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Eroica Fenice

Libri

Bianca come la neve di Mariarosaria Conte (Recensione)

Uscito a novembre in libreria, Bianca come la neve è l’ultimo romanzo dell’autrice napoletana Mariarosaria Conte pubblicato da Ateneapoli Editore. Morena è una ragazza semplice, assennata, studiosa oltre che impegnata in varie attività extrascolastiche e con un gruppo di amici fidati con cui trascorre le sue giornate. Al rientro dalle vacanze estive da Oti, durante le quali si è fidanzata con Davide, più grande di lei di un paio di anni e appartenente alla “Napoli bene”, deve fare i conti con diverse complicazioni che renderanno il rapporto tra i due difficile da gestire. Se in vacanza i suoi genitori le avevano lasciato maggiore libertà, una volta in città la giovane è costretta a mentirgli pur di ritagliarsi del tempo da dedicare al suo amore. Davide si dimostra paziente, malgrado questa nuova situazione non gli vada tanto a genio, e le propone di conoscere i suoi amici. Una volta entrata in contatto con loro, le insicurezze e l’inadeguatezza di Morena non tardano a emergere rendendola ancora più impacciata fino al punto che, pochi giorni dopo una festa, il suo principe azzurro perfetto come un Dio la lascia dicendole che sono troppo diversi e, per questo motivo, la loro storia non può avere un futuro. Distrutta e addolorata, Morena si chiude in se stessa allontanando la madre, il padre, la sorella minore Giulia, l’amico del cuore Lorenzo e le amiche di sempre Claudia, Federica e Fiorenza, sprofondando in una acuta depressione che la porta all’anoressia. Preoccupati per le sue condizioni, i genitori decidono di mandarla a vivere per un periodo dagli zii a Roma dove, col passare dei giorni, la ragazza riesce faticosamente a riprendersi. Tornata a Napoli, tuttavia, la aspetta un’altra prova: riuscire a non perdere il prezioso equilibrio ritrovato dopo essersi confrontata con le persone care da lei trascurate durante i momenti bui e con chi ne era stato la causa scatenante. Bianca come la neve di Mariarosaria Conte: fragilità e forza di un’età delicata Mariarosaria Conte in Bianca come la neve torna a narrare – lo aveva già fatto nel libro Mare nell’anima pubblicato nel 2015 – della sedicenne Morena che, alle prese con il primo amore, reagisce come molti suoi coetanei lasciandosi travolgere dalle tante emozioni positive e negative che da esso scaturiscono influenzandone e plasmandone in maniera, a volte confusa, il carattere e il modo di comportarsi. “… Non capivo più niente. Da sempre avevo creduto di essere bianca e pura come la neve che brilla nelle giornate di sole in montagna, tanto simile a diamanti sminuzzati e capace di accecarti col suo chiarore. Forse in me esistevano zone d’ombra inesplorate. Fatto sta che non mi riconoscevo più. Ero smarrita. Perplessa. Triste.” Il fragile equilibrio emotivo di Morena si spezza con la delusione derivata dall’infrangersi di un sogno, idillico e perfetto, costruito sull’idealizzazione della persona amata che, dopo averle fatto scoprire una felicità inaspettata e meravigliosa, la fa precipitare in un baratro oscuro che la porta all’anoressia. Mariarosaria Conte tratta di una malattia molto diffusa tra i più […]

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Libri

Mala semenza, l’imperdibile romanzo di Maria Elefante (Recensione)

Pubblicato lo scorso febbraio dalla casa editrice Homo Scrivens all’interno della collana Dieci, Mala semenza è il secondo romanzo della scrittrice Maria Elefante. Filuméne è una contadina, nata e cresciuta nella campagna vesuviana. Cultrice della terra, devota – come tutti i membri della sua famiglia lo sono ormai da generazioni – al culto della dea Ecàte, ama gli animali di cui si prende cura con attenzione e pazienza. Innamorata di David, dal quale viene allontanata dalla madre perché ebreo, grazie a lui coltiva anche una segreta passione per i libri. Un giorno, assorta nella lettura della storia di Amore e Psiche, non si accorge dell’uomo che, dopo essere stato da lei rifiutato come marito, la violenta sfregiandole, non soddisfatto, il volto con un coltello. In poco tempo, Filuméne ‘a facciatagliata, rimasta incinta dopo l’aggressione, diviene la moglie di Benito Malasemenza, uomo crudele, rozzo e appartenente al clan de i pisciuni. Alla prima figlia, Anna detta Ninnella, ne seguono altri due, Lilina e Ciccillo ma, nonostante la loro presenza, gli episodi di soprusi e violenze non hanno fine per la povera donna che continua a subire le angherie del marito-padrone. Quest’ultimo, avido di denaro e alla guida di un clan invischiato nei loschi affari del territorio, dà ulteriore prova della sua incuranza e ignoranza quando profana il tempio di Ecàte scoperto sotto le fondamenta della loro casa, dando inizio al contrabbando dei preziosi manufatti in esso rinvenuti. Ma a evidenziare la malvagità dell’uomo è il mostruoso giro d’affari avviato con lo smercio dei rifiuti che inquineranno i terreni e le acque vesuviani e, a causa di ciò, gli abitanti di quelle zone cominceranno ad ammalarsi gravemente fino a morire avvelenati da quella mala semenza che ha soppiantato la buona di cui Filuméne era la custode. Determinata a salvare la sua terra dalle grinfie del boss che è stata costretta a sposare e sopportare, la donna, ormai adulta, si unirà al comitato delle “Mamme coraggio”. Grazie al loro appoggio, farà quello che avrebbe dovuto fare tanti anni addietro: fermare il mostro che le ha reso la vita un inferno riuscendo a portarlo anche nell’amata terra natia. Mala semenza di Maria Elefante, un’opera unica e drammaticamente attuale Maria Elefante nel suo romanzo tratta argomenti attuali che affondano le loro radici in tempi lontani. Dalla violenza sulle donne ai maltrattamenti che i più deboli subiscono in silenzio o perché inascoltati, dalle piaghe della criminalità organizzata e della droga al commercio illecito delle opere d’arte fino all’inquietante e dilagante problema dei rifiuti, niente viene tralasciato. Il tutto viene esposto dall’autrice in maniera chiara, diretta senza risparmiare nulla al lettore che si ritrova coinvolto attivamente dalle parole e dai fatti da esse narrati, così da non rimanerne soltanto semplice testimone ma arrivando a prenderne realmente coscienza e far sentire la sua voce esprimendosi con una reazione dovuta perché naturale. Mala semenza racchiude in sé la forza espressiva della verità – da sempre sotto gli occhi di tutti ma da pochi coraggiosi rivelata – che esplode grazie […]

