti parenti e amici dei quali descrive il prosieguo delle loro vite. Molti sono i cambiamenti che si verificano in questa seconda parte della storia come la scomparsa dell’amato padre – perennemente indebitato e del quale se ne presume la morte – e l’assegnazione a Rose e alla sorella gemella Mary di due borse di studio presso due prestigiose scuole di musica. La sorella maggiore Cordelia – sin dall’inizio descritta come una nota stonata nell’armoniosa melodia familiare – convola a nozze e abbandona la casa di famiglia; mentre il fratello minore Richard Quin, desidera ardentemente iscriversi a Oxford. La madre dei ragazzi Aubrey, Clare, continua a essere sempre fragile e trascurata mentre la cugina Rosamund è sempre più impegnata nel proprio studio da diventare una brava infermiera. Ai membri di questa atipica e variegata famiglia, si aggiungono altri parenti e amici le cui figure contribuiscono ad arricchire il mondo che ruota loro intorno. Un mondo che, nel primo decennio del Novecento, fu sconvolto – come accadde nel resto dell’Inghilterra così come in tutta l’Europa – dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel cuore della notte : gioie e dolori dell’età adulta In questo secondo libro che compone la trilogia degli Aubrey, Rebecca West continua a oscillare tra commedia e tragedia, aperto e manifesto sentimentalismo alternato a un freddo e netto distacco del cuore: tutto è espresso con la consueta tagliente ironia dell’autrice che caratterizza le descrizioni delle scene di vita familiare e sociale che si susseguono nella narrazione. I giovani Aubrey non sono più dei bambini: sono ormai cresciuti e, ognuno di loro, intraprende quella strada costellata di gioie e dolori che segna l’inizio della vita adulta con le sue amarezze e le sue felicità, con le sue sconfitte e i suoi trionfi e, sopra ogni altra cosa, con le sue perdite. Perdite che lasciano un vuoto incolmabile il cui dolore dura tutta una vita e al quale si può sopravvivere solo se ci si aggrappa con forza a qualcosa come la musica che, in questo caso, è cura, conforto, rifugio sicuro oltre che grande passione senza la quale, se privati, si può soffrire. Nel cuore della notte è un’opera sorprendente, intensa e leggera insieme dalla quale lasciarsi trasportare sulle note di una melodia suonata a più mani che la rendono unica e irripetibile. [amazon_link asins=’8893253925,8877381566,8854503363,8870634523,1844086992,B07LCS8BKN’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’1864fe87-e2e3-424e-9b98-a4bb01c06857′]

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Cinema e Serie tv

La favorita, l’ultimo film diretto da Yorgos Lanthimos

È da oggi in programmazione nei nostri cinema La favorita, l’ultimo lavoro diretto dal regista, sceneggiatore e produttore cinematografico greco Yorgos Lanthimos. Il film è una testimonianza particolareggiata dello stretto rapporto intercorso tra tre donne agli inizi del Settecento: la regina Anna di Gran Bretagna (Olivia Colman), la Duchessa di Marlborough Sarah Churchill (Rachel Weisz) e la cugina di quest’ultima la baronessa Abigail Masham (Emma Stone). Il periodo che fa da sfondo a questo triangolo al femminile è il delicato momento durante il quale la Gran Bretagna si trovava in guerra contro la Francia e, anche per questo motivo, la scelta di far luce su quanto accadeva a corte tra la regina e le due cugine a lei vicine non è stata casuale. Il film, infatti, mette a nudo la grande fragilità e instabilità emotiva di Anna che, insicura riguardo al suo aspetto fisico, turbata a causa della perdita di ben 17 figli e afflitta dalla gotta, ricerca continuamente attenzioni e affetto – anche di carattere sessuale – dalla fidata amica e dama di compagnia Sarah. Quest’ultima, però, approfitta della debolezza della regina per “consigliarla” affiancandola non soltanto sulle questioni private ma anche, e soprattutto, su quelle relative la gestione del regno traendone indubbi benefici personali. Con l’arrivo della cugina Abigail, che da umile serva la soppianta nel ruolo di “favorita”, il controllo di Anna e dello Stato passa di mano e le conseguenze di questo cambiamento si ripercuoteranno sia nelle vite delle protagoniste che nel resto del Paese. La favorita : non solo gli uomini smaniano per il potere Chiunque pensi che la pellicola di Lanthimos sia l’ennesimo rifacimento dal ritmo lento e pesante della biografia di un personaggio famoso, si sbaglia di grosso. Il film è divertente, veloce, condito con tanta e mirata ironia da farne indigestione e volerne, comunque, ancora. Eccellente poi è l’impiego della telecamera che insegue i personaggi senza mai perderli di vista da lontano e da vicino, così da dare l’impressione agli spettatori di essere lì accanto a loro tra i lunghi corridoi, le stanze e i giardini dell’imponente palazzo reale. Altra nota positiva è indubbiamente la musica che irrompe prepotente e ad alto volume sulla scena con le sue sonate e i suoi assoli di pianoforte e violino come a voler dare maggiore rilevanza a quanto accade nei momenti più salienti. Infine, ottima l’interpretazione da parte delle tre attrici che esprimono appieno, non soltanto i caratteri peculiari dei loro personaggi, ma ne sottolineano l’insaziabile desiderio di potere da soddisfare con qualsiasi mezzo a loro disposizione. La favorita alterna commedia e dramma, passione e freddezza in un susseguirsi di avvicendamenti privi di pause che mantengono viva l’attenzione e l’interesse degli spettatori lasciandoli, alla fine, con un pensoso sorriso accompagnato da una strana sensazione di appagata incompiutezza.