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Un’ombra nel buio, il primo romanzo del romano Francesco Carta

Recensione di “Un’ombra nel buio”, romanzo d’esordio del giovane autore romano Francesco Carta,  pubblicato ad ottobre dalla casa editrice L’Erudita. Camilla è sovrappensiero mentre sta attraversando, di notte, il freddo sottopassaggio della stazione Nomentana, per rientrare a casa dopo un’accesa litigata con il suo fidanzato. Pochi metri la separano dall’uscita ma la ragazza non riuscirà a raggiungerla perché, in quel tunnel sotterraneo, non è sola. Il corpo della giovane, che dopo essere stata violentata è stata brutalmente uccisa con un grosso sasso che le ha sfondato il cranio, sarà ritrovato la mattina seguente nel giardino pubblico poco distante dalla stazione e sarà il commissario Andrea Doria a occuparsi delle indagini. Il poliziotto, insieme alla sua squadra, inizia subito le ricerche e, per quanto risulti fin troppo semplice, uno dei degli assassini -perché i colpevoli della morte di Camilla sono due- viene subito individuato. Tuttavia, un misterioso vendicatore, che si fa chiamare il “Giustiziere”, precede la polizia e punisce l’uomo macchiatosi del reato in una maniera ancora più efferata. Questo assassinio fa presagire che si tratti soltanto dell’inizio di quella che poi si rivelerà una catena di omicidi legati tra loro da un filo conduttore, che dovrà essere correttamente interpretato per poter essere spezzato. È così che il commissario Doria, aiutato dal direttore della rivista Linea gialla, Carlo Medici – che il “Giustiziere” ha scelto come suo “portavoce”–, dovrà lottare contro il tempo servendosi di tutte le sue doti investigative per fermare l’astuto e meticoloso killer, che agisce indisturbato come un’ombra nel buio. Un’ombra nel buio, il poliziesco noir di Francesco Carta La storia è ambientata in una Roma dove a farla da padroni –senza che nessuno o solo pochi ne siano a conoscenza– sono le perversioni e i vizi, non tanto delle persone comuni quanto di quelle in vista, che ricoprono cariche o rivestono ruoli di una certa importanza nella società. Individui dall’anima irrimediabilmente corrotta e insanabile, che devono essere fermati per i loro crimini perché, altrimenti, resterebbero impuniti. Partendo da uno stupro conclusosi con l’omicidio della vittima, Francesco Carta imbastisce, fornendo ai lettori così come al suo commissario una serie di indizi da decifrare, una trama che induce al ragionamento, in modo tale da scoprire il disegno che si cela dietro, e motiva, ogni azione del fantomatico “Giustiziere”. Quest’ultimo, come altri personaggi con le stesse caratteristiche, non desidera altro se non essere scoperto e fermato e colui che dovrà porre fine ai suoi delitti dovrà essere proprio il commissario Doria, perché è questo ciò che vuole l’assassino. Attraverso alcune parti in cui l’autore dà voce al Giustiziere, inoltre, viene tratteggiato un suo profilo psicologico disturbato e a tratti delirante ma, comunque, caratterizzato da un agire lineare e metodico. Un’ombra nel buio, thriller niente affatto prevedibile, con una buona dose di elementi raccapriccianti e di enigmi a cui occorre trovare delle risposte per poter giungere alla scoperta finale, è un ottimo esempio di romanzo poliziesco capace di conquistare e appassionare gli amanti, e non, del genere.   Un’Ombra nel buio di Francesco Carta Immagine […]

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Libri

Una moglie francese, un romanzo di Robin Wells | Recensione

Recensione di “Una moglie francese”, romanzo storico della pluripremiata autrice Robin Wells, pubblicato da Newton Compton Editori. Il romanzo di Robin Wells inizia nel 2016, con l’incontro tra due donne ormai ultranovantenni: Amélie O’Connor e Katherine Thompson. È quest’ultima a decidere di andare a trovare la prima presso lo Shady Oaks Assisted Living Center di Wedding Tree in Texas perché, malgrado siano passati tanti anni, è più che mai intenzionata a conoscere la verità su ciò che accadde davvero tra lei e Jack, l’uomo che Katherine avrebbe dovuto sposare e che, invece, la lasciò per Amélie. Ha inizio il lungo e straziante racconto della vedova, intervallato e arricchito da aneddoti della vita di Kat relativi al suo rapporto con il giovane, risalenti alla Parigi del periodo della Seconda Guerra Mondiale. Si torna indietro, al 1939, quando in Europa si inizia a parlare sempre più spesso di un’imminente conflitto. Amélie è una ragazza spensierata che, di lì a poco, come tante milioni di persone, conoscerà gli orrori e le perdite della guerra, dalla quale solo un inaspettato quanto miracoloso incontro e una lunga serie di bugie – dette tutte a fin di bene – potranno salvare lei e la sua piccola Elise da morte certa.  Una moglie francese, un’opera sull’amore e sul perdono L’alternanza del punto di vista nella narrazione, che passa dai toni calmi e pacati di Amélie a quelli agitati e infastiditi di Katherine, così come la scelta di incastrare negli eventi presenti quelli passati contribuiscono a rendere più suggestivo il romanzo, creando una suspense che cresce di pagina in pagina. Questo perché la storia è intrisa di misteri che si scoprono soltanto con il suo procedere, dato che nessun elemento-chiave – nonostante le continue insistenze di Katherine – viene svelato prima che arrivi il momento opportuno per farlo. Le due protagoniste/antagoniste vengono descritte, attraverso gli occhi l’una dell’altra, in maniera minuziosa sia nell’aspetto fisico che nel carattere e, inutile dirlo, non potrebbero essere più dissimili. Amélie è tanto altruista, audace, semplice, quanto Kat è egoista, egocentrica e viziata; due donne estremamente diverse accumunate dal grande amore per il bello e valoroso Jack, giudicato innocente e colpevole al contempo, in base alle sue azioni. Oltre alla vicenda in sé, che narra ciò che è accaduto ad Amélie in Francia e ciò che ha vissuto Katherine in America, ad essere centrale nel libro è il rapporto che entrambe avevano costruito con l’uomo che amavano e l’inevitabile confronto dei due legami. I risultati finali saranno la scoperta della verità e la comprensione, che entrambe, anziane, affronteranno ora che lui non c’è più. Una moglie francese  di Robin Wells è un’ottima lettura, drammatica ma anche leggera, un eccellente romanzo storico, il cui merito è quello di presentare una storia dove l’amore è capace di tutto, soprattutto di perdonare.   Robin Wells ed il suo Una moglie francese   Immagine dal web: Amazon.it

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Libri

La custode dei bambini morti, il romanzo noir di Maria Ielo

La scrittrice Maria Ielo è uscita nelle librerie italiane con il suo primo lavoro, La custode dei bambini morti, pubblicato da GoWare nella collana I pesci rossi. Ambientato nella suggestiva campagna umbra, il romanzo inizia con l’incontro – casuale, ma non troppo – tra Cristiana e un barbone, Alessio. Quest’ultimo la avvicina proponendole un lavoro ben retribuito, ossia, quello di recarsi presso il casale della sua famiglia, chiamato I Cipressi, per fare compagnia alla figlia tredicenne Beatrice. Subito dopo averle esposto le sue intenzioni, l’uomo inizia a raccontarle della sua vita passata e delle persone a lui care. Tra queste, oltre alla moglie Federica – appassionata così tanto di cucina da trasformare parte del casale in una piccola trattoria – al fedele Fabrizio – suo aiutante nonché innamorato segreto – e Alessandra – una cara amica della moglie divenutane in seguito l’amante – e ovviamente, la figlioletta dell’uomo. Beatrice, però, è morta dopo essere stata investita mentre era in bicicletta nel 1977, quindi, trent’anni prima l’incontro tra il padre e Cristiana. Quest’ultima, alla quale si unirà poi la governante Myrsine – dotata di speciali poteri – non sarà affatto spaventata da quanto raccontatole da Alessio e, incuriosita, deciderà di accettare l’incarico propostole entrando in contatto con un mondo popolato da fantasmi di bambini morti dei quali diventerà la custode. La custode dei bambini morti, un’atipica ghost story di Maria Ielo Fermandosi al titolo, ci si aspetterebbe dall’opera di Maria Ielo una storia inquietante, magari raccapricciante e sanguinaria. Invece, ci si trova catapultati in una realtà malinconica, nostalgica e sentimentale dove, a predominare, è lo smodato desiderio di esserci per le persone amate andando persino oltre la morte. Il ritorno della Beatrice fantasma – che vorrebbe essere vista dalla madre per salvarla dal baratro dell’alcool e dello stato di abbandono in cui è piombata dopo la sua morte – simboleggia proprio questo. Tuttavia, la piccola non potrà nulla contro gli eventi che si succederanno inevitabilmente né con il tempo che passa inesorabile anche per lei che, dei suoi tredici anni ha conservato solo l’aspetto esteriore ma non più la sua essenza di fanciulla innocente. Passando alternativamente dal passato al presente, permettendo a più personaggi di raccontare la storia dal loro punto di vista, l’autrice ha dato vita a un’inconsueta ghost story dove a predominare sono i sentimenti. Sentimenti molto contrastanti che, da un’iniziale tormento che aumenta declinando fino a toccare il fondo, diventano serena accettazione di eventi che non possono essere cambiati ma con i quali si può e si deve imparare a convivere per poter ritrovare la perduta pace interiore. La custode dei bambini morti cattura e mantiene vivi l’interesse e l’attenzione proprio grazie alla mancanza di eccessiva melodrammaticità e, soprattutto, per l’incredibile lucidità narrativa che si staglia su uno sfondo di romanzata irrazionalità.

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Libri

La storia di Henry Esmond, il romanzo storico di William M. Thackeray

Apparso per la prima volta nel 1852, La storia di Henry Esmond è il romanzo storico dello scrittore inglese William M. Thackeray che ritorna nelle librerie nostrane nella ben curata pubblicazione tradotta a opera di Marinella Magrì per Fazi Editore. Ambientata in Inghilterra all’epoca del regno della Regina Anna la storia è scritta in forma di diario/memorie ed è presentata direttamente dal suo protagonista, Henry Esmond, un orfano che, dopo alcune iniziali vicissitudini, viene affidato alle cure del quarto Visconte di Castelwood Francis Esmond. Da quest’ultimo e dalla sua famiglia, composta dalla moglie Lady Castelwood e dai due figli Beatrix e Frank, è accolto calorosamente e trattato non più come un servitore ma come un loro pari. In effetti, è Henry a essere il vero erede di Castlewood ma, malgrado abbia fatto questa scoperta durante gli studi universitari a Cambridge per diventare prete, non rivelerà a nessuno quanto ciò di cui è venuto a conoscenza dal Visconte sul suo letto di morte. Allontanato dall’adorata Lady Castelwood, che lo reputa colpevole della morte del marito, il giovane decide di entrare nell’esercito prendendo parte alla Guerra di successione spagnola dalla quale tornerà ormai maturo, pronto a riconciliarsi con la famiglia e ancor più invaghito della cugina adolescente. Considerati i modi fin troppo civettuoli di quest’ultima, Henry riparte nuovamente per la guerra ritornando in patria solo nel 1708. Rinsaldati i rapporti con il vecchio amico Richard Steele, il quale lo introdurrà a Joseph Addison, Henry decide di dedicarsi alla scrittura fino a quando, insieme al cugino Frank, non abbraccerà una nuova causa politica che lo coinvolgerà in nuovi intrighi che ne cambieranno profondamente le convinzioni avute fino a quel momento. Disilluso in politica quanto in amore, al protagonista occorrerà un cambiamento radicale per dare una concreta svolta alla sua vita. La storia di Henry Esmond, un tipico esempio di romanzo vittoriano Accolto dalla critica di allora in maniera diseguale – per alcuni era un capolavoro mentre, per altri, un totale fiasco – l’opera di Thackeray è, in realtà, un’eccellente esempio di romanzo vittoriano – con tanto di dedica iniziale al politico e amico William Bingham Lord Ashburton – grazie all’attenta e precisa ricostruzione dei tempi e della società britannica dell’epoca. Come ne La fiera della vanità – il suo lavoro più conosciuto e riconosciuto – anche qui l’autore concentra le proprie attenzioni ed energie nella descrizione scrupolosa di eventi, personaggi e aneddoti che, indubbiamente, arricchiscono la narrazione. Tuttavia, se nel precedente romanzo l’interesse era stato rivolto al dipingere e schernire l’alta borghesia del tempo, in La storia di Henry Esmond il focus tematico è stato piuttosto concentrato sui complotti e le guerre verificatisi in quegli anni turbolenti – di grande aiuto, per non perdersi nessun particolare durante la lettura, sono le numerose note informative inserite nella traduzione italiana – sui quali Thackeray non si risparmia donando al pubblico uno scritto compiuto e molto interessante.  