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Cinema e Serie tv

Glass, l’ultimo lavoro cinematografico di Shyamalan

In programmazione al cinema dal 17 gennaio, Glass è l’ultimo film diretto dall’eclettico regista indiano naturalizzato americano M. Night Shyamalan. David Dunn (Bruce Willis) è sulle tracce di Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), un pericoloso criminale psicopatico affetto da un grave disturbo dissociativo dell’identità macchiatosi di efferati omicidi e rimasto a piede libero. Dopo averlo trovato, riuscendo a mettere in salvo quattro ragazze da lui rapite, sia David – la cui identità è rimasta fino ad allora celata dietro il nome de Il Sorvegliante – sia Kevin – L’Orda – vengono arrestati dalle autorità per poi essere rinchiusi in un istituto psichiatrico dove si trova anche il peggior nemico del primo, Elijah Price (Samuel L. Jackson) – soprannominato Mister Glass (l’uomo di vetro) a causa di una malattia che ha reso estremamente fragili le sue ossa. I tre sono seguiti dalla dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), il cui intento è quello di dimostrare che nessuno di loro è realmente dotato di poteri sovrannaturali come i personaggi dei fumetti ma, semplicemente, si sono convinti di averli. Puntando sulle debolezze di ognuno e instillando nella loro menti il dubbio circa i loro “superpoteri”, la psichiatra chiede anche aiuto alle persone loro vicine: il figlio di David, Joseph (Spencer Treat Clark), la madre di Elijah (Charlayne Woodard) e la ragazza rapita da David ma poi lasciata libera, Casey (Anya Taylor-Joy), – chiede di parlargli facilitando così la “guarigione” ma il loro intervento si rivela infruttuoso. Mister Glass, nel frattempo, riesce a mettere in atto il suo piano: risvegliare La Bestia – la personalità più pericolosa di Kevin – per convincerla a battersi contro David affinché il mondo intero venga a conoscenza della loro esistenza. Durante lo scontro, tuttavia, una verità celata per anni viene svelata e sarà proprio questa importante rivelazione a segnare il destino di tutti i protagonisti. Glass, un sequel e crossover che non convince Con Glass si chiude la trilogia – della quale si è desunta l’esistenza dopo l’uscita di quest’ultimo film – iniziata con l’indimenticabile Unbreakable – Il predestinato (del 2000) e continuata con l’acclamato Split (del 2016). Nel primo hanno fatto la loro comparsa i personaggi interpretati da Bruce Willis e Samuel L. Jackson, mentre nel secondo quello di James McAvoy. Mettendo da parte l’incredibile lavoro svolto dai tre attori protagonisti, per il resto, questo film non possiede neanche la metà delle peculiarità che hanno reso un successo i precedenti. Ritmo rallentato, quasi totale assenza della tensione che tipicamente anima un thriller, dialoghi – alcuni privi di senso e, quindi, incomprensibili – piatti quasi banali; in definitiva, purtroppo, quest’ultimo lavoro di Shyamalan né supera né si avvicina agli altri. Probabilmente se il regista avesse curato maggiormente il progetto alla base della pellicola senza privarla così tanto della suspense che avrebbe dovuto permearla interamente, Glass avrebbe quantomeno eguagliato i suoi predecessori invece di arrivare a essere un prodotto appena passabile deludendo le aspettative degli spettatori.