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Cinema & Serie tv

Il calendario di Natale, un film di Bradley Walsh

Uscito il 2 novembre sulla piattaforma streaming Netflix, Il calendario di Natale è una commedia romantica diretta dal britannico Bradley Walsh. Abby Sutton (Kat Graham) è un’aspirante fotografa che, in attesa di decidersi a trovare il coraggio e la grinta per realizzare il suo sogno di diventare una professionista nel settore, lavora presso il reparto fotografie di uno dei negozi di proprietà della catena di distribuzione Sears. A dicembre, la giovane riceve due sorprese: la prima è il ritorno del suo migliore amico Josh (Quincy Brown), la seconda è il regalo anticipato del nonno (Ron Cephas Jones) che le dona un antico calendario dell’avvento appartenuto alla defunta moglie perché quella sarebbe stata la sua volontà. Anche se inizialmente titubante, Abby prende lo strano oggetto e lo porta a casa. Dal primo dicembre, per ogni giorno, le finestrelle del calendario si aprono allo scoccare della mezzanotte rivelando al loro interno le miniature di alberi di Natale, bastoncini di zucchero, stivali, pattini e tanti altri oggetti, ognuno collegato a qualcosa che accade, nella realtà, alla giovane per tutto il periodo delle feste. Abby, allora, si convince che il calendario è magico perché prevede il futuro e le fa anche incontrare Ty (Ethan Peck), un affascinante medico separato e con una figlia con il quale inizia a frequentarsi. Gli eventi, finalmente, sembrano aver preso la piega sperata perché, oltre che sentimentalmente, anche sul lavoro alla protagonista viene offerta una grande opportunità. Tuttavia un imprevisto la costringerà a fare alcuni passi indietro e a mettere in discussione i rapporti appena nati e quelli consolidati ormai da anni fino a farle comprendere realmente chi e cosa voglia dalla vita e cosa sia disposta a fare pur di realizzare le sue aspirazioni. Il calendario di Natale, una commedia prevedibile e smielata Si sa, gli elementi tipici per i film romantici ambientati a Natale sono: decorazioni di ogni genere e niente affatto discrete; cori che intonano canti natalizi e nei quali ci si imbatte a ogni angolo di strada; zabaione – per gli adulti, preferibilmente, corretto –; abbigliamento tendente al ridicolo; albero superdecorato e carico di doni e, soprattutto, tanta, tanta neve anche quando gli attori indossano vestiti primaverili/estivi. Ecco, ognuna di queste cose è presente ne Il calendario di Natale di cui, se proprio si vuol citare una particolarità, lo si può fare soltanto riferendosi al magico calendario su cui poggia l’intera trama. La storia è alquanto scontata, scorrevole certo ma tendente a sconfinare nel banale e nel trito e ritrito; poco aiutano le interpretazioni degli attori – dotati di fin troppo savoir faire e con caratteri accomodanti e zuccherosi – che sono tanto carini ma niente di più. Peccato perché, puntando meglio sull’unico aspetto per cui Il calendario di Natale poteva distinguersi dalle altre pellicole del genere e, magari, aspettando anche il periodo dell’anno giusto invece di anticiparsi così tanto sui tempi, il risultato avrebbe potuto essere diverso e il prodotto finale avrebbe potuto essere qualcosa in più della solita commedia sentimentale prevedibile e smielata. […]

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Cinema & Serie tv

First Man – Il primo uomo, lo spaziale film di Damien Chazelle

Scritto da John Singer – che ne ha tratto il soggetto, adattandolo, dal romanzo di James R. Hansen – e con la regia di Damien Chazelle, First Man – Il primo uomo è un film distribuito da Universal Pictures in programmazione nelle sale cinematografiche italiane dal 31 ottobre. La storia inizia nel 1961 quando un giovane Neil Armstrong (Ryan Gosling), ingegnere aereonautico e aviatore americano, conduce una vita ritirata dividendosi tra il lavoro e la famiglia che ha costruito con la moglie Janet (Claire Foy). In seguito alla prematura scomparsa della figlia minore Karen, Armstrong decide entrare a far parte della NASA e di partecipare al Programma Gemini compiendo il suo promo volo nello spazio, da civile e come comandante, nella missione Gemini 8. A questa prima impresa seguirà, dopo un lungo periodo di preparazione, incidenti tecnici che causeranno la morte di alcuni suoi amici nonché colleghi, la partenza con la missione spaziale Apollo 11 per raggiungere la Luna sulla quale Neil, la sera del 20 luglio 1969, sarà il primo uomo a posare piede pronunciando la famosa frase: «Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità». First Man – Il primo uomo : la vita privata e pubblica di un uomo entrato nella storia Cominciando dalle stupefacenti riprese spaziali – le scene ambientate sulla Luna sono state filmate con cineprese IMAX da 70 millimetri – e proseguendo con i tanti primi e primissimi piani degli attori che ne colgono ed evidenziano la grande espressività, il risultato del lavoro svolto da Chazelle è a dir poco sorprendente. Nonostante la maggior parte del girato – il film dura poco più di due ore – sia stato dedicato al Neil Armstrong ingegnere e astronauta con un’attenzione alla lunga e complessa preparazione in vista delle missioni spaziali, le parti che conquistano sono quelle in cui il protagonista viene mostrato per quello che è: un padre, incapace di riprendersi completamente dalla perdita della sua bambina e che è assente/presente nelle vite degli altri due figli; un marito, innamorato e attento ma a tratti schivo e distaccato; un uomo, discreto e determinato a compiere l’impresa che lo farà entrare nella storia. D’altronde, questo, è il primo – nonché attesissimo – lungometraggio che racconta la storia di Neil Armostrong, interpretato in maniera impeccabile da un intenso Ryan Gosling che, con Chazelle, aveva già lavorato nell’acclamato La La Land del 2016. Di grande forza e impatto risulta essere anche l’interpretazione di Claire Foy, perfetta nel ruolo affidatole. Notevole la scelta di introdurre registrazioni e filmati dell’epoca che vide gli Stati Uniti alle prese non soltanto con la corsa alla conquista dello spazio, ma anche con le problematiche legate alla guerra del Vietnam e le contestazioni del ’68. Per tutte queste ragioni, First Man – Il primo uomo è un bellissimo e coinvolgente film capace di appassionare gli spettatori vista la grande varietà di soggetti in esso trattati.

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Libri

Carmen Korn e il suo romanzo storico “Figlie di una nuova era”

Esce oggi nelle nostre librerie per Fazi Editore nella collana Le strade, il romanzo storico Figlie di una nuova era della giornalista e scrittrice tedesca Carmen Korn. Ambientata nella città di Amburgo, la storia inizia nel marzo del 1919 – a pochi mesi dunque dalla conclusione del Primo conflitto mondiale – nella casa di Henny Godhusen una diciannovenne che ha perso il padre in guerra, che vive con l’autoritaria madre Else e che sta per iniziare l’apprendistato di ostetrica presso la rinomata clinica Finkenau. Come lei, anche la sua amica d’infanzia Käthe Laboe si prepara per cominciare questa nuova esperienza appoggiata dal fidanzato Rudi Odefey con cui condivide, soprattutto, le idee politiche comuniste in netto contrasto con la corrente di quegli anni e di quelli a venire. Lina Peters è, invece, una futura insegnante orfana di entrambi i genitori e con un fratello più piccolo a cui badare, il sensibile Lud. Di tutt’altra pasta, infine, è la quarta e ultima protagonista della storia, la ricca e viziata diciassettenne Ida Bunge cui il padre, con problemi di denaro, sta organizzando un matrimonio di interesse con il dirigente di banca Friedrich Campmann. Le vite di queste ragazze – che si intrecceranno tra le strade amburghesi con amori, amicizie, interessi comuni e carriere lavorative – provate da lutti e sacrifici, proseguiranno il loro corso naturale fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale dalla quale saranno inevitabilmente tutte cambiate e segnate. Figlie di una nuova era di Carmen Korn, quattro donne della Germania della prima metà del Novecento Carmen Korn riporta il lettore nella Amburgo degli anni tormentati della prima metà del Novecento ricostruendone le vicende attraverso le storie delle quattro protagoniste – nonché dei tanti altri personaggi a loro collegate per le più svariate ragioni – che vengono presentate in maniera ben caratterizzata. Di ognuna si conosce il passato, che ha contribuito a renderle quelle che sono nel presente: quattro giovani donne diverse l’una dall’altra ma accumunate dalla determinazione e dalla voglia di sopravvivere a ciò che la vita ha in serbo per loro. Carmen Korn, servendosi di uno stile scorrevole e di una narrazione a incastro che segue un ordine cronologico preciso, offre ai lettori una storia interessante, ricca di particolari e di emozioni dalla quale si è immediatamente coinvolti e appassionati. Figlie di una nuova era di Carmen Korn è un’opera piacevole in cui maggiore attenzione viene data alle vicende personali delle sue eroine, ragazze all’apparenza comuni ma che, grazie alle loro peculiarità individuali, risultano essere tutt’altro che banali e ordinarie.

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Libri

“Darei la vita”, un interessante saggio di Cinzia Tani

Edito da Rizzoli, Darei la vita è il saggio in cui la scrittrice romana Cinzia Tani ha deciso di omaggiare alcune tra le figure femminili maggiormente emblematiche della storia sia per le loro relazioni con uomini di spicco in vari campi – si spazia dall’arte alla scienza, dalla letteratura alla musica – sia per la loro particolare personalità. Il libro di Cinzia Tani si apre con la citazione della famosa frase “Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna” – attribuita alla ancor più celebre scrittrice, saggista e attivista inglese ottocentesca Virginia Woolf – e continua con il proporre particolari delle vite di queste singolari figure rimaste spesso all’ombra dei loro noti compagni. È così che, in un arco di tempo che va dall’inizio dell’Ottocento fino a quasi la fine del Novecento, il lettore fa la conoscenza – o la approfondisce – di creature conturbanti, intelligenti, dotate di spirito critico, tenaci, selvagge e docili; degli esseri, insomma, che se fecero parlare di sé fu non soltanto per i loro illustri partner ma anche per la loro spiccata personalità. Tra queste, la Tani narra le vicende della serba Mileva Marić, la brillante studentessa – nonché la prima donna della sezione di matematica di quegli anni – del Politecnico di Zurigo che metterà da parte le proprie aspirazioni per condividere quelle del futuro padre della relatività Albert Einstein. Si conosce poi anche l’infelice storia della giovane Jeanne Hébuterne, anche lei studentessa ma di arte presso l’Académie Colarossi di Parigi, innamoratasi dello sregolato pittore italiano Amedeo Modigliani; o quella di Giuseppina Strapponi, soprano italiano, nonché seconda moglie – all’inizio malvista dai concittadini del marito – del compositore Giuseppe Verdi. Le loro storie, così come quelle delle altre protagoniste/eroine del libro, vengono narrate con un’abbondanza di particolari e retroscena curiosi e incredibili da invogliare sempre più alla lettura. Darei la vita di Cinzia Tani. Grandi donne di grandi uomini Quello che maggiormente colpisce dei fatti raccontati dall’autrice è l’estrema naturalezza dello stile da lei impiegato per parlare di aspetti – pubblici e privati – delle donne straordinarie citate nel volume. Cinzia Tani, inoltre, per ognuna di loro, sembra quasi cambiare volutamente registro in base a che si approcci a una figura fragile, magari sventurata, o a una scaltra, risoluta, intenzionata a non farsi dominare dall’altro o dagli eventi. Eppure, tutte ottengono ciò che, purtroppo a molte, è mancato sia quando erano in vita sia dopo la loro morte: l’attenzione del pubblico su chi furono, cosa provarono, quali prove dovettero affrontare per quel sentimento, l’amore, che è capace di rendere una donna invincibile o distruggerla. Darei la vita è, innanzitutto, questo: un elogio all’amore, alla dedizione, alla passione e al sacrificio che hanno permesso a queste creature di vivere accanto a uomini eccezionali camminando loro fianco a fianco.

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Se tu vai via porti il mio cuore con te, lo struggente romanzo di Silvia Gianatti