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Libri

“Rugiada, la voce di Roma”: un romanzo di Mara Bruno

“Rugiada, la voce di Roma”: il nuovo romanzo di Mara Bruno | Recensione Pubblicato da AG Book Publishing lo scorso dicembre, Rugiada, la voce di Roma è un romanzo dell’autrice romana Mara Bruno. La storia è ambientata a Roma ed ha inizio il 20 settembre del 1870 quando, dopo l’ingresso dei bersaglieri attraverso la Breccia di Porta Pia, la città viene annessa al Regno d’Italia. Il 20 settembre è, dunque, una data importante per i romani a causa di questo avvenimento storico ma lo è, in particolare, anche per una giovane trasteverina che, nel giorno del suo diciannovesimo compleanno, viene a conoscenza di una verità taciutale da tempo. Rugiada – questo è il nome della protagonista – ascolta una conversazione dei genitori Ersilia e Fernando, proprietari di un’osteria, e scopre di essere stata adottata dalla coppia che l’aveva trovata ancora in fasce con soltanto un fazzoletto di ottima fattura con delle iniziali ricamate sopra. Nell’animo della ragazza inizia a farsi largo una profonda tristezza, aumentata dal desiderio di scoprire l’identità della madre naturale e delle motivazioni che, anni addietro, l’avevano spinta ad abbandonarla. A questo si aggiunge un crescente bisogno di indipendenza che la spinge ad andare a cantare per le strade insieme al piccolo Marietto, figlio della cenciaiola Costanza, accompagnato dal nonno Aldo, pur di guadagnare qualche soldo. È così che Rugiada diventa “la voce di Roma”, apprezzata per la sua voce melodiosa dal popolo romano. Tuttavia, un incontro inaspettato con l’affascinante e misterioso conte Adriano Alteri e, in seguito, con la moglie Clelia, il figlioletto Antonio e l’algida e altera suocera di lui Madame Legrand, cambierà la vita della protagonista e delle persone a lei care e che le vogliono – e le vorranno – bene. Rugiada, la voce di Roma, un’opera sul cambiamento e la maturità Mara Bruno, scegliendo di ambientare il suo romanzo nel preciso momento storico dell’annessione della città di Roma al Regno d’Italia, non si limita a mostrare i cambiamenti avvenuti nella vita della protagonista dell’opera poiché li estende anche al resto della popolazione. Come quest’ultima, infatti, anche Rugiada sarà costretta a crescere, a fare i conti non soltanto con il suo passato e l’eredità da esso trasmessale ma anche con i recenti avvenimenti che la renderanno una giovane donna matura e ormai in grado di affrontare ciò che il mondo esterno ha in serbo per lei. L’autrice mostra questo avvenuto mutamento già dai più piccoli particolari come, ad esempio, un uso meno frequente da parte della ragazza del romanesco in favore di un impeccabile italiano o, ancora, del freno posto all’impulsività che lascia il posto alla riflessione prima dell’azione senza, tuttavia, limitarne la spontaneità delle espressioni e dei gesti. Rugiada, la voce di Roma è un delizioso affresco su carta della città eterna durante gli ultimi anni dell’Ottocento e il personaggio di Rugiada, con la sua storia, lo impreziosisce, conferendogli quel tocco di particolarità in più che non guasta ma, al contrario, risulta essere azzeccato per il taglio narrativo presentato dal romanzo.   […]

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Libri

Bianca come la neve di Mariarosaria Conte (Recensione)

Uscito a novembre in libreria, Bianca come la neve è l’ultimo romanzo dell’autrice napoletana Mariarosaria Conte pubblicato da Ateneapoli Editore. Morena è una ragazza semplice, assennata, studiosa oltre che impegnata in varie attività extrascolastiche e con un gruppo di amici fidati con cui trascorre le sue giornate. Al rientro dalle vacanze estive da Oti, durante le quali si è fidanzata con Davide, più grande di lei di un paio di anni e appartenente alla “Napoli bene”, deve fare i conti con diverse complicazioni che renderanno il rapporto tra i due difficile da gestire. Se in vacanza i suoi genitori le avevano lasciato maggiore libertà, una volta in città la giovane è costretta a mentirgli pur di ritagliarsi del tempo da dedicare al suo amore. Davide si dimostra paziente, malgrado questa nuova situazione non gli vada tanto a genio, e le propone di conoscere i suoi amici. Una volta entrata in contatto con loro, le insicurezze e l’inadeguatezza di Morena non tardano a emergere rendendola ancora più impacciata fino al punto che, pochi giorni dopo una festa, il suo principe azzurro perfetto come un Dio la lascia dicendole che sono troppo diversi e, per questo motivo, la loro storia non può avere un futuro. Distrutta e addolorata, Morena si chiude in se stessa allontanando la madre, il padre, la sorella minore Giulia, l’amico del cuore Lorenzo e le amiche di sempre Claudia, Federica e Fiorenza, sprofondando in una acuta depressione che la porta all’anoressia. Preoccupati per le sue condizioni, i genitori decidono di mandarla a vivere per un periodo dagli zii a Roma dove, col passare dei giorni, la ragazza riesce faticosamente a riprendersi. Tornata a Napoli, tuttavia, la aspetta un’altra prova: riuscire a non perdere il prezioso equilibrio ritrovato dopo essersi confrontata con le persone care da lei trascurate durante i momenti bui e con chi ne era stato la causa scatenante. Bianca come la neve di Mariarosaria Conte: fragilità e forza di un’età delicata Mariarosaria Conte in Bianca come la neve torna a narrare – lo aveva già fatto nel libro Mare nell’anima pubblicato nel 2015 – della sedicenne Morena che, alle prese con il primo amore, reagisce come molti suoi coetanei lasciandosi travolgere dalle tante emozioni positive e negative che da esso scaturiscono influenzandone e plasmandone in maniera, a volte confusa, il carattere e il modo di comportarsi. “… Non capivo più niente. Da sempre avevo creduto di essere bianca e pura come la neve che brilla nelle giornate di sole in montagna, tanto simile a diamanti sminuzzati e capace di accecarti col suo chiarore. Forse in me esistevano zone d’ombra inesplorate. Fatto sta che non mi riconoscevo più. Ero smarrita. Perplessa. Triste.” Il fragile equilibrio emotivo di Morena si spezza con la delusione derivata dall’infrangersi di un sogno, idillico e perfetto, costruito sull’idealizzazione della persona amata che, dopo averle fatto scoprire una felicità inaspettata e meravigliosa, la fa precipitare in un baratro oscuro che la porta all’anoressia. Mariarosaria Conte tratta di una malattia molto diffusa tra i più […]