Pubblicato da Leggereditore, Se tu vai via porti il mio cuore con te è l’ultimo lavoro della consulente editoriale, giornalista e scrittrice milanese Silvia Gianatti. Valeria e Marco sono una giovane coppia affiatata e innamorata che, dopo un periodo di tentativi, è in attesa del suo primo bambino. Un figlio desiderato, adorato sin dal momento in cui hanno saputo di averlo concepito. Il destino, crudele e beffardo, ha deciso che questa creatura non sarà portatrice della tanto sperata gioia perché, all’ottavo mese, Valeria sarà costretta a partorire il suo Tommaso – questo il nome scelto dai due coniugi – senza vita. Il dolore, la rabbia, l’incapacità a rassegnarsi a una tragedia così grande prendono il sopravvento nel cuore di questa mamma inconsolabile che, a poco a poco, si lascia andare a essi permettendo al vuoto di invaderla completamente. Nessuno sembra essere in grado di consolarla, al contrario, qualsiasi tentativo da parte di parenti e amici, è per Valeria motivo di fastidio, di insofferenza. Un’insofferenza che si manifesta anche nei confronti del suo compagno, anch’egli distrutto eppure capace di reagire, con il quale ha da subito instaurato quel legame perfetto che raramente si riesce ad avere con un’altra persona. Il tempo e il prezioso consiglio della dottoressa presso la quale Valeria è in cura, di scrivere al suo piccolo, la aiuteranno a fare i conti con quanto è accaduto, con chi era prima che questo terribile lutto la colpisse, chi è diventata e chi potrebbe ancora essere nel futuro che la attende. Se tu vai via porti il mio cuore con te, la voce dei “genitori interrotti” Silvia Gianatti, servendosi di una scrittura di getto, lucida e nuda racconta con una semplicità disarmante e straziante la storia vera di una realtà diffusa ma poco conosciuta, quella della morte perinatale. “Due milioni e seicentomila bambini. Mai nati. Di cui non parla nessuno. Perché non ne parla nessuno? Siamo tantissimi…” Quel “siamo” rivolto ai tanti “genitori interrotti” – così chiamati perché genitori lo sono stati senza diventarlo – abbraccia con calore e sincerità chi come Valeria e Marco sa cosa significhi, cosa si provi, cosa si sia smesso di provare alle parole “Non c’è battito”. Eppure, quel cuore che pulsava pieno di vita, per una mamma e per un papà, non cesserà mai di battere nei loro accompagnandoli attimo dopo attimo fino alla fine dei loro giorni perché un figlio perso non si dimentica, non si “sostituisce”, non si rinnega mai. In Se tu vai via porti il mio cuore con te nulla viene rinnegato, al contrario, ogni emozione, ogni ricordo, ogni aspettativa, ogni gesto o parola ha la propria innegabile importanza e tutti questi elementi insieme rappresentano la forza narrativa di questa splendida e commovente storia. 

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Le costellazioni dello zodiaco in alchimia, un’opera di Alessandro Orlandi

Edito lo scorso marzo dalla partenopea Stamperia del Valentino nella collana I polifemi, Le costellazioni dello zodiaco in alchimia. Con particolare riferimento ad alcuni bassorilievi delle cattedrali gotiche è l’affascinante volume del poliedrico scrittore romano Alessandro Orlandi. Il grande interesse dell’autore, così come la sua vasta conoscenza del tema da lui affrontato, è evidente sin dalle prime battute del libro. Di quest’ultimo l’aspetto che si constata immediatamente durante la lettura è – soggetto che incuriosisce e mentalmente stimolante a parte – il ritrovare a ogni passo la dedizione e passione di Alessandro Orlandi nei confronti di ciò che scrive. Suddiviso in due parti, ognuna preceduta e presentata da un’introduzione, il testo è una vivace e densa di particolari e rimandi esposizione del nesso esistente tra l’Astrologia e l’Alchimia per una possibile definizione della personalità umana. La loro attinenza è supportata non soltanto dalla citazione di diversi studiosi di entrambi gli ambiti, ma anche da una serie di immagini – si tratta di alcuni bassorilievi delle cattedrali gotiche francesi di Amiens, Chartres e della parigina Notre-Dame – grazie alle quali viene offerta una chiara e migliore interpretazione delle considerazioni esposte nel libro. L’intenzione, d’altronde, non è certo quella di “ … trattare i 12 segni dello zodiaco come avviene in molti testi di Astrologia…” ma, piuttosto, è evidente la volontà di “ … partire per un viaggio nello zodiaco e nel cielo interiore dell’uomo” in modo tale da capire a quali operazioni alchemiche e stagioni dell’anima corrisponda, “incarnandole”, ciascun segno. È così che, cominciando con L’Ariete, archetipo di ogni inizio possibile, si passa al Toro emblema di stabilità. Seguono poi i Gemelli, il periodo in cui si stabiliscono le direzioni individuali; il Cancro, dove a essere predominanti sono il simbolismo delle origini e i legami di sangue, con la memoria e con il passato. L’energia qui individuata viene poi, nel Leone, a essere emanata verso l’esterno definendolo come un “portatore di luce” capace di amare, creativo e generoso. Alla Vergine spetta il non semplice compito di dubitare e compiere un’autoanalisi attraverso l’introspezione e il senso critico. Procedendo come per la prima metà, anche per i restanti 6 segni un’accurata spiegazione viene proposta permettendo di delinearne le caratteristiche che li determinano e definiscono. Le costellazioni dello zodiaco in alchimia di Alessandro Orlandi: la disvelazione del cielo e dell’Opera alchemica Le costellazioni dello zodiaco in alchimia di Alessandro Orlandi propone al lettore un approccio magico e seducente, ponderato e largamente argomentato che si manifesta più nitidamente e senza alcuna fretta ai suoi occhi in tutta la sua forte e intesa carica rivelatrice. Possibile conseguenza di questa rivelazione nuova, potrebbe essere una cosciente riappropriazione del sé proprio grazie a una maggiore comprensione del cielo astrologico unita alle fasi dell’Opus alchemicum.

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Marlene, il secondo capolavoro dell’autrice Hanni Münzer

Dopo l’incredibile successo ottenuto da Musica per un amore proibito, la talentuosa scrittrice tedesca Hanni Münzer torna in libreria con Marlene, l’attesa continuazione del suo bestseller pubblicato in Italia – come il precedente – da Giunti Editore. In questo secondo libro la Münzer affida il ruolo di protagonista a un personaggio incontrato – e poi lasciato – nel testo precedente: la bellissima Anna von Dürkheim, più conosciuta con il nome Marlene. Arrivata alla veneranda età di 97 anni, la donna, appartenente a una famiglia ebraica dell’aristocrazia polacca, durante la Seconda Guerra Mondiale era diventata una spia partigiana per poi, finito il conflitto, fare carriera come attrice divenendo una star del cinema. È alla sua travagliata giovinezza che, l’incontro con delle persone a lei care che non vede da anni, torna la sua memoria e dal presente – siamo a Cracovia nel dicembre del 2012 – il lettore viene riportato a Monaco di Baviera nel luglio del 1944. Marlene, allora poco più che ventenne, è riuscita a sopravvivere a un attacco aereo americano che ha distrutto la città ed è intenzionata a continuare la lotta contro i nazisti. Travestitasi da crocerossina, insieme alla giovanissima Trudi, parte per la Polonia per portare a termine la missione affidatale ma, riconosciuta dall’odiato Obersturmbannführer – comandante superiore di battaglione – Albrecht Brunnmann, finisce per essere deportata nel campo di concentramento di Auschwitz. Qui, con l’amica e tante altre donne sfortunate, è costretta a subire abusi e violenze indicibili prostituendosi per i nazisti. Le possibilità di fuga e di sopravvivenza sono poche, eppure, grazie alla tenacia, alla speranza e all’aiuto del dottore Peter Friehling del quale la giovane si innamora, riesce a evadere dal campo. La tanto agognata libertà ottenuta avrà un caro e amaro prezzo che Marlene dovrà decidere di pagare, rinunciando all’amore, o di non pagare voltando le spalle a tutto quello per cui ha tanto combattuto e sofferto. Marlene : il romanzo-tributo di Hanni Münzer a tutte le partigiane Attraverso il carismatico personaggio di Marlene, Hanni Münzer costruisce un vero e proprio elogio rivolto alle coraggiose e fiere partigiane della Seconda Guerra Mondiale oltre a ricostruire gli eventi storici di quel periodo. Il romanzo è interamente incentrato sulla descrizione di ciò a cui, uomini e donne, andarono incontro decidendo di votare le proprie esistenze a una causa alta e nobile: sacrificarsi in nome di un’ideale di libertà universale. Marlene – che ben continua e termina la storia iniziata con Musica per un amore proibito – è un ottimo esempio di testimonianza storica arricchito da informazioni attestate, citazioni e aneddoti che la rendono un’imperdibile opera letteraria completa. Hanni Münzer, libri

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L’amore non è mai come sembra, un romanzo di Francesca Redolfi (Recensione)

Pubblicato da LibroMania, L’amore non è mai come sembra è il romanzo scritto dalla giornalista pubblicista e redattrice lombarda Francesca Redolfi. La giovane ventiquattrenne protagonista, Gaia Pollìni, vive a Milano dove studia Lettere all’università mentre coltiva con dedizione e passione il grande sogno di diventare una giornalista professionista. Per raggiungere il suo obiettivo lavora come collaboratrice da circa due anni presso La Voce di Milano, un grande giornale quotidiano locale, dove spera di essere assunta per poter iniziare il praticantato, sostenere in seguito l’esame di stato e potersi finalmente iscrivere all’ordine professionale dei giornalisti. Come lei anche Vittorio, il suo ragazzo, lavora nel settore come redattore al Metropoli, la testata concorrente de La Voce. Quando ai tanti collaboratori in attesa di assunzione si aggiunge il misterioso – nonché talentuoso e affascinante – Dario Nibali, Gaia vede affidare a lui gli articoli migliori sentendosi messa da parte e iniziando a perdere le speranze di ottenere il posto tanto desiderato. A ciò si aggiunge un’inspiegabile serie di fughe di notizie riservate nelle quali Lorenzo – il direttore – individua in lei, vista la sua relazione con un collega del quotidiano rivale, la possibile spia. La giovane, abbattuta ma intenzionata a provare la propria innocenza, inizia, dopo aver osservato bene l’ultimo arrivato, a credere che possa esserci lui dietro le accuse che le sono state mosse ed è pronta a tutto pur di smascherarlo. Gaia scoprirà qualcosa che non avrebbe mai neanche lontanamente potuto immaginare sul conto di Diego ma, inaspettatamente, sarà proprio grazie a lui se potrà fare chiarezza su se stessa e su ciò che realmente vuole dalla vita. L’amore non è mai come sembra di Francesca Redolfi, un delizioso romanzo romantico Francesca Redolfi crea una storia semplice e scanzonata dove il messaggio che passa attraverso lo sviluppo di situazioni diverse – oltre all’amore suggerito già nel titolo – è che non bisogna mai fermarsi alle apparenze ma si deve sempre andare oltre per capire, oltre che di se stessi, qualcosa in più anche degli altri. I personaggi, in particolar modo la protagonista combattuta tra cuore e ragione, aspettative e realtà, possiedono tutti un lato nascosto che viene disvelato a poco a poco con l’evolversi della trama. Incentrato sul comprendere cosa si voglia e chi si voglia essere, sull’aprire gli occhi e guardare alla propria vita e alle scelte che la influenzeranno cambiandone il corso con una maturità nuova, L’amore non è mai come sembra risulta essere un testo capace di trasmettere significati molto apprezzabili in maniera diretta e limpida senza camuffarli spacciandoli poi per quello che non sono.

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Volo di paglia, il primo romanzo di Laura Fusconi (Recensione)

Inserito nella collana “Le Strade”, Volo di paglia è la prima opera letteraria della giovane scrittrice Laura Fusconi pubblicato di recente dalla Fazi editore. Suddiviso in tre parti, il romanzo si apre con un brevissimo prologo datato 28 settembre 1946 per poi andare indietro nel tempo a un giorno di festa dell’agosto del 1942. Due bambini, Tommaso e Camillo, attendono con impazienza di partecipare ai festeggiamenti organizzati nel loro paese e ai due inseparabili amici si unisce Lia, la compagna di classe della quale Camillo è innamorato. Figlia del temuto e detestato ras fascista della zona Gerardo Draghi e della maestra Ada, la piccola è all’oscuro delle malefatte del padre che, oltre a comandare nella casa di famiglia, soprannominata “La Valle”, è a capo di un gruppo di camicie nere che detta legge in quelle zone della campagna piacentina. In seguito alla scomparsa del loro compagno Franco Bartali, avvenuta dopo un furioso litigio tra il padre del ragazzino e Draghi, si innescano una serie di avvenimenti che avranno delle conseguenze irreversibili e che ricadranno sui giovani protagonisti. A distanza di più di cinquant’anni in quegli stessi luoghi e tra le rovine dell’imponente dimora dei Draghi, altri due piccoli grandi amici, Lidia e Luca, avranno modo di venire a contatto con quel passato lontano eppure ancora così vivido e presente da infestare e annebbiare le loro menti e quelle dei loro predecessori. Volo di paglia di Laura Fusconi: la dura realtà degli adulti contro l’innocente immaginazione dei bambini Scritto con uno stile ben definito, lineare e semplice, il romanzo di Laura Fusconi si presenta tanto maturo nel trattare i temi che riguardano le problematiche della vita adulta quanto privo di malizia e spontaneo nell’affrontare quelli concernenti la vita infantile. I due mondi, quello “dei grandi” e quello “dei piccoli”, vengono a contatto tra loro a causa delle vicende che coinvolgono tutti i protagonisti della storia; eppure, tra di essi, esiste una separazione netta grazie alla quale un minimo di spensieratezza sembra essere possibile. L’innocenza si perde quando, messi di fronte all’evidenza e nonostante ci si ostini a non voler credere a quella che è la realtà, si fanno i conti con gli errori e le storture di chi ha spadroneggiato incontrastato per poi essere punito aspramente e nel peggiore dei modi. Laura Fusconi ha dimostrato di avere tanta fantasia quanto i bambini del suo romanzo oltre che una sana dose di severità contro i personaggi adulti che ha saputo descrivere senza risparmiare loro le giuste conseguenze per le azioni compiute. Volo di paglia – il titolo del libro rimanda a un gioco dietro cui si nascondono significati ben più seri – è un’opera attenta e ricca, dove grande importanza è data al voler dimostrare che le azioni di alcuni influenzano le reazioni di altri, lasciando una traccia indelebile nel tempo.