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Libri

Mala semenza, l’imperdibile romanzo di Maria Elefante (Recensione)

Pubblicato lo scorso febbraio dalla casa editrice Homo Scrivens all’interno della collana Dieci, Mala semenza è il secondo romanzo della scrittrice Maria Elefante. Filuméne è una contadina, nata e cresciuta nella campagna vesuviana. Cultrice della terra, devota – come tutti i membri della sua famiglia lo sono ormai da generazioni – al culto della dea Ecàte, ama gli animali di cui si prende cura con attenzione e pazienza. Innamorata di David, dal quale viene allontanata dalla madre perché ebreo, grazie a lui coltiva anche una segreta passione per i libri. Un giorno, assorta nella lettura della storia di Amore e Psiche, non si accorge dell’uomo che, dopo essere stato da lei rifiutato come marito, la violenta sfregiandole, non soddisfatto, il volto con un coltello. In poco tempo, Filuméne ‘a facciatagliata, rimasta incinta dopo l’aggressione, diviene la moglie di Benito Malasemenza, uomo crudele, rozzo e appartenente al clan de i pisciuni. Alla prima figlia, Anna detta Ninnella, ne seguono altri due, Lilina e Ciccillo ma, nonostante la loro presenza, gli episodi di soprusi e violenze non hanno fine per la povera donna che continua a subire le angherie del marito-padrone. Quest’ultimo, avido di denaro e alla guida di un clan invischiato nei loschi affari del territorio, dà ulteriore prova della sua incuranza e ignoranza quando profana il tempio di Ecàte scoperto sotto le fondamenta della loro casa, dando inizio al contrabbando dei preziosi manufatti in esso rinvenuti. Ma a evidenziare la malvagità dell’uomo è il mostruoso giro d’affari avviato con lo smercio dei rifiuti che inquineranno i terreni e le acque vesuviani e, a causa di ciò, gli abitanti di quelle zone cominceranno ad ammalarsi gravemente fino a morire avvelenati da quella mala semenza che ha soppiantato la buona di cui Filuméne era la custode. Determinata a salvare la sua terra dalle grinfie del boss che è stata costretta a sposare e sopportare, la donna, ormai adulta, si unirà al comitato delle “Mamme coraggio”. Grazie al loro appoggio, farà quello che avrebbe dovuto fare tanti anni addietro: fermare il mostro che le ha reso la vita un inferno riuscendo a portarlo anche nell’amata terra natia. Mala semenza di Maria Elefante, un’opera unica e drammaticamente attuale Maria Elefante nel suo romanzo tratta argomenti attuali che affondano le loro radici in tempi lontani. Dalla violenza sulle donne ai maltrattamenti che i più deboli subiscono in silenzio o perché inascoltati, dalle piaghe della criminalità organizzata e della droga al commercio illecito delle opere d’arte fino all’inquietante e dilagante problema dei rifiuti, niente viene tralasciato. Il tutto viene esposto dall’autrice in maniera chiara, diretta senza risparmiare nulla al lettore che si ritrova coinvolto attivamente dalle parole e dai fatti da esse narrati, così da non rimanerne soltanto semplice testimone ma arrivando a prenderne realmente coscienza e far sentire la sua voce esprimendosi con una reazione dovuta perché naturale. Mala semenza racchiude in sé la forza espressiva della verità – da sempre sotto gli occhi di tutti ma da pochi coraggiosi rivelata – che esplode grazie […]

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