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La bambina che guardava i treni partire, l’esordio narrativo del saggista Ruperto Long

Ispirato a fatti realmente accaduti, La bambina che guardava i treni partire, pubblicato da Newton Compton Editori, segna l’esordio nel genere della narrativa dell’ingegnere, politico e scrittore saggista uruguaiano Ruperto Long. La trama – che ha inizio nel dicembre del 1938 – ha come protagonista principale la piccola Charlotte figlia, insieme al fratello maggiore Raymond, di una coppia di ebrei di Liegi di origine polacca, Léon e Blima costretti, in seguito alle prime persecuzioni contro gli ebrei, a scappare dal proprio Paese sotto il falso cognome Wins. È così che, per evitare la deportazione e andare incontro a morte certa, la famiglia parte alla volta di Parigi che, tuttavia, non è affatto sicura e, per questo motivo, li costringe a spostarsi nuovamente a Lione da dove tenteranno di raggiungere la Svizzera. Costretti a tornare indietro in seguito a un episodio che colpisce duramente i loro spiriti indebolendo ulteriormente le possibilità di mettersi in salvo, i Wins continuano a nascondersi seppure mal sopportino i tanti anni di fughe, privazioni e stenti. Consapevoli, però, della necessità di quella amara sofferenza che ben vale l’alto prezzo delle loro vite, Charlotte e i suoi familiari riusciranno a non lasciarsi travolgere dalla disperazione e saranno guidati nel difficile e terribile percorso che li mette costantemente alla prova grazie all’amore che li lega e alla salda speranza che la fine dell’orrore che perseguita loro e il popolo ebraico arrivi presto. La bambina che guardava i treni partire di Ruperto Long, un romanzo a più voci Ruperto Long sceglie di costruire la sua opera sulle testimonianze di tanti personaggi coinvolti, direttamente o indirettamente, nei fatti narrati. È in questo modo che, oltre che attraverso gli occhi, le esperienze e il sentire di Charlotte, i lettori vengono a contatto con altri punti di vista: da quelli di altri ebrei a quelli di chi li ha aiutati; da quelli dei soldati nazisti a quelli di altri militari arruolatisi da ogni parte del mondo pur di dare il loro contributo a liberare l’Europa – e il mondo intero – dalla minaccia rappresentata da Hitler. Queste testimonianze, inoltre, assumono maggiore significato grazie a foto, lettere e altri documenti dell’epoca che contribuiscono a rendere più tangibile e forte la gravità e potenza di quanto accadde in quegli anni. Tra le tante foto, indubbiamente, colpisce quella del vagone di un treno per il trasporto di animali dal quale si scorgono volti e braccia protese verso l’esterno. Si tratta di uno dei tanti convogli, che un’ignara Charlotte, guarda partire senza comprendere il perché vi siano degli esseri umani al suo interno e senza sapere dove siano diretti. Molti altri, a quel tempo, non erano a conoscenza del perché a quelle persone venisse rivolto un trattamento talmente bestiale; molti altri ancora ne erano consapevoli e rimasero in silenzio a guardare. La bambina che guardava i treni partire è un romanzo notevolmente interessante, molto ben scritto da Ruperto Long e, soprattutto, ricco di informazioni degne di essere ricordate perché legate a degli individui, chi è sopravvissuto e chi […]

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La rocca di carta, un romanzo di Salvatore Giambelluca

Pubblicato da Koi Press Edizioni, La rocca di carta è il secondo romanzo del giovane scrittore palermitano Salvatore Giambelluca. Ambientata nella bellissima Cefalù, nella trama si intrecciano le vicende di Pietro, Melo e Giovanni, amici da sempre che si ritrovano nel paese natio dopo dieci anni di separazione per il matrimonio di quest’ultimo con la fidanzata Valentina. Nel corso dei giorni antecedenti la cerimonia, i tre hanno modo di riflettere su quella che è la loro vita adesso che hanno trent’anni, rinsaldare la loro storica amicizia che a causa del distacco non sembrava più essere quella di una volta e tirarsi fuori da un brutto guaio nel quale il futuro sposo è rimasto invischiato coinvolgendo anche gli altri due. È così che, tra gustosissimi cartocci – dolci tipici della pasticceria siciliana farciti con crema di ricotta – sotterfugi, confessioni e riavvicinamenti, Giovanni, Melo e Pietro finiranno col fare i conti con chi erano e con chi sono diventati riscoprendo se stessi e rivalutando il profondo e sincero sentimento che li ha uniti da piccoli e li unisce ancora nonostante la lunga separazione. La rocca di carta e l’amicizia, quella vera Il romanzo parte con un inizio che ha il sapore dolce-amaro a tratti imbarazzato e imbarazzante del ritrovarsi di questi amici così diversi l’uno dall’altro che, tuttavia, non sono tanto dissimili dopo che si è avuto modo di conoscerli attraverso le autoanalisi che ciascuno compie su se stesso e quanto traspare da ciò che gli altri pensano e dicono di loro. Sembra quasi che non sia rimasto nulla del profondo legame che li ha avvicinati e uniti tanti anni prima ma, proprio nel momento dove la tensione narrativa raggiunge il culmine, quel legame torna a farsi sentire più forte e indistruttibile che mai. Quel momento di unione serve a tingere di giallo il lavoro di Giambelluca che, servendosene ad arte, lo utilizza come se si trattasse di un test per mettere alla prova i suoi giovani personaggi spingendoli ad andare oltre il tempo, la distanza e ciò che sono diventati a trent’anni. Un’età, questa, che pare essere diventata problematica quanto, se non più, la tanto discussa adolescenza perché, riferendosi ai trentenni di oggi, l’autore li fa descrivere in questi termini da Pietro che di mestiere – neanche a dirlo – fa lo scrittore: «Ci sono fiori che nascono in prati perfetti per loro, che sin da subito ricevono cure e attenzioni per sbocciare al meglio affinché chi li guarda possa ammirarne la bellezza, e altri che crescono nei bordi delle strade, vicino a dei binari, che però non si scoraggiano e che continuano a fiorire la primavera dopo.”» La rocca di carta è un romanzo in cui l’introspezione, in primis, e il sentimento dell’amicizia – quella vera – la fanno da padrone in una Sicilia che si staglia sullo sfondo tutta da scoprire e vivere nella più totale spensieratezza.

